Kappei, abbiamo letto il nuovo manga dell'autore di Detroit Metal City

Kappei è il nuovo manga di Kiminori Wakasugi, composto di sei volumi e attualmente disponibile in Italia con i primi quattro volumi.

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Nel 2005 Kiminori Wakasugi conquistò il Giappone e il mondo dell'animazione con il suo Detroit Metal City, che prima di diventare un anime era nato ovviamente come manga, pubblicato fino al 2010. L'accoglienza fu discretamente positiva per la versione cartacea, ma molta più soddisfazione diede l'anime, che venne poi seguito anche da un live-action, tra i più apprezzati della produzione giapponese per quanto riguarda gli adattamenti di un manga: solo nella prima settimana gli spettatori superarono il milione, dimostrando che l'interesse per Detroit Metal City era decisamente forte. Il genere, abbastanza particolare, raccontava una storia che alternava la musica alla comicità, due aspetti che andavano a unirsi in Soichi Negishi, giovane ragazzo che abbandona la fattoria di famiglia per raggiungere Tokyo, scoprendo un mondo completamente nuovo, che non immaginava esistesse.

Una storia che avrebbe sicuramente conquistato un giovane Paolo Virzì e la sua Caterina, trasferitasi a Roma dalla campagna laziale. Quella stessa tematica, dopo aver poi scritto nel 2009 "Attenti, sono un Esper", è stata riproposta in Kappei, pubblicato in Giappone nel 2011 e adesso disponibile anche in Italia con i suoi primi quattro volumi di sei totali, editi da Magic Press. Abbiamo letto proprio i primi quattro, iniziando a farci un'idea della terza e nuova opera di Wakasugi, confermando non solo che lo stile non è cambiato di troppo, ma anche che quel successo ottenuto con DMC non si può replicare in maniera altrettanto facile.

Il Guerriero della Fine

Stavolta non si parla di death metal, la musica non c'entra, anche se in alcuni momenti Kappei - protagonista dell'omonimo manga - si lascia andare a delle interpretazioni canore che stupiscono i presenti. Il fulcro della vicenda che riguarda il nostro protagonista è il timore di una catastrofe incombente, che rischierebbe di mettere in ginocchio l'intero Giappone. Kappei è uno dei ragazzi addestrati sin dalla nascita a diventare un "guerriero della fine", ossia un eroe chiamato a combattere per la Terra negli ultimi giorni di quest'ultima, a ridosso della calamità che distruggerà il mondo, per salvare l'umanità. Cresciuto praticamente in cattività, con i suoi pari a fargli da fratelli e il suo maestro a fargli da padre, l'inizio della vicenda corrisponde al momento in cui, resosi conto che la calamità per la quale si stavano tutti preparando non esiste, il maestro dirà a tutti i guerrieri di disperdersi per il Giappone.

Così facendo, il giovane, muscoloso e vestito nel modo più stravagante possibile, si ritroverà costretto a confrontarsi con la realtà del mondo quotidiano, a partire da Tokyo, una città che gli offre luci al neon, intrattenimenti, pericoli di scarsa entità, ma soprattutto numerosissime tentazioni, tra cui l'inevitabile scoperta dell'amore.
Tutte le vicende raccontate nei primi quattro volumi ci conducono a un'evoluzione di Kappei che ci permette di scoprire con quanta difficoltà il protagonista deve interagire con un mondo ignoto: gradualmente, però, in una crescita che è assolutamente credibile e costante, Kappei riesce a vincere il suo essere rude e a reprimere alcuni comportamenti animaleschi, arrivando a meglio comprendere l'amore e a mettere via la maggior parte delle sue preoccupazioni, che si palesano in discorsi tra sé e sé, di cui il manga è davvero colmo.

Emblematico è il suo rifugiarsi in un appezzamento d'acqua per placare il "magma", ovvero l'eccitazione al vedere una donna in abiti succinti: gesto che viene completamente omesso poi nel procedere dell'avventura. Il suo approccio al mondo avviene grazie a Keita, un ragazzo un po' sfigato, che Kappei salva da un manipolo di bulli: per ricambiare la gentilezza, Keita ospita il guerriero a casa sua, offrendogli non solo alloggio, ma anche un accenno sull'insegnamento alla vita fuori da quell'atollo nel quale lui è cresciuto, ma del quale non fa praticamente mai parola.

Nel suo affrontare tutte le vicende in maniera genuina e senza pensare che i suoi modi possano essere fuori luogo, Kappei mette in piedi un susseguirsi di situazioni imbarazzanti, a volte anche per il lettore, e una comicità che se all'inizio può anche far sorridere, a lungo andare finisce per essere ripetitiva e ridondante. In questo Wakasugi si dimostra meno acuto rispetto a quanto realizzato con Detroit Metal City, che nella capacità di vivere la quotidianità di Soichi aveva creato un copione credibile: con il "guerriero della fine", invece, il tutto assume eccessive sfumature di irrealtà e l'iniziale sospensione dell'incredulità va a scemare nei capitoli successivi, arrivando, come già detto, quasi a diventare stucchevole e prolissa.

Il non-detto di Kappei: tra tradimento e ingenuità

C'è tantissimo sottotesto, però, nel personaggio di Kappei, che, come già detto, non solo è protagonista di una crescita e di una evoluzione coerente, ma è anche un occhio del tifone, che scatena attorno a sé un vortice di vicende borderline. Ben presto, infatti, il guerriero si renderà conto che gli insegnamenti del suo maestro sono stati per lo più inutili: non si è palesata alcun tipo di catastrofe sulla Terra e il suo aver dovuto sopprimere tutti i sentimenti, soprattutto l'amore, lo fa sentire quasi ingannato, preso in giro, nel momento in cui incontra Yamase, un'amica di Keita della quale si invaghisce nelle primissime pagine del primo tankobon.

Le menzogne degli adulti acquisiscono il valore di leitmotiv della vicenda e dello stacco che Kappei inizia ad accusare da quella che era la sua vita precedente, un'enorme bugia, e quello che si ritrova a sentire a Tokyo, la quotidianità spensierata dei giovani, tra karaoke e hanami. Nell'arco di pochissimi giorni, il guerriero si ritrova costretto così a dover vivere quelle fasi che un ragazzo giapponese vive dall'infanzia all'adolescenza, vincendo anche una dicotomia interioreche da un lato lo spinge a un atteggiamento da pervertito nei confronti delle ragazze, delle quali vorrebbe morbosamente vedere il loro "posticino", ma che dall'altro gli ricorda di esser stato addestrato per salvaguardare le persone dai mali del mondo. Il suo animo si ritrova presto a soqquadro e gli unici momenti che gli permettono di ritrovare la retta via si palesano negli scontri, pochi a dir il vero, contro gli altri suoi simili, anch'essi lasciati a una dispersione nella città di Tokyo che li sta conducendo a una serie di dubbi e incertezze nei confronti della vita.

Questi comprimari, però, sono soltanto abbozzati, finendo con il risultare caricature molto sciocche, mossi da ideali frivoli e che non lasciano interesse nel lettore. Nei combattimenti, che potrebbero essere gli aspetti che darebbero al manga Kappei le sembianze di una vicenda solenne, allo stesso modo Wakasugi non riesce a restituirci un'esperienza al cardiopalma, anzi finisce per lo scimmiottare Hokuto No Ken, ricreando i temibili colpi di Ken Shiro sotto il nome di Mukai Sappuken, una mossa incontrastabile e ineluttabile del protagonista, che però spesso sembra essere usata a sproposito, vanificando così la natura di unica e temibile. È comunque importante sottolineare che il manga in questione nasce con l'intenzione di parodizzare Ken il Guerriero, come accaduto già con Ichigo Aji: opera non ufficiale e parodia di Hokuto No Ken, il manga firmato da Tetsuo Hara era stato poi interrotto lo scorso anno, ma esclusivamente per un problema di salute dell'autore, impossibilitato a procedere con la scrittura.

Che Kappei vada a inserirsi in questo segmento temporale nel quale una parodia è già stata interrotta temporaneamente può sicuramente sembrare un modo per mantenere in piedi quel filone narrativo: d'altronde, oltre ai già citati combattimenti, Kappei è protagonista di viaggi mentali che ci permetteranno anche di comprendere la sua storia passata, ma allo stesso tempo di vivere dei veri e propri flashback con il suo maestro, che puntualmente interverrà raccomandandogli che tutto ciò che gli sarà spiegato non gli appartiene: perché il suo obiettivo è diverso. Sebbene, all'inizio, questi sermoni siano effettivamente interessanti e lascino trasparire la solennità del maestro e della missione che sta affidando ai suoi protetti, già nel terzo volume la dimensione del sensei si trasforma in una parodia volgare e molto pervertita di un uomo anziano e in astinenza dal contatto fisico.

Il colpo segreto del guerriero demente

L'umorismo di Kappei, insomma, trovandoci dinanzi a una serie che è più comica che altro, all'inizio riesce a strappare qualche sorriso, pur dimostrando subito la sua vena frivola e naif, grazie alla figura decisamente fuori dagli schemi del protagonista. La serie, nonostante il suo essere molto demenziale, riesce in ogni caso a offrire un sottotesto interessante: vi lascerete sicuramente colpire dalla saggezza popolare dinanzi alla quale si ritroverà il guerriero, o di quella di alcuni bambini che incontrerà Kappei nel suo percorso e dai quali si farà insegnare molti aspetti della vita tra le persone normali, soprattutto per quanto riguarda la gestione dei sentimenti.

Dall'altro lato, però, dovrete essere ben predisposti a una lettura sopra le righe, che strizza l'occhio a Ken il Guerriero, ma che lo parodizza in maniera quasi esasperata. La comicità di Wakasugi è particolare, d'altronde, come lo è anche Kappei. In attesa quindi di scoprire se la vicenda riuscirà a prendere qualche sbocco più solenne e autoritario, questo è il giudizio che abbiamo elaborato dai primi quattro tankobon. Conoscendo, però, l'autore, la supposizione più plausibile è che difficilmente la strada sarà diversa da quella che abbiamo già imboccato.