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Fate/Apocrypha: analisi del midseason della serie in esclusiva su Netflix

Manca oramai poco all'arrivo dei nuovi episodi di Fate/Apocrypha, su Netflix. Noi abbiamo approfittato di questa occasione per analizzarne i primi...

half season Fate/Apocrypha: analisi del midseason della serie in esclusiva su Netflix
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Abbiamo già ampiamente parlato dell'enorme successo riscosso dalla visual novel Fate/stay night, magnum opus di Kinoko Nasu e di Takashi Takeuchi, e delle numerose opere derivate. Tra queste, forse, le più rimarchevoli sono Fate/zero, ambientato dieci anni prima gli eventi narrati nell'opera originale, e Fate/Apocrypha, spin-off che si sviluppa in una realtà alternativa del Nasuverse (universo creato da Nasu, condiviso da buona parte dei suoi lavori). Fate/Apocrypha nasce come light novel apocrifa, per l'appunto, supervisionata comunque da Nasu in persona; successivamente è iniziata la serializzazione di un manga omonimo. In seguito ne è stata prodotta una versione animata, con la collaborazione dello studio di animazione A-1 Pictures, sussidiaria dell'Aniplex, che ha precedentemente curato la trasposizione di Fate/stay night: Unlimited Blade Works. A partire da Novembre, è disponibile su Netflix la prima metà della stagione. In prossimità dell'imminente rilascio del finale, abbiamo rispolverato i primi 12 episodi, per prepararci meglio alla tanto attesa conclusione.

Una nuova guerra

Il Nasuverse, come già abbiamo potuto constatare, è una realtà alternativa in cui la magia la fa da padrona; l'elemento chiave alla base di questo universo fittizio è il Sacro Graal, un'antica e arcana reliquia che è la causa di innumerevoli guerre, chiamate appunto Guerre del Graal. Le Guerre del Graal sono sanguinosi scontri tra sette Master, maghi, che evocano altrettanti Servant, servitori, che incarnano spiriti eroici. Lo scopo di queste battaglie è quello di ottenere il sacro oggetto, che ha il potere di esaudire un desiderio all'unico superstite. Nel corso della terza Guerra del Graal, tenutasi nella città di Fuyuki durante la seconda guerra mondiale, si verifica un evento inaspettato e imprevedibile: un Master, alleatosi con l'esercito nazista, approfitta del caos, per rubare la divina reliquia, ponendo fine una volta per tutte ai conflitti. Si giunge ai giorni nostri: il Graal è nelle mani del mago Darnic Prestone Yggdmillennia. Darnic è un arrogante disposto a tutto pur di perseguire il suo obiettivo di raggiungere la misteriosa Radice, tanto da non farsi alcuno scrupolo nel rubare il Graal e nel tradire i tedeschi, con cui si era alleato. Il suo scellerato gesto lo porta ad allontanarsi dall'Associazione dei Maghi, con sede nella Torre dell'Orologio a Londra, e a fondarne una propria in Romania, usando il santo artefatto come simbolo, chiamata appunto Yggdmillennia. L'Associazione reclama allora a gran voce la reliquia, e per questo motivo invia 50 uomini a recuperarla, ma solo uno ritorna vivo, con un messaggio da parte dello stesso Darnic: una dichiarazione di guerra. La guerra che sta per avere inizio è di proporzioni inimmaginabili. Infatti sfrutta un sistema di riserva insito nel Graal stesso: se sette servitori si alleano sotto un unico potere, è possibile evocare altri sette Servant, per un totale di 14 contendenti per fazione. Date le particolari circostanze, la battaglia è rinominata La Grande Guerra del Graal. I superstiti saranno costretti, in futuro, ad affrontarne una nuova per conquistare il manufatto. L'Associazione dei Maghi ha riunito sette Master da spedire in guerra al fianco dei loro Servant, per recuperare una volta per tutte il Graal. La guerra che sta per abbattersi, data le sue dimensioni, necessita di un Governatore (figura simile all'Osservatore di Fate/stay night) che, essendo imparziale e avendo il dono di vedere cosa accade sul campo di battaglia simultaneamente, ha il compito di far rispettare le regole della Guerra, onde evitare inutili spargimenti di sangue.

Un altissimo potenziale

Quando ci siamo approcciati all'anime, abbiamo trovato, sin dalle prime battute, una trama e una narrazione complessi, a tratti confusionarie e difficile da seguire, nonostante sembrassero abbastanza lineari (a causa anche di una localizzazione italiana non propriamente eccellente). Tuttavia, proseguendo con gli episodi, gli articolati concetti espressi nei minuti iniziali vengono esaminati più nei dettagli, rendendoli in questo modo godibili e di più facile comprensione. Purtroppo, nel corso delle 12 puntate, non siamo riusciti a inquadrare un vero e proprio protagonista attorno cui ruotano le vicende: piuttosto abbiamo individuato numerosi personaggi che si intrecciano tra di loro, prendendo parte alla Guerra. Abbiamo dedotto che uno di essi in particolare, sebbene presente in un limitato numero di puntate, possa essere riconosciuto come l'eroe, sia per le atipiche circostanze in cui viene presentato, differenziandosi notevolmente dai comprimari, che per il suo status all'interno della narrazione. Il presunto eroe principale è tratteggiato in modo tale da sembrare un infante voglioso di scoprire ciò che lo circonda, risultando estraneo al mondo in cui vive e alla guerra, sebbene, in un modo o nell'altro, ne prenda attivamente parte. Questi ha un'evoluzione sin troppo affrettata, tanto da passare in pochi episodi dall'essere estraneo alle persone, al mondo, e a ciò che accade, ad avere un vero e proprio scopo che lo spingerà a prendere parte alla guerra, nonostante non sappia combattere. Questo sviluppo eccessivamente accelerato e una mancata presenza, in buona parte, delle scene rischiano di sminuire un personaggio che ha ancora voglia di raccontare qualcosa, ma che finisce irrimediabilmente in secondo piano e non riesce a emergere sugli altri, che sono ben più attivi nel complesso canovaccio. Forse l'assenza di una figura centrale è la pecca più grave che siamo riusciti a individuare, ma non tutti i mali vengono per nuocere: l'opera diventa corale, in cui tutti gli interpreti si ritagliano il giusto spazio all'interno della storyline, soprattutto grazie a flashback che approfondiscono il loro background, riuscendo a farceli apprezzare meglio. Altri ci sono apparsi poco rimarchevoli e meno delineati, ma non passano inosservati, perché, nel loro piccolo, hanno un ruolo che non li riduce a comparse.

Dietro ai già descritti difetti, siamo riusciti a trovare anche notevoli pregi, tra cui alcuni, se ben sfruttati, potrebbero portare la serie molto lontano: non sono passati inosservati gli inaspettati risvolti narrativi, che ci hanno invogliato a proseguire la narrazione e a desiderare di conoscere a tutti i costi il finale; senza svelare troppo, l'ultimo episodio della prima metà si conclude con una sorprendente rivelazione, che getta le basi per una seconda parte che oseremmo preannunciare rocambolesca. Inoltre, il prodotto è impreziosito da combattimenti grandiosi, che cercano di eguagliare quelli dell'opera originale grazie alla spettacolarità delle tipiche onde d'urto, alle agili movenze e a mastodontici nemici; le scene vengono ulteriormente messe in risalto anche dalla minuziosa cura dei disegni e dalle inquadrature che riescono a catturare e ad esaltare i singoli dettagli. Il variegato character design ricopre un ruolo non di poco conto nel prodotto finale, rendendo i Servant unici, con le appariscenti e sfavillanti armature che indossano e con le magnifiche e insolite armi che brandiscono. Soffermandoci ancora sul comparto artistico, abbiamo notato come tutti i protagonisti siano ben tratteggiati, così da far provare in prima persona le loro emozioni; ciò avviene anche grazie a una colonna sonora ideale in ogni scena, che spazia da arrangiamenti più soavi negli intermezzi drammatici, a musiche più incalzanti e trascinanti durante i frenetici duelli. Prima di concludere l'analisi del midseason vogliamo cercare di fugare un dubbio che potrebbe attanagliare chi si è informato sulla saga e che potrebbe far scaturire incertezze sul guardare questa serie: "che legame potrebbe esserci con Fate/stay night ?". La risposta ci viene data sin da subito: un mero fanservice, che si limita a un blando citazionismo del prodotto originale; ma non abbiamo potuto fare a meno di notare una certa somiglianza con ruoli e situazioni sin troppo familiari.

Fate/Apocrypha Fate/Apocrypha si prospetta essere una serie dalle indubbie qualità, sebbene abbia ancora molto da raccontare e, conoscendo i precedenti, potrebbe essere in grado di sorprenderci una volta giunti a conclusione. Il character design sfaccettato, le musiche, le inquadrature e una trama tanto complessa quanto coinvolgente sono elementi che potrebbero solo migliorare l’intera opera. Il tentativo di emulare Fate/stay night è notevole, anche se attualmente è lontano dal riuscirci. Ora non ci resta altro da fare che goderci l’epilogo, in arrivo su Netflix il 31 marzo 2018.