YoRHa - Assalto a Pearl Harbor: Nier: Automata si espande con un manga

Il nuovo manga di Square Enix amplia l'universo di Nier narrando l'assalto a Pearl Harbor e facendo luce sulle unità YoRHa e sul passato di A2.

YoRHa - Assalto a Pearl Harbor: Nier: Automata si espande con un manga
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Quello di Nier è un universo in continua espansione, puzzle mai completato di tessere dalla faccia cangevole, opera in tutto e per tutto intrisa dell'eccentricità del suo demiurgo. È proprio nella figura peculiare di Yoko Taro che il franchise ha trovato un forte sostenitore della segmentazione, di una parzialità narrativa che ben si sposa con quella transmedialità esasperata che Nier continua a cavalcare.

Una molteplicità di simulacri che, complice la verve autoriale di Taro, non è mai coincisa con una resa eterogenea o altalenante in termini qualitativi. Per capirlo meglio leggete la nostra recensione di NieR Automata, prima di buttarvi a capofitto nella nostra analisi preliminare di YoHRa - Assalto a Pearl Harbor, un manga che espande la mitologia dell'opera di Platinum Games.

L'universo di Yoko Taro

Nier è prima di tutto la creatura di uno scrittore eclettico, capace di spaziare dall'ambito videoludico a quello dell'animazione (con il recente Nier:Automata Ver 1.1a), di sperimentare incursioni nella narrativa con il romanzo YoHRa Boys e le raccolte Nier:Automata: Long Story Short e Short Long Story, poi ancora di spostarsi su stage plays e musical dedicati alle unità YoRHa.

Una natura camaleontica che, se da un lato quasi dissolve l'idea di un prodotto di pertinenza esclusiva del suo recipiente originario, gradualmente scollata dal proprio contenitore di debutto, dall'altro si presta alla promozione di un'utenza più che mai attiva, capace non solo di plasmare il proprio racconto attraverso i molteplici e stratificati finali del videogioco, ma anche di approcciarsi a Nier partendo dal medium che più gli è congeniale, con la libertà di approfondire procedendo come meglio crede tra la moltitudine di forme che il franchise ha assunto. Con YoRHa: Assalto a Pearl Harbor, edito in Italia da J-Pop, l'opera di Taro mette radici anche nel medium fumettistico, dando vita ad un manga prequel che cerca di far luce sul passato di A2 e delle avanguardistiche unità di androidi YoRHa e di raccontare un altro episodio della millenaria guerra tra umani e biomacchine con il solito piglio riflessivo a cui l'autore ci ha abituati.

Anno 11939, quattordicesima Guerra delle Macchine, un plotone di androidi di nuova generazione è pronto a lanciarsi in un'offensiva contro le biomacchine: l'obiettivo è riscattare la Terra dal dominio dei robot alieni invasori, l'esito è disastroso. Delle sedici YoRHa solo quattro superstiti: l'artigliera No. 16, l'unità scanner No. 21 e le due assaltatrici No. 4 e No. 2, quest'ultima costretta a prendere il comando della squadra dopo la morte di No. 1. Braccate dalle macchine nemiche, le sopravvissute ricevono l'inaspettato aiuto della Resistenza, un gruppo di androidi di vecchia generazione sulla Terra da due secoli che sembra essere la chiave per le unità YoRHa per comprendere il loro ruolo di mere pedine e svelare le macchinazioni di chi ne emette gli ordini.

Guardando alla storia che YoRHa: Assalto a Pearl Harbor si propone di raccontare ci si rende presto conto del peso specifico che Yoko Taro vuole affidare al nuovo involucro mediale, dell'importanza del tassello fumettistico nel nutrire l'universo espanso di Nier.

È evidente che l'autore non consideri il manga un mero strumento ancillare, che non intenda quanto narrato come una postilla di poco rilievo. Quello che i tre volumi di questa miniserie manga intendono sviluppare è un frammento di valore fondamentale per la costruzione della backstory di A2, vera e propria origin story per il personaggio e un possibile epicentro di rivelazioni e misteri smascherati che nel mondo ideato da Taro sono in un certo senso privi di cronologia, scoperte atemporali perché ripercuotibili sull'opera nella sua totalità.

La guerra millenaria tra macchine e...macchine

In YoRHa: Assalto a Pearl Harbor l'autore è ancora una volta interessato a portare avanti una riflessione profonda sulla guerra che si insinui dietro i colpi di spada, dietro le lotte tra mecha, a ridosso di laser e barriere antimagnetiche.

Quella di Nier è una guerra infinita iniziata da civiltà di fatto assenti e mai implicate in prima persona nella battaglia, un conflitto tra entità ontologicamente non poi così distanti, fantocci in lotta da generazioni in nome di mandanti che non conoscono, per una guerra senza opponenti che procede ad oltranza trovando risposta in sé stessa e non nelle motivazioni che l'hanno scatenata. È l'assurdità e l'insensatezza della guerra come leitmotiv di tutta la produzione di Yoko Taro, che in YoRHa: Assalto a Pearl Harbor torna anche a suggerire attraverso i pensieri delle protagoniste quella vicinanza tra gli androidi e i loro nemici giurati che amplifica quel senso di inadeguatezza esistenziale, a meditare sul determinismo artificiale, sul fato programmato dei loro archi vitali, sulla vacuità di missioni inattuabili che nella loro essenza di input identitari diventa impossibilità di definirsi fuori dal loro assetto bellico.

Si fa pure veloce riferimento agli effetti infausti della presenza degli umani sulla Terra, con il declino dell'umanità visto come evento benefico e ristoratore, con un pianeta Terra nuovamente rigoglioso e in balia della natura, con forme di "gigantismo vegetale" che dimostrano il carattere calamitoso di un'azione umana che non trova eguali in termini di nocività neppure nella presunta malvagità aliena di chi ne ha preso il posto.

Al di là del sostrato filosofico che Nier ha alimentato in ogni sua iterazione, YoRHa: Assalto a Pearl Harbor è, innanzitutto, un action che gode di una gestione del ritmo oculatissima, che alterna ai momenti concitati del prologo attimi di esile equilibrio, lasciando il posto ad una fase chiarificatrice, ad un intervallo esplorativo e conoscitivo di interazione tra le due fazioni (le unità YoRHa e la Resistenza) che mantiene alta la tensione coprendo di un velo di ambiguità le intenzioni delle androidi accorse in aiuto e affidando all'impulsività di alcune componenti il compito di accendere schermaglie e di movimentare i rapporti. Una narrazione incalzata da colpi di scena che non si risparmiano, che approda ad un cliffhanger di grande efficacia e che trova sostegno negli ottimi disegni di Megumu Soramichi, che non eccellono nelle sequenze di combattimento (vittime di un certo grado di staticità, di una cinetica quasi del tutto assente, ma comunque ben coreografate) ma puntano sempre su una certa chiarezza rappresentativa e accolgono la lezione di Akihiko Yoshida, rifacendosi al character design originale di Nier: Automata.

Il primo volume di YoRHa: Assalto a Pearl Harbo dà, insomma, un primo assaggio delle potenzialità di uno spin-off di valore all'interno dell'universo narrativo di Nier, subendo forse gli effetti di una verbosità che appesantisce ma regalando un'introduzione di pregio alle vicende che vedono le prime unità YoRHa fare il loro debutto ufficiale e venire sopraffatte da una verità che si preannuncia più grande di loro.