Rasputin il Patriota: un thriller politico firmato da Junji Ito

La nuova serie targata Star Comics si prospetta essere un avvincente thriller politico ricco di colpi di scena

Rasputin il Patriota: un thriller politico firmato da Junji Ito
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"Rasputin, il patriota", la nuova serie distribuita da Star Comics, vi sorprenderà. Dimenticate l'ambiguo consigliere dello zar Nicola II, l'opera porta solo il nome del folle monaco Rasputin (della misteriosa morte di Rasputin ne parliamo qui). Si tratta infatti di una storia riguardante le relazioni diplomatiche tra Russia e Giappone, ancora oggi incrinate a causa di una disputa territoriale per un arcipelago a nord del paese del Sol Levante, di un processo mediatico (e politico) e di misteriosi intrighi in parlamento.

Forte della sceneggiatura di Takashi Nagasaki - che vanta numerose collaborazioni con il sensei Naoki Urasawa - e dei disegni del maestro dell'horror Junji Ito, la serie è avvincente, profonda e caratterizzata da un rigore storico quasi maniacale. Rasputin, il patriota sarà pubblicato in tre volumi dal prezzo di 15€ l'uno, nella collana Umami di Star Comics.

Finalmente un manga sulla politica

Il mercato fumettistico giapponese non è avvezzo a prodotti riguardanti la politica. L'argomento è spinoso, e una grossa fetta di pubblico non lo trova interessante. Nemmeno i seinen, i manga per adulti, trattano in profondità questo tema, prediligendo altri generi dai ritmi più concitati. Tuttavia siamo certi che per gli appassionati di storia e politica "Rasputin, il patriota" sarà una boccata d'aria fresca.

Seguiamo la storia di Yuki Mamoru, giovane diplomatico giapponese d'istanza in Russia particolarmente capace di instaurare rapporti di fiducia con persone di spicco del decadente sistema sovietico. Questa abilità, che lo porterà ad affiancarsi al ministro Tsuzuki, si rivelerà controproducente, poiché all'inizio del volume viene accusato di malversazione e arrestato; di fatto, però, il protagonista non è che una vittima sacrificale per arrivare a Tsuzuki, un personaggio divenuto troppo scomodo per la politica nipponica. Il manga è basato su una storia vera (raccontata nel romanzo autobiografico "Kokka no Wana", di Masaru Satofu) certamente reinterpretata, ma che non manca di denunciare un ambiente politico corrotto e un sistema giudiziario interessato a gettare in pasto all'opinione pubblica un colpevole piuttosto che a fare vera giustizia.

La trama lascia intendere che "Rasputin, il patriota" contiene innumerevoli spunti di riflessione: la relatività del bene e del male, il machiavellismo, i rapporti ambigui tra procura e magistratura, la differenza tra giustizia e giustizialismo. Ma riteniamo giusto avvisarvi del fatto che, se non si è in alcun modo interessati a queste dinamiche, l'opera, il cui primo volume conta ben 440 pagine, potrebbe rivelarsi una lettura troppo complessa.

Dialoghi serrati e continui salti temporali, uniti a una progressione della trama non sempre esaltante (del resto si parla di relazioni diplomatiche e interrogatori, non di combattimenti al cardiopalma) e nomi russi quasi impossibili da ricordare, potrebbero rendere la fruizione dell'opera decisamente difficile da digerire per chi non è avvezzo al genere.

L'horror nella normalità

Con Tomie, Uzumaki e le numerose raccolte di storie brevi edite da J-pop, abbiamo imparato a conoscere l'estro di Junji Ito, che raramente si è cimentato in una storia che di orrorifico ha ben poco (almeno in teoria). Ma Junji Ito che viene elogiato anche dal sensei Hideo Kojima ha una deformazione professionale: quella di rendere inquietante o grottesca qualsiasi cosa disegni.

Di per sé la trama, ambientata quasi per intero uffici spogli o in luoghi dall'aria compassata, non lascia spazio a guizzi creativi. E la grandezza di Ito sta nell'inserire componenti horror nella quotidianità. Gli spazi stretti e claustrofobici e l'espressività teatrale dei personaggi, che contrastano con un'atmosfera pregna di formalismi, contribuiscono a creare forte tensione nei momenti più ansiogeni, alternati ad altri più rilassati, dove dominano gli spazi aperti e il contatto fisico.

La tecnica di Junji Ito del resto la conosciamo: fisionomie non dettagliate ma espressive, una disposizione delle tavole dinamica, con ogni vignetta che comunica efficacemente con quella precedente e quella successiva, e il bianco e il nero (complice anche l'uso arbitrario che il mangaka fa degli sfondi, atto a enfatizzare l'atmosfera) ben bilanciati.

Un plauso per la ricerca storico-culturale

Quando si tratta di creare un prodotto storico si incorre sempre nel rischio di snaturare il periodo che si vuole raccontare, condizionandolo con la mentalità e la cultura dell'autore, inevitabilmente legata al suo tempo e al suo spazio. E le opere giapponesi risentono spesso di questo vizio di forma, pertanto non è difficile incappare in soldati dell'antichità che si comportano allo stesso modo di un salaryman.

Eppure, vi garantiamo, "Rasputin, il patriota", non ha questo problema, anzi: parte integrante della narrazione sta proprio nelle differenze culturali tra giapponesi e russi e sull'apparente incomunicabilità tra due civiltà così distanti per valori e stile di vita. Inoltre è evidente che Nagasaki abbia studiato a fondo il periodo storico che ha trattato nell'opera: personaggi che non sono passati alla storia ma che hanno fatto la differenza dietro le quinte, eventi dimenticati (come il diplomatico giapponese che firmava illegalmente visti per il Giappone per gli ebrei durante la Shoah) - chicche imperdibili per gli appassionati di storia - e una certa attenzione nella ricostruzione dell'atmosfera dell'epoca. Alla luce di questo primo sguardo su Rasputin il Patriota ne consigliamo caldamente la lettura a chi non ha timore di addentrarsi in dinamiche non sempre avvincenti e a chi è appassionato del genere, poiché potrà aggiungere alla propria collezione un'opera densa di contenuti profondi, nonché un importante esercizio di stile del sensei Junji Ito, che abbandona l'horror per cimentarsi in un nuovo (e a nostro parere appassionante) genere.

Al netto di qualche piccola sbavatura, che concerne soprattutto il ritmo non sempre incalzante, non possiamo non lodare il lato tecnico, la ricerca storica, i colpi di scena, la volontà di cimentarsi in un genere decisamente non mainstream, e la progressione degli eventi logica e coerente della nuova opera targata Star Comics.