My Hero Academia: il punto sulla Stagione 3 al giro di boa

Il punto su una Stagione più spettacolare e matura che mai: gli ultimi episodi di My Hero Academia fanno da spartiacque per l'opera di Horikoshi.

half season My Hero Academia: il punto sulla Stagione 3 al giro di boa
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Dopo una pausa di una settimana, che ha scandito il passaggio da un arco narrativo all'altro, l'anime di My Hero Academia è tornato il 14 luglio con l'episodio 14. Inizia la seconda parte della serie tratta dal manga di successo di Kohei Horikoshi e porta per mano gli spettatori lungo una rampa di lancio che segnerà la definitiva maturità per i protagonisti e per l'opera in generale. Una maturità dimostrata già ampiamente con i primi 13 episodi della terza stagione, prodotta anche stavolta dal talentuoso staff dello Studio Bones (basta citare Fullmetal Alchemist per avere sentore del talento di questa compagnia): se la prima stagione ha rappresentato un importante percorso di origini per l'immaginario e i protagonisti della produzione, e se la seconda ha invece rappresentato una fase di transizione volta ad approfondire la formazione dei nostri aspiranti eroi, la Stagione 3 esplode, espande le ambizioni dell'opera e funge da crocevia fondamentale per il futuro del giovane Midoriya Izuku, destinato a diventare il più grande tra gli Hero.

Un ritiro disastroso

Eppure, lo avevamo detto in occasione della disamina sui primi episodi, la terza Stagione non era iniziata in maniera esaltante. Dopo aver mosso i primi passi al liceo Yuei, facendo la conoscenza dell'Unione dei Villain che fu poi sgominata da All Might insieme ai suoi colleghi, dopo aver partecipato al festival sportivo, aver affrontato il letale Stain e preso parte agli esami di fine anno, gli studenti delle classi 1-A e 1-B si sono cimentati nel ritiro ai boschi. In compagnia di eroi professionisti, le Wild Wild Pussycat, e del professor Aizawa, i ragazzi avrebbero dovuto allenarsi nello sviluppo delle rispettive Unicità, al fine di sviluppare delle tecniche peculiari che risultano fondamentali per l'identità di un Hero.
Non senza qualche flessione narrativa, inclusi ulteriori elementi di eccessiva derivazione da altre grandi produzioni shonen del passato (soprattutto Naruto: il piccolo Kota, in fondo, non vi ricorda Inari del Paese delle Onde?), quei primi episodi sono trascorsi con lentezza fino all'evento culminante: l'ennesima invasione da parte dei supercriminali. Da qui in poi cambia tutto: la qualità si alza, il ritmo accelera e, da quella che sembra la solita sortita dei villain come le abbiamo viste nelle stagioni precedenti, l'arco narrativo in questione si dimostra incredibilmente avvincente e drammatico.

A partire dallo scontro tra Izuku e Muscular Man, preliminare dimostrazione del fatto che in questa stagione si fa sul serio: i protagonisti ora lottano con la vita e danno vita a scontri a dir poco spettacolari, coadiuvati da un'animazione davvero eccellente che rende giustizia al valore produttivo di Studio Bones.
La Stagione 3 di My Hero Academia pone per la prima volta i nostri aspiranti Hero di fronte a cocenti sconfitte, ma anche a rivelazioni sconvolgenti e a verità ineluttabili.

Il prossimo... sei tu!

L'arco narrativo di Hideout Raid, nato a causa del rapimento di Bakugo da parte dei Villain, è un crescendo di emozioni, è quel traguardo che segna la metà di un percorso destinato a cambiare decisamente marcia e a segnare profondamente i crismi narrativi dell'opera e la caratterizzazione dei protagonisti. Izuku e gli altri hanno visto di cosa è davvero capace il mondo dei villain, hanno saggiato tutta la pericolosità di All for One e sono stati investiti di un'eredità pesante: formarsi per diventare gli Hero del futuro.
Tutta l'ultima parte della prima metà di My Hero Academia 3 è una corsa in caduta libera verso un finale scoppiettante, la trama procede col pilota automatico e il ritmo del racconto diventa instancabile, mai banale, costellato di colpi di scena e combattimenti roboanti. Protagonista assoluto di questa fase è senza dubbio All Might: in tal senso l'opera di Kohei Horikoshi ha sempre offerto una visione estremamente interessante del fenomeno supereroistico, una versione tutta nipponica delle principali dinamiche che regolano le storie dei fumetti o dei cinecomic americani. Una simile concezione la si ritrova nell'immaginario, nella struttura stessa e nelle gerarchie che regolano il worldbuilding imbastito dal sensei Horikoshi, ma soprattutto convergono pienamente nel personaggio del buon Toshinori.

One for All...

... e All for One

All Might è un eroe sfaccettato, non troppo complesso ma al tempo stesso estremamente profondo, un paladino dalla caratterizzazione unica e un vero e proprio pilastro su cui regge il racconto che si dipana nel primi 13 episodi della Season 3. Il combattimento che lo vede protagonista contro All for One è diretto magistralmente e animato alla perfezione, condito da una colonna sonora che potremmo definire sontuosa e imponente, degna dei migliori blockbuster cinematografici sui supereroi.

La Stagione 3 di My Hero Academia, in conclusione, segna il passaggio degli eventi verso una maturità totale, stilistica e contenutistica: il valore produttivo dell'anime, grazie al lavoro eccelso dei disegnatori e animatori presso lo staff di Studio Bones, diventa sempre più importante e permette alla produzione di elevarsi come una delle migliori - dal punto di vista tecnico - dell'intero panorama delle serie shonen moderne. Ma siamo solo a metà del percorso: l'episodio 14 ha dato il via alla seconda parte dell'anime, quella in cui vedremo un'espansione ancora maggiore del mondo partorito dalla mente di Horikoshi. Arrivano personaggi inediti e nuove tecniche per i nostri giovani Hero, cominciano nuovi esami e i protagonisti dovranno affrontare un nuovo scoglio: l'esame di Licenza Provvisoria. Ciò che cambia, d'ora in avanti, è lo spirito e l'ambizione con cui affronteranno i prossimi ostacoli.

My Hero Academia - Stagione 3 Iniziata con qualche episodio sottotono, la Stagione 3 di My Hero Academia ci ha finora regalato alcuni tra i momenti più emozionanti dell'opera di Kohei Horikoshi, che si conferma una visione estremamente interessante in salsa nipponica dei blockbuster supereroistici. A partire da un comparto tecnico eccelso, che in occasioni come il duello tra All Might e All for One ha dato il meglio di sé in termini di animazioni e musiche, questa stagione ancora in corso ha definitivamente alzato l'asticella delle ambizioni di Studio Bones.