The Seven Deadly Sins Wrath of the Gods: analisi del primo episodio

La terza stagione dell'anime tratto dal manga di Nakaba Suzuki è finalmente iniziata, ma la puntata d'esordio non ha saputo convincerci fino in fondo.

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La seconda stagione dell'anime tratto dal manga di Suzuki, The Seven Deadly Sins: Revival of the Commandments, aveva chiuso il primo arco narrativo della battaglia contro i Comandamenti con una fretta ed un'approssimazione che non rendevano di certo giustizia all'opera cartacea. I nostri peccatori preferiti si erano cimentati in uno scontro estremamente arduo persino per loro, e tra (prevedibilissimi) ritorni e tristi dipartite, dopo un periodo di terrore la lotta per la liberazione del regno di Liones può finalmente iniziare. Benché abbia subito molte perdite, il clan dei demoni continua a spadroneggiare, mentre Meliodas e Ban si fanno strada per annientare ciò che resta di questi orribili mostri.

Da dove si era interrotta la vicenda di Revival of the Commandments, insomma, comincia la terza stagione di The Seven Deadly Sins, sottotitolata Wrath of the Gods, un ciclo di 24 episodi che promette di trasporre in formato animato le battute conclusive di un manga ormai prossimo alla fine. Chiunque sia al passo con la pubblicazione di Suzuki saprà già quali eventi ci attenderanno, alcuni densi di una notevole carica di epicità. Ed è proprio una simile consapevolezza che ci porta a temere per la riuscita di questa season. Il passaggio di consegne allo studio Deen, infatti, ha comportato un evidente calo qualitativo dell'animazione: non certo le premesse più confortanti per le puntate in cui la storia dei Sette Peccati Capitali dovrebbe raggiungere il suo apice.

Una sequela di peccati

Una regola non scritta del mondo dell'intrattenimento recita che in un'opera occorre iniziare e finire nel migliore dei modi, per accalappiare immediatamente lo spettatore e per lasciarlo con un ottimo ricordo di ciò a cui ha assistito. Ebbene, Studio Deen sembra aver dimenticato questo semplicissimo dettame, dal momento che l'incipit della terza stagione è tutt'altro che rimarchevole, praticamente sotto qualsiasi punto di vista.

Rifuggendo l'epicità e la tensione, la prima puntata si limita a fungere da raccordo con la conclusione di Revival of the Commandments, figurandosi semplicemente come un episodio che, invece di stuzzicare l'interesse dei fan, non fa altro che insospettirlo sul futuro della saga, quantomeno sul piano della resa visiva. I minuti iniziali riassumono in breve lo status quo del regno: la controffensiva dei Peccati è sempre più aggressiva, con Meliodas e Ban che - in ritrovata simbiosi - si dilettano a massacrare qualunque mostro incrociano sul loro cammino, in attesa di scagliare l'attacco finale a Zeldris, fratello del Dragon Sin a capo dei Comandamenti.

La squadra di demoni d'élite, dal canto suo, è allo stremo delle forze: Estarossa è ancora gravemente provato dal duello contro Escanor, mentre di Moonspeet e Derrieri non c'è più traccia. Gli altri, invece, sono stati definitivamente annientati. O almeno così sembra.

Nonostante i Peccati appaiano in vantaggio, in realtà anche tra le loro fila si percepisce una forte tensione: all'appello mancano infatti King e Diane, e solo con un team pienamente unito c'è una minima speranza di trionfare. Senza dimenticare che la rinnovata crudeltà di Meliodas, mostrata alla fine della precedente stagione, ha incupito non solo il Capitano, ma anche la dolce Elizabeth, che teme il ritorno dell'anima demoniaca del suo amato.

Senza focalizzarsi troppo sugli aspetti più oscuri e perversi della narrazione, e senza bilanciare adeguatamente pathos e divertimento, Wrath of the Gods comincia con pigrizia, inscenando una sequela di situazioni estremamente tipificate, utili solo a rimettere in chiaro la schiacciante potenza dei Peccati Capitali in confronto alla masnada di demoni comuni.

Anche al netto di un avvio soporifero, di per sé non ci sarebbe nulla di troppo negativo nel voler imbastire un episodio "introduttivo" che faccia leva principalmente sull'azione e non sull'introspezione, se non fosse per una messa in scena davvero approssimativa.

A colpire più di tutto sin dai primissimi istanti di visione è stata la censura che ha indispettito i fan, apportata al sangue e alle ferite: in verità si tratta di un falso problema, perché la rimozione delle sequenze più crude sarà molto probabilmente limitata alla distribuzione sulle reti televisive giapponesi, mentre oltreoceano ed in formato home video potremo ammirare la brutalità delle battaglie nella sua interezza. Quello che difficilmente potrà cambiare, a scanso di una maggiore attenzione in fase di produzione o di un considerevole aumento di budget, è invece la realizzazione delle animazioni e del disegno in generale. Già le precedenti trasposizioni animate a cura di A-1 Pictures non erano state in grado di riprodurre il tratto più affilato che Suzuki sfoggia tra le pagine del manga, preferendo un piglio più tondeggiante ed affusolato: con l'avvento dello Studio Deen, in aggiunta, l'intera cornice grafica si fa pesantemente più raffazzonata ed involontariamente comica.

In un episodio che si concentra sull'azione, esordire con animazioni grossolane, grezze e poco fluide è di per sé un pessimo biglietto da visita; se poi aggiungiamo un'espressività a tratti quasi deforme, delle proporzioni squilibrate e - nel complesso - un tocco quasi amatoriale, ne consegue che gli attuali timori della fanbase sono francamente giustificati.

Molti anime si sono salvati in corso d'opera, migliorando progressivamente la qualità estetica, come nell'eclatante esempio di Dragon Ball Super: la speranza è quindi che anche Wrath of the Gods possa rifinire al meglio alcuni passaggi, specialmente in vista dei futuri risvolti narrativi.

The Seven Deadly Sins: Wrath of the Gods Quella di Wrath of the Gods è una falsa partenza: ovvi problemi di produzione hanno dato forma ad una puntata ruvida, pigra e poco accattivante, la quale, pur basando la maggior parte del suo minutaggio sull’azione, non si dimostra capace di supportala a dovere con animazioni sufficientemente rifinite. Considerate le premesse, dopo una seconda stagione abbastanza claudicante, questa terza tornata di episodi rischia di arrancare ancora di più. La matita di Suzuki e la mitologia legata ai Seven Deadly Sins meritano di certo un’attenzione ed un impegno produttivo più dignitosi: altrimenti la furia degli dèi che dà il titolo alla stagione si trasformerà ben presto nell’ira degli appassionati.