Futagashira: un manga slice of life nel Giappone feudale

Futagashira, manga ambientato nel Giappone feudale edito da Bao Publishing, si sta rivelando una buona opera? Scopriamolo qui!

Futagashira: un manga slice of life nel Giappone feudale
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È impossibile non rimanere affascinati dal Giappone feudale. Il senso dell'onore e della disciplina, i samurai e la tradizione folkloristica hanno contribuito a rendere iconica quell'epoca, che non brillava certo per pace e benessere. E i giapponesi, che hanno grande rispetto per la propria storia nazionale, amano ambientare le loro opere nel periodo Tokugawa o nel periodo Edo (un esempio virtuoso è descritto nella nostra recensione di Dororo).

Futagashira, manga di Natsume Ono edito da Bao Publishing, al terzo volume pubblicato (su sette), ripercorre questo spaccato culturale in modo diverso, in un'opera slice of life che non sempre si rivela efficace. L'autrice di ACCA - L'ispettorato delle tredici province (qui la recensione di ACCA L'ispettorato delle 13 province) ha creato una trama stravagante e purtroppo non del tutto avvincente. Certo, per un giudizio completo Futagashira dovrà essere letto nella sua interezza. Eppure le 600 pagine affrontate fin qui ci permettono di avere un'idea della sostanza dell'opera, tra pregi e difetti.

Il viaggio di Benzo e Shoji

La trama di Futagashira è piuttosto semplice, e si nutre di tematiche che hanno facilmente presa sul pubblico: Benzo e Shoji, i due protagonisti, lasciano la banda di ladri di cui facevano parte a seguito di una disputa su chi sarebbe stato il nuovo leader. Entrambi vogliono fare qualcosa di grande: creare una banda tutta loro. Nel corso degli eventi i due si imbattono in vicende secondarie attraverso le quali maturano e si avvicinano alla realizzazione del loro sogno.

Il plot di Futagashira è semplice e lineare, quasi paradigmatico di un certo tipo di narrazione: una trama primaria che lascia spazio a sottotrame, le quali, almeno in teoria, sono utili a delineare al meglio lo sviluppo dei personaggi. Tuttavia la forma con cui gli eventi vengono presentati è confusionaria e la disposizione delle tavole non è molto armonica. Proprio la mancanza di accordi tra le vignette rende l'opera complicata da seguire. La stessa caratterizzazione dei personaggi si dimostra sin da subito ambigua: Benzo e Shoji sono due banditi, eppure agiscono guidati da una ferrea morale che li rende indiscutibilmente i buoni della storia. Ciò impedisce di avere un vero e proprio confronto ideologico con i villain, che di riflesso sono cattivi (finora) per il mero gusto d'esserlo. Se presi singolarmente, alcuni eventi colpiscono efficacemente sia per la messa in scena sia per il trasporto emotivo (vedasi la fine del primo volume). Ma, appunto, si tratta di avvenimenti isolati: per la maggior parte del tempo si assiste a scene di vita quotidiana e a lunghi dialoghi tra i personaggi - e alcuni di essi si rivelano anche piuttosto interessanti.

Lo stile di Natsume Ono

Spulciando tra i vari lavori dell'autrice si denota una certa varietà stilistica, ma il tratto utilizzato in Futagashira non ci ha convinto appieno. I disegni di Ono somigliano a una bozza piuttosto che alla versione definitiva; sono effettuati con mano frenetica e tratto squadrato.

Questo stile è funzionale per la narrazione di storie dal ritmo incalzante (lo studio Madhouse, ad esempio, è solito animare le scene d'azione più concitate proprio con queste caratteristiche), ma nel caso di un racconto slice of life come questo avremmo gradito uno stile più dettagliato. Anche i personaggi non spiccano per qualità e varietà del character design, risultano tutti troppo simili tra loro e difficili da distinguere a primo impatto. Inoltre i combattimenti sono confusionari e poco chiari. Se allo stile abbozzato e frenetico aggiungete l'eccessiva somiglianza tra i personaggi ecco che comprendere alla prima lettura chi è in vantaggio e chi sta perdendo diventa un'impresa davvero ardua. Benzo e Souji sono lo Yin e lo Yang.il primo è iracondo e precipitoso, e il secondo riflessivo e pacato. Certo, creare protagonisti così dicotomici è uno stratagemma narrativo efficace, perché permette continui confronti tra i due.

In Futagashira, però, queste dinamiche avvengono in maniera plastica e prevedibile: è facile intuire che Benzo, il più impulsivo e attaccabrighe, dovrà imparare a controllare i propri istinti, e che riuscirà in questo imparando dal suo compagno.

La caratterizzazione dei due, inoltre, è fin troppo legata agli stereotipi dei manga, e fino ad ora l'autrice non ha provato a uscire dai binari fissati da queste costruzioni narrative, scadendo fin troppo spesso nel deja-vù. Le figure secondarie non spiccano per tridimensionalità (eccezion fatta per il locandiere del primo volume), e anch'essi peccano di prevedibilità.

Al netto di queste considerazioni, Futagashira riserva comunque un ritmo piuttosto scorrevole (se si chiude un occhio di fronte alle incertezze tecniche), complice anche lo stile minimale, e non ci sono momenti veramente noiosi (al massimo confusionari). Inoltre c'è una certa accuratezza storica per quanto riguarda il vestiario e l'architettura. Si tratta nel complesso di un fumetto leggero e d'intrattenimento, da leggere senza impegno e nei momenti di relax.