L'isola dei bambini dimenticati, primo sguardo al manga di Kei Sanbe

Approda in Italia una delle prime opere di Kei Sanbe e, probabilmente, una delle più interessanti e mature dell'autore nipponico.

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Se nel panorama fumettistico nipponico esistono autori la cui scrittura certosina, attenta e intricata è un marchio di fabbrica, tra quegli autori annoveremmo sicuramente Kei Sanbe, autore noto per opere piuttosto acclamate come Erased e La culla dei Demoni: la prima, composta di 9 volumi, è il lavoro più recente dell'autore ed è già stata pubblicata per intero nel nostro Paese, mentre la seconda (terminata in Giappone e datata 2008-2010) è in corso d'opera in Italia con il terzo volume in arrivo nelle fumetterie nel mese di marzo. Adesso arriva sui nostri scaffali un'opera che, cronologicamente parlando, si pone in mezzo alle due citate e che forse si candida a essere la più matura e completa della triade: parliamo di L'isola dei bambini dimenticati (in originale Hohzuki Island, serializzata tra il 2008 e il 2009) di cui è già disponibile il primo e intrigante volume, Tutte le opere di Kei Sanbe sono pubblicate in Italia da Edzioni Star Comics, che ha recentemente portato sui nostri scaffali il primo numero dell'opera di cui ci apprestiamo a parlarvi quest'oggi.

Gli orrori di Hoozuki Island

Partiamo dalle basi: che genere di storia vuole raccontare L'isola dei bambini dimenticati? Ecco, questa è una gran bella domanda a cui non è facilissimo, almeno in apparenza, rispondere a cuor leggero, ma in tal senso ci pensa proprio l'autore a spiegarcelo, nella post-fazione presente all'interno del primo volume e che rappresenta una sorta di premessa valida per tutte le opere del maestro: "Questo manga è classificato come ‘survival', ‘suspanse', ‘horror' e simili... ma penso che siano tutte definizioni in parte giuste e in parte sbagliate. Probabilmente dopo questa frase i lettori diminuiranno (e ciò causerà la cancellazione dell'opera, ehi ehi...), ma ho voluto dare fiducia a tutti coloro che hanno deciso di comprare questo volume. Questo, a parer mio, è un manga ‘Mistery'". Nessuna parola, probabilmente, potrà esplicare meglio di quanto affermato da Kei Sanbe in persona: L'isola dei bambini dimenticati è proprio una storia di mistero, in cui i protagonisti, pagina dopo pagina e capitolo dopo capitolo (e, di certo, numero dopo numero) dovranno scavare a fondo, alla ricerca di una verità al tempo stesso ambita e terribile. Una verità che, per i piccoli protagonisti, si cela dietro le orribili azioni compiute dagli adulti: anche in questa opera, quindi, per noi italiani che abbiamo già letto dei lavori più recenti del Nostro, torna un tema più che ricorrente che è possibile ritrovare nei lavori di Sanbe-sensei, e in particolare in opere dal respiro piuttosto ampio come l'ottimo Erased.

Ancora una volta ci ritroviamo di fronte quello che ormai è un marchio di fabbrica per il mangaka, e che in un certo senso ha fatto da precursore per storie successive: la dicotomia tra mondo dei grandi e mondo dei piccoli, la demonizzazione e la cattiveria degli adulti nei confronti dei bambini (che molto spesso sfocia in rapimenti, omicidi o finanche molestie sessuali), i primi che al pari di mostri crudeli e spietati braccano e maltrattano i secondi, dapprima innocenti vittime in balia degli adulti ma successivamente veri e propri eroi in grado di "emancipare" la loro condizione di apparente candore e debolezza. L'isola dei bambini dimenticati, quindi, ci porta nei meandri del campus Hoozuki, un collegio situato su un isola nel mezzo dell'oceano presso la quale vengono spediti tutti i bambini orfani o che hanno vissuto problemi familiari: in questo istituto si ritroveranno ovviamente i protagonisti, ovvero Kokoro Suzuhara e la sua sorellina cieca Yume, abbandonati dai genitori in tenerissima età e costretti (nonostante abbiano, rispettivamente, solo 9 e 5 anni) a cavarsela da soli. I due bimbi faranno la conoscenza dei docenti della scuola Hoozuki, individui tra cui si nascondono tanto pericolose insidie quanto preziosi alleati (e scoprire di chi è possibile fidarsi sarà proprio un elemento cruciale del racconto) e successivamente degli altri ragazzini del campus. Molto presto la verità, per Kokoro, si farà largo brutalmente davanti ai suoi occhi, ascoltando anche i racconti degli amici più esperti: quel campus in cui sono finiti è un luogo altamente pericoloso, in cui misteriose sparizioni dei bambini che facevano parte della scuola si collegano alle malefatte losche e perverse degli insegnanti che popolano l'isola. La permanenza dei ragazzi si baserà sullo scoprire cosa è accaduto ai bambini scomparsi o uccisi e si trasformerà, molto presto, in una vera e propria caccia tra gatto e topo.

Un marchio di fabbrica

In questa sceneggiatura, raccontata da Kei Sanbe con la solita maestria e accuratezza, si ritrovano facilmente moltissimi elementi narrativi piuttosto cari all'autore, ma non solo. Il plot principale ci ha ricordato moltissimo un altro manga che ha recentemente esordito in Italia dopo aver stracciato ogni record di vendite su Weekly Shonen Jump, e cioè l'ottimo The Promised Neverland, i cui autori sembrano quasi essersi ispirati proprio alla storia dei bimbi sperduti del campus Hoozuki: storie piuttosto simili, in cui dei bambini orfani sono al tempo stesso vittime ed eroi contro la malvagità degli adulti, intenzionati a fare di loro nient'altro che carne da macello.

Nell'opera di Kei Sanbe, però, c'è pochissimo spazio per il fantasy o il soprannaturale: L'isola dei bambini dimenticati è, almeno stando a quanto narrato nel primo volume, un crudele e tremendo spaccato di abusi e soprusi, tra insegnanti perversi che spiano le ragazze mentre fanno il bagno o, ancora peggio, chi li uccide brutalmente. Riconoscibile al massimo, come sempre, anche la matita di Kei Sanbe, che sembra sfornare con lo stampino fattezze e fisionomie dei suoi protagonisti: in tal senso aspettatevi dallo stile dell'opera un richiamo fortissimo alle opere successive del maestro che potreste aver già letto prima di approcciarvi a Hohzuki Island, al punto che i protagonisti sembreranno quasi dei cloni (o magari delle versioni alternative) di personaggi come i giovani che popolano le pagine de La Culla dei Demoni, ma anche (ovviamente, visto che è un'opera arrivata qualche anno dopo) i vari Satoru, Hinazuki o Airi di Erased. Ciononostante l'originalità, il respiro e la suspance de L'isola dei bambini dimenticati fanno dell'opera di Kei Sanbe l'ennesimo e (a parer nostro) imperdibile esercizio di stile nella scrittura per il mangaka giapponese: se avete già apprezzato Erased, se state leggendo con curiosità La Culla dei Demoni, allora non potrete fare a meno di far vostro anche Hohzuki Island, un'opera che si impone magistralmente come la più matura (o comunque una delle più mature e intense) opere di Sanbe-sensei.

L'Isola dei Bambini Dimenticati L'isola dei bambini dimenticati non è uno dei lavori più recenti di Kei Sanbe, ma arriva solo adesso in territorio italiano e rappresenta, a parer nostro, un lavoro imperdibile per tutti gli amanti della scrittura del mangaka. Hohzuki Island è probabilmente una delle opere più mature e intense del sensei,che già dal primo volume fa trasparire un respiro ampissimo e che, a quanto pare, ha ispirato in parte anche capolavori recenti come The Promised Neverland. Lo stile di disegno del maestro, ormai, si propone con lo stampino in ogni opera che ci perviene sugli scaffali, ma è un compromesso tutto sommato accettabile soprattutto tenendo conto del grande esercizio di stile effettuato in fase di scrittura. Da aggiungere al vostro calendario di uscite targate Edizioni Star Comics, specie se state collezionando La Culla dei Demoni e avete apprezzato Erased.