Juliet in Collegio: primo sguardo all'anime ispirato a Romeo e Giulietta

Romio e Juliet, capi delle due fazioni della Dahlia Academy, non sembrano avere nulla di particolare da raccontarci.

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Come sappiamo, esistono molti generi di shonen. Di questi uno dei più popolari è la commedia romantica per ragazzi, anche se nell'immaginario collettivo tutto ciò che è "sentimentale" è immediatamente associato alla sensibilità femminile. Di commedie romantiche "per maschi" però il Giappone ne ha prodotte un bel po', alcune anche di elevata qualità come la celeberrima Kimagure Orange Road o la riuscita Toradora!. Kishuku gakko no Juliet, conosciuto anche come Boarding School Juliet, è una commedia shonen scritta e disegnata da Yosuke Kaneda. Serializzata inizialmente su Bessatsu Shonen Magazine, si è spostata in seguito sulle pagine di Weekly Shonen Magazine ed è tuttora in corso. Il manga è stato trasposto in light novel nel 2017 per la sceneggiatura di Tadahito Mochizuki e illustrazioni di Kaneda, mentre un adattamento anime in 12 episodi è stato realizzato da Liden Films per la regia di Seiki Takuno e character design di Morimoto Yuuki. La serie è trasmessa in Giappone a partire dal 5 ottobre di quest'anno e in simulcast in tutto il mondo su Amazon Prime Video, dove potete trovarlo con il titolo di Juliet in Collegio, in lingua originale e con sottotitoli in italiano.

To love or not to love?

Lo scenario è la Dahlia Academy, posta in un luogo immaginario e misterioso. Gli studenti della prestigiosa accademia provengono da due paesi in lotta fra loro, la nazione orientale di Touwa e il principato di West. In base alla provenienza gli studenti sono quindi suddivisi in due dormitori: Black Doggy House per Touwa e White Cats House per il principato. L'idea di far studiare nello stesso complesso giovani provenienti da due nazioni fra loro in guerra non è tutto sommato così brillante e i ragazzi dei due schieramenti contrapposti trascorrono buona parte del proprio tempo libero ad azzuffarsi capeggiati dai fortissimi (e ovviamente bellissimi) Romio Inuzuka e Juliet Persia. Tra una zuffa e l'altra, ovviamente,i due "capi" troveranno il tempo d'innamorarsi e, come i loro omonimi personaggi shakespeariani, si ritroveranno a dover lottare per far sopravvivere il loro amore in un contesto a dir poco ostile. Allo scopo di far funzionare la loro relazione, la terranno inizialmente segreta con tutti gli equivoci e i pericoli che potete immaginare. L'obiettivo a lungo termine è dei più ambiziosi: cambiare il mondo.

"Tu e io, piccola, che ne dici?"

Lo abbiamo detto e ripetuto: la forma di umorismo che i narratori nipponici padroneggiano con maggiore maestria è quella basata sull'esagerazione, sul contrasto fra l'evidente assurdità di una situazione e la serietà glaciale con cui i personaggi si ritrovano ad affrontare la suddetta situazione. Il primo episodio di Juliet in Collegio comincia con una folle zuffa in cortile fra gli studenti della Dahlia Academy, che sfoggiano una forza sovrumana e volutamente paradossale e che, come abbiamo detto, si odiano per ragioni politiche. La loro rivalità è insita nel nome delle due casate, non più Capuleti e Montecchi ma Cane Nero e Gatto Bianco. Inutile dire che i nomi, e persino le caratteristiche fisiche dei protagonisti, riflettono in maniera evidente questa specularità. I primi minuti dell'episodio scorrono piuttosto piacevolmente e riescono anche a strappare qualche risata. Peccato che il tutto si esaurisca lì. Molto in fretta, Juliet in Collegio si qualifica come l'ennesima rilettura in chiave pop dell'immortale tragedia di Romeo e Giulietta del caro William Shakespeare. Nonostante sia ormai assodato che la gran parte di queste rivisitazioni, a parte forse West Side Story e una celebre ballata dei Dire Straits, siano in realtà pigri e mediocri tentativi di capitalizzare l'ingegno altrui, incapaci di aggiungere altro ad una storia che aveva detto tutto già la bellezza di quattrocento anni fa, ogni anno fioriscono nuove versioni (serie o facete che siano) del medesimo racconto. Juliet in Collegio non fa eccezione, sebbene per il momento appaia come uno dei meno perniciosi. Per quanto possiamo giudicare dalla visione del primo episodio si tratta del classico prodotto che si basa sulla familiarità di situazioni viste mille volte, sulla (presunta) simpatia dei personaggi e su generose dosi di fan service. Inutile domandarsi se i due protagonisti, a differenza dei loro modelli anglosassoni, riusciranno a coronare il proprio sogno d'amore. Fin dalla prima metà del primo episodio si possono intuire i futuri triangoli e quadrilateri amorosi, le aggressioni, i goffi complotti e tutto ciò che costituisce l'ossatura di tutte le commedie realizzate svogliatamente, e appare francamente difficile che la serie possa riservare sorprese particolari o shoccanti colpi di scena.

Con questo non vogliamo certo sconsigliarne la visione. Il primo episodio è, nel suo essere prevedibile, una visione tutto sommato gradevole. Ci troviamo nel territorio del "si lascia guardare". Se il buongiorno si vede dal mattino, non ci troviamo di fronte né ad un'opera d'arte né a un interessante e dignitoso artigianato, ma a puro intrattenimento da fruire a cervello spento. L'importante è non attendersi, da questo esordio non proprio col botto, un prodotto particolarmente raffinato, poiché non era nelle intenzioni degli autori realizzare qualcosa del genere.

juliet in collegio Prevedibilmente, Romio (capo dei Black Doggy e rappresentato con occhi ferini e canini appuntiti) e Juliet (angelico capo dei White Cats) si innamorano. La loro storia deve però rimanere segreta, dal momento che i due appartengono a due fazioni contrapposte in lotta fra loro. Banali fin dal design, i due protagonisti e i personaggi che li circondano non sembrano avere nulla di particolare da dire. Sia dal punto di vista tecnico che da quello narrativo, il primo episodio di Juliet in Collegio ci appare un prodotto senza inventiva e piuttosto scialbo. Possiamo solo sperare che la situazione migliori, anche se è piuttosto probabile che la serie si piazzerà comodamente su binari narrativi che si intravedono chiaramente fin dall'inizio.