Black Gospel, intervista a Vinci Cardona: tra religione e Louis Bachalo

Edizioni BD, durante Napoli Comicon 2018, ci ha dato l'opportunità di intervistare Vinci Cardona, giovane autore di Black Gospel che ha già le idee chiare.

intervista Black Gospel, intervista a Vinci Cardona: tra religione e Louis Bachalo
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Alcuni mesi fa vi abbiamo già parlato di Black Gospel - Un Vangelo Western. Si tratta di un'opera intensa, particolare, firmata da una giovanissima firma emergente del panorama fumettistico italiano: Vinci Cardona, 22 anni, ha pubblicato il suo libro grazie alla vittoria conseguita al Project Contest 2016 con Edizioni BD. Nel corso dei mesi, l'artista ha raccolto consensi dalla stampa e dal pubblico e l'editore lo ha scelto tra gli ospiti esclusivi del Napoli Comicon 2018. Noi di Everyeye lo abbiamo incontrato in fiera e abbiamo avuto occasione di scambiare qualche parola con l'artista: Vincenzo Cardona ci ha raccontato i retroscena dietro la realizzazione di Black Gospel, ma anche le sue emozioni provate al Project Contest, i suoi sogni e il suo futuro.

Everyeye: Non è facile, né cosa da poco, esordire con un'opera come Black Gospel così giovane. Come hai vissuto quest'esperienza?
Vinci Cardona: È stato tutto piuttosto inaspettato, sebbene io credessi nel progetto e l'avessi portato avanti con convinzione. Poi la concorrenza era ottima, tutti artisti e prodotti validi, e nel momento in cui c'è stato da esporre le opere e le idee non era una scelta scontata da parte di Edizioni BD. Hanno deciso di incoraggiare il mio percorso da autore unico, perché gli altri più bravi erano in gruppo con uno sceneggiatore e un disegnatore, e di puntare su un'opera che l'autore sentisse tutta sua. E, in effetti, Black Gospel è una storia che nasce in modo particolare, ovvero da un sogno che ho fatto. Ho sognato una scena da presepe tradizionale con dei soldatini di plastica a forma di cowboy al posto dei Re Magi, mi sono svegliato e ho raccontato tutto al mio inquilino, il quale mi ha proposto di farci un fumetto! Ragionandoci su, è nata fuori un'idea che potesse funzionare: a me la tematica religiosa interessa, e credo non sia scontato per un ventenne, per i nostri coetanei è spesso un argomento uncool. Personalmente, da ateo, trovo che sia uno degli argomenti più interessanti che si possano affrontare attualmente: si sta attraversando una fase di trasformazione del concetto di religione. Da un lato l'ateismo spopola, ma dall'altro ci sono comunità di giovanissimi che l'accettano in modo molto più critico e creativo. E infatti mi sembra che questi temi siano stati accolti molto positivamente in Black Gospel. Il western è un setting come tanti altri, ma ha una capacità di suscitare emozioni e somiglianze molto più di altri generi: è più restrittivo della fantascienza, ma ha tante contingenze con la religione e la filosofia.

Torniamo sui rimandi religiosi di Black Gospel, hai già accennato qual è il tuo rapporto con la religione. Ti va di approfondirlo?
Il sottotitolo del libro è "Un vangelo Western" e in molti mi chiedono che rapporto ho con la religione. Sono stato credente per molti anni, ho persino letto più volte il Vangelo, che è un'avventura spiazzante. Uno dei personaggi che mi ha sempre interessato era questo Barabba, che arriva fino alla fine esattamente come Cristo ma riesce a salvarsi. Viene delineato come un personaggio negativo, però in un certo senso Gesù lo salva - anche se indirettamente, perché la folla sceglie lui e non Cristo. Nel momento in cui ho cominciato a costruire la storia, sapevo già che Barabba sarebbe diventato il mio protagonista. Il mio Vangelo è molto più crudele, molto più selvaggio, ma al tempo stesso non si discosta poi così tanto dalla crudeltà che ritroviamo anche nel Vangelo originale. Il mio Barabba è una specie di San Pietro al contrario: è il primo Apostolo, inteso in un senso più votato alla redenzione che alla fede. Mi interessava il fatto che qualcuno potesse unirsi a un insegnamento religioso di qualunque tipo per ripulirsi la coscienza: è un sentimento che trovo molto naturale e che amo trattare, al di là di altri temi che tratto nel racconto come la vendetta. Un tema molto ricorrente, ma per me abusato, ed è per questo che è un sentimento secondario che appartiene all'antagonista.

Parlaci della tua formazione da fumettista. Chi o cosa ti ha ispirato?
Ho sempre disegnato. Ho fatto un corso di fumetti alla Scuola Chiavarese del Fumetto, da ragazzino, mentre durante il liceo ho lavorato nel giornalino scolastico. Successivamente sono andato all'Accademia di Belle Arti perché volevo staccarmi dal fumetto per un po' di tempo: non avevo perso la passione, ma non volevo focalizzarmi unicamente su quello.

Ho seguito un corso di pittura triennale, a Brera, ed è stata un'esperienza diversa, oltre che molto positiva. Dopo due anni e mezzo di corsi è arrivata l'avventura del Project Contest, una grande occasione per tornare sul fumetto con le conoscenze acquisite durante questo percorso. Credo sia stata una scommessa ripagata, perché mi sento arricchito: non dipingo più da tanto tempo, ma staccarmi dal fumetto è stato importante. Ora utilizzo prevalentemente le tecniche digitali, che sono state una grande scoperta per Black Gospel: prima non lavoravo prevalentemente sul colore, ma quanto è arrivata l'opportunità del Project Contest ho deciso di mettermi alla prova e provare ad applicare ciò che avevo imparato dalla pittura tradizionale al coloring digitale. È stata una sfida, perché innanzitutto non avevo mai realizzato una storia così lunga: sono 140 tavole a colori. Ma la vera sfida è stata sulla scrittura: le mie fonti di ispirazione sono principalmente letterarie. Per Black Gospel l'ispirazione principale arriva da "Meridiano di Sangue" di Cormac McCarthy, che è una visione western quasi biblica dell'origine dell'America e di un episodio particolare, la guerra contro il Messico. Non sono uno che mastica tantissimi film di genere western, ma quel libro mi ha cambiato la vita. Per quanto riguarda il disegno, le ispirazioni sono tante: ho cercato di dare l'impatto di un fumetto che si discosta dalle aspettative, giocando sulle sfumature dei colori a partire proprio dal titolo - in cui compare il nome di un colore.

Cosa significa, per te, essere un autore completo?
Dal mio punto di vista, è una specie di scambio che si fa con sé stessi: puoi prendere da solo tutte le decisioni e prendertene il merito, ma è certamente più faticoso. In questo senso, la casa editrice Edizioni BD non mi ha messo alcuna ingerenza, ma c'è stato un grande supporto. Autore unico e squadra hanno comunque valori interscambiabili, con i loro vantaggi e i loro svantaggi: formazioni diverse possono dare uno spint diverso alla storia e tante declinazioni differenti, un autore unico ha il pieno controllo di ciò che uscirà fuori. Ma non disdegno collaborazioni in futuro, anche se ciò che mi lega maggiormente ai libri è la storia: se la storia è mia, sento il bisogno di disegnarla e colorarla per dargli una mia visione. Il fumetto nasce come un'arte collaborativa, i più grandi successi del fumetto sono costituiti da più autori.

Con chi ti piacerebbe collaborare in futuro? Uno italiano e uno internazionale.
Il mio sogno è Neil Gaiman. Come italiano, sto adorando il lavoro di Alessandro Bilotta su Mercurio Loi. Un mio carissimo amico, nonché un grande maestro del fumetto italiano come Maurizio Ronsenzweig, dice sempre che la vera sfida per un disegnatore è quando deve fare qualcosa che non rientra completamente nei suoi canoni di libertà assoluta, quando devi fare il lavoro che fanno tutti - cioè un tipo di fumetto più "controllato", come può essere un'opera della Bonelli o della Marvel - in cui hai dei limiti ben definiti ma che ti costringono a dare il meglio di te su un campo che non è il tuo. La mia sfida sarebbe disegnare qualcosa scritto da Bilotta e che si discosti da un prodotto come Mercurio Loi, che è molto diverso da quello che ho fatto con Black Gospel. Sul panorama internazionale, al contrario, mi piacerebbe scrivere per autori che stimo moltissimo: penso a Louis Bachalo, che lavora molto con la Marvel. Lo trovo straordinario, dà un senso di libertà e di apertura che è davvero marvelous. Il suo ultimo ciclo di Doctor Strange è bellissimo, ma il mio preferito è il ciclo di Lizard con Spider-Man: ha ridisegnato il character design del personaggio da zero, trasformandolo da lucertolone a una massa brulicante di lucertole, serpenti e coccodrilli. Un lavoro geniale e meraviglioso.

Qual è il tuo consiglio per i giovani artisti emergenti?
Copio un consiglio che ha dato il grande Gipi e che credo sia essenziale: non cercate il vostro stile. È una delle cose che si richiede di più, ma che al tempo stesso risulta essere la meno necessaria. Io non me ne preoccupo, anzi penso che sia un elemento "tossico" in questo lavoro, perché ti impedisce di evolverti a metà del progetto, ti rendi conto di aver fatto delle scoperte e di non poterle utilizzare. Vale sia per il disegno che per la scrittura. Bisogna fare ciò che emerge da un processo di crescita, mai rimanere fermi.

Cosa c'è nel futuro di Vinci Cardona?
Il mio futuro, per adesso, è un altro libro con Edizioni BD. È un progetto al quale stiamo lavorando già da qualche mese, con un impianto che considero gemello a quello di Black Gospel, ma invece che rivolgersi al Nuovo Testamento parla piuttosto del Vecchio: sarà una riflessione su alcuni temi che ho sfiorato in Black Gospel, quindi sempre in campo religioso ma più tradizionale. Non ci sarà la cornice western, è una mia rilettura nei confronti di una parte del Vecchio Testamento a cui sono piuttosto legato... e spero di far vedere qualcosa molto presto.