Iroduku - Il mondo a colori: primo sguardo al nuovo anime P.A. Works

Fin dal primo episodio, la nuova serie anime targata P.A. Works promette di essere un prodotto particolare e molto ambizioso.

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Nagasaki. Un nome che, per tutti noi, evoca la spaventosa immagine della bomba atomica che mise fine al Secondo Conflitto Mondiale. È in questa città dal nome sinistro, ma che oggi è stata completamente ricostruita (come, d'altronde, la non lontana Hiroshima) che è ambientata la serie anime originale Iroduku - Il mondo a colori, in giapponese Irozuku Sekai no Ashita Kara, realizzata dallo studio P.A. Works (Canaan, Another) per la regia di Toshiya Shinonara (Black Butler), sceneggiatura originale di Yuuko Kakihara e musiche di Yoshiaki Dewa. Yuki Akiyama (Canaan, Another, Una lettera per Momo) funge da animatore capo, Kurumi Suzuki è l'art director della serie mentre Tomo Namiki e Yoshimitsu Tomita (Evangelion: 3.0 You Can (Not) Redo) sono i direttori della fotografia. La color designer è Naomi Nakano, Tachi Kiritani si è occupato della gestione della computer grafica e Yo Yamada della direzione dei suoni. La serie, che si compone di 13 episodi in totale, ha esordito il 6 ottobre 2018 su MBS, TBS, BS-TBS, AT-X, TUT e ATV e verrà trasmessa in simulcast su Amazon Prime Video in tutto il mondo (Cina a parte). Attualmente sulla piattaforma streaming sono disponibili i primi due episodi, in lingua originale con sottotitoli in italiano: Dove appartieni e Non sopporto la magia.

E' quasi magia, Hitomi

Come si diceva in apertura, la serie è ambientata a Nagasaki, ma comincia in una versione futura della città. Siamo nel 2078, in un'epoca di grande pace in cui tecnologia e magia, innovazione e tradizione sembrano coesistere perfettamente. La giovane Hitomi Tsukishiro è una streghetta che vive con la propria nonna Kohaku, una maga di grande esperienza. Hitomi vive in un mondo divertente e piacevole, tuttavia non è felice: per qualche ragione la ragazza, di indole solitaria e chiusa, non pare a proprio agio in questa sua realtà. Dopo aver allontanato (o essere stata allontanata da) i propri affetti, vive una condizione di costante tristezza al punto da vedere ogni cosa, letteralmente, "in bianco e nero". In una notte di festa, però, sua nonna Kohaku le mostra un manufatto magico vagamente somigliante a una Giratempo di potteriana memoria e, per ragioni non chiare, la invia sessant'anni nel passato, vale a dire nella nostra epoca. Qui attirerà l'attenzione di un gruppo di ragazzi appartenenti al club di fotografia del liceo Minamigahoka e in particolare del giovane Yuito Aoi, un appassionato d'arte cui disegni potrebbero essere in grado di guarire Hitomi dalla propria condizione.

Non il solito majokko

Nonostante la trama non sembri a prima vista particolarmente avvincente, si nota subito che Iroduku è una serie che punta piuttosto in alto. Il tono del racconto è quieto e la serie si prende il proprio tempo per raccontare una storia che possiamo definire intima e delicata. Pur essendo tecnicamente un majokko, vale a dire una serie avente per protagonista una giovane maga, per ritmo e tono del narrato si pone da tutt'altra parte. Niente mostri che vogliono conquistare la terra, niente combattimenti a rotta di collo a base di incantesimi e trasformazioni licenziose. Gli autori utilizzano l'escamotage della "perdita dei colori" per rappresentare la depressione, o comunque il profondo sconforto interiore di Hitomi, ragazza che si sente fuori posto nella propria realtà al punto da trovarsi in seria difficoltà nelle più comuni situazioni sociali (il suo atteggiamento di perenne scusa, le sue movenze impacciate e persino il suo aspetto ricordano vagamente Shoko Nishimiya di A silent voice, prodotto per la verità di tutt'altro livello). Sua nonna Kohaku la spedisce nel passato e qui ha un incontro che le farà tornare la speranza di poter recuperare, in futuro, i propri colori - la propria gioia di vivere, la propria speranza, la propria capacità di viversi l'amicizia e l'amore. Tecnicamente possiamo dire che, fino a questo momento, la squadra di P.A. Works ha svolto un ottimo lavoro. Le animazioni di Yuki Akiyama sono ottime, specie nella parte finale dell'episodio, quella più "onirica". Sfondi dettagliati, design curatissimo, buona anche la regia di Shinonara, mentre Tachi Kiritani ha saputo armonizzare molto bene la CGI con il resto e il peculiare character design di Akiyama ha un suo indiscutibile fascino. Tutto insomma tradisce l'intenzione, da parte dei suoi realizzatori, di confezionare un'opera raffinata.

A voler fare le pulci a un prodotto che per ora pare comunque sopra la media di quest'anno, si potrebbe contestare uno sviluppo della trama in tappe fin troppo prevedibili. Inoltre, se l'intenzione era quella di raccontare la crescita interiore di una giovane donna solitaria e di indole cupa, lo stratagemma del viaggio a ritroso nel tempo non pare trovare una giustificazione reale. Il fatto che anche nel presente la magia sia esistente, per quanto non istituzionalizzata e pervasiva come nel futuro da cui Hitomi proviene, rende inoltre il tutto un po' più confuso. Insomma, si percepiscono lodevoli intenti in una serie che pare decisamente avere Mamoru Hosoda, Makoto Shinkai e Hayao Miyazaki come stelle polari, ma solo il tempo saprà dirci se la scommessa degli autori potrà dirsi vinta o se Iroduku - Il mondo a colori soccomberà sotto il peso delle proprie stesse ambizioni.

Iroduku Il primo episodio di una serie ha il compito di introdurre trama e personaggi e innescare curiosità nello spettatore, per indurlo a proseguire la visione. In questo senso la prima puntata di Iroduku centra sicuramente il bersaglio, nonostante l'avventura nel passato di Hitomi, la streghetta depressa, di tanto in tanto e non sorprendentemente, ceda a una certa stucchevolezza. Dal punto di vista tecnico c’è ben poco da dire, il lavoro svolto da P.A. Works per ora è di ottima fattura, soprattutto dal punto di vista registico e sul versante cromatico (ovviamente). Si tratta, come detto, di una serie ambiziosa, che intende di certo affrontare temi non banali. La nostra speranza è che alla fine la visione di Iroduku - Il mondo a colori sappia regalarci qualche emozione e, perché no, degli interessanti spunti di riflessione.