Dragon Ball Super Broly, parla Mario Bombardieri: il mio Broly è ancestrale

Abbiamo intervistato in esclusiva il doppiatore italiano della nuova versione di Broly, in arrivo al cinema dal 28 febbraio.

intervista Dragon Ball Super Broly, parla Mario Bombardieri: il mio Broly è ancestrale
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Per un Super Saiyan Leggendario serve, inevitabilmente, una voce leggendaria. Se, oltroceano, il colossale Broly viene interpretato da sempre da attori come Bin Shimada per i giapponesi e Vic Mignogna per gli americani, la divisione tra gli studi di doppiaggio tra Roma e Milano ha portato a declinare le interpretazioni del villain tra più di un doppiatore. Mario Bombardieri, voce originale nel primo doppiaggio dei film di Dragon Ball Z a cura di Dynit, rimane tutt'oggi il più amato dalla community di Dragon Ball.

L'attore diede vita, già vent'anni fa, a una prova recitativa colossale e memorabile, capace di restituire tutta la potenza brutale e demoniaca di un'antagonista folle come il vecchio Broly. Oggi Bombardieri tornerà ad interpretare il figliodi Paragas al cinema con Dragon Ball Super: Broly, film che riscrive lo status quo del Super Saiyan Leggendario, così come la sua caratterizzazione. Una cosa, però, è certa: il talento di Mario Bombardieri non è cambiato. Spinti dalla curiosità di conoscere i retroscena del suo lavoro, e grazie alla collaborazione di Koch Media Italia e Anime Factory, abbiamo potuto intervistare Bombardieri per apprendere i segreti di questo nuovo Broly, più umano e primitivo rispetto a prima.

Un Broly per i fan

Everyeye.it: Com'è tornare a doppiare Broly dopo tanti anni? Com'è cambiata la percezione della saga per te?
Mario Bombardieri: Sarò onesto. La mia generazione è cresciuta con altri prodotti d'animazione. Quando ho doppiato Broly ignoravo totalmente non soltanto la serie di Dragon Ball, ma anche il seguito che aveva generato in quegli anni. Solo in seguito ho capito la forza degli anime: parlano un linguaggio universale, fatto di archetipi. Ma, insomma, all'inizio era un lavoro come un altro, anche se molto faticoso.

Come ben sapete, Broly è uno di poche parole... perlopiù urla, e anche tanto! Interpretare questa brutalità ha richiesto un gran bello sforzo. Anche perché si rischia di distaccarsi dalle emozioni trasmesse dall'espressività del disegno. Per quanta tecnica tu possa metterci, non è semplice trasmettere tutta quella rabbia... io nella vita reale non sono certo così arrabbiato!

Cosa mi è rimasto, quindi, del primo doppiaggio di Broly? La fatica! Ora, non voglio certo peccare di presunzione, ma io mi definisco un "generoso": cerco di dare tutto il possibile perché il mio personaggio sia veritiero. E, devo dire, mi fa molto piacere sapere che ci sono dei fan che ancora oggi preferiscono la mia interpretazione a quella di altri.

Everyeye.it: E infatti, sui social, il tuo nome è stato invocato da moltissimi fan, che ti hanno amato durante il primo doppiaggio dei vecchi film e alla fine sono stati accontentati. Vuoi dire qualcosa a tutti questi appassionati?
Mario Bombardieri: intanto io ringrazio tutti per l'apprezzamento e la benevolenza dimostratimi. Spero di averli ricambiati appieno con il mio lavoro e che non rimangano delusi. Dal punto di vista personale mi colpisce soprattutto che ci sia questa sensibilità da parte del pubblico, a prescindere dal mio ruolo: se c'è questa sorta di competenza significa che l'orecchio è stato ben educato e che i fan sono estremamente attenti.

Aggiungo anche che un approccio simile dovrebbe essere applicato a tutte le branche dell'intrattenimento. Aver scoperto, però, che questa attenzione esiste in un prodotto come Dragon Ball Super: Broly è stato sorprendente: gli anime parlano, come ho già detto, un linguaggio specifico. Magari fosse così, ad esempio, nel teatro: mostrare così tanta competenza e amore e avere la stessa capacità di analisi.

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: Ci racconti meglio come hai svolto il processo di interpretazione di Broly?
Mario Bombardieri: sicuramente, di partenza, c'è l'osservazione del materiale originale. Su questo non c'è dubbio. Poi devo dire che, in passato, c'è stato Fabrizio Mazzotta che ha avuto sempre molta attenzione. Adesso con Andrea Ward, direttore del doppiaggio in Dragon Ball Super: Broly, ci siamo trovati ugualmente a meraviglia. Ha la stessa attenzione, cura e rispetto e cerca di essere il più fedele possibile alla versione madre.

Everyeye.it: Il destino volle che, nel doppiaggio Dynit, Ward doppiasse Goku e tu il suo nemico, Broly... oggi, invece, lavorate insieme in altro modo!
Mario Bombardieri: La cosa più assurda è che io l'ho saputo dopo che Ward fosse Goku! Questo perché non sempre si doppia tutti insieme, soprattutto in film che mettono in scena una battaglia del genere. Si doppia separatamente, perché se poi sbaglia uno bisogna ripetere tutta la sequenza... anche perché vi sfido a urlare così alle 9 del mattino!

Dovete pensare, in fondo, che noi dobbiamo adattarci a una recitazione che ci appartiene poco: quella giapponese è un'interpretazione molto energica e deriva da una profonda differenza culturale, un paradigma completamente diverso per esprimere i sentimenti. Noi interpretiamo questo paradigma come una grande esagerazione. Tuttavia, pur sentendoti esagerato, in fondo il disegno è quello: talvolta una recitazione simile non è del tutto spontanea, però devi tener fede al rapporto tra voce e animazione, tra linguaggio verbale e mimica.

Everyeye.it: Questo Broly presenta una caratterizzazione, fisica e psicologica, nettamente diversa rispetto al vecchio. Cosa ne pensi? C'è uno dei due che preferisci?
Mario Bombardieri: Infatti sono rimasto piuttosto sorpreso da questo reboot. Vedrete, nel corso del film, che Broly esprime un linguaggio di assoluta normalità. C'è una scena precisa, peraltro, in cui Broly si esprime con una naturalezza tale che potrebbe essere chiunque. Nulla a che vedere col "demonio" che egli stesso sosteneva di essere nei film tratti da Dragon Ball Z.

Io francamente mi aspettavo che anche in Dragon Ball Super: Broly fosse un cattivo fatto e finito, e invece scoprirete che la storia delle sue origini è profondamente umana. Anzi, si è addirittura portati a pensare che le condizioni in cui ha vissuto (esiliato dal proprio pianeta, cresciuto dal padre per essere un guerriero invincibile) quasi giustifichino tutto l'odio e la rabbia che prova. Penso che la sua immensa energia provenga proprio da questi sentimenti così profondi.

Quindi, quale dei due preferisco? Vi dico che tutta questa energia e questi sentimenti traspaiono anche attraverso le urla e i pugni del Super Saiyan Leggendario, e non soltanto attraverso le sue poche parole. Tutto questo, per me, è qualcosa che lo proietta in una dimensione che mi piace definire ancestrale: va al di là della semplice connotazione temporale, la sua caratterizzazione è qualcosa di profondo.

Io posso esprimere un verso di rabbia in mille modi, da doppiatore: ma per raggiungere quel tipo di profondità mi sono dovuto appellare a qualcosa che andasse oltre. L'ho fatto anche in passato e forse è questo che i fan hanno amato: il mio cercare di raggiungere una certa intensità. Una nota musicale non è fatta solo di lunghezza o ampiezza d'onda, ma anche di colori: ecco, l'intensità di cui parlo è connotazione stessa di una nota il cui colore è venuto spontaneo guardando l'animazione di Broly. È questo che per me significa ancestrale: antico, fuori da qualunque altra dimensione.

Everyeye.it: Ma quindi, al netto di tutto ciò, ti è piaciuto doppiare Broly? Ti piacerebbe doppiarlo ancora in futuro? O meglio, vorresti che il personaggio tornasse in futuri film o serie di Dragon Ball?
Mario Bombardieri: Ovviamente sì. Sai, quando ho parlato di questo personaggio a mia sorella mi ha chiesto se fosse stato... terapeutico urlare così tanto. Le avevo raccontato di quanto sia stato faticoso doppiare Broly, anche perché Andrea Ward è un direttore estremamente attento e preciso. Ora, la domanda è questa: chi di noi non ha momenti di rabbia? Devo dire che, una volta, facendo un urlo dei suoi, mi è sorto spontaneo associare quella rabbia a un comportamento che non sopporto: di fronte alla stupidità di certe persone, alle volte, avrei proprio voglia di urlare in quel modo!

Insomma, alla luce di tutto questo approfondimento, spero davvero di poter doppiare ancora Broly in futuro. In questa ricerca così intima dei sentimenti fin qui esposti, sento di avervi lasciato una parte di me.

Everyeye.it: Tu hai molta esperienza anche in campo cinematografico, ma per Dragon Ball è importante che in Italia sia stato spinto così tanto per la release nelle sale cinematografiche. Cosa ne pensi del mondo degli anime?
Mario Bombardieri: Come dicevo in apertura, Dragon Ball è un prodotto che non mi appartiene per una questione generazionale. Serie come questa, quando le vidi agli inizi della trasmissione, mi spiazzarono. Anzi, mi lasciavano molto perplesso. Non ti nascondo, però, che dentro di me pensavo: "Ma che strano, però... ci sarà pure questa grande spinta sull'esagerazione, eppure c'è qualcosa che mi intriga". Ma poi ho scavato nel mio passato: io sono un grande appassionato di Akira Kurosawa, celebre regista giapponese che ha firmato tanti capolavori.

Ricordo che in alcuni suoi film, anche se con le dovute differenze rispetto a una serie animata, ritrovavo quella stessa esagerazione tipica degli anime moderni, il che mi ha fatto pensare che si tratti di un approccio culturale. L'arte giapponese ha uno stile e un linguaggio straordinario: prendi Dersu Urzala di Kurosawa, la storia di un guerriero che rimane isolato nella guerra tra due fazioni e che dà prova di essere in possesso di grandi qualità. Il fatto, poi, che simili prodotti abbiano avuto un riscontro simile, ha dato ragione alle mie sensazioni. Per me è una questione antropologica: mi chiedevo come mai questi cartoon giapponesi avessero così tanto successo. Poi Broly è entrato nella mia vita, ho unito i punti e ho capito. E qui arriviamo nuovamente al discorso iniziale: gli anime parlano un linguaggio archetipico. L'archetipo risiede dentro di noi: quando guardiamo ciò che ce lo fa ricordare, inconsapevolmente lo ricerchiamo. E quindi diventiamo fan.