Shaman King: il remake dell'anime segna l'inizio di un nuovo Shaman Fight

Realizzato dallo studio Bridge, il nuovo adattamento animato di Shaman King ha finalmente esordito sul circuito televisivo nipponico. Sarà un successo?

Shaman King: il remake dell'anime segna l'inizio di un nuovo Shaman Fight
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Sono trascorsi vent'anni esatti dall'esordio del primo adattamento televisivo di Shaman King, due lunghi decenni in cui i fan dei carismatici personaggi nati dalle matite di Hiroyuki Takei non hanno mai smesso di chiederne a gran voce un rifacimento completo e fedele al manga originale (per tutti i dettagli sull'opera vi suggeriamo di consultare il nostro speciale sul manga di Shaman King). C'è voluto del tempo, ma anche grazie alla notevole popolarità riscontrata dai molteplici spin-off della serie quel sogno all'apparenza irrealizzabile sta finalmente diventando realtà.

Composto a quanto pare da 52 episodi soltanto, il remake di Shaman King è approdato sul circuito televisivo nipponico lo scorso primo aprile e prossimamente farà capolino anche su Netflix Italia, anche se al momento non sappiamo ancora se l'opera sarà soltanto sottotitolata o se addirittura presenterà il doppiaggio in lingua italiana. In attesa che la piattaforma di streaming dia ufficialmente inizio allo Shaman Fight anche nel Bel Paese, abbiamo visionato il primo episodio in lingua giapponese e di seguito vi proponiamo le nostre impressioni preliminari sul rifacimento realizzato dallo studio Bridge.

Lo sciamano, il secchione e il samurai leggendario

Seguendo l'esempio del remake di Dragon Quest: Dai - La Grande Avventura (a proposito, qui trovate la nostra anteprima di Dragon Quest: Dai - La Grande Avventura), la prima puntata del nuovo anime di Shaman King si apre con una delle scene più importanti del manga, anticipando di parecchi episodi l'introduzione del principale antagonista del racconto: un potentissimo sciamano vissuto mille anni prima dei fatti raccontati nella serie e reincarnatosi in uno dei due bambini partoriti dall'esile Asakura Keiko.

Temendo che uno dei gemelli ospiti l'anima del malvagio antenato Hao, il saggio capofamiglia Asakura Yohmei tenta a malincuore di uccidere entrambi i nipotini, ma un fatale momento di esitazione consente al primo nascituro di evocare l'invincibile Spirit of Fire per difendersi dall'attacco del nonno e di dileguarsi senza lasciare traccia. Una fatalità, come dicevamo, che il fumetto di Takei rimandava addirittura fino al capitolo 143, ma che a conti fatti rappresentava l'evento scatenante dell'intera vicenda, in quanto tracciava in maniera indelebile i destini che da quel momento sarebbero toccati sia al protagonista Asakura Yoh che al malvagio fratello Hao.

La storia vera e propria di Shaman King ha inizio tredici anni più tardi, quando uno studente in ritardo si introduce nel cimitero del Tempio Saigan nella speranza di imboccare una scorciatoia e raggiungere in tempo la scuola preparatoria. Basso, brillante e costantemente dedito allo studio, Oyamada Manta si imbatte quasi per caso nello spensierato Yoh, che già durante il loro primo incontro si dimostra in grado di poter conversare con gli spiriti dei defunti.

Terrorizzato, lo studentello decide di darsi alla fuga, ma il giorno seguente il povero Manta realizza che lo strambo ragazzo intravisto la notte precedente è il suo nuovo compagno di classe, che tuttavia finge di non conoscerlo per non svelare il proprio segreto a tutta la classe. Sempre più determinato a scoprire la vera identità del compagno, Manta decide dunque di pedinarlo e, una volta lontani da occhi indiscreti, Yoh gli si presenta come uno sciamano, ossia uno degli individui che fanno da tramite tra il mondo terreno e l'aldilà.

Difatti, il ragazzo può fondersi e possedere gli spiriti dei trapassati, che una volta all'interno del suo corpo gli consentono di sfruttare provvisoriamente le abilità e le tecniche di combattimento che questi possedevano quando erano ancora in vita. È esattamente quello che accade con lo spirito di Kubizuka Amidamaru, un leggendario samurai che 600 anni prima venne condannato alla decapitazione per aver ucciso numerose persone, e che in seguito a una curiosa catena di eventi deciderà di diventare il partner dello stesso Yoh nell'imminente Shaman Fight.

Un incoraggiante nuovo inizio

Visionando il primo episodio di Shaman King appare evidente l'intenzione di svecchiare l'opera di Takei e snellirla dove possibile, senza però rinunciare a realizzare un adattamento fedele del fumetto. Non a caso, lo staff ha utilizzato saggiamente il minutaggio a disposizione per unificare i primi due capitoli del manga, riassumendone i passaggi fondamentali ed eliminando quelli superflui o addirittura ripetitivi.

Un'operazione che a giudicare dal titolo della seconda puntata, che appunto suggerisce l'esclusione di tre interi capitoli tutto sommato "riempitivi", siamo certi non si rivelerà affatto un caso isolato. Se da una parte questi autentici tagli possono essere ricondotti alla necessità di contenere il numero di episodi e di conseguenza il budget da destinare alla serie, dall'altra vi è la concreta possibilità che lo studio Bridge voglia dare al racconto un piglio nuovo e meno sconclusionato. D'altronde, parliamo di un'opera che ha più di due decenni sulle spalle, e che già a suo tempo faticava a imboccare una direzione chiara e precisa, alterando continuamente e spesso in maniera ingiustificata il ruolo dei personaggi comprimari. A tal proposito, la scelta di introdurre anzitempo la figura chiave di Asakura Hao, che appunto fungerà da antagonista principale per tutta la vicenda, potrebbe rivelarsi azzeccata, in quanto la scena della sua burrascosa resurrezione anticipa sconvolgenti rivelazioni e sviluppi potenzialmente drammatici. Un succoso antipasto di quello che verrà, e che pertanto riesce a catturare l'attenzione dello spettatore e a incuriosirlo circa il destino dei due gemelli sin dai primissimi minuti della visione.

Nonostante i ritocchi finalizzati a rendere la sceneggiatura più seria, convincente e soprattutto scorrevole, il remake di Shaman King non ha comunque rinunciato alla sua originale vena comica, che nel buffo personaggio di Manta ha sempre trovato la sua massima espressione. Bassissimo e puntualmente armato di dizionario, il timido e fifone studente di liceo funge infatti da osservatore razionale degli eventi ed essendo del tutto estraneo agli spiriti e allo sciamanismo, le sue reazioni dinanzi alle stramberie che affollano il mondo di Yoh sono esagerate e spassose come le ricordavamo. Al pari dei combattimenti, gli scambi di battute tra lo spensierato Yoh e il razionale Manta costituivano del resto uno degli elementi vincenti del prodotto.

Se ci riteniamo più che soddisfatti del lavoro svolto sulla sceneggiatura e sui personaggi, la cui caratterizzazione è stata rispettata alla perfezione, gli elementi al momento in nostro possesso non ci permettono di sbilanciarci con giudizi circa le animazioni, anche perché questo primo episodio non presenta sequenze particolarmente concitate. In compenso, il character design ci ha già convinti, in quanto il tratto pulito di Toshihiko Sano si addice e riproduce con assoluta precisione i lineamenti delicati degli attori principali, che invece nella serie televisiva prodotta nel 2001 apparivano troppo grezzi e sproporzionati.

Il livello di dettaglio non sarà elevatissimo, ma del resto lo stile di disegno dello stesso Takei è sempre stato moderato, tant'è che i suoi personaggi apparivano troppo esili e caricaturali anche nelle tavole più seriose. Efficaci chiaroscuri e gradevoli giochi di luce contribuiscono in ogni caso a plasmare un prodotto godibile e fascinoso, la cui qualità si attesta al di sopra della media.

Nulla da eccepire, al momento, sulla traccia doppiata in lingua giapponese, che per la gioia dei fan storici vede coinvolti gli stessi interpreti vocali che parteciparono all'anime del 2001. Finora l'unico personaggio a vantare una voce diversa è lo stesso Yoh, doppiato stavolta dalla talentuosa Yoko Hikasa (Pitohui/Elsa Kanzaki in Sword Art Online Alternative: Gun Gale Online). Come avevamo ipotizzato in un nostro precedente articolo, il nuovo accostamento vocale ci sembra molto più indovinato del precedente, in quanto Hikasa dispone di un timbro giovanile, pacato e perfettamente in linea coi toni adoperati in genere dal gentile e tranquillo Asakura Yoh.

Se le sigle di apertura e chiusura ci sono parse meno ispirate di quelle che accompagnavano il precedente adattamento televisivo di Shaman King, lo stesso non si può dire per la colonna sonora composta da Yuuki Hayashi, che appunto include dei brani alquanto coinvolgenti.

Shaman King Considerati i flop delle recenti produzioni targate Bridge, avevamo non pochi dubbi sulla resa finale del remake di Shaman King, ma al contrario il primo episodio della nuova serie è riuscito a fugarli quasi tutti. Seguendo l’esempio del rifacimento di Dai no Daibouken realizzato in tempi recentissimi da Toei Animation, Bridge potrebbe invero regalare ai fan storici di Asakura Yoh e compagni un adattamento animato completo e per di più conciso, colmando alcune delle storiche pecche imputabili all’opera originale di Hiroyuki Takei. Se questa prima puntata non è sufficiente per valutare la bontà delle animazioni, il character design, la colonna sonora e il doppiaggio in lingua giapponese delineano invece un prodotto discreto e dilettevole, che pertanto ci auguriamo possa mantenersi su questo più che soddisfacente livello per tutta la durata dello Shaman Fight. Probabilmente Shaman King non sarà l’anime più coinvolgente della stagione appena iniziata, né quello meglio realizzato, ma siamo convinti che si rivelerà esattamente quello che gli affezionati hanno a lungo desiderato.