Tsugumi Project: il Giappone post-apocalittico secondo ippatu

La prima prova di ippatu è un seinen post-apocalittico ambientato in un Giappone disabitato da 200 anni. Analizziamo il nuovo manga edito da J-Pop.

Tsugumi Project: il Giappone post-apocalittico secondo ippatu
INFORMAZIONI SCHEDA
Articolo a cura di

J-Pop porta in Italia un altro manga edito dalla casa editrice francese Ki-oon (dopo Beyond the Clouds di cui potete leggere le nostre prime impressioni sul primo volume) regalandoci un'opera seinen dagli interessanti risvolti narrativi e dai disegni che raggiungono l'eccellenza.

Tsugumi Project, prima opera del mangaka ippatu, è un esordio davvero promettente per il talentuoso assistente di Jiro Taniguchi. Pochi o nessuno i punti in comune con l'apprezzato autore di Al tempo di papà e L'uomo che cammina, ma uno stile di disegno peculiare e un tratto sorprendente.

L'eroe insicuro nel Giappone post-apocalittico

È Leon il protagonista di Tsugumi Project, gettato nella mischia in un inospitale Giappone distrutto da ormai 200 anni. Il soldato, ingiustamente accusato di spionaggio, ha l'opportunità di scontare la sua pena trovando l'arma che fu causa del bombardamento dell'arcipelago da parte degli altri paesi preoccupati per lo sviluppo dello Tsugumi. Con un incipit che ricorda quello del recente Hell's Paradise (edito da J-Pop), Tsugumi Project presenta un protagonista vittima di ingiustizia pronto ad affrontare creature mutate dalle radiazioni, animali aggressivi e misteri che si infittiscono nel tentativo di mettere mani sull'enigmatica arma dell'apocalisse.

Leon è un personaggio da subito apprezzabile per profondità psicologica da eroe indeciso, insicuro nonostante le sue capacità da soldato d'élite, spaventato dall'ignoto di una Tokyo in macerie ma abitata da strani essere ostili. Interessante la scelta di ippatu di conferire al protagonista questa debolezza "umana" e di puntare forte sul suo lato più vulnerabile, imperfetto, scongiurando la piattezza da eroe occidentale, impavido e deciso, mai in preda degli eventi come Leon, mai troppo pensoso o insicuro sul da farsi come il personaggio presentatoci nel primo volume di Tsugumi Project. Eroe fallibile, non invincibile, spesso fuggitivo, evasore del pericolo, operoso solo per eludere una minaccia, combattivo esclusivamente con intenzione difensiva, di sopravvivenza.

Sopravvivenza alle strane creature che popolano la vegetazione che rigogliosa si erge sugli edifici demoliti, in un habitat pregno di radiazioni e mutazioni, con specie animali evolute e sempre più vicine ad assumere aspetto e caratteristiche mostruose. Mutazione che sembra essere causa della strana forma assunta dall'altro personaggio principale, Tsugumi (che sia stato già rivelato l'oggetto della ricerca?) e il leone-orso Tora. La ragazzina della zampe d'uccello e l'enorme animale chimerico sono oggetto misterioso per Leon e per il lettore, selvaggia coppia affiatata di cui poco sappiamo e molto potremmo scoprire.

La razionalità "esplicita" di Leon e l'irrazionalità animalesca di Tora e Tsugumi creano una dicotomia visiva e narrativa, con pagine piene zeppe dei pensieri "invadenti", vignette ricoperte di riflessioni, di calcoli e valutazioni di un protagonista solitario (per obbligazione) e con tavole tutte visive e "silenziose" dedicate alla pura azione bestiale delle due strane creature. L'autore alterna due linee narrative che si differenziano notevolmente tra un protagonista la cui psicologia e i cui dissidi vengono sempre "mostrati", esplicitati, e un duo "disumana" la cui narrazione procede per sole immagini, per sola arte figurativa.

Lo stile di ippatu

Questa dicotomia narrativa determina anche un cambiamento nella gestione delle vignette, con quelle dedicata a Tora e Tsugumi che si affidano esclusivamente ai disegni di ippatu e ne dimostrano la maestria senza il sostegno di dialoghi e voce. Ippatu eccelle negli scorci mozzafiato, nei fondali, nei paesaggi dettagliatissimi e nelle architetture dal grande realismo, esaltandosi nei campi lunghi e in quelli lunghissimi.

Qualche punto in meno per la resa dei combattimenti, con qualche difficoltà nella rappresentazione della dinamicità degli scontri, difetto che viene però sovrastato dalla bellezza dei disegni statici, fermi, veri e propri quadri, squarci di notevole maestosità. E non è da meno il character design, con un Leon forse molto "classico", quasi anonimo, ma con Tsugumi e Tora con cui il mangaka supera le aspettative dando vita a due personaggi dall'aspetto unico e accattivante (Tsugumi ricorda un po' Nefertpitou di Hunter x Hunter), "mostri" imponenti, realistici, affascinanti, dal design che ipnotizza, dalla presenza scenica magnetica.