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Ultraman: prime impressioni sull'anime originale Netflix

Abbiamo visto in anteprima il nuovo anime originale di Netflix, sequel della serie TV del 1966: il Gigante di Luce è rinato.

first look Ultraman: prime impressioni sull'anime originale Netflix
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Nel 1966 la Tsuburaya Productions trasmetteva sulle TV nipponiche Ultraman, una serie TV live-action di azione e fantascienza in cui le dinamiche di una classica space opera incontravano quelle del genere super robot. Il successo di un simile personaggio fu tale che, a distanza di decenni, nel 2011 vide la luce un manga sequel della serie originale, serializzato da Shogakukan e realizzato da Eiichi Shimizu e Tomohiro Shiroguchi. L'opera, edita nel nostro Paese da Star Comics, ha riscosso un discreto successo, al punto da avallare la produzione di un adattamento anime. A farsi carico dell'onere è stato lo staff di Production I.G. in collaborazione con Sola Digital Arts; Ultraman è inoltre prodotto da Netflix, che distribuisce l'anime in esclusiva sulla piattaforma streaming a partire dal 1 aprile. Abbiamo avuto l'opportunità di visionare i primi 4 episodi della serie in anteprima e, in occasione di valutare il prodotto dopo la release ufficiale (una delle tante a rafforzare le nuove uscite Anime di Netflix), vogliamo raccontarvi le nostre impressioni preliminari.

Di padre in figlio

Ultraman, come già detto, è un seguito diretto dell'omonima serie TV degli anni Sessanta, ma per questo non dovrete spaventarvi: le informazioni essenziali su cosa sia accaduto in precedenza vengono sviscerate nel corso dei primi minuti del pilota, attraverso il semplice meccanismo di un narratore iniziale e di alcuni dialoghi successivi tra i protagonisti.

In ogni caso non sarà necessario conoscere per filo e per segno le gesta di Shin Hayata quando vestiva i panni del supereroe meccanico gigante: basti sapere che, un tempo, il Guerriero di Luce chiamato Ultraman decise di fondersi con il corpo di un essere umano, per permettergli di proteggere l'umanità dalle minacce interplanetarie. Il più grande nemico di Ultraman fu Zetton, ma al termine della grande battaglia con l'alieno il mecha decise di tornare sul proprio pianeta e di abbandonare il giovane Shin Hayata (membro della SSSP), privandolo dei ricordi della sua vita da paladino.

Sono passati quarant'anni da allora: Shin ha avuto un figlio, il piccolo Shinjiro, ed è tutt'ora ignaro del suo passato. Conserva solo frammenti di ricordi di una vita lontana e misteriosa. Un giorno, durante una visita al Museo Commemorativo del Gigante di Luce, un ormai anziano Shin incontra Ide, suo vecchio amico e collega, ma distoglie l'attenzione dal suo figlioletto Shinjiro, che osserva con ammirazione modellini e cimeli dedicati al leggendario Ultraman. Purtroppo il piccolo cade vittima di un incidente, cadendo rovinosamente dal terzo piano del museo. Tutti, però, rimangono stupiti dal fatto che il bimbo è praticamente illeso. Neanche il tempo di chiedersi cosa sia successo, però, che Shin prende Shinjiro e lo porta via, suscitando il sospetto e la curiosità di Ide.

Soltanto in seguito a questa vicenda Shin decide di confessare a Ide i suoi tormenti, facendo notare all'amico come egli possieda da tempo immemore una forza e una resistanza sovrumane: caratteri che, a quanto pare, anche la sua progenie ha misteriosamente ereditato. Ed è qui che l'ex eroe riscopre la verità: Ide lo aiuta a ricordare il suo passato vissuto nei panni di Ultraman e viene a conoscenza del fatto che l'alieno lasciò un'eredità genetica all'interno del suo corpo, trasmessa poi da Shin al piccolo Shinjiro. L'uomo, infine, scopre dall'amico che la SSSP svolge attualmente un lavoro di copertura per mascherare al mondo i suoi veri scopi: segretamente, infatti, l'organizzazione monitora la presenza di organismi alieni presenti sulla Terra, dal momento che un recente attacco da parte di una figura misteriosa sembra aver minacciato la pace interplanetaria per la prima volta dalla scomparsa di Ultraman, svariati decenni or sono.

Eredità

Gli anni, intanto, passano e Shinjiro è cresciuto. È un liceale come tanti, preso dalle amicizie e impacciato con le ragazze. Cova, però, un segreto di cui nessuno è a conoscenza: ha una forza fuori dal comune, è in grado di compiere balzi prodigiosi e non può provare dolore come un comune essere umano. Il protagonista non riesce a spiegarsi le origini di questi poteri finché non incappa in una figura sinistra: si tratta di Bemular, un guerriero in armatura metallica (molto simile a Ultraman) che afferma di odiare visceralmente l'eroe.

Da questo momento prende effettivamente corpo la trama dell'anime, che segue un andamento narrativo piuttosto classico: Shinjiro si ritrova di fronte a una responsabilità ingombrante e sarà costretto a prendere in eredità il ruolo che suo padre giocò nella guerra tra umani e alieni quasi cinquant'anni prima. Guidato dai vertici della SSSP, quindi, il giovane deve pian piano ritrovare se stesso, acquisire fiducia nelle sue potenzialità e accettare il fardello che gli è stato consegnato: diventare Ultraman ed essere il nuovo Gigante di Luce, un faro di speranza e protezione per tutto il genere umano.

Nei primi 4 episodi Ultraman imbastisce un racconto di origini, portandoci ad esplorare la nascita del nuovo eroe e le sue prime gesta nei panni del guerriero corazzato. Nei suoi meccanismi di scrittura essenzialmente semplici, possiamo dire che finora la trama funziona e risulta sufficientemente avvincente da spingerci ad attendere le puntate successive. Finora l'anime basa la propria sceneggiatura su pochi personaggi, facendo convergere il fulcro di tutta la scrittura sul personaggio di Shinjiro e sul rapporto complicato con suo padre: un legame padre-figlio estremamente classico, dapprima conflittuale, ma destinato ad evolversi progressivamente, di pari passo con la scoperta del giovane Hayata di poteri sempre nuovi e ancor più spettacolari.

L'eredità è il valore fondante di Ultraman: l'eredità di Shin verso Shinjiro, l'eredità dell'originale Ultraman verso il nuovo. Ma soprattutto, e ancor più importante a nostro parere, l'eredità del prodotto cartaceo originale verso l'adattamento di Production I.G. che rappresenta un apripista per tutte le roboanti uscite Netflix da qui a giugno. Sorge spontaneo il confronto tra manga e anime e dobbiamo dire che, purtroppo, in questo caso la nuova serie TV presta il fianco al fumetto in diversi spunti. Bisogna doverosamente premettere che Ultraman è un anime realizzato interamente in computer grafica, con modelli digitali al posto del classico disegno a mano.

Una pratica, ormai, sempre più diffusa e adoperata spesso e volentieri dagli studi raccolti sotto l'egida di Netflix. Molto spesso guardiamo con diffidenza simili prodotti: il promettente ma acerbo Ajin: Demi-Human è un esempio lampante di come il digitale, quasi sempre, rischia di soppiantare la peculiarità del disegno, facendo perdere alla produzione lo stile che avrebbe dovuto caratterizzarla. Ed è quanto accade in Ultraman: il tentativo di Production I.G. (studio che nel proprio palmares ha all'attivo prodotti illustri come L'Attacco dei Giganti) è senza dubbio lodevole, poiché il comparto visivo di Ultraman cerca di mantenere un design quanto più vicino possibile al tratto a mano, mescolandolo con la CGI e creando un effetto cell-shading da videogioco.

Il risultato è purtroppo altalenante: i modelli sono eccessivamente plastici e, nella maggior parte dei casi, del tutto inespressivi; a questa disamina si aggiunge anche un comparto di animazioni che, salvo le sequenze action, propone movimenti decisamente poco fluidi e innaturali. Si ha la sensazione netta, insomma, di trovarsi proprio di fronte alle cutscene di un videogioco piuttosto che a un prodotto di animazione.

Per fortuna il comparto tecnico, nel corso dei primi 4 episodi, fa vedere anche qualcosa di buono: le animazioni proposte nei combattimenti sono decisamente più fluide e spettacolari quanto basta, soprattutto quando avvengono gli scontri maggiormente pirotecnici tra l'eroe meccanico e altri alieni. Lo staff ha evidentemente lavorato moltissimo sulle movenze del protagonista, in modo da regalare iconicità ad Ultraman e di donare un certo peso scenico ai primi villain che si susseguono nel corso delle puntate. Ottimi, c'è da dirlo, anche gli effetti particellari, tra esplosioni e raggi di luce, così come il modello poligonale dell'armatura di Ultraman, ma anche in questo caso la tecnica digitale crea un contrasto tra l'aspetto cartoonesco dei personaggi e gli scenari, realizzati con un piglio decisamente più realistico.

Rispetto al manga di Shimizu e Shimoguchi, in ogni caso, la sensazione è che l'anime di Ultraman rinunci all'estro registico dell'opera originale per proporre una messa in scena più scolastica, valorizzata unicamente da un comparto sonoro lodevole (ci siamo già innamorati della soundtrack che accompagna le gesta più eroiche di Ultraman).

Molte delle tavole più interessanti mostrate nell'opera madre, ad esempio, sono state sostituite da inquadrature più statiche e meno coraggiose, mentre sul versante narrativo (o della messa in scena stessa) abbiamo notato che qualche piccolo dettaglio è stato modificato rispetto al manga. Annoveriamo tra questi momenti la prima trasformazione di Shinjiro in Ultraman, ad esempio, o un particolare momento nel duello tra Bemular e Shin.

Ultraman Il nostro primo contatto con Ultraman ci ha lasciati, per adesso, soddisfatti solo a metà. Posta la semplicità della scrittura, troviamo che la messa in scena trovi nell'utilizzo della computer grafica una condizione che è al tempo stesso croce e delizia: quest'ultima perché le animazioni dei combattimenti e i modelli delle corazze metalliche confermano gli sforzi dello staff di Production I.G. D'altro canto, tuttavia, l'impiego del digitale a sostituzione del disegno a mano continua a creare un fastidioso "effetto videogioco": e se, da un lato, è possibile apprezzare la cura riposta negli effetti particellari, dall'altro troviamo personaggi plastici e inespressivi. Un elemento, questo, che fa perdere valore artistico al prodotto e, soprattutto, non rende giustizia al comparto visivo del manga da cui è tratto.