Souten no Ken Regenesis: analisi del mid season del prequel di Ken il Guerriero

In Giappone è iniziata la trasmissione della seconda metà di Souten no Ken: Regenesis. Per l'occasione analizziamo la prima parte della serie.

half season Souten no Ken Regenesis: analisi del mid season del prequel di Ken il Guerriero
Articolo a cura di

Nell'ultimo periodo, il franchise di Ken il Guerriero sta lentamente tornando in auge. Non che sia mai stato "scordato", d'altronde. L'immortale capolavoro di Buronson e Hara, incurante della polvere del tempo, si sta pian piano riproponendo ai vecchi e ai nuovi appassionati con rinnovato vigore, complice anche un manipolo di prodotti transmediali che ne sfrutta il nome per reinterpretare, riscrivere o ampliare la mitologia di partenza. E mentre nelle sale è di recente tornato Ken il Guerriero: La leggenda di Hokuto, edizione rimasterizzata in HD del primo capitolo di una pentalogia cinematografica, nel panorama videoludico ha fatto capolino sulle nostre PlayStation 4 Fist of the North Star: Lost Paradise, un gioco che, al netto di qualche spiacevole inciampo, rappresenta senza dubbio la migliore trasposizione videoludica delle gesta di Kenshiro mai approdata in Occidente. E tutto questo mentre in Giappone, terra natia del nostro vero salvatore, è iniziata da poco la seconda parte di Souten no Ken Regenesis, sequel dell'anime Le Origini del Mito, che racconta le imprese di Kenshiro Kasumi, 62esimo successore della Divina Scuola di Hokuto nonché omonimo zio del ben più noto Ken. E mentre attendiamo scalpitanti che la serie animata giunga anche qui da noi, distribuita con ogni probabilità da Amazon Prime Video, proviamo a dipingere un quadro preliminare dell'opera dopo i primi 12 episodi trasmessi dalle televisioni del Sol Levante.

L'anima dei Péngyou

La Shangai degli anni ‘30/40 è un luogo funestato da guerre di qualunque tipo. Da una parte abbiamo gli scontri tra bande di criminali che tentano di imporre la propria supremazia sui nemici, dall'altra nientemeno che la faida tra due rami della scuola di Hokuto. Sullo sfondo, piano piano, iniziano a germogliare i semi della guerra che avrebbe spazzato via la maggior parte della civiltà.

Per Kenshiro, insomma, non c'è pace tra le strade della città, e neppure tra le braccia della sua bellissima Yu Ling. Il Re degli Inferi, suo malgrado, si trova infatti coinvolto in ognuno dei conflitti che attanagliano l'Asia: le fazioni in guerra cominciano a mescolare le carte in tavola, e quella che sembra un semplice regolamento di conti tra malviventi finisce per assumere toni orribilmente apocalittici. In mezzo a tanto disordine, è difficile tener conto dei morti: il cuore di Ken, puntata dopo puntata, inizia a subire il contraccolpo dei lutti, della perdita. Il desiderio di vendetta serpeggerà dunque tra i suoi punti di pressione, fino a sfociare in pura furia combattiva.

Lungo il suo cammino incrocerà i pugni con il misterioso Yasaka, che millanta di voler cancellare dalla memoria le tecniche di lotta praticate da Ken e dal suo péngyou (termine cinese che indica un'amicizia fraterna) Fei-Yan. In questo clima di paura ed angoscia, è la Speranza l'unica dea che non cede alle lusinghe della morte: nello specifico, la piccola ed angelica Erika Arendt ne è l'emblema più puro. Sforzandosi spesso di sorridere, anche di fronte al dolore più grande, questa fanciulla innocente è l'unica in grado di scaldare i cuori degli uomini, indurli alla tenerezza, al pentimento, al sentimento di protezione verso l'ultima scintilla di bellezza in un mondo devastato. Erika rappresenta la speranza non solo sul piano metaforico, ma anche su quello pratico: è infatti detentrice di una lista di tesori su cui l'esercito tedesco sta allungando i suoi artigli. La bambina, del resto, si fa portatrice di segreti molto pericolosi, che fanno gola sia alle alte sfere, sia ad una inquietante setta che opera nell'ombra, connessa all'antica tribù dei Nahash (Serpente), le cui origini risalgono addirittura ad un'epoca precedente all'arrivo di Cristo. Proprio tra queste serpi si annida uno dei più temibili avversari che Kenshiro sarà costretto ad affrontare nella seconda metà degli episodi di Souten no Ken: Regenesis. A causa delle tante linee narrative che si mescolano e si intersecano, questo sequel sfoggia una messa in scena parzialmente frammentata, che lascia spesso alcuni elementi in sospeso per poi approfondirli, e tirare solo in seguito le fila del racconto. Esattamente come nelle primissime puntate, anche nel prosieguo della storia la sceneggiatura non sempre riesce a dare ad ogni sequenza l'impronta epica che meriterebbe. Alcune rivelazioni sono piuttosto fulminee, ed i cambiamenti di prospettiva di determinati personaggi ci sono parsi francamente troppo repentini, senza un adeguato scavo psicologico utile a rendere il mutamento emotivo davvero soddisfacente.

Rispetto a Le Origini del Mito (datato 2006), dai toni meno funerei, in Regenesis la tragedia si fa di volta in volta più presente ed invasiva: da smargiasso sbruffone, Ken sembra acquisire una serietà più preminente, una cupezza d'animo che si fa carico del ricordo e delle promesse fatte ai suoi péngyou, vittime di un destino inevitabile. Tra sequenze lievemente stucchevoli ed altre ammantate da una poetica più raffinata, Souten no Ken getta i semi di quelli che saranno i veri villain della serie.

Su questo fronte, l'anime delega la caratterizzazione dei personaggi più al character design che alla sceneggiatura, presentandoci potentissimi guerrieri la cui indole è testimoniata per lo più dal corpo, dai tatuaggi e dalle tecniche di lotta.
Pur concludendosi con un cliffhanger tutt'altro che d'impatto, nel complesso il mid season di Regenesis lascia intravedere qualche margine di miglioramento in termini di sceneggiatura in confronto alle incertezze dei primi episodi della serie: ora che i pezzi del puzzle prendono forma, dinanzi allo spettatore si dispiega una trama composta da comprimari ed antagonisti decisamente affascinanti, il cui ingresso è scandito da un climax crescente, azzoppato soltanto da qualche inopportuno e fuori luogo intermezzo comico di basso rango.

E se in generale la vicenda viaggia lungo sentieri abbastanza promettenti, è ancora una volta il tratto stilistico a metterle i bastoni tra le ruote, impedendole di esprimere tutto il suo potenziale. La CGI di Souten no Ken è poco espressiva, come si nota principalmente nei momenti di maggior pathos, dove la mimica facciale dei protagonisti lascia trasparire poche emozioni. Il ruggito di rabbia di Ken, la dolce tristezza di Erika, la malinconica serenità di Fei e l'ardimentoso sguardo di Yu Ling non vengono riprodotti con l'intensità che ci si aspetterebbe, a causa di un'animazione imbolsita e rigida. Lo stesso vale anche per i combattimenti, poco agili ed adrenalinici, accompagnati da un'effettistica fin troppo eccessiva, e - a tratti - persino pacchiana. Sarebbe davvero un peccato se, a causa di infelici scelte artistiche, le stelle di Hokuto dovessero perdere parte della loro luminosità.

Souten No Ken Regenesis - Ken il Guerriero: Le Origini del Mito In attesa che Souten no Ken: Regenesis venga tradotto in italiano, possiamo già farci un’idea sommaria di quello che ci aspetta nell’opera completa, la cui seconda metà è attualmente in corso di trasmissione in Giappone. Sebbene l’epopea pre apocalittica dello zio di Kenshiro riesca a stimolare pian piano il coinvolgimento dello spettatore, con una serie di protagonisti vecchi e nuovi potenzialmente affascinanti (ma dalla caratterizzazione un po’ altalenante), nutriamo ancora qualche perplessità sulla realizzazione tecnica. Ora che la drammaticità accresce di episodio in episodio, vengono messi ancora più in evidenza tutti i limiti di una CGI scarsamente capace di riprodurre a dovere le emozioni dei protagonisti. Nella speranza che i nuovi episodi possano sopperire alle carenze grafiche con una messa in scena del racconto più appagante sul piano dello script, anche noi - come la piccola Erika - ci sforziamo di sorridere, confidando in un futuro migliore.