Boruto: Naruto Next Generations, intervista al disegnatore Mikio Ikemoto

A Lucca abbiamo chiacchierato privatamente con il disegnatore del manga di Boruto, nonché discepolo e assistente di Kishimoto già ai tempi di Naruto.

intervista Boruto: Naruto Next Generations, intervista al disegnatore Mikio Ikemoto
Articolo a cura di

Mikio Ikemoto è un ragazzo timido, introverso e umile. Caratteristiche non ti aspetteresti da chi ha lavorato con Masashi Kishimoto per 15 anni durante la serializzazione di Naruto. Il disegnatore del manga di Boruto: Naruto Next Generations, in fondo, rispecchia un po' lo stereotipo del mangaka che vive isolato da tutti, che passa le giornate chino sulle sue tavole, che raramente affronta l'ambiente pubblico. L'autore, infatti, ha tenuto la sua prima apparizione in assoluto davanti a fan e stampa e ha scelto di farlo a Lucca Comics & Games 2018, in una cornice in cui il fandom italiano l'ha abbracciato e gli ha fatto sentire tutto il suo calore. Tra eventi e firmacopie, però, c'erano tanti dettagli ed elementi che attanagliano la nostra curiosità da un paio d'anni a questa parte, ecco perché abbiamo convinto Planet Manga a concederci un'intervista privata con il sensei. In un contesto face to face, quindi, Ikemoto si è sciolto un po' di più rispetto al Press Cafè aperto alla stampa e indetto presso le sale della Camera di Commercio di Lucca; supportato, inoltre, dalla presenza di Hiroyuki Nakano (editor-in-chief di Weekly Shonen Jump) e dal suo editor, il signor Taguchi, l'autore di Boruto si è infine concesso di svelarci qualche piccolo segreto.

Da Naruto a Boruto

In momenti come questi, e relativamente a prodotti come Boruto: Naruto Next Generations, la prima domanda che sorge è quella apparentemente più banale. Noi ci siamo chiesti, nel concreto, da chi e da cosa è partita effettivamente l'idea per il progetto. Se il sequel di Naruto è stato pensato preventivamente da Kishimoto e il suo staff o se la decisione è arrivata soltanto al termine dell'opera madre. A questa domanda ha voluto rispondere proprio il signor Nakano, il boss di Shonen Jump: è lui, infatti, il deus ex machina di Boruto insieme a Masashi Kishimoto. "Al termine di Naruto, il sensei Kishimoto ha voluto la realizzazione del film Boruto - Naruto The Movie. L'idea principale riguardava la pellicola, a cui il sensei Kodachi (che cura le storie del manga, ndr) ha contribuito per la sceneggiatura. Grazie ai personaggi creati appositamente per il film, il lungometraggio ha avuto davvero tanto successo. Per questo, Kishimoto ha voluto mettere un punto a Naruto e dar vita a Boruto. In ogni caso, noi della redazione abbiamo voluto sfruttare l'immaginario della nuova generazione. Abbiamo proposto al creatore originale di disegnare il sequel ed egli stesso ha scelto Ikemoto al suo posto. Kishimoto ha poi approvato il manga con i disegni di Ikemoto e ha affidato la scrittura a Ukyo Kodachi, che cura anche la storia dell'anime".
Eppure la presenza di Naruto è ingombrante. Così come per il protagonista dell'opera, che inizialmente è adombrato dalla presenza del Settimo Hokage nell'economia narrativa del racconto, il manga di Kodachi e Ikemoto inizialmente sembrava sentire il peso di questa gravosa eredità. Col tempo, però, la storia del giovanissimo Uzumaki ha preso la propria strada e ha plasmato un cammino diverso da quello della forza portante del Kyubi. In ogni caso, abbiamo chiesto al sensei Ikemoto come ha affrontato questo tipo di eredità: "Il mio modo di disegnare è piuttosto diverso da quello del sensei Kishimoto, che mi ha dato carta bianca. È avvenuta una specie di scissione, nella quale lo stile attuale rispecchia il mio modo di vedere Boruto. Sento molto la pressione dei fan, però, anche se con loro non ho un rapporto diretto: solo ora mi sto rendendo conto che c'è un pubblico che ci segue. Di Naruto, poi, ho amato soprattutto la prima parte, in cui tutti i personaggi agiscono insieme e viene dato spazio a tutti. La parte relativa allo Shippuden l'ho trovata, forse, un po' meno interessante. Nonostante questo, però, non riuscirei a dire concretamente quale parte sia oggettivamente più bella. In qualche modo, comunque, nel realizzare Boruto ci siamo ispirati proprio alla parte di trama più corale di Naruto".

Lo stile di disegno, appunto: gli stilemi grafici di Boruto sono essenzialmente diversi da quelli di Naruto, al punto che l'opera di Ikemoto all'inizio si è imposta all'occhio del pubblico con fare piuttosto straniante. Il tratto di Kishimoto ha lasciato posto a uno stile più rotondeggiante che, in alcuni casi, ha anche stravolto il design di alcuni personaggi. È l'emergere di una nuova generazione che avanza, e che trova in artisti come Ikemoto (o anche Toyotaro) un nuovo modo di intendere il manga, riprendendo gli insegnamenti dei loro rispettivi sensei ma trovando col tempo una propria strada stilistica: "È stato Kishimoto stesso a dirmi di trovare il mio stile. Possiamo dire che lui mi ha incoraggiato a tutti gli effetti nell'essere quanto più autonomo possibile. Anzi, mi ha dato completamente carta bianca... ma, forse, nel caso di alcuni personaggi, a mio parere ho esagerato un po' troppo! Con Sarada, ad esempio, mi sono preso tante libertà. Per non parlare di Sasuke, che è un personaggio molto difficile sia da disegnare che da interpretare. Il mio personaggio preferito di Naruto è Jiraiya. In Boruto mi piacciono Sarada e Mitsuki. Boruto, invece, è quello più complicato da realizzare. Trovo piuttosto difficile realizzare il ciuffo e il coprifronte".
Ikemoto e Kishimoto: una parte della propria vita passata, per il disegnatore di Boruto, a venerare un maestro del fumetto nipponico moderno. Per Ikemoto, il creatore di Naruto è più di un padre: è un faro che l'ha guidato in una carriera che si preannuncia stellare e che l'ha supportato a lungo: "Io ho cominciato a lavorare come suo assistente dal settimo capitolo di Naruto. Ho lavorato con lui per 15 anni: per me, lui, è un amico, un maestro, un fratello, Avendo collaborato con lui per così tanto tempo, per me lui è più di una famiglia".

Tra anime e manga, il futuro di Boruto

Veniamo, ora, ad alcuni dettagli narrativi riguardanti Boruto. Perché il manga di Ikemoto e Kodachi sembra ormai aver raggiunto un importante giro di boa: l'introduzione di Kawaki, il villain che ha sconvolto la fanbase nel prologo di Boruto: Naruto Next Generations e che sembra destinato a distruggere Konoha, diventando nemico giurato del protagonista, sta pian piano costruendo un nuovo dualismo con il figlio del settimo Hokage.

Quello in corso potrebbe essere l'ultima fase del racconto prima del gran finale, un dettaglio che Ikemoto e il suo staff non hanno potuto ovviamente confermare: "Purtroppo non posso rivelare a che punto siamo della storia. In Giappone, però, è finalmente comparso Kawaki, in una versione più giovane rispetto a quella del prologo del manga. Ora inizieremo a conoscerlo meglio, a conoscere il modo in cui si svilupperà. La storia, d'ora in poi, sarà un po' incentrata anche su di lui". Il manga, come già detto, è scritto da Ukyo Kodachi e disegnato da Mikio Ikemoto: tuttavia, dietro l'operato dei due sensei, c'è ancora forte la presenza di Masashi Kishimoto. Il creatore originale del franchise detiene il progetto definendone ogni concept e idea iniziale, supervisionando in seguito il lavoro svolto dai due mangaka. Ciò avviene diversamente, invece, per l'anime di Boruto: Naruto Next Generations. La serie di Studio Pierrot ha preso una strada quasi autonoma rispetto alla versione cartacea, proponendo al pubblico una serie di storie aggiuntive che si pongono parallelamente rispetto al manga.

È ciò che ha detto inizialmente il signor Taguchi, editor dell'opera, che ci ha svelato che Ukyo Kodachi in persona cura la sceneggiatura della serie animata. "Ci sono sei o sette sceneggiatori, supervisionati da Ukyo Kodachi, che scrivono la storia. Loro creano storie alternative e le sottopongono al supervisore. Se accadono scene forti che potrebbero cambiare drasticamente la caratterizzazione del personaggi, ad esempio in cui Boruto deve uccidere qualcuno, a quel punto entriamo in gioco noi per monitorare il tutto".
Hiroyuki Nakano, invece, ci ha chiarito in che modo si pongono anime e manga: in sostanza, due versioni differenti della stessa storia che (alla stregua di serie e fumetto di Dragon Ball Super) si sviluppano diversamente per giungere allo stesso snodo narrativo: "Di solito manga e anime viaggiano sulla stessa linea. Di solito viene fatto prima il manga e poi viene trasposto in anime. Invece, in questo caso, manga e anime sono due blocchi distinti, ma per non contrapporsi troppo scelgono di percorrere strade differenti per poi intersecarsi in uno stesso punto nel finale. Il tutto, ovviamente, previo il nostro controllo creativo ed editoriale".
Ikemoto ci ha poi confessato che, a suo parere, Boruto: Naruto Next Generations racconta una serie di temi estremamente attuali per il pubblico odierno: "Le tematiche affrontate nel manga sono diverse e rispecchiano, a mio parere, i giovani di oggi. L'utilizzo (giusto o smodato che sia) della tecnologia attraverso il percorso svolto da Boruto e dal suo rapporto con i nuovi attrezzi ninja di Katasuke, ad esempio, riflette proprio il modo in cui oggi il pubblico giovanissimo approccia le nuove avanguardie rappresentate dal progresso. E poi c'è il rapporto coi genitori: a differenza di Naruto, che è una storia incentrata sulla solitudine e su come superarla, Boruto è un racconto focalizzato su come scrollarsi di dosso l'eredità e la presenza della propria famiglia. Diventare autonomi".

Altra grande differenza a livello produttivo, per Boruto, è la cadenza di pubblicazione: l'opera di Ikemoto e Kodachi viene pubblicata mensilmente sulle pagine di Weekly Shonen Jump, mentre Naruto era serializzato settimanalmente. Al sensei, però, questo nuovo modus operandi non dispiace affatto: "Quando lavoravo su Naruto (come assistente di Masashi Kishimoto, ndr) svolgevo un sacco di lavoro ed ero sempre in super ritardo sulla tabella di marcia! Adesso lavoro da solo, al massimo con qualche assistente, la consegna a cadenza mensile è migliore a mio parere. Sì, direi che la preferisco decisamente. Anche perché Naruto è durato 15 anni e ha richiesto una mole di lavoro immenso. Il numero degli assistenti poi era diverso. La consegna mensile mi permette di lavorare con più calma ed esprimermi al meglio".
Prima di salutare con un inchino e una stretta di mano Mikio Ikemoto e lo staff al suo seguito, abbiamo chiesto all'autore quale futuro esiste attualmente per il franchise e se ci sono nuovi film previsti all'orizzonte, seguendo un iter simile a quanto compiuto dal brand di Naruto: "Non so se faremo un nuovo film. Se mai accadrà, mi piacerebbe tanto lavorarci, anche se sarebbe complicato. In ogni caso è tutto ancora in cantiere...". Così come è ancora in cantiere il prosieguo delle avventure del giovane Uzumaki: quando abbiamo provato ad accennare la nostra curiosità su personaggi come Koji Kashin, cercando di carpire indizi sulla sua vera identità, Ikemoto, Nakano e Taguchi hanno riso. Un gesto che, ovviamente, implicava un segreto professionale estremamente rigido, ma che al tempo stesso ha assunto un sapore particolare. Quasi come a voler dire che ne vedremo delle belle...