Oblivion Song: primo sguardo al fumetto di Robert Kirkman e Lorenzo De Fellici

Oblivion Song è l'ultima creatura di Robert Kirkman per l'etichetta Skybound, che arriva in contemporanea mondiale grazie a SaldaPress.

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Oblivion Song è l'ultima serie partorita dal sempre più prolifico Robert Kirkman, in collaborazione con il duo italiano formato da Lorenzo De Felici e Annalisa Leoni. Come sempre, quando si parla dell'autore americano, la serie verrà pubblicata in Italia da SaldaPress, in contemporanea mondiale con la serializzazione dell'opera negli USA. Abbiamo dato una lettura al primo numero dell'attesa serie, sicuramente quella maggiormente attesa dai lettori dell'editore tra le uscite fumetti di Marzo 2018.

Senza premesse

Oblivion Song si apre in medias res, per l'appunto nel mondo di Oblivion. Nathan trascorre le sue giornate in cerca di umani sopravvissuti dopo un evento catastrofico che ha fatto "sparire" migliaia di persone nel nulla. Una dimensione parallela che si è aperta sul nostro mondo e ne ha risucchiato una parte. Da un lato, un mondo brullo e sterile dominato da delle creature bestiali, dall'altro la realtà di tutti i giorni, quella che conosciamo da sempre, spaccato da un evento soprannaturale inspiegabile.
Detta così, sembra una storia di fantascienza come tante, forse troppe. L'inizio sembra ricalcare il copione di alcuni classici del genere, con l'eroe solitario in cerca di qualcuno, di qualcosa, e in questo caso di redenzione. Col passare delle pagine, però, ci rendiamo conto che c'è qualcosa di più. Ci si aspetterebbe un fumetto totalmente articolato su quell'unico protagonista mostratoci, e invece no. Gli altri personaggi riescono a dare una profondità maggiore, inaspettata, alla graphic novel. Nathan non è l'unico protagonista della vicenda, tutti gli altri hanno qualcosa da dire, da fare e da dimostrare, compresi gli insospettabili.

Come già accennato, la storia non è proprio entusiasmante, almeno all'inizio: la trama e il ritmo sono lenti e ci mettono un po' a carburare, e questo può essere un po' un deterrente. Però non dovete lasciarvi scoraggiare e continuare nella lettura, che inizia a ingranare oltre la metà del primo volume. Da un certo punto di vista, è anche una conseguenza naturale dovuta dal fatto di dover introdurre i personaggi e inserirli in un contesto e in un setting che non è chiaro fin dall'inizio, volutamente. Il dilemma etico viene fuori a lungo andare. Si deve salvare per forza chi non vuole essere salvato? L'egoismo di una persona può prevaricare la volontà dei tanti? Non vi diremo chi o cosa ce lo fa pensare, per non rovinarvi la lettura di un volume che, ve lo diciamo fin da subito, ci ha molto appassionato.

Da un mondo all'altro

Interessante, invece, è il concetto di mondo parallelo. Seguendo la teoria del multiverso, e degli infiniti mondi paralleli che ci circondano, Robert Kirkman si concentra sulle conseguenze di un possibile incontro tra il nostro universo e un altro simile, ma allo stesso tempo completamente diverso. Come già detto, la scelta di non spiegare la vicenda dall'inizio fornisce materiale importante per una spiegazione più approfondita nel corso della storia o per un prequel che potrebbe andare così a coprire alcuni punti lasciati volutamente aperti. Il disegno di De Felici è molto simile a quello di Orfani, su cui lui stesso ha lavorato: molto spesso sembra quasi di assistere ad una storia dell'universo di Roberto Recchioni, e questo sembra creare un po' di confusione.

Ed è un peccato, perché lo stile di De Felici ben si adatta al mondo distopico di Robert Kirkman e, per questo, avrebbe meritato un character design originale e, in certi casi, innovativo. A volte, Nathan, Edward e Ringo sembrano essere una cosa sola. Nulla da dire, invece, sulle chine di Annalisa Leoni. Per ultimo, il cliffhanger finale, per quanto un po' prevedibile visti gli sviluppi della trama, riesce ad aprire interrogativi interessanti in vista del secondo volume.

Oblivion Song Oblivion Song riprende alcuni degli stilemi classici della fantascienza, riuscendo però a mixarli insieme in modo più che discreto. Non è un capolavoro, non è un brutto fumetto, ma sicuramente, per ora, non è neanche una delle storie migliori pubblicate da Skybound stessa. Ma la reazione un po’ fredda è anche dovuta dal fatto che Robert Kirkman ci ha abituato bene nel corso degli anni con Marvel Zombies, The Walking Dead e Invincible, per citarne giusto tre. In ogni caso, è ancora molto difficile trarre una conclusione netta dopo un singolo volume che si è ben ripreso dopo una prima metà non entusiasmante. Il doppio cliffhanger finale, però, vale quasi tutto il volume e non fa altro che accrescere l'attesa in vista della continuazione della storia.