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Un marzo da leoni: analisi preliminare del nuovo anime disponibile su Netflix

È da poco ore disponibile per lo streaming la serie che riesce a far commuovere i cuori più sensibili: Un marzo da leoni.

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Oggi, 1 luglio, si è aggiunta alla libreria Netflix la serie di 22 episodi Un Marzo da leoni. L'anime è tratto dall'omonimo manga di target seinen di Chika Umino, ancora in fase di serializzazione sulla rivista Young Animal, pubblicato in Italia da Planet Manga. Visto il grande successo riscosso da pubblico e critica, lo studio Shaft (Fate/EXTRA Last Encore e Dance in the vampire bund) ne ha realizzato una versione animata, affidando la regia ad Akiyuki Shinbo, che aveva già lavorato con la casa d'animazione per la realizzazione di Puella Magi Madoka Magica. La serie non è un'esclusiva Netflix, poiché è approdata per la prima volta nel 2016 su VVVVID, ma ora è pronta a far commuovere tutti gli abbonati alla piattaforma streaming americana. Noi abbiamo colto quest'occasione per dare una prima occhiata.

L'importanza di avere qualcuno

Rei Kiriyama è un ragazzo triste, con uno sguardo vacuo e spento, perché rimasto orfano di entrambi i genitori quando era ancora piccolo. Non essendo riuscito ad elaborare il lutto ha deciso di chiudersi in se stesso, divenendo quasi incapace di relazionarsi appieno con i suoi coetanei; spesso si chiude nella sua solitudine, isolandosi dal resto del mondo ed evitando di avere rapporti con gli altri. Rei ha trovato una sorta di valvola di sfogo nel gioco dello shogi (un gioco da tavolo giapponese, spesso chiamato scacchi giapponesi) di cui, fin da piccolo, è un campione, tanto da essere giunto a partecipare ad incontri retribuiti. Il protagonista, però, non è del tutto solo: infatti è riuscito a trovare una "famiglia" in tre sorelle, anche loro orfane e che vivono con il nonno. In un certo qual modo, le ragazze portano allegria e spensieratezza al loro amico e alla serie stessa: sebbene siano rimaste sole, hanno deciso di farsi forza e di proseguire con la loro vita senza farsi sopraffare dalla tristezza. Queste tre sorelle sono diverse tra di loro, anche caratterialmente: abbiamo la piccola Momo, iperattiva e vivace, e sempre contenta nel vedere Rei; la secondogenita Hinata, forse la più pigra delle tre, fa fatica a svegliarsi, ma cerca di rendersi utile con le faccende di casa; infine la sorella maggiore, la più coscienziosa delle tre e funge anche da figura materna, prendendosi cura delle sorelle.
L'episodio si chiude con Rei che, tornato a casa, apre la cassetta della posta in attesa di ricevere una busta, ma è stata rubata.

Poesia nelle immagini

Sebbene la direzione della trama di Un marzo da leoni non ci sia ancora ben chiara alla fine di questo primo episodio, già ci siamo fatti un'idea di quali temi potrebbe toccare. Sin dalle prime battute, si affrontano tematiche assai delicate, quali il rimanere orfani in tenera età e le enormi difficoltà socio-emotive affrontate da un bambino che cresca senza una figura genitoriale come sostegno. Nel corso del primo episodio possiamo vedere ben due distinte interpretazioni di quest'aspetto: da un lato abbiamo Rei che non è riuscito ad accettare la scomparsa dei suoi genitori, e si è isolato dal resto del mondo, chiudendosi poco a poco nella sua solitudine e spesso domandandosi se ci sia posto per lui in una società in cui tutti sono felici e hanno una famiglia. Dall'altro lato, invece, abbiamo le tre sorelline, che hanno affrontato diversamente il lutto, rialzandosi ad ogni caduta e non arrendendosi mai, cercando anche di trasmettere allegria agli altri. Probabilmente la stagione ruoterà prevalentemente attorno a questo topos, evolvendosi di conseguenza, mostrando come queste differenti modelli di elaborazione del lutto in realtà possano trovare un punto d'incontro. Interessante, inoltre, la scelta di suddividere l'episodio in capitoli, come un romanzo di formazione contemporaneo: speriamo che la formula venga mantenuta.
Dai primi minuti possiamo ammirare il singolare disegno utilizzato, che si distacca dalle altre produzioni con un tratto molto ricercato: uno stile che si avvicina di molto a quello manuale, e che riesce a mettere ben in risalto la tristezza che si respira ad ogni inquadratura; peccato che tale abilità artistica si manifesti soprattutto nei primi piani, venendo a mancare nelle inquadrature più ampie.

I personaggi ci sono apparsi ben strutturati e caratterizzati, rendendo chiaro sin da subito quale fossero i loro sentimenti e cosa volessero farci provare, e compensando così un character design molto basilare. Siamo rimasti particolarmente colpiti da alcune scelte stilistiche che possono essere degne di una produzione cinematografica: intensi primi piani che trasmettono forti emozioni; momenti di totale silenzio che fanno da sfondo a immagini vivide e accese, rendendo il senso di solitudine opprimente come l'afa estiva; infine, l'introduzione di un aspetto comico, incarnato dalle tre sorelle, che in parte ci è sembrato spezzasse il ritmo drammatico, e in parte strappa un sorriso agrodolce che fa provare compassione e speranza per il protagonista, convincendoci che effettivamente non è solo.

March comes in like a lion Al termine del primo episodio di Un marzo da leoni possiamo dire che non è una serie alla portata di tutti, in quanto andrebbe vista con il giusto stato d’animo: traspare un senso di malinconia e solitudine che travolge sin dall’inizio, mantenendo il carattere fortemente emotivo per tutti i restanti minuti non solo nella narrazione, ma anche nei disegni. La solitudine e la tristezza, in un certo qual modo, fanno parte del cast.