L'immortale: primo sguardo al remake di Blade of Immortal

Il primo episodio di Blade of the Immortal, nuovo adattamento animato del capolavoro di Hiroaki Samura, è per adesso promosso a pieni voti.

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Membro di quella generazione di mangaka (che potremmo dire "di mezzo") nati fra il 1960 e il 1970, comprendente nomi di un certo peso come Naoki Urasawa, Junji Ito, Atsushi Kaneko, Usamaru Furuya e Shintaro Kago, che ha saputo produrre capolavori di grande impatto di massa senza cedere alle logiche dell'intrattenimento più banale, Hiroaki Samura si è formato artisticamente all'Accademia d'Arte, dove ha avuto modo di sviluppare un proprio stile caratterizzato da notevole realismo e al contempo grande espressività. Le storie di Samura sono piene di corpi graffiati, eccezionali, violati: sono anche storie spesso fraintese, com'è il caso della splendida raccolta La carrozza di Bloodharley per la quale ha ricevuto accuse di misoginia nonostante i racconti contenuti stigmatizzino in maniera lampante l'oggettualizzazione del corpo femminile.

Al di là delle opere brevi, fulminanti e bellissime come la citata Bloodharley o La ragazza d'Inverno, il nome di Samura è noto specialmente per la lunga serie seinen Mugen no Junin -L'Immortale. Serializzato fra il 1993 il 2012 sulla rivista Afternoon, L'Immortale ha venduto oltre 5 milioni di copie: è stato pubblicato da Dark Horse in America, da Glènat in Spagna e nel nostro Paese da Comic Art fra il 1997 e il 1999 e in seguito ripubblicata da Planet Manga fra il 2002 e il 2013. Il notevole successo dell'opera, fra le più profonde giapponesi ambientate nell'epoca dei samurai, ha generato romanzi, una serie anime realizzata da studio Bee Train e Production I.G e un adattamento live-action ad opera del grande regista Takashi Miike, intitolato Mugen no Junin e disponibile su Netflix in italiano.
Il 2019 è l'anno del grande ritorno de L'Immortale: abbiamo il sequel di Kenji Takigawa e Ryu Suenobu, serializzato su Afternoon e intitolato Mugen no Junin - Bakumatsu no Shou; poi c'è la riedizione in Italia in formato Kanzenban ad opera di Planet Manga e, infine, il nuovo adattamento animato, intitolato ancora una volta Mugen no Junin - Immortal. La nuova serie, prodotta da Pony Canyon e realizzata dallo studio LIDEN FILMS (Arlsan Senki) è stata definita "un adattamento completo del manga" (la prima serie animata contava solo 13 episodi) e dal giorno 9 ottobre 2019 ne è disponibile il primo episodio sulla piattaforma Amazon Prime Video: vediamo insieme di cosa si tratta in dettaglio.

Corpo immortale

Ci troviamo nell'era dei samurai. L'episodio si apre con una lunga sequenza onirica in bianco e nero. Passato, ricordi: una giovane donna viene fatta a pezzi da un brigante e un samurai che dovrebbe essere caduto sotto i colpi del medesimo guerriero si rialza e con sorprendente facilità copie un'autentica carneficina, uccidendo l'assassino e i suoi numerosi seguaci.

Quando i colori cambiano ci rendiamo conto di essere tornati al presente, dove un'altra giovane donna riposa sulle gambe di sua madre. Anche questa sequenza ha una particolarità rispetto alla precedente, non il colore stavolta bensì il suono: la lunga scena dell'assalto alla villa di Rin Asano è muta per quanto riguarda le voci dei personaggi mentre i rumori ambientali sono amplificati e s'intrecciano con il cupo accompagnamento musicale.

Il padre, capo di un dojo, viene ucciso dai seguaci di Kagehisa Anotsu, capo del clan di samurai chiamato Ittoryu e sua madre violentata davanti ai suoi occhi e in seguito rapita. Passa del tempo e Rin, mentre si trova al cimitero a pregare sulla tomba del padre, si imbatte in una donna anziana che si presenta come Yaobikuni: il suo nome significa grosso modo "Suora di ottocento anni" e coincide con quello di una creatura del folklore nipponico, una ningyo (specie di sirene) chiamata appunto Yao Bikuni.

Come se fosse in grado di leggere nel cuore della fanciulla, la suora suggerisce a Rin di evitare di vendicarsi di persona. Ella dovrà rivolgersi a una "guardia del corpo", un uomo chiamato Manji che è ovviamente il samurai che abbiamo visto nel flashback all'inizio dell'episodio.

Manji ci appare come un uomo dal volto e dal corpo ricoperto di cicatrici, è evidentemente un samurai espertissimo e combatte con una serie di armi che nasconde nelle maniche e nei recessi del suo kimono decorato con una svastica (in giapponese manji, appunto: il suo nome indica l'infinito ed è un simbolo sacro in molte religioni originarie dell'Asia come il buddismo e l'induismo) che rappresenta un evidente richiamo alla sua immortalità, ma si ricollega facilmente anche con la sua saggezza, che cela dietro atteggiamenti sprezzanti da sbruffone. Il suo primo combattimento, con il samurai-poeta chiamato Kuroi Sabato, è un'autentica gioia per gli occhi.

Immortali a confronto

Trattandosi di un remake, o per meglio dire un nuovo adattamento animato della medesima serie, viene spontaneo confrontare il primo episodio di questo nuovo Blade of the immortal con il primo della serie precedente, un lavoro discreto opera degli studi Bee Train e Production I.G. Quello del 2008 si apriva con una confessione: Manji veniva aggredito da un finto prete che brandiva una pistola chiamata DIVINO e il suo potere ci veniva mostrato dopo pochi minuti dall'inizio. Questo incipit forse non completamente riuscito aveva anche il notevole difetto di esporre immediatamente la componente fantasy-gore dell'opera, che in questo nuovo adattamento invece ci viene mostrata solo alla fine, dopo una sequenza di grande impatto visivo.

Le prime due differenze che saltano all'occhio fra il primo adattamento e il secondo sono ovviamente di ordine grafico: la serie realizzata da LIDEN FILMS è diretta dal bravissimo Hiroshi Hamasaki, e si vede. Hamasaki, che in passato si è occupato della regia e delle animazioni di serie come Orange e Steins;Gate, ha uno stile molto più ricercato e visionario rispetto ai predecessori. Le scene d'azione sono raffinate e si giovano di un sapiente uso del colore. La CGI ridotta all'osso, i movimenti fluidi e le splendide coreografie contribuiscono a restituire allo spettatore tutta la bellezza della storia di Samura, che qui rivive anche grazie all'altro importante elemento, la grafica (specie il chara design opera del bravo Shingo Ogiso) che richiama in tutto e per tutto il peculiare e caratteristico tratto dell'autore del manga.

Non tutto è oro quel che luccica: a uno splendido lavoro effettuato in Giappone non corrisponde un adattamento altrettanto valido, poiché i sottotitoli italiani risultano a volte poco comprensibili minando in parte la grazia dei dialoghi originari. L'impressione è quella di una traduzione "parola per parola" che rende molti dialoghi poco scorrevoli e forzosi, quando non del tutto inefficaci.

L'immortale Il primo episodio, intitolato "Meeting", della nuova versione animata del capolavoro di Hiroaki Samura, convince appieno per una splendida regia, molto attenta alla peculiare "estetica della violenza" tipica dello stile di Samura nonché agli stati d'animo dei personaggi. Manji, guerriero immortale che combatte per redimersi, è un personaggio davvero immortale nell'immaginario di chi conosce e ama l'opera di Samura. Il primo episodio di Blade of the Immortal, caricato sulla piattaforma streaming Amazon Prime Video assieme al secondo ("Founding") è un appuntamento obbligato per tutti gli appassionati di animazione nipponica e seinen di ambientazione storica.