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The Seven Deadly Sins L'ira degli dei: recensione della terza stagione

La terza stagione di The Seven Deadly Sins non è riuscita purtroppo a puntare sui suoi punti di forza dimostrandosi al di sotto delle aspettative.

recensione The Seven Deadly Sins L'ira degli dei: recensione della terza stagione
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Dopo aver analizzato i primi episodi della terza stagione dell'anime The Seven Deadly Sins, siamo ora pronti a presentarvi la recensione completa. Purtroppo vi anticipiamo da subito che questa nuova tornata di episodi non ha saputo puntare in maniera soddisfacente sui pregi che in passato hanno saputo catturare l'attenzione di un gran numero di spettatori. La serie, disponibile da poco su Netflix, risulta per certi versi vicina alla terza stagione di Castlevania, dimostrandosi in più punti eccessivamente prolissa e priva di pathos. Alle redini del progetto troviamo non più A-1 Pictures, come nelle precedenti stagioni, ma Studio Deen: il cambio di staff di animazione ha peraltro influito pesantemente sul comparto tecnico della produzione, enormemente inferiore alle iterazioni precedenti.

Una luce troppo fioca

Nonostante l'ottimo successo raggiunto in Giappone e il buon riscontro di pubblico ottenuto anche nel nostro Paese (soprattutto grazie all'anime) va sicuramente specificato che l'opera, fin dalle origini, non ha mai cercato di puntare su una trama particolarmente elaborata, optando invece per la più classica delle strutture battle shonen, con i protagonisti impegnati a usare le loro speciali abilità per sconfiggere avversari sempre più forti.

Se però nelle prime due stagioni i difetti strutturali dell'anime sono stati in gran parte mitigati da alcuni villain iconici e da combattimenti alquanto spettacolari (quest'ultimi supportati da un comparto tecnico di tutto rispetto), in questa terza stagione uno dei capisaldi dell'opera, cioè il lato action, è stato parecchio sacrificato in favore di numerosi momenti di dialogo eccessivamente dilatati.

Purtroppo, quanto previsto in fase di anteprima si è di fatto realizzato: il non puntare più in maniera massiccia su i Dieci Comandamenti come minaccia principale ha inevitabilmente indebolito di molto la struttura narrativa dell'opera, incapace di proporre una scrittura interessante come in passato.

Seppur nell'arco degli episodi siano presenti alcuni spunti gradevoli, come la guerra millenaria capace di focalizzarsi su alcuni eventi avvenuti 3000 anni prima rispetto alla storyline principale, l'anime - soprattutto nella prima metà - non riesce in nessun modo a dare il massimo, continuando a rimandare le battaglie chiave attraverso alcuni espedienti narrativi che probabilmente anche i fan più accaniti faranno fatica a digerire completamente. Nel corso di questa nuova season, il momento più toccante sarà infatti riservato al passato di Meliodas ed Elizabeth, seppur anche in questo caso ci si ritroverà ad attendere particolari colpi di scena in realtà inesistenti.

Il problema principale di questo nuovo blocco di episodi è sicuramente il ritmo, dato che si dovrà aspettare di superare ampiamente la seconda metà dell'anime per trovarsi davanti a qualche combattimento soddisfacente. La stessa guerra combattuta 3000 anni prima (mostrataci appunto all'inizio della stagione) viene in più punti dimenticata (così come i personaggi che ne hanno fatto parte) rendendo di fatto la parentesi iniziale quasi più un riempitivo, nonostante l'importanza degli eventi mostrati capaci di avere delle ripercussioni anche sul presente.

La trama, in più punti, sembra così sul punto di decollare con forza, con i Sette Peccati Capitali intenzionati a porre fine al dominio dei Dieci Comandamenti, seppur di fatto questo non avvenga, aprendo le porte a un altro dei grandi problemi di tutti e 24 gli episodi: il modo in cui sono stati gestiti gli antagonisti.

Un male troppo blando

A stupire (purtroppo in negativo) è in primis la maniera in cui si è deciso di trattare Zeldris per tutta l'intera stagione, quasi come se si trattasse di uno sprovveduto qualunque e non del temibile capo dei Dieci Comandamenti. Dal modo a tratti illogico in cui si accorge che i suoi alleati sono stati tutti sconfitti (o imprigionati), così come i momenti con cui interagisce con i Peccati Capitali, tra cui Merlin, il villain appare di fatto depotenziato rispetto al passato, incapace di incarnare quella grinta e quel senso di minaccia caratteristici anche dei suoi fidati compagni. Ed è proprio la sproporzione con quanto visto nella seconda stagione a far storcere maggiormente il naso.

I Dieci Comandamenti sono stati da subito presentati come avversari spietati e implacabili in grado di dare del filo da torcere tanto a Meliodas quanto ai suoi numerosi alleati. Nel corso di questi 24 episodi invece, venendo anche di fatto a mancare gli iconici villain, si è deciso di optare su combattimenti esageratamente blandi e su un senso di minaccia praticamente inesistente.

Lo stesso scontro con Melascula, ad esempio, si risolve in modo troppo semplicistico (con addirittura una sequenza in cui Merlin riprende il villain spiegandogli come avrebbe dovuto fare per vincere), senza contare la maniera con cui sono stati gestiti altri antagonisti quali il maestro di Meliodas ed Estarossa, quest'ultimo trattato in maniera poco approfondita. Insomma, da qualsiasi parte la si voglia guardare, questa terza stagione risulta di fatto la più debole tra quelle proposte, incapace di puntare sugli aspetti maggiormente incisivi dell'anime (nonostante vari buoni spunti purtroppo poco sfruttati) rinchiudendosi eccessivamente in parti discorsive o esageratamente dilatate atte più alla funzione di preambolo che altro. Anche la gestione di Meliodas appare esageratamente appannata, vista l'inclinazione degli autori a giocare un po' troppo con la sua natura di demone, senza oltretutto settare per bene la sua forza, capace di travolgere tutti in alcuni momenti salvo poi farsi battere facilmente in altri frangenti.

Lo squilibrio dei poteri dei numerosi personaggi in campo è un'altra delle spinose questioni di questa tornata di episodi, dato che molto spesso in determinate scene si farà riferimento a livelli fuori scala dei personaggi o benedizioni piovute dal cielo in grado di rendere alcuni guerrieri esageratamente overpower, lasciando invece indietro altri personaggi che proprio nel corso dell'avventura non hanno trovato chissà quanto spazio, basti pensare ad esempio a Ban.

Anche dal punto di vista del world building purtroppo si è deciso di andare in una direzione esageratamente confusionaria, inserendo all'interno del calderone cavalieri sacri, eroi leggendari, angeli, demoni, giganti e molti altri elementi male amalgamati. Questa terza season assume quindi, proprio come quanto visto in Castlevania, una semplice preparazione a una battaglia più grande, rinunciando però a tutto il resto.

Se i fan di tutto il mondo si sono lamentati principalmente del lato tecnico, è purtroppo doveroso constatare quanto anche dal lato narrativo questa terza stagione non sia stata in grado di reggersi pienamente sulle proprie spalle, presentando sì alcuni spaccati introspettivi interessanti ma incapaci di sostenere da soli il peso dell'intera serie.

L'assenza stessa di combattimenti realmente avvincenti e di villain ben caratterizzati ha inevitabilmente portato alla luce in maniera marcata molti dei difetti che l'opera si è da sempre trascinata dietro, seppur appunto mitigati da una componente action soddisfacente. Ovviamente speriamo con tutto il cuore che con la quarta e conclusiva stagione l'anime riesca a ritrovare la strada perduta, riprovando a puntare con forza tanto sui suoi numerosi protagonisti quanto su combattimenti al cardiopalma.

The Seven Deadly Sins: Wrath of the Gods Purtroppo la terza stagione di The Seven Deadly Sins non ha saputo replicare la buona qualità delle precedenti, risultando a conti fatti un piccolo grande passo falso. La serie, criticata aspramente dai fan soprattutto per un comparto tecnico inferiore a quanto visto in passato, in realtà risulta carente sotto numerosi punti di vista, a cominciare da quello narrativo, anche a livello di caratterizzazione dei personaggi. Ormai non rimane che aspettare la quarta e conclusiva stagione per capire davvero se l'anime riuscirà a risollevarsi del tutto o se sprofonderà definitivamente nel baratro della mediocrità.

5.5