L'Attacco dei Giganti Stagione 3: prime impressioni sull'episodio 1

Tornano eroi con la loro crociata per salvare l'umanità dalla ferocia dei Giganti: questa volta, però, è l'umanità stessa a rappresentare una minaccia...

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L'Attacco dei Giganti è un'opera peculiare, capace in pochi anni di ritagliarsi uno spazio importante tra i giganti dell'intrattenimento nipponico e dando vita a un franchise multimediale che ha reso l'opera di Hajime Isayama un caposaldo della cultura pop. L'enorme successo della serie, è indubbio, Isayama-sensei lo deve all'adattamento anime: Wit Studio, sin dal primo episodio della prima stagione, ha saputo confezionare una creatura epica e inquietante, colossale nelle ambizioni esattamente come i famelici mostri che permeano le avventure dei nostri beniamini. La seconda stagione s'è fatta aspettare molto più del dovuto, poiché dal debutto dell'anime nel 2012 i fan hanno dovuto attendere fino al 2017 prima di poter visionare i nuovi episodi: per fortuna la Stagione 3 non si è fatta aspettare così tanto, esordendo sui nostri schermi solo un anno dopo. La sera del 22 luglio, finalmente, il primo episodio de L'Attacco dei Giganti Stagione 3 è stato reso disponibile sia sui piccoli schermi del Sol Levante che al di fuori del Giappone: tra i Paesi predisposti al simulcast della serie c'è ovviamente anche l'Italia, che ci ha permesso di visionare la puntata grazie a Dynit e VVVVID, che si occuperanno del simulcast di Attack on Titan ogni domenica sera. Dopo aver assistito al primo episodio, è il momento di buttarci a capofitto nella disamina preliminare di una stagione che si prospetta estremamente diversa dalle precedenti.

Segnali di fumo

Ve l'avevamo anticipato parlando di cosa ci aspetta nella Season 3, l'hanno ribadito a più riprese sia i director che i doppiatori nipponici dei protagonisti della serie: bisogna accantonare, almeno in parte, il passato. A questo giro Attack on Titan ci porterà in una dimensione diversa rispetto alle annate scorse: bisognerà salutare, per un po', le roboanti danze che i Ricognitori effettuavano attorno i micidiali Giganti e dovremo accantonare temporaneamente il conflitto uomo-mostro. L'arco narrativo che ci apprestiamo a vivere nei prossimi episodi di AOT porterà i personaggi (e con essi il pubblico) in una dimensione prettamente politica: un racconto intessuto di intrighi, misteri e tradimenti che avranno al centro l'uomo, e lui soltanto, compreso il conflitto (fisico e verbale) tra esseri umani e non tra umani e colossi. Per l'occasione, gli sceneggiatori dell'anime hanno infarcito la sceneggiatura di una pletora di dialoghi ancora maggiore, che hanno messo a dura prova il cast vocale della serie in interpretazioni estremamente più intense rispetto a prima: tutte premesse che conoscevamo grazie alle più recenti dichiarazioni degli addetti ai lavori, ma che sono state confermate dopo la visione del primo episodio de L'Attacco dei Giganti 3.

Dialoghi serrati per gran parte dell'episodio hanno lasciato spazio a pochissima azione, lo stratificato velo di epicità e spettacolarità che l'anime ha sempre sfoggiato ha lasciato il posto all'intrigo, ai segreti, al dubbio che serpeggia tra i protagonisti come una vipera velenosa, pronta a colpire più letale che mai. Ma c'è un elemento che, rispetto al passato, non è cambiato di una virgola: la morte, sempre dietro l'angolo e pronta a colpire con la forza di un macigno qualunque dei personaggi coinvolti in questo pericoloso gioco del trono che si profila all'orizzonte.
Inutile ricapitolare la storia finora, perché l'abbiamo già fatto. Basti ricordare che la squadra di Ricognizione, formata da Eren, Mikasa, Armin, il capitano Levi e tutti gli altri compagni di rilievo dei protagonisti, deve far fronte a due importanti e drammatici avvenimenti che hanno rappresentato il culmine e il finale della Stagione 2: Eren Jaeger è in possesso di un misterioso potere che gli permette di controllare mentalmente la volontà dei Giganti, mentre la timida e schiva Christa altri non è che Historia Reiss, ultima discendente dell'antica e potente famiglia monarca del mondo imbastito dal sensei Isayama.

Dopo il tradimento di Reinee Bertholdt e l'allontanamento di Ymir, il gruppo si ritrova spaesato e insicuro, riponendo le proprie speranze nel carisma del capitano Levi, che pare avere in mente un piano ben preciso sul da farsi per proteggere le due persone che - chi per un motivo, chi per un altro - cambieranno lo status quo della realtà in cui vivono, ma che potrebbero anche peggiorarlo in caso finissero nelle grinfie degli aguzzini sbagliati: Eren e Historia, appunto.

Lo Squartatore

Che un cambiamento sia in atto lo si capisce anche dall'incipit della Stagione 3, una scena inedita rispetto anche alle tavole del manga originale: un Eren evidentemente più adulto rispetto a quello che conosciamo, che osserva il mare e ricorda la promessa che si era scambiato con il suo amico Armin. Quanto ci è voluto per ammirare finalmente quello spettacolo azzurro su cui tanto ha fantasticato durante la sua infanzia? E cosa ha dovuto affrontare per arrivarci? Quali perdite ha subito? Domande che troveranno risposta in futuro, di certo, ma per le quali gli eventi che ci apprestiamo a vivere rappresenteranno un crocevia fondamentale.
L'episodio 1 della terza stagione di AOT è un cammino lento e preparatorio verso un finale esplosivo, che promette scintille e colpi spettacolari: inizia come non ce lo si aspetta, con la squadra del capitano Levi ritratta in un momento di mera e semplice quotidianità, intenta a ripulire il rifugio in cui si trovano sotto la direzione del loro ligio e quanto mai pignolo comandante. Ma è col progredire della narrazione, in maniera non del tutto lineare, che iniziano a profilarsi tutti gli elementi che si concatenano tra loro nel racconto portando a un intreccio a dir poco spinoso: c'è una nuova minaccia, e non sono i Giganti.

Sono gli umani. Padre Nick, leader di un acceso culto religioso, viene trovato morto nella sua abitazione, e a nulla valgono le insistenze dei Ricognitori per indagare sul luogo del crimine: gli atteggiamenti riservati e ambigui di una parte della divisione del Corpo di Gendarmeria non fa che seminare il sospetto tra Hange Zoe e i suoi sottoposti, che decidono di architettare un piano per trasportare in tutta sicurezza i loro protetti e sfuggire facilmente tanto ai banditi quanto all'ordine istituzionale. Ma è col finale di episodio che gli eventi iniziano a precipitare vertiginosamente: un agguato, una carneficina vera e propria che prende corpo tra i tetti del distretto di Trost, che i protagonisti stavano attraversando. Levi, rivangando una presenza del suo passato che sembra inseguirlo come un fantasma, si ritrova a vedere i suoi sottoposti morire davanti ai suoi occhi, accendendo un barlume di disperazione nel suo sguardo che lascia intuire il peso che avrà questa vicenda sulla sua psicologia, ma anche la consapevolezza di chi sa che qualcuno è tornato dai sotterranei del suo passato, pronto a emergere con furia e intendo omicida: Kenny, un uomo misteriosamente collegato al passato di Levi, avanza con fare minaccioso verso il capitano dei Ricognitori, che per forza di cose deve prepararsi alla battaglia.

Ritorno in grande stile

Ancora una volta il valore tecnico e produttivo dell'anime di Wit Studio raggiunge vette di eccellenza raramente sfiorate da un prodotto di animazione. È difficile giudicare il comparto artistico di un episodio in cui l'azione è ridotta all'osso, almeno fino ai minuti finali in cui si scatena un vero e proprio putiferio.

Il character design risulta come sempre eccelso e il tratto utilizzato dallo staff di produzione è deciso, marcato e perentorio nel tratteggiare con decisione e delicatezza i lineamenti dei protagonisti. Sotto il profilo delle animazioni c'è davvero poco altro da aggiungere: in attesa di ammirare, già dal prossimo episodio, qualche sequenza dal sapore più action, quanto visto finora è riuscito a convincerci e confermare l'indubbia qualità della produzione.

Com'è stato già asserito, il fulcro dei combattimenti in questa fase della storia verrà posto sugli scontri tra umani, ma se le premesse mantengono alta l'asticella imposta da alcuni frame della prima puntata siamo sicuri che ci sarà da divertirsi anche in assenza dei Giganti. La sequenza in cui Mikasa abbatte i rapitori dei falsi Eren e Christa evidenzia un lavoro certosino per quanto concerne la fluidità dell'azione e l'assorbimento dell'impatto di ogni colpo assestato e ricevuto; il terrificante sterminio finale ad opera degli scagnozzi di Kenny, e l'entrata in scena dello Squartatore in prima persona, pongono l'accento su una messa in scena strepitosa. Il dinamismo della sequenza è apparso impressionante e il cammino claudicante del nuovo, papabile villain è sontuoso, imponente e diretto con cura magistrale. Per Attack on Titan, tornato finalmente sui nostri schermi dopo un'attesa estenuante, possiamo affermare decisamente buona la prima.

L'Attacco dei Giganti - Stagione 3 L’Attacco dei Giganti si prepara a portarci per mano in una Stagione molto diversa dalle precedenti. Le scorribande al di fuori delle mura, le danze attorno ai corpi dei Giganti e la componente epica derivata dall’impronta action della serie sono elementi che, almeno per ora, dovranno essere accantonati in favore di una narrazione incentrata sull’intreccio politico, sugli intrighi e sul mistero. Ma la costante in questo nuovo vortice di eventi è comunque la morte, che si insinua pericolosa tra i ranghi del potere costituito e minaccia le uniche, flebili fiamme di speranza di un’umanità che si ritroverà divisa e coinvolta in un pericoloso conflitto interno. Il primo episodio della Stagione 3 costruisce, minuto dopo minuto, le fondamenta di un plot di base dai toni più cupi e didascalici, ma Wit Studio non ha certo dimenticato di porre nell’anime tratto dal manga di Hajime Isayama quell'estrema cura realizzativa che, ancora una volta, si esplica in animazioni eccelse e una messa in scena fuori dall’ordinario.