Nier Automata Ver 1.1a: l'anime Square Enix convince a metà

La trasposizione animata del videogioco creato da Yoko Taro debutta su Crunchyroll mostrando due anime tra alti e bassi.

Nier Automata Ver 1.1a: l'anime Square Enix convince a metà
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Il grande successo di critica e di pubblico ottenuto dalla seconda declinazione di Nier, spin-off della serie Drakengard, ha portato Square Enix ad espandere l'universo narrativo partorito dalla mente di Yoko Taro attraverso un adattamento animato che nell'idea dell'autore dovrà distaccarsi dalle vicende raccontate nella versione videoludica proponendo una variante (che si discosti dai cinque finali del gioco) che prende il nome di Ver 1.1a. Disponibile tra gli anime Crunchyroll di gennaio 2023, abbiamo iniziato a guardare la serie, ed ecco il nostro parere preliminare.

La nuova versione di Nier: Automata

Nier: Automata Ver 1.1a è un anime dalla natura derivativa che si propone di sviluppare una storia originale a partire da premesse conosciute, ambendo a divenire complementare allo storytelling dell'opera d'origine, ennesimo "what if" per le sorti di 2B e 9S, correndo il rischio di risultare un prodotto privo d'anima, comprensibile solo attraverso la previa fruizione del gioco del 2017.
Il primo episodio di questa iterazione nuova di zecca di Nier non fuga i dubbi sull'effettiva riuscita dell'operazione.

L'idea di replicare pedissequamente gli avvenimenti della prima ora di gioco ripaga solo in parte e, se da un lato contribuisce ad attivare un tangibile effetto nostalgia nei videogiocatori e a soddisfare i cultori dell'estrema fedeltà narrativa, dall'altro non permette di sfruttare a dovere la specificità del nuovo medium, per un anime che, alla sua prima uscita, rimane ancorato alle dinamiche e alle modalità narrative e registiche del linguaggio videoludico.

Il primo episodio è, insomma, una vera e propria copia carbone delle battute iniziali del gioco prodotto da Square Enix e questa direzione mimetica comporta la predilezione per inquadrature (la terza persona tipica degli action-rpg) identiche al prodotto d'origine, trasportate di forza da un medium all'altro creando, se non altro, un piacevole rimando citazionistico per quella che è senza dubbio una vera e propria chicca per i fan.

Ma la volontà di riproporre lo stesso impianto narrativo e uno schema visivo direttamente importato dal videogame finisce per essere un'arma a doppio taglio. Tale inadeguatezza mediale del contenuto è ciò che pare minare l'episodio 1 di Nier: Automata 1.1a.

L'idea di un incipit in medias res che catapulti senza fronzoli lo spettatore nel mondo futuristico post-apocalittico di Nier, nel mezzo di una missione intrapresa dalla glaciale 2B, trova effettivo riscontro in termini di immedesimazione soltanto grazie all'interattività esclusiva della versione giocabile. Chiaramente la problematica non riguarda l'applicazione dell'espediente dell'inizio in medias res, quanto la conseguente mancanza di pathos e l'evidente depotenziamento del climax dell'episodio, privo di tensione e di drammaticità proprio a causa di una assente presentazione dei personaggi, di cui poco sappiamo e a cui poco teniamo.

Un mancato allineamento con i protagonisti che può essere sopperito dalla possibilità tutta videoludica di determinarne le azioni e di sentirsi responsabili delle loro sorti. Nier: Automata Ver 1.1a sembra, insomma, un videogioco (con gli stessi ritmi e con il tipico schema piramidale di pericolosità dei nemici, sempre crescente e graduale) privato delle sezioni giocabili, un walktrough senza il piacere di incidere.

Gli androidi di Nier sognano pecore elettriche

La musica sembra cambiare con il secondo episodio, di gran lunga più centrato e concentrato nel definire quell'atmosfera contemplativa che Nier possiede. Scegliendo di mettere in secondo piano l'anima danmaku del prodotto, e soprattutto distaccandosi adesso, con decisione, dalla struttura del gioco, l'anime trova la sua dimensione e comincia ad alimentare il sostrato filosofico che caratterizza l'opera di Yoko Taro. La parabola di una delle biomacchine diventa il fulcro della narrazione, la sua evoluzione da incosciente arma annichilita e annichilatrice a contenitore di sapere e di conoscenza, a macchina provvista di senno, il suo passaggio da belligerante replica robotica inanimata a sensibile anomalia del sistema.

È il percorso di un anonimo robot clone, della sua disautomizzazione (o umanizzazione) ad alzare la posta e a dar vita ad un episodio che riflette sull'acquisizione della consapevolezza di sé e del mondo, sul risveglio e sul nutrimento della coscienza, sullo stimolo al pensiero divergente ottenuto attraverso l'immagazzinamento della cultura, della storia. Nier: Automata Ver 1.1a dimostra di poter sparare le sue cartuce senza ricorrere agli scontri a fuoco, e nell'originalità della narrazione trova lo spunto giusto per dar vita ad un anime che sa rispecchiare l'anima filosofeggiante dell'opera madre, trarre la sua forza dai discorsi esistenzialisti del videogioco, trovare la sua unicità attraverso il giusto utilizzo del medium.

Sul lato tecnico Nier: Automata Ver 1.1a vive, ancora, di alti e bassi. Al di là di un character design ispirato e di una colonna sonora efficace come la prima volta (le ost sono quelle del videogioco), il comparto visivo soffre un uso scellerato della 3DCG. A-1 Pictures fa un ottimo lavoro con le animazioni tradizionali ma adotta una computer grafica francamente incomprensibile, quasi indisponente perché anacronistica, decisamente superata e non aderente alle attuali abitudini di visione per un fruitore di anime. L'implementazione di un'animazione 3D di una qualità opinabile rende troppo netta la differenza con l'effetto della tecnica tradizionale e mina l'esperienza lasciando più di qualche dubbio sulla bontà della scelta fatta da Square Enix e Aniplex e alcune perplessità sul lavoro dello studio d'animazione della Sony.

Nier: Automata 1.1a vive di momenti altalenanti, di intuizioni azzeccate e scelte discutibili, ma sembra poter dire la sua in mezzo alla moltitudine di anime stagionali, soprattutto se riuscirà a focalizzarsi sui punti forti dell'opera di Yoko Taro e a sfruttare le caratteristiche specifiche del medium dell'animazione seriale.