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Last Hope: prime impressioni sulla nuova serie in esclusiva su Netflix

È da poco disponibile su Netflix una produzione sci-fi sino-nipponica, che mescola mecha e resistenza del genere umano: Last Hope.

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Quasi a sorpresa, tra gli anime previsti per settembre su Netflix, si aggiunge una nuova produzione in esclusiva, che ci fa salire a bordo di mecha, in un futuro post apocalittico: Last Hope. La serie è stata realizzata dalla collaborazione di studi d'animazione giapponesi e cinesi, e vede al comando Hidekazu Satou, regista di Un'avventura fantastica; ad assisterlo vi è il mecha designer Shoji Kawamori, che i più appassionati del genere potrebbero riconoscere per aver portato alla luce Aquarion, per aver disegnato i "robottoni" di Eureka Seven, e per essere l'autore de I Cieli di Escaflowne. Con questo staff artistico ci siamo fiondati subito a vedere cosa avremmo potuto aspettarci da questa nuova produzione Netflix, che ha debuttato lo scorso 29 marzo sulle emittenti televisive nipponiche ed attualmente è ancora in programmazione. Solo oggi, 14 settembre, è disponibile anche qui da noi, per tutti gli abbonati alla piattaforma americana, la prima parte di Last Hope, doppiata in italiano. Nonostante le premesse di una Terra distrutta da una strana forma di vita che ha preso il sopravvento sembrino coinvolgenti, questo primo episodio ci ha lasciati un po' insoddisfatti. Scopriamo il perché.

Un futuro migliore

Il pilot è chiaro fin da subito: la nuova produzione è ambientata in un mondo post apocalittico in cui l'umanità deve lottare per la propria esistenza in tutti i modi possibili. Attraverso un flashback, esaustivo ma non troppo, apprendiamo che nel 2031 venne costruito il Reattore Quantico che avrebbe dovuto sostituire le risorse del pianeta, ormai in via di esaurimento. Durante un esperimento su questa nuova fonte energetica, qualcosa è andato storto: il reattore esplose, ricoprendo la Terra di un Campo Evolutivo. Come conseguenza a questo evento la flora, la fauna e l'IA mutarono drasticamente, fondendosi anche tra di loro, rendendo impercettibile il confine tra macchina e natura: questa nuova specie di esseri viventi venne chiamata B.R.A.I. La loro evoluzione fu tanto rapida da mettere a repentaglio il genere umano, il quale, pur di sopravvivere, ha organizzato delle città di difesa assoluta dove poter continuare a vivere in un'apparente tranquillità, ma in realtà lottando costantemente contro i B.R.A.I. Uno dei responsabili di questa catastrofe è lo scienziato Leon Lau, il protagonista.
Sette anni dopo, nel 2038, ritroviamo lo scienziato che vive in una fusoliera di un aereo con la sorella minore Chloe, mentre porta avanti una serie di esperimenti per perfezionare l'hyperdrive, un dispositivo che potrebbe fermare la minaccia delle creature geneticamente modificate. Leon ha capito che questi esseri si stanno evolvendo rapidamente e l'uomo non riesce a tenere il passo. Contemporaneamente, un gruppo di militari del comando di Neo Xianglong (città dove tutto ha avuto inizio), che sta cercando di fare ritorno alla base, affronta B.R.A.I dalle sembianze di giganteschi granchi, a bordo di particolari mecha dotati di quattro ruote con cui muoversi sul terreno e due arti con cui sparare. Queste armi di difesa sono chiamate M.O.E.V. Arrivano in loro soccorso due cacciatori di taglie: uno a bordo di un robot volante, armato per combattere sia dalla distanza che ravvicinato; il secondo, invece, usa un mecha per affrontare i combattimenti con un fucile di precisione.

Tornati alla base abbiamo modo di conoscere meglio altri membri del cast: Cain, uno dei comandanti delle forze speciali di Neo Xianglong; Queenie Yoh, la cacciatrice di taglie a bordo del veicolo volante; Doug Horvat, il cacciatore/cecchino; Jay Yoon, il segretario della fortezza; ed una donna chiamata "principessa", che sembra essere a capo di Neo Xianglong. Cain vorrebbe arruolare i due cacciatori di taglie per una missione per scoprire cosa è successo ad una base adibita al rifornimento del cibo, di cui non si hanno più informazioni.
Improvvisamente la creatura/granchio avanza verso la Fortezza, passando proprio dove vivono Leon e Chloe. I militari raggiungono il campo di battaglia ed avvisano il protagonista di abbandonare l'area. Quando il B.R.A.I si fonde con un suo simile, mostrando un ulteriore stadio evolutivo, Leon affida una memory card con i dati sull'arma in grado di fermare i nemici alla sorella, e partecipa anche lui allo scontro salendo a bordo del mecha da lui costruito per testare l'hyperdrive, sebbene non sia un esperto pilota. La puntata si conclude con Leon che riesce a far funzionare il dispositivo da lui ultimato e a tenere testa al B.R.A.I.

Una nuova speranza

Il mondo distrutto da una catastrofe nucleare ed ambientale, causata da un esperimento non riuscito, e il desiderio dell'uomo di non arrendersi nemmeno quando tutto è distrutto sono tematiche ricorrenti in numerose produzioni post apocalittiche. Al termine della visione del primo episodio di Last Hope abbiamo avuto il sentore che la serie non voglia distaccarsi di molto da questo filone. Allo stesso modo, privi di originalità ci sono sembrati anche i personaggi apparsi nel pilot. Il protagonista, Leon, è il classico "scienziato pazzo", fuori dalle righe, che non riesce a vivere nella società e che cerca di porre rimedio ai propri errori, costruendo in segreto un dispositivo che possa aiutare l'umanità; Chloe che, nonostante sia la sorella minore, si prende cura del fratello, cercando di farlo apparire come una persona normale; il segretario Jay Yoon rigido e serio che esige rispetto da tutti; ed infine Cain, il comandante, che non teme niente e nessuno, nemmeno chi sta più in alto di lui. In conclusione, non ci siamo sentiti del tutto attratti da una sceneggiatura che si limita semplicemente a riciclare concetti già sfruttati, e che non vuole proporre qualcosa di diverso che faccia presa su un pubblico più vasto, né da un cast che è molto stereotipato e che non ci ha colpito particolarmente in alcun modo. Ammettiamo, però, che non scartiamo l'ipotesi che la serie possa essere ancora in grado di sorprenderci, impennando improvvisamente, distaccandosi di molto dal sottogenere della fantascienza, con una buona dose di plot twist che potrebbero stravolgere tutto; al momento non abbiamo trovato le giuste motivazioni che ci spronassero a proseguire Last Hope e le nostre aspettative di assistere a qualcosa che possa sbalordirci da un momento all'altro sono molto basse.

Il fronte visivo non è eccelso, ma nemmeno del tutto da scartare. I disegni in alcune riprese ci sono sembrati semplici, ma minuziosi sia nei primi piani, sia quando su schermo appaiono più elementi (come monitor digitali), sia nelle inquadrature più ampie, che nonostante qualche imperfezione cercano di mantenersi comunque chiari e puliti; ma non possiamo non menzionare che in sporadiche inquadrature abbiamo notato dei disegni approssimativi, che rovinano il comparto artistico. Speriamo vivamente di non assistere a numerosi errori del genere nelle puntate seguenti. Il disegno manuale lascia spazio ad un CGI di veicoli, di mecha e di B.R.A.I che riesce a conservare fluidità anche nelle situazioni più movimentate, sebbene sia un po' troppo marcato al punto da far notare lo stacco improvviso tra i due stili grafici.

Il character ed il mecha design ci sono sembrati essere l'anello debole della componente grafica: gli umani appaiono semplici e basilari; i mecha, a confronto, ben più complessi ed elaborati. Eppure entrambi, ad una prima impressione, non ci hanno stupito particolarmente, forse perché un po' anonimi e statici, tanto che pensiamo che avrebbero dovuto avere tratti distintivi maggiori. Tuttavia, questo è solo il pilot e speriamo che anche la resa visiva possa cambiare, offrendo design più elaborati delle macchine da guerra e dei protagonisti, e che si mostrino una gran varietà di B.R.A.I, rendendo tutto più accattivante.

Last Hope (anime) Dopo aver visto il pilota, Last Hope ci ha dato l’impressione che voglia rivolgersi a tutti gli appassionati di mecha che non cercano qualcosa di impegnativo, ma che vogliono solo rilassarsi, con un intreccio e personaggi che non introducono nulla di nuovo e di interessante. Da contraltare vi è una gradevole componente visiva che ci è sembrata riuscire a gestire tanto il tratto manuale, quanto quello digitale. Ora non resta altro da fare che vedere come il tutto si amalgama e se ci saranno drastici e piacevoli cambiamenti nel corso dei restanti episodi di questa esclusiva Netflix.