Saint Seiya Saintia Sho: la nuova serie de I Cavalieri dei Zodiaco

È stato distribuito sulla piattaforma Crunchyroll il primo episodio della serie anime Saint Seiya: Saintia Sho. Analizziamolo insieme.

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In principio fu Saint Seiya, meglio conosciuto come I Cavalieri dello Zodiaco, battle shonen scritto e disegnato da Masami Kurumada e serializzato sulle pagine di Shonen Jump tra il 1985 e il 1990. La saga di Seiya, Shiryu, Hyoga, Shun e Ikki, inviati bambini ai quattro angoli della Terra per diventare Saint, guerrieri destinati alla difesa della dea Atena, fa ormai parte del substrato culturale globale. Ventesimo nella classifica dei manga più venduti fra quelli pubblicati dalla Shueisha, successo planetario anche grazie alla trasposizione animata curata da Toei Animation per la regia di Kozo Morishita e Kazuhito Kikuchi, e supportata dal character design di Michi Himeno e del compianto Shingo Araki.

Andata in onda fra il 1986 e il 1990 per un totale di 114 episodi a fronte dei 52 inizialmente previsti, la serie fu seguita fra il 2002 e il 2008 da una serie di 31 OAV che hanno tradotto per la televisione la Saga di Hades, arco narrativo conclusivo del manga classico. Negli anni l'opera cartacea, oggetto di un vero e proprio culto, è stata seguita da varie serie spin-off e sequel più o meno canonici, la maggior parte dei quali non realizzata dall'autore originale. Una di queste serie derivate è Saint Seiya: Saintia Sho nata dalla matita di Chimaki Kuori, tuttora in via di pubblicazione sulle pagine della rivista seinen Akita Red. Dal manga è stato poi tratto un anime sotto la guida dello studio Gonzo per la regia di Masato Tamagawa. Si tratta di un ONA, un original net anime pensato per essere diffuso esclusivamente in rete, ed è disponibile in streaming sul sito internet americano Crunchyroll.

La dea della Discordia

La serie spin-off Saint Seiya Saintia Sho è in parte ispirata alle vicende narrate nel lungometraggio I Cavalieri dello Zodiaco: La dea della discordia, primo film dedicato ai Saint: disegnato dai già citati Shingo Araki e Michi Himeno, il film, proiettato in Giappone nel 1987, vedeva i Cavalieri dello Zodiaco fronteggiare la dea Eris e i suoi fortissimi Cavalieri Ombra, intenzionati a sconfiggere Atena e a dominare il mondo. Anche la serie Saintia Sho ha come antagonista la dea della Discordia, ma la trama è quasi del tutto differente rispetto alla pellicola animata del 1997. Il primo episodio si apre con una visione della protagonista Shoko da bambina, in lacrime in uno spazio spirituale, onirico, chiamato Eden Oscuro. Sbucata dal nulla, una donna anziana, ispirata sul piano estetico alla regina-strega Grimilde in Biancaneve e i Sette Nani del 1937, le propone di dare un morso a una mela. Tentata di darle ascolto, la bambina viene fermata da sua sorella Kyoko e infine aggredita dal Saint d'Oro Milo di Scorpio, intenzionato a mettere fine alla sua vita per impedire la rinascita della dea Eris. Shoko è infatti stata scelta come suo "contenitore". Colpito dalla determinazione di Kyoko, Milo esorta le due bambine a "diventare forti" per piegare il destino crudele che le attende.

Trascorrono alcuni anni: Shoko è divenuta esperta di arti marziali e aspetta, ignara di tutto, il ritorno di Kyoko da quello che ritiene essere un viaggio di studi. La sorella maggiore si sta invece addestrando per diventare una guerriera. La giovane atleta conduce una vita spensierata da liceale fino al suo incontro con una Driade, creatura umanoide rappresentante l'incarnazione delle passioni negative degli esseri umani.

La Driade è intenzionata a trasportarla nuovamente nell'Eden Oscuro, dove la dea potrà appropriarsi del suo corpo e combattere la propria battaglia con Atena, ma viene interrotta da una Kyoko in armatura. In seguito a un'articolata spiegazione cui partecipa anche Saori Kido, reincarnazione di Atena, la giovane Shoko viene messa a conoscenza degli eventi principali relativi al mondo dei Saint. Inoltre aggiunge dettagli di cui noi spettatori non eravamo a conoscenza: queste nuove Saint non appartengono alla stessa schiera di Marin e Shaina ma rappresentano una classe tutta nuova di guerriere devote ad Atena mai mostrate (né nominate) in precedenza, le Saintia, che in quanto ancelle personali della dea non sono obbligate a nascondere il proprio viso sotto una maschera come per le Saint d'Argento. Gli eventi precipiteranno presto portando Kyoko ad una scelta difficile: il percorso tragico delle due sorelle unite sotto il segno della dea Atena è appena cominciato.

Sailor Moon in salsa Saint

Trattandosi di una serie derivativa, facente parte di un universo narrativo ben strutturato, è assolutamente impossibile giudicare questo primo episodio senza tornare costantemente con la memoria a quella mitica prima saga scritta da Kurumada e arricchita dal lavoro di design della premiata coppia Araki/Himeno. Se ci fosse possibile scorporare questa puntata d'esordio dall'opera originale, che comunque viene citata in maniera importante grazie alla presenza di diversi personaggi storici fra cui una Saori Kido in versione liceale e Milo di Scorpio, probabilmente la considereremmo il classico majokko fiacco e poco ispirato, basato su dinamiche narrative mediocri, condotto agilmente sui binari del già visto e arricchito da scelte registiche inefficaci e senza senso (come il tremendo campo-controcampo che si vede nei primi minuti). A fronte di una grafica interessante (anche nella scelta dei colori) e di un soggetto non privo di fascino, questo primo episodio affastella i vari elementi della trama in maniera anticlimatica, sciatta e frivola. La messa in scena degli eventi appare confusionaria lasciando in più punti lo spettatore disorientato, specie per quanto riguarda l'apparizione e l'improvvisa scomparsa dei personaggi in ballo.

I misteri vengono rivelati "a freddo" e nella loro totalità, lasciando ben poco all'immaginazione dello spettatore, che dev'essere immediatamente in grado di contestualizzare gli eventi rispetto alla serie principale. Il tono generale del racconto ha ben poco di epico, anche per colpa di un accompagnamento musicale poco incisivo: più che con il mito greco, inoltre, Saintia Sho sembra possedere molti punti di contatto con la favolistica occidentale e la mitologia giudeo-cristiana (l'inviata di Eris, Ate, rappresentata come la strega di Biancaneve, ed il riferimento all'Eden ed alla sua mela).

Anche facendo un parallelo fra questa puntata e il pilota della serie classica, la gioiosa spensieratezza di Shoko cozza profondamente con la durezza dell'addestramento del suo corrispettivo maschile, al punto da ricordare il tono delle prime stagioni di Pretty Guardian Sailor Moon, la cui protagonista Usagi ha molti elementi caratteriali in comune con Shoko. Capitolo a parte per quanto riguarda l'aspetto e le caratteristiche dei personaggi, che sono di fatto semplici versioni femminili degli eroi de I Cavalieri dello Zodiaco: Shoko somiglia molto a Seiya e la sua armatura è praticamente identica al quella di Pegasus; in futuro vedremo che anche la sua tecnica principale è simile, e ha quasi lo stesso nome del famoso Pegasus Ryuseiken (qui chiamato Equuelus Ryuseiken).

D'altra parte Kyoko è evidentemente una Shiryu in gonnella e la loro storia ricorda una sorta di via di mezzo fra il tormentato rapporto di Ikki e Shun e il main plot dello stesso Seiya, che accettò di partecipare alla Guerra Galattica solo per poter ritrovare sua sorella Seika. Insomma a un primo sguardo, il remake in salsa majokko di Saint Seiya appare un prodotto poco curato, poco interessante e realizzato in maniera grossolana. Possiamo solo sperare che di episodio in episodio giunga in qualche maniera a redimere questa prima, decisamente negativa, impressione.

Saint Seiya: Saintia Sho A un primo sguardo la nuova serie anime ambientata nel mondo dei Cavalieri dello Zodiaco non colpisce a causa di una narrazione scialba e dell'introduzione di personaggi poco incisivi, all'interno di un contesto narrativo poco coeso. Regia e caratterizzazione non fanno gridare al miracolo: in vari punti i comprimari balzano dentro e fuori scena in maniera caotica, mentre le protagoniste non sembrano altro che la pigra riproposizione al femminile degli eroi originali, con in più un surplus di frivolezza da commedia adolescenziale che mal si amalgama con lo spirito del vecchio Saint Seiya. Pur essendo classificato come seinen, questo episodio d'esordio di Saintia Sho sembra appartenere a tutti gli effetti al genere majokko. Prima di giudicare in modo totalmente negativo questa nuova saga, tuttavia, aspettiamo di assistere allo svolgersi degli eventi.