Netflix

The Disastrous Like of Saiki K.: analisi midseason della Stagione 2 su Netflix

Netflix propone ai suoi abbonati un gradito ritorno: la prima metà della seconda stagione dell'anime gag più folle che ci sia!

half season The Disastrous Like of Saiki K.: analisi midseason della Stagione 2 su Netflix
Articolo a cura di

Qualche giorno fa è stata resa disponibile sulla piattaforma streaming Netflix la seconda stagione di The disastrous life of Saiki K. (Saiki Kusuo no psi-nan), anime realizzato da J.C. Staff (Prison School) in collaborazione con EGG FIRM per la regia di Hiroaki Sakurai e composizione serie affidata al collettivo Michiko Yokote (Cowboy Bebop, Gintama). La serie, la cui prima stagione ha esordito nel 2016 ed è anch'essa disponibile sulla piattaforma, è tratta dall'omonimo shonen demenziale scritto e disegnato da Shuichi Aso e pubblicato su Shonen Jump a partire dal 2012. In Giappone questo secondo blocco di puntate è stato trasmesso da gennaio 2018 su Tv Tokyo ed è composto da 24 episodi (suddivisi ognuno in 5 miniepisodi da 4 minuti l'uno) ma su Netflix sono stati per il momento caricati solo i primi 12. Non sappiamo ancora se e quando sarà disponibile ai suoi abbonati la stagione nella sua interezza.

Lui, lei, le altre

Abbiamo più volte rilevato che Saiki K. è una serie dichiaratamente priva di trama, basata su fulminanti episodi autoconclusivi di brevissima durata. L'unica concessione che la serie è disposta a fare alla cosiddetta "trama orizzontale" riguarda l'introduzione di nuovi personaggi, la maggior parte dei quali viene poi integrata stabilmente nel cast, con risultati più o meno validi (da un lato abbiamo il fantastico ex-teppista Aren Kuboyasu, dall'altro il detestabile esper Reita Toritsuka, personaggio sviluppato abbastanza male). Detti personaggi, nella maggior parte dei casi, rispondono a determinati modelli grafici e caratteriali, risultando di fatto essere delle parodie degli stereotipi dei manga shonen: abbiamo il professor Matsusaki, prototipo del prof severo ma volenteroso; Kineshi Hairo, che con la sua energia e il suo incontenibile ottimismo rimanda chiaramente ai protagonisti dei drammi sportivi come Capitan Tsubasa; il mentecatto Shun Kaido, ispirato al tipico "belloccio tenebroso" protagonista di tanti battle shonen di genere fantasy; e come non citare la splendida e ipocrita Kokomi Teruhashi, che si autodefinisce perfetta e apparentemente risponde appieno al topos della bishojo di buon cuore/interesse sentimentale del protagonista? Ovviamente, il petulante Saiki Kusuo è l'unico elemento non parodistico della serie, in quanto non sembra rispondere ad alcuno stereotipo preciso. Ha un cibo preferito, i budini al caffè, e una catchphrase (yare yare, che significa pressappoco "accidenti") ma per il resto risulta essere un personaggio piuttosto sui generis: le sue facoltà lo rendono virtualmente invincibile, e non cova il desiderio di primeggiare in alcun campo quanto piuttosto di non attirare troppo l'attenzione; è un misantropo non-sessualizzato, teme la gente e i guai che essa può procurargli ed essendo in grado di vedere le persone senza vestiti, fin dall'infanzia non prova alcun turbamento di fronte a un corpo nudo. La sua unica ambizione è essere lasciato in pace, ed è chiaro fin dai primi minuti che neppure la sua onnipotenza gli consente di sfuggire agli amari tiri del destino che porta i peggiori scocciatori ad affezionarsi a lui, a cercarlo costantemente, a mettere in pericolo la sua pace domestica e il segreto dei suoi poteri psichici. Poiché non c'è niente di più tipico del classico triangolo amoroso, era prevedibile che una serie attenta alle dinamiche shonen come The disastrous life introducesse presto o tardi l'elemento anarchico per eccellenza: l'altra donna, in questo caso rappresentata dalla super bishojo Imu Rifuta. Rifuta è una bella ragazza dai capelli chiari, intenzionata a surclassare il seguito di cui gode Kokomi Teruhashi e, per ottenere questo, non esiterà a incantare lo stesso Kusuo, con risultati esilaranti, equivocando il rapporto fra i due. Anche l'altro personaggio di rilievo introdotto in questa stagione è una donna: si tratta dell'esplosiva medium Mikoto Aiura, che come Toritsuka fa disinvolto sfoggio dei propri poteri e che, al pari di Imu e di Kokomi, tenterà di fare breccia nel cuore di ghiaccio di Kusuo. Possiamo già immaginare che ciò difficilmente si verificherà, dato che il suo nome significa letteralmente "amore infelice".

Un disastro dietro l'altro

Come le migliori serie che vivono prendendo bonariamente in giro topoi e consuetudini di altri prodotti, The disastrous life of Saiki K. funziona appoggiandosi a due grandi pregi: i personaggi, quasi tutti spassosi sia in senso assoluto sia nel loro relazionarsi al protagonista, e la paradossale serietà con cui vengono affrontate problemi e avvenimenti vari. Come quando il forzuto idiota Riki Nendo racconta della propria infanzia infelice, giusto un attimo prima di una gag fisica legata alla sua goffaggine. O come il terzo episodio, emblematico in questo senso, nel quale un improvviso guasto al sistema di riscaldamento provoca la trasformazione dell'Accademia PK, il liceo frequentato dai protagonisti, in un luogo gelido e terrificante. La tensione è palpabile e anche se è chiaro che non accadrà nulla di irrimediabile non si riesce a restare seri di fronte al timore di Kuboyasu, solitamente così impavido, nel dover tenere a bada una classe di adolescenti disposti a tutto pur di scaldarsi tranne andare a casa: a trattenerli in classe, nonostante il clima avverso, è infatti il previsto arrivo di tale Peanuts Ueda, presunto comico famoso. Altro esempio degno di nota si può considerare la situazione che si verifica nel lungo arco narrativo dedicato alla sfortunata gita in mare che culmina in un naufragio su un'isola deserta, in cui i personaggi della serie rischiano ripetutamente la morte.

La vicenda evolve rapidamente in una sorta di versione demenziale del Signore delle mosche in cui Kaido, che già in condizioni normali ha solo rapporti occasionali con la sanità mentale, perde definitivamente il senno dopo appena due giorni mentre Chisato Mera subisce una regressione psichica e finisce a vivere nella foresta, vivendo dei frutti della natura. Nonostante qualche timida progressione caratteriale comunque, è raro che qualcuno dei protagonisti di questa folle serie subisca un vero e proprio processo di maturazione. Ma questo non è da intendersi come un difetto in senso assoluto. Semplicemente Saiki K. è una serie che si basa su altri presupposti: una rutilante serie di gag a getto continuo basate su situazioni tipiche di anime e manga, reazioni inconsulte, facce deformate e una drammaticità esagerata e teatrale nella quale spicca la paradossale normalità di Kusuo, eterno deus ex machina della sua stessa serie. Dal punto di vista tecnico questa prima parte della seconda stagione non si discosta per nulla dalla precedente, l'accompagnamento musicale è il medesimo e animazioni e grafica sono del tutto sovrapponibili a quelli del precedente blocco di episodi. L'umorismo è lo stesso di sempre, si ride spesso e volentieri e si partecipa alle disgrazie di Kusuo e dei suoi rumorosi amici. L'unico sforzo che si richiede allo spettatore è quello di passare su quelli che qualcuno potrebbe percepire come difetti (esagerata semplicità narrativa, assenza quasi totale di caratterizzazione psicologica, mancanza di una trama propriamente detta). Se ci riuscirà, verrà ricompensato con una sana dose di risate. The disastrous life of Saiki K. è una serie distensiva e divertente, che non promette più di ciò che può mantenere.

The Disastrous Like of Saiki K. - Stagione 2 The disastrous life of Saiki K. racconta la vita di uno psichico dotato di poteri semidivini e del suo difficoltoso rapportarsi con gli esseri umani "normali", i quali per qualche ragione non sembrano disposti a concedergli ciò che lui brama più di ogni altra cosa: tranquillità. Forte di un cast di personaggi ispirati ai più noti stereotipi dei manga e degli anime, che interagiscono fra loro in modo folle generando gag a cascata, The disastrous life of Saiki K. è una serie gustosa, divertente quanto semplice. Sono davvero pochi i momenti in cui non si ride guardando questi dodici maxi-episodi che affastellano un momento umoristico dietro l'altro. Da vedere rigorosamente senza la pretesa di trovarsi al cospetto di un capolavoro, sebbene anche costruire un prodotto così fresco e mai noioso richieda grande perizia. Un altro ottimo lavoro targato J.C. Staff.