Dragon Ball Super Broly: 4 chiacchiere con Emanuela Pacotto, voce di Bulma

Bulma, Sakura, Nami, Jessie: la leggendaria doppiatrice si racconta tra Dragon Ball Super: Broly e la sua passione per gli anime.

intervista Dragon Ball Super Broly: 4 chiacchiere con Emanuela Pacotto, voce di Bulma
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Essere donna in un mondo di uomini forzuti e onnipotenti non è facile. Soprattutto quando il personaggio femminile in questione non ha doti combattive o, comunque, finisce schiacciato dal peso di eroi maschili carismatici che, in un prodotto a target shonen (concepito, cioè, per un pubblico maschile), sono chiaramente centrali. La donna rischia di diventare un mero agnellino da salvare, una principessa in pericolo, una fiamma di passione o di amore per un cavaliere senza macchia. Eppure ci sono persino storie come Dragon Ball, in cui gli uomini sono il centro nevralgico dell'azione, che spesso danno vita a figure femminili forti e sicure di sé. Bulma rappresenta un caso atipico: adolescente sexy, giovane donna in cerca di avventura, moglie tenace, madre amorevole. Pur non potendo lottare, la moglie di Vegeta rappresenta ancora oggi un personaggio di rilevanza assoluta per il franchise. Vuoi per il suo ruolo, alle volte, comico, vuoi per le sue conoscenze scientifiche o perché ormai rappresenta una colonna portante nella psicologia del principe dei saiyan.

Emanuela Pacotto (qui il suo account Instagram, in caso vogliate seguirla in maniera diretta) è tutto questo e anche di più: da oltre un ventennio la doppiatrice interpreta i più grandi ruoli femminili nelle edizioni italiane degli anime più blasonati. È sua la voce che, dagli anni Novanta, accompagna la crescita di Bulma Brief attraverso tutte le incarnazioni della serie di Akira Toriyama; è sempre lei che che fa parlare le emozioni di Sakura Haruno attraverso pugni che spaccano il terreno e i nostri cuori; è lei che, con la malizia di una gatta sinuosa, veste i panni di una piratessa indomabile come Nami; è ancora lei che addirittura veste i panni malefici di una villain disastrata come Jessie del Team Rocket. Emanuela tornerà, ovviamente, a vestire i panni della madre di Trunks in Dragon Ball Super: Broly, dal 28 febbraio nei cinema italiani. Sulla scia della nostra chiacchierata con Claudio Moneta (voce italiana di Son Goku), abbiamo scambiato quattro chiacchiere con la Pacotto per parlare del nuovo film del franchise, così come della sua indomita passione per l'animazione giapponese. Tutto questo, come sempre, in collaborazione con gli amici di Koch Media Italia e Anime Factory.

Bulma, la donna chiamata Avventura

Everyeye.it: Com'è doppiare ancora Bulma dopo tutto questo tempo? Cos'era per te Bulma e cos'è per te oggi?
Emanuela Pacotto: innanzitutto, direi che per me è una grande responsabilità. Correva l'anno, mi sembra, 1996, quando Dragon Ball iniziava ad arrivare sugli schermi italiani. Per me Bulma era un personaggio come un altro: nessuno avrebbe scommesso che, a distanza di più di 20 anni, saremmo stati ancora qua a parlarne! Il primo approccio, però, lo ebbi con lo stesso entusiasmo che mi contraddistingue ancora oggi. Ma anche con un po' di incoscienza: era un personaggio simpatico, certo, ma finiva tutto lì.

Poi però la serie è diventata un cult per gli amanti dei prodotti del Sol Levante. Crebbero le aspettative e gli oneri, e quando seppi che dopo 15 il franchise tornava in TV con Dragon Ball Super sono stata sommersa di messaggi e io ancora non sapevo nulla. Ma ti assicuro che, quando sono arrivata in sala di doppiaggio, mi sono ritrovata il copione davanti ed è partita la prima immagine, mi tremavano le gambe. Nonostante faccia questo mestiere da tanto tempo, lo affronto sempre e comunque con passione e con un coinvolgimento totale. Così facendo finisci spesso per non sentirti all'altezza del ruolo... mi viene da pensare: e se poi mi chiama Toriyama e mi rimprovera?!

Everyeye.it: Ci racconti come hai modellato la sua interpretazione negli anni? Praticamente siete cresciute insieme, da che era una ragazzina adesso è una donna matura.
Emanuela Pacotto: Bulma è tutto: un ragazza, una donna, una mamma... ma occhio a definirla una "vecchia", altrimenti ce le suona! Posso dirti che, per quanto riguarda il doppiaggio degli anime, quando entri in contatto con la cultura giapponese e con la sua animazione basta semplicemente guardarli. È tutto lì: nel momento in cui affronti una nuova serie studi le battute, le movenze e la mimica, e capisci pian piano il suo carattere.

Facendo questo è come se il personaggio ti guidasse, devi svuotare la testa e lasciarti trasportare. Negli anni Bulma è cambiata anche fisicamente, ma ogni volta mi bastava che la guardassi. Veniva tutto in automatico: gli atteggiamenti, il tono della voce, le emozioni.

Everyeye.it: Parliamo di Bulma oggi. Del suo ruolo in Dragon Ball Super: Broly. Ancora una volta questo personaggio è un motore abbastanza importante per la vicenda. Questo conferma che Bulma è ancora una presenza imprescindibile, nonostante ormai al centro del franchise ci sia sempre meno spazio per l'avventura a favore dei combattimenti?
Emanuela Pacotto: Non ditele che l'ho detto, ma... Bulma in fondo è "vecchia". Vecchia come lo è la serie. Compare sin dalla prima puntata e trovo che ancora oggi sia fondamentale, sì. Ogni tanto la lasciano a casa e sparisce per decine di episodi, ma è come se la sua presenza fosse ugualmente costante nel racconto. La mia crescita con Bulma si è riflettuta soprattutto nella grinta e nel carattere, ed è una cosa che secondo me rispecchia il personaggio. Ultimamente pensavo alla Bulma degli ultimi tempi, non solo quella che vedrete nel film ma anche negli episodi già andati in onda in televisione.

Io la trovo estremamente moderna, soprattutto di questi tempi in cui le donne cercano di affermarsi sempre di più. Nel mondo reale, per me, Bulma sarebbe una sorta di influencer: già se penso a Dragon Ball Super, in cui si mette addirittura a cucinare per Beerus, la associo al mondo delle food blogger! Però ecco, nonostante non sia particolarmente coraggiosa, Bulma c'è sempre quando c'è bisogno di lei. Un po' come noi donne: quando si tratta di "cacciare gli attributi", non ci ferma nessuno!

Everyeye.it: Che rapporto hai con il cast di Dragon Ball? Diciamo che tu ormai sei una dei veterani. Ci racconti anche di come hai ottenuto la sua parte?
Emanuela Pacotto: Tanti anni fa i provini si affrontavano con leggerezza e anche un pizzico di incoscienza. Non ti aspettavi niente da prodotti così poco conosciuti, imparavi a capire il loro valore soltanto con il tempo. A volte il provino viene mandato direttamente al network che su occupa della trasmissione del prodotto, altre volte addirittura viene esaminato nella patria natia, in questo caso il Giappone. Mi sembra che, nel mio caso, l'iter avvenne semplicemente alle attenzioni di Mediaset.

Con i colleghi il rapporto è cresciuto negli anni: all'inizio si doppiava in gruppo, oggi la procedura è un po' cambiata e si finisce in sala solo per sessioni individuali. In questi casi i colleghi li vivi a distanza, perché magari la loro voce è in cuffia, dato che forse hanno effettuato il loro turno prima di te. Altre volte invece sei completamente solo, quindi devi affidarti alla versione originale e al direttore di doppiaggio.

Everyeye.it: Tu cosa ne pensi dell'evoluzione di Dragon Ball attraverso gli anni? Dalle serie classiche a DB Super.
Emanuela Pacotto: Io capisco l'amore degli appassionati più radicali, ma trovo che in Dragon Ball Super ci sia stato il tentativo di rinnovare il brand cercando di introdurre qualcosa di diverso. Per quanto ne so della cultura giapponese, i nipponici non traspongono mai un'opera 1:1. Se un anime è tratto da un manga cercano sempre di distaccarsene in parte. Se Super fosse una produzione fatta da qualcun altro potrei essere d'accordo, ma non dimentichiamoci che alle sue spalle c'è comunque il papà della serie: Akira Toriyama. E io dico, se va bene a lui va bene anche a me.

Io sono sempre molto positiva con prodotti del genere, anche perché penso soprattutto a dare il massimo nei panni di Bulma. Il fatto, poi, che siamo qui a parlare di Dragon Ball Super: Broly testimonia che le scelte compiute dall'autore, nel bene o nel male, si sono rivelate giuste. È vero che questo franchise rappresenta un caso a parte, perché si rivolge tanto ai trentenni quanto ai bambini molto piccoli. Forse questa domanda andrebbe quindi rivolta alle nuove generazioni: ci sono saghe moderne, anche nel mondo dei cinecomic, che spesso suscitano le ire dei fan perché non sono del tutto fedeli al materiale storico originale.

Se però chiedi un parere alle nuove generazioni, ti risponderanno che li apprezzano. Questo perché storie del genere cercano di parlare un linguaggio sempre moderno. Oggi un bambino guarderebbe Dragon Ball Super con occhi sognanti, senza chiedersi perché l'ultimo episodio non è coerente con la serie classica, che magari non conosce. Il mondo cambia, e con esso i gusti delle generazioni.

Everyeye.it: E del ruolo delle donne in prodotti shonen come Dragon Ball?
Emanuela Pacotto: Diciamo che non penso sia scontato che in una serie concepita per un pubblico maschile ci siano donne dal carattere così forte. La bella presenza femminile fa chiaramente piacere ai maschietti per motivi di fanservice. Prendiamo Sakura, che io interpreto in Naruto: anche lei a volte viene lasciata in disparte, essendo un ninja medico spesso non opera in prima linea.

Tuttavia, nei momenti più critici, lei non si è tirata indietro e ha dimostrato una forza degna del protagonista. Quando ci si mettono, le donne dimostrano cuore e possono fare la differenza. Allo stesso modo anche Nami di ONE PIECE, nonostante rispetto a Nico Robin abbia una connotazione più comica, ha combattuto le sue battaglie personali superando i suoi limiti e mettendo in gioco la vita. Questi personaggi, magari, non avranno un ruolo di primissimo piano, ma hanno anche dei momenti di ribalta e lasciano il segno. Anzi, assumono la stessa profondità degli attori maschili.

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: Ecco, insieme a Bulma ci sono anche Sakura e Nami, o ancora Jessie dei Pokémon. Cosa ti porti dietro di queste due esperienze, che continuano ancora oggi?
Emanuela Pacotto: Devo praticamente tutto a loro, la mia carriera è stata segnata da queste figure. Io sono cresciuta con loro, d'altronde parliamo di serie che sono in corso da circa un ventennio. Ho dato a loro tutto ciò che ho imparato nella mia carriera. Come dico sempre, c'è parte di me in ognuna di loro. Ho amato da subito l'animazione giapponese e ho avuto persino la fortuna di visitare il Giappone. Da quando ci sono stata il mio approccio a questo lavoro è completamente cambiato.

Finché non vivi il Giappone, non potrai mai capire di cosa parlo. Potrei tentare di descrivertelo, ma è inspiegabile. Quella esperienza mi ha permesso di capire ancora meglio personaggi così ricchi e profondi, che parlano un linguaggio completamente diverso dal nostro. Tuttavia, i valori fondamentali sono universali, anche se amplificati. Insomma, mi porto dietro un entusiasmo e una magia indescrivibili.

Gli anime creano attorno a sé un vero e proprio tifo da stadio, un'identificazione totale. Il pubblico vive per loro, parteggia per loro. L'entusiasmo per questo mondo è pazzesco e mi colpisce. I sentimenti di positività, di determinazione e di tenacia te li porti dentro. Li comprendi e li adoperi nel quotidiano. Fanno parte della formazione di una persona. Io ho avuto la fortuna di farne parte con la mia voce. Non ti nascondo che, spesso, certi personaggi mi hanno fatto piangere. Le porto un po' tutte dentro di me. Chiamatemi pure "pazza dalle personalità multiple"!

Everyeye.it: Cosa ne pensi del rilievo che distributori come Koch media riservano agli anime, sia lato home video che soprattutto cinema? Claudio Moneta diceva che è importante promuoverli, che sono ancora figli di tanti tabù, e il suo messaggio era una sorta di appello che invitava anche chi denigra gli anime a guardare certi prodotti.
Emanuela Pacotto: Io amo gli anime e la cultura orientale, quindi forse sarò poco obbiettiva... sulla globalizzazione degli anime ci sarebbe da discutere, ma in questo caso è un concetto che ci viene in aiuto. Permette di far sì che gli anime invadano il mondo. C'è stato un periodo in cui si tendeva a nasconderli, forse anche per il timore che potessero adombrare le nostre produzioni. Oggi il Giappone viene direttamente da noi, ha capito di potersi costruire un mercato florido in tutto il globo.

La vetrina si è allargata ed è una cosa bellissima: più ampli l'offerta e più fai cultura, soprattutto al cinema. Il fatto che Dragon Ball Super: Broly sia in programmazione come qualunque altro film in sala è un'operazione a mio parere coraggiosissima. Se sono qua, d'altronde, è perché l'appoggio con tutte le mie forze! Credo che possa contribuire a cambiare il modo di pensare del pubblico generalista. Il mio viaggio in Giappone coincise con l'uscita di un film di Naruto, non ricordo quale.

Ricordo che vedevo materiale promozionale ovunque volgessi il mio sguardo... per loro era una prima cinematografica di quelle importanti. In tal senso c'è ancora tanto da lavorare perché ciò accada in Italia, ma intanto è sacrosanto che un film come Broly arrivi al cinema. Il prodotto destinato alla sala, inoltre, a mio parere è molto più bello di quello televisivo e vale la pena vederlo sul grande schermo! Inoltre, senza fare alcuno spoiler, sappiate che il climax della pellicola è tale che è richiesta una presenza massiccia al cinema per fare un tifo da stadio!

Ricordo che, in una vecchia edizione di Lucca Comics, partecipai a un evento di Koch Media destinato a ONE PIECE: Film Gold. Ricordo quella giornata con grande piacere: i ragazzi in sala hanno dato una risposta calorosa ed emozionante. Il mondo degli anime crea una passione comune bellissima: viviamola tutti insieme. E portate anche amici che non amano gli anime!

Una passione chiamata Anime

Everyeye.it: E parlando di ONE PIECE, in estate uscirà il nuovo film (STAMPEDE) e pare che proprio Koch Media lo porterà in Italia con Anime Factory. Cosa ti aspetti? Ti sentiremo ancora nei panni di Nami al cinema?
Emanuela Pacotto: Se ci sarà un'altra operazione di Koch Media in stile Broly per ONE PIECE non posso che esserne entusiasta e sostenerla! Amo Nami così come amo Bulma.

Everyeye.it: Ti possiamo mettere in crisi? Qual è il personaggio che ti piace/ti è piaciuto più doppiare?
Emanuela Pacotto: Che scelta difficile... convivo con questi personaggi da così tanto tempo! È un po' come chiedere a una madre qual è il figlio che preferisce. Però, ecco, c'è un personaggio che mi ha accompagnato a lungo, anche se pare che la sua avventura sia ormai terminata: Lina Inverse, della serie anime di Slayers. Lei è totalmente fuori dagli schermi ed è divertente come pochi altri. Doppiarla mi è costata una fatica pazzesca, perché come i fan sapranno lei ha una crisi isterica praticamente in ogni episodio... ciononostante mi è rimasta nel cuore. Andava su tutte le furie quando la definivano bruttina o dicevano che aveva il seno piccolo, o ancora la paragonavano a un maschio. Ma poi metteva in scena una potenza stratosferica: rappresenta la rivalsa di noi femminucce! Lina è probabilmente il primo personaggio che mi ha esposto al grande pubblico, è grazie a lei se hanno creato il mio primo fan club! Le devo tutto, dalla mia passione al mio lavoro.

Everyeye.it: Tu sei una grande appassionata di anime. Ci racconti della Emanuela Pacotto "otaku"? Cosa ti piace guardare, quali sono i tuoi prodotti preferiti, quale vorresti vedere in Italia e ti piacerebbe doppiare in futuro.
Emanuela Pacotto: Anche se ormai è un prodotto datato, io amo Gundam Seed Destiny. Se arrivasse in Italia mi piacerebbe moltissimo vederlo localizzato. Un altro anime che mi piace tantissimo è Macross Frontier... il problema è che la produzione giapponese è vastissima e anche io fatico a seguire tutto ciò che esce! Ma in fondo non me la sento di esprimere un desiderio simile: tutti i personaggi che ho doppiato finora sono stati un premio bellissimo.

Everyeye.it: Parlando sempre di te e del tuo lavoro, tu sei stata impegnata in tanti altri progetti che in qualche modo richiamano gli anime. Ad esempio il progetto Censors...
Emanuela Pacotto: Diciamo che io sono un po' matta e ho un grande team che sostiene la mia follia. Censors è un film per il web (lo trovate sul canale You Tube di Emanuela, ndr), che parla un linguaggio web e ha una durata web. Insomma, non vi aspettate il kolossal da tre ore. Il progetto prende spunto dalla mia vita da doppiatrice e dalla mia passione per gli anime, unite al fatto che spesso tendo a identificarmi nelle serie giapponesi.

A tutti piacerebbe vivere le proprie storie preferite: Censors nasce anche dal mio rapporto con i fan ed è pensato per essere il primo episodio di una trilogia. Può anche essere considerato come un film a se stante, però. Trovo che sia interessante, soprattutto per gli amanti degli anime, che ritroveranno al suo interno tante cose familiari. Io nasco come attrice, ho un diploma da attrice, quindi ritrovarmi protagonista dietro la macchina e non più al leggio è stato emozionante.