Ryuko: primo sguardo al manga di Eldo Yoshimizu edito BAO Publishing

Un manga dalle mille suggestioni visive e stilistiche, portato sui nostri scaffali da BAO Publishing in due eleganti volumi da collezione.

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Il panorama del fumetto indipendente è estremamente vasto e abbraccia tanto le opere occidentali quanto quelle orientali. Personalità come quelle di Eldo Yoshimizu (scrittore, scultore e artista a tutto tondo giappoese) non hanno certo bisogno di legarsi a grandi franchise o alle celebri riviste che offre il mondo dell'editoria giapponese. Ryuko, l'opera più importante dell'autore, il quale solo in "tarda" età ha scelto di approdare nel mondo del fumetto nipponico con il manga di cui vogliamo parlare oggi, incarna appieno questo spirito. Dopo una release sul mercato dell'editoria francese, è giunto anche nel nostro Paese grazie a BAO Publishing, che ha redatto l'opera in due eleganti volumi da collezione. Andiamo alla scoperta del primo numero di una storia fatta di vendetta, violenza smisurata e un contesto fortemente calato nell'underground orientale.

La vendetta sa aspettare

Ryuko, un'avvenente giovane donna coinvolta nel mondo della criminalità organizzata giapponese nonché figlia di un potente signore della yakuza, un giorno prende in custodia una bambina misteriosa proveniente da un Regno perduto e dilaniato dai conflitti. Decidendo di custodire un prezioso segreto che avvolge la piccola e la natura delle sue vere origini, la protagonista sceglie di crescerla come fossa sua. Passano 18 anni e Ryuko è sempre più leader della yakuza giapponese dopo la scomparsa del padre, mentre cerca di tenere a bada l'impeto ribelle della sua protetta. Ma non ci vuole molto prima che gli equilibri di questo sanguinosi microcosmo vengano bruscamente demoliti da una minaccia, che fa prepotentemente breccia nella vita di Ryuko e dei suoi scagnozzi come un vero e proprio carro armato - metafora non casuale, che si esplica fisicamente in una delle tante, rocambolesche e sanguinarie scene che Yoshimizu ci mette davanti nella narrazione della sua opera.

Uno degli elementi di maggiore interesse di Ryuko è la non-linearità del racconto intessuto da Eldo Yoshimizu: la trama inizia più o meno in medias res, nel vivo di una serie di vicende che fanno immediatamente da apripista (senza troppi fronzoli o premesse) alla fase clou degli eventi che colpiscono la protagonista. La penna dell'autore, poi, nel corso dell'epopea che vivono i personaggi propone diverse digressioni temporali, mostrando al lettore una serie di retroscena che si esplicano attraverso flashback incentrati sul passato della nostra eroina, sul rapporto con suo padre e sui tragici eventi che hanno caratterizzato la sua vita, riproponendosi nel presente nel più classico dei corsi e ricorsi storici.

Un'opera totale

Ma c'è un'altra particolarità nell'opera targata BAO Publishing: oltre al racconto non lineare, c'è anche la non-omogeneità dei temi trattati. Ryuko è un calderone di stili narrativi e ambientazioni diverse, che cerca di trovare nel panorama malavitoso nipponico degli anni Settanta il suo setting principale sfociando facilmente nel thriller, ma non senza una vena sottile e raffinata di estetica cyberpunk unita a una serie di suggestioni di stampo folkloristico nipponico ed europeo.

Non solo: infine, le ambientazioni dell'opera di Yoshimizu ci portano in alcune sezioni che portano in scena una rappresentazione vivida e calzante del panorama da guerriglia del Medio Oriente, un amalgama insomma che rende il manga un'opera dalle mille sfaccettature culturali, estetiche e idelogiche.

A impreziosire il tutto c'è lo stile dell'autore: un tratto veloce, frenetico ed energico tipicamente da fumetto underground americano, letteralmente strapieno di splash page e inquadrature fuori da ogni schema concepibile per una messa in scena fuori dall'ordinario, ma che non dimentica gli stilemi e i canoni tipici dell'arte visiva giapponese. Che sia nei primi piani, nelle scene d'azione che fanno del dinamismo la propria ragion d'essere e nella rappresentazione sinuosa degli attraenti corpi femminili, nel tratto del sensei predomina forte e imponente l'utilizzo delle linee: vero axis mundi di tutta l'opera è proprio la silhouette di Ryuko, che si muove agile, precisa e letale come un serpente. "Ryu", in giapponese, vuol dire proprio "drago", la cui rappresentazione folkloristica orientale lo avvicina proprio alla figura di un rettile puro che a quella mastodontica e sontuosa derivata dai racconti mitici e medievali dell'occidente.

Ryuko Con un finale tutto aperto, che ci lascia col fiato sospeso in attesa di leggere il secondo volume dell’elegante edizione proposta da BAO Publishing, si chiude il primo volume di un’opera che tutti gli appassionati del fumetto nipponico dovrebbero possedere: questo vale sia per gli amanti del mainstream, i cui stilemi tematici si riscontrano nelle mille suggestioni visive e artistiche dell’opera, ma anche per chi apprezza l’intricato sottobosco del fumetto underground sia occidentale che orientale, un’impostazione che si riscontra nel tratto personale e fuori dagli schemi di Eldo Yoshimizu.