The Seven Deadly Sins: Revival of the Commandments, l'analisi del primo episodio

In attesa che venga distribuita su Neftlix, abbiamo visionato la prima puntata di Revival of the Commandments, la nuova stagione di The Seven Deadly Sins.

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Li avevamo lasciati intenti ad espiare i loro "peccati", mettendo in gioco la propria vita pur di salvare quella della principessa Elizabeth e mantenere la pace nel regno di Lionesse. Ed ora li incontriamo di nuovo, a circa quattro anni di distanza dall'uscita della prima serie animata, pronti ad affrontate una minaccia ancora più grande e temibile, che gli assidui divoratori del manga di Nakaba Suzuki già conoscono alla perfezione. I Sette Peccati Capitali, insomma, si apprestano a tornare sui nostri schermi con The Seven Deadly Sins: Revival of the Commandments, sequel ufficiale delle avventure di Meliodas e compagni, un gruppo di formidabili guerrieri nel cui passato albergano mistero, dolore e rammarico.
Sotto la scocca di una vivacità e di un'allegria quasi infantile, si nasconde quindi un sotto testo più cupo e drammatico, che non tarderà a palesarsi. L'inizio di questa nuova stagione non fa che confermarlo: attualmente in corso d'opera in Giappone, e dalla distribuzione ancora incerta nel nostro paese, Revival of the Commandments esordisce con una prima puntata che comincia e si conclude avvolta dalle ombre. Un'oscurità di cui persino l'invincibile Meliodas, il drago dell'ira, sembra avere paura.

Una luce distante pulsa nel buio della notte

Elizabeth, in fondo, resta una sognatrice: crede ancora nella bontà degli esseri umani, si abbandona quasi scioccamente al prossimo con fiducia incontaminata, con fare tanto puro e candido quanto ingenuo e pericoloso. Ma i suoi "sogni" non sono solo pregni di speranza: dai suoi incubi notturni sembrano provenire presagi infausti, esattamente come quelli premonitori del padre, il re Bartra, nelle cui visioni un'orda di informi figure demoniache si staglia contro il regno di Camelot.

Meliodas, Ban, Merlin, King, Diane e Gowther ne sono al corrente e si accingono pertanto a partire alla volta del regno di Artù, allo scopo di prevenire ogni possibile disgrazia. Ma non prima di concedersi un minimo di svago: dopotutto, benché siano trascorsi alcuni anni dalla messa in onda dell'ultimo episodio, nell'universo della serie sono passati soltanto pochi giorni dalla terribile battaglia conclusiva della scorsa stagione.
E coerentemente con lo stile sopra le righe e giullaresco di The Seven Deadly Sins, anche questa prima puntata si muove costantemente in bilico tra il serio ed il faceto: da una parte insomma ritroviamo Meliodas con il suo atteggiamento sornione e spensierato, mentre dall'altra Ban con la sua insaziabile ed aggressiva malinconia.
Gli equilibri della pace nel reame di Lionesse sono in precario equilibrio, e Revival of the Commandments cerca di ricordarcelo in ogni occasione: i venti minuti di questo esordio oscillano pertanto tra momenti di frivola noncuranza ed istantanee più inquietanti, fulminee e pungenti, inserite al solo scopo di mantenerci sempre all'erta, nella consapevolezza che l'idillio non durerà a lungo.

Negli spettatori si rispecchia quindi lo stesso sguardo di Elizabeth, luminescente e gravido di armonia, ed allo stesso tempo intimorito dai segnali di una guerra inevitabile. Ma quali sono le minacce che attendono i nostri impavidi condottieri? Il capitano dei Sette Peccati Capitali sembra averne un certo sentore: ne percepisce il sopraggiungere inesorabile, digrigna i denti e stringe i pugni dal timore. Il suo solito sorriso lascia il posto ad un grugno un po' tremante, e traghetta la nostra fantasia verso i sentieri di un'epica nuova, più roboante e meno dimessa rispetto a quella della precedente stagione, finalmente in grado di svelare tutto il potenziale sopito di uno shonen che, nonostante il piglio un po' grottesco e superficiale, nasconde molte frecce nella propria faretra. Chiunque segua il manga sa che questo nuovo arco narrativo condurrà l'opera di Suzuki verso una maturità artistica e concettuale, merito anche dell'aggiunta di nuovi, affascinanti personaggi e di antagonisti di un certo spessore caratteriale. Prima che il pericolo si insinui tra le pieghe della storia, tuttavia, Revival of the Commandments si prende il giusto tempo per ripresentare al pubblico tutti i Peccati Capitali incontrati fino ad ora: una rapida panoramica utile ad introdurre il nuovo look di alcuni protagonisti, il cui guardaroba è stato rivisitato per quest'avventura, come se gli eroi si preparassero alla "quest" con un inedito equipaggiamento.
Le terminologie utilizzate solitamente per i giochi di ruolo non sono casuali: già di per sé The Seven Deadly Sins attinge a piene mani all'epica fantasy-cavalleresca, e declina in forma animata molte delle regole tipiche dei GDR (si prendano ad esempio i vari Peccati, ognuno dotato di capacità che lo accomunano ad una "classe" specifica). Nella prima puntata, inoltre, il paragone con le esperienze ruolistiche (ludiche o cartacee che siano) viene esplicitato fino in fondo: Merlin, d'altronde, dona a Hawk un particolare artefatto magico, sotto forma di orecchino, che gli permette (come se fosse lo scouter in dotazione ai saiyan di Dragon Ball) di misurare il livello di potenza dei cavalieri, non solo nella sua totalità, ma anche come appare tripartito nelle diverse categorie di Forza, Magia e Spirito.

Verrebbe da pensare che, come più volte ripetuto nella scorsa serie, sia Meliodas il Peccato più forte di tutti. Ed invece, The Seven Deadly Sins riserva qualche sorpresa anche su questo fronte: affinché il gruppo sia completo, del resto, all'appello manca ancora un altro membro. Tra le sagome in penombra mostrate nella bellissima sigla d'apertura, è possibile scorgere, di sfuggita, la sua figura trionfale e "leonina".

The Seven Deadly Sins Si farà attendere ancora a lungo qui da noi, ma Revival of the Commandments potrebbe davvero valere il tempo dell'attesa. Pur dinanzi ad una puntata d'esordio che si limita a svolgere un compito di routine, recuperando il tono caratteristico della serie e pennellandolo con qualche cono d'ombra più tetro, a “tentare” la curiosità dei fan è soprattutto l'accenno a risvolti narrativi potenzialmente molto più solidi ed epici in confronto a quelli della passata incarnazione. I 24 episodi che compongono questo sequel, in sostanza, sono chiamati a traghettare l'immaginario dello shonen di Suzuki verso la consacrazione, lasciandosi alle spalle le incertezze della prima stagione. Dal canto nostro, noi continueremo a seguire le gesta dei Sette Peccati Capitali con attenzione e costanza. Vi suggeriamo spassionatamente di fare lo stesso: più che un consiglio, è un “comandamento”.