SSSS.Gridman, prime impressioni sul nuovo anime mecha di Studio Trigger

Il nuovo anime mecha di Studio Trigger è un reboot del vecchio tokusatsu Denkou Choujin Gridman: analizziamo i primi due episodi...

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La stagione dell'animazione giapponese appena iniziata ha portato con sé alcuni titoli davvero interessanti. Tra questi c'è SSSS.Gridman, nuovo lavoro del mai troppo elogiato Studio Trigger e reboot del vecchio tokusatsu Denkou Choujin Gridman, realizzato per celebrare il venticinquesimo anniversario della serie. Al momento sono stati trasmessi appena due episodi, ma tra citazioni, regia, animazioni e personaggi, c'è già abbastanza materiale di cui discutere.

Orrore e consapevolezza

La cosa che più salta all'occhio durante la visione del primo episodio di SSSS.Gridman sono le reazioni delle persone coinvolte nelle vicende della storia. Il modo in cui i personaggi rispondono a stimoli forti capaci di stravolgere la loro quotidianità è squisitamente naturale, al punto da lasciare quasi interdetti, dopo anni di situazioni assurde accettate con una banale scrollata di spalle o metabolizzate in pochi secondi. Parte di questo risultato è stato ottenuto anche grazie a scelte di regia molto precise, che pescano a piene mani da Evangelion. Le lunghe inquadrature dedicate ai dettagli della struttura scolastica, ai cavi dell'alta tensione, ai ponti e al paesaggio urbano, spesso da angolazioni insolite, contribuiscono a creare un ritmo narrativo atipico per una produzione Trigger, da cui in genere ci si aspetterebbe azione frenetica dal primo all'ultimo minuto. Nei primi due episodi di Gridman la narrazione procede lentamente, accumulando la giusta tensione grazie a una serie di elementi carichi di mistero. Sono molti gli interrogativi che nascono nei primi minuti dell'anime. Il primo, forse il più interessante di tutti, riguarda il rapporto tra Rikka e Yuta. Perché il protagonista era a casa della compagna di classe? Cosa è accaduto il giorno prima che Yuta perdesse la memoria? Ad aggiungere carne al fuoco ci pensa poi la misteriosa amnesia che coinvolge tutti gli abitanti della città al termine delle battaglie con i kaiju. È qui che l'anime di Trigger prende in parte le distanze dalla serie originale. In Denkou Choujin Gridman l'azione si svolgeva tutta all'interno di un mondo virtuale. Nel nuovo anime, invece, gli scontri si combattono in città e le vittime sono (apparentemente) reali. Questo mette il protagonista e i suoi amici di fronte a una responsabilità e a pressioni psicologiche ben più difficili da gestire.

Personaggi interessanti

Se c'è una cosa in cui lo Studio Trigger ha più volte dimostrato di essere maestro è la capacità di creare figure memorabili, anche (e soprattutto) tra i personaggi secondari. Nei primi due episodi di Gridman sono già stati introdotti "attori" promettenti, sia in termini di caratterizzazione grafica che (per quel poco che è stato mostrato) dal punto di vista psicologico.

Dopo appena due puntate, Akane Shinjou e Rikka Takarada hanno già diviso la fanbase sul delicato tema "waifu". Da una parte abbiamo una ragazza sensibile, dal carattere poco appariscente e dai fianchi pronunciati. Dall'altra una prosperosa studentessa modello con un lato oscuro e fuori controllo. Questo binomio viene portato avanti dagli stessi autori nella splendida sigla finale gestita da Mayumi Nakamura. Al duo femminile si affiancano l'appassionato di Ultraman, Shou Utsumi, e il misterioso Samurai Calibur, che ha già suscitato l'interesse dei fan grazie ad alcune pose, battute e situazioni memorabili.

Animazione al top

Il passaggio dalle scene di vita quotidiana alle violente battaglie tra Gridman e i kaiju segna uno stacco netto sia nei ritmi narrativi che nella tipologia di animazione. Le battaglie mischiano sapientemente tecniche di animazione tradizionale a un attento uso del computer, dando vita a sequenze potenti ed efficaci. Ciò che colpisce di più è la naturalezza con cui sono stati amalgamati elementi appartenenti a generi molto diversi tra loro senza ottenere un risultato forzato. Oltre a vantare un design perfettamente in linea con quello dei kaiju tradizionali, le creature che attaccano la città si esibiscono in animazioni goffe che rimandano ai costumi di scena usati sui set dei tokusatsu. Lo stesso accade con le coreografie degli scontri, realizzate con una tale cura da soddisfare i fan di due manifestazioni artistiche molto diverse tra loro. La ciliegina sulla torta è il prezioso lavoro della regia nella scelta di inquadrature perfette per replicare l'illusione delle proporzioni "giganti" tipica del genere di riferimento. Se le scene scolastiche pescano a piene mani dal lavoro di Hideaki Anno in Evangelion, le battaglie attingono soprattutto dall'Anno di Shin Godzilla. L'evidente ispirazione non deve però sminuire l'ottimo lavoro svolto da Akira Amemiya, la cui mano è palese in ogni fotogramma proiettato fino a questo momento.

SSSS.Gridman SSSS.Gridman è forse la serie più sorprendente della nuova stagione dell’animazione giapponese. I primi due episodi hanno una personalità spiccata e immediatamente riconoscibile, che gli permette di catturare senza sforzo l’attenzione degli spettatori. Tecnicamente parlando ci troviamo di fronte a un’opera davvero impossibile da ignorare. Non ci resta che attendere le prossime puntate per capire se la storia e i personaggi si svilupperanno a dovere, seguendo la tradizione dello Studio Trigger.