Dragon Ball Super: Claudio Moneta e Ivo De Palma ci parlano del doppiaggio

Il Torneo del Potere ha un nuovo studio di doppiaggio: LogoSound. Abbiamo parlato con Moneta, direttore, e De Palma, dialoghista, per scoprirne i segreti.

intervista Dragon Ball Super: Claudio Moneta e Ivo De Palma ci parlano del doppiaggio
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Il Torneo del Potere di Dragon Ball Super, in edizione italiana, ha portato con sé un'importante novità: la Merak Film, storica casa di doppiaggio che dalla fine degli anni Novanta si occupa di localizzare e doppiare il franchise di Toriyama nella nostra lingua, ha passato il testimone a LogoSound, studio di doppiaggio che recentemente ha portato nei nostri cinema anche Dragon Ball Super: Broly. Il cambio di studio ha introdotto qualche piacevole novità, su tutte un lavoro di traduzione e adattamento più analitici e attenti rispetto a prima. Ne abbiamo parlato con Claudio Moneta, direttore del doppiaggio, e Ivo De Palma, che figura nello staff come responsabile dei dialoghi. Se la nuova voce di Goku, che avevamo già intervistato in occasione di Broly, non è per niente nuova a questa serie, l'introduzione dello storico doppiatore di Pegasus ne I Cavalieri dello Zodiaco ha rappresentato una novità assoluta. Gettiamoci quindi a capofitto in questa nostra, lunga intervista.

Il Torneo del Potere secondo Claudio Moneta

Everyeye.it: Claudio, cosa è cambiato per te o per il cast con il nuovo studio di doppiaggio? Ci racconti come avete svolto traduzione, adattamento, insomma che approccio avete utilizzato rispetto al passato?
Claudio Moneta: Il cambio di studio è stata una questione di contratti tra Boing/Turner e la Merak Film e non ha implicazioni artistiche. Anzi, per quanto riguarda quest'ultimo punto già in precedenza c'era stata una novità: ho preso in eredità io stesso la direzione del doppiaggio. Ma ho semplicemente portato avanti un lavoro che era già stato iniziato da Paolo Torrisi e Graziano Galoforo prima di me.

L'approccio non è cambiato poi tanto: sia in Merak che in LogoSound ho avuto l'opportunità di lavorare a stretto contatto con la cliente, Tania Gaspardo, che è sempre presente in studio. Ciò mi ha permesso di non avere mai dubbi sul graduale recupero di fedeltà all'originale, vuoi per la scelta di un nome, vuoi per l'esatta traduzione. Quest'ultima, lo sai meglio di me, è un'operazione problematica, perché deve far fede al testo approvato da Toei in lingua inglese.

Che, già di per sé, è una traduzione, e anche molto puntigliosa, costellata di note a cura degli adattatori inglesi. A quel punto noi, a nostra volta, chiediamo ai nostri consulenti di fare chiarezza rispetto al testo nipponico. Da questo punto di vista, il cambio di studio ci ha permesso di organizzare una filiera di lavoro più pulita: la Merak, come tanti altri studi, è una vera e propria fabbrica di doppiaggio, ha decine di traduttori e adattatori, abituati a fare un lavoro basato anche sulla quantità. Non dico che con loro i cambiamenti che abbiamo apportato oggi non sarebbero avvenuti, ma io credo che ci sarebbe voluto un po' più di tempo. È un po' quando hai la casa in disordine: se sei ricco e cambi casa, ne prendi una vuota e la rimetti in ordine più facilmente.

Specifico che i rapporti con la Merak Film erano e sono tutt'ora ottimi, dal momento che continuo a lavorare per loro. Tornando al prodotto, abbiamo scelto due soli adattatori, il che significa una visione molto più univoca. La costante presenza di Tania, poi, ha garantito tempistiche più comode: la saga del Torneo del Potere, in tal senso, non era facile da gestire, in un episodio compaiono anche una trentina di personaggi. Abbiamo dovuto svolgere un lavoro di ottimizzazione, anche economica: nello stesso turno, ad esempio, un doppiatore ha dovuto pronunciare poche righe per lo stesso personaggio che, tuttavia, appartengono a episodi molto distanti tra loro. È stato molto complicato, e a tal proposito è stato prezioso il lavoro svolto da Eleonora Mandelli, Giancarlo Martino e Moreno Grossi Pometti di LogoSound.

Capirai che tutto ciò ha frammentato moltissimo il lavoro, anche perché a qualcuno abbiamo dovuto far svolgere un doppio ruolo, laddove c'erano personaggi molto secondari. Io vorrei ricordare una cosa: come ho già sottolineato in passato, oggi ci portiamo dietro una serie di inerzie e di errori compiuti nel primo doppiaggio televisivo. Sia chiaro: quando Dragon Ball esordì in Italia il mondo del doppiaggio era molto diverso. C'era meno controllo, l'adattamento poteva concedersi più libertà e soprattutto non c'era la rete, tramite la quale la community poteva esprimere il proprio parere in merito. E ricordo che tutto questo avveniva sotto la direzione del grande, amato e lungimirante Paolo Torrisi.

Everyeye.it: Come mai non avete modificato le nomenclature classiche come nel doppiaggio di Dragon Ball Super: Broly? Molti vorrebbero sentire Kamehameha anche in TV...
Claudio Moneta: Diciamo che oggi, qualora compaia un nuovo personaggio o una nuova tecnica, cerchiamo di mantenerci fedeli. Di certo non sentirete piccole distorsioni come fu per Junior-Piccolo, Rosé-Rosa o Champa- Shampa. Ti dico che qualcosa, rispetto al passato, l'abbiamo corretta, ma sono piccoli dettagli. I nomi classici, però, rimangono. La Kamehameha è l'Onda Energetica, Piccolo sarà Junior e così via... almeno per ora! Ti dico un'altra cosa: la volontà da parte di Tania di vincere queste inerzie e tornare completamente alla fedeltà c'è tutta, ed è anche forte. E vi assicuro che in passato non era così.

Everyeye.it: Rispetto a prima c'è una censura minore? È per questo che va in onda così tardi?
Claudio Moneta: Inizialmente l'ho pensato anch'io, invece pare che non c'entri nulla.E comunque le puntate che stanno andando in onda sono censurate, certo. In originale ci sono battute anche forti, ad esempio ricordo che un personaggio dice chiaramente "figlio di p******". E lì, purtroppo...

Everyeye.it: La sensazione è che stiate cercando di conservare traduzioni il più fedeli possibile, mi viene in mente ad esempio la traduzione dei titoli di ogni puntata che mi sembra molto fedele al giapponese. È così?
Claudio Moneta: Con Tania abbiamo lottato moltissimo per averli in questo modo. Sia per la traduzione che per la grafica. È uno dei piccoli passi in avanti che siamo riusciti a compiere. Abbiamo anche recuperato le anticipazioni riassuntive dalla versione giapponese, quella con il voice over di Goku che racconta cosa avverrà nel prossimo episodio. D'altronde, se in giapponese viene fatto dobbiamo farlo anche noi e perché ciò fosse possibile abbiamo tradotto direttamente dal giapponese. Altra cosa importante che abbiamo richiesto, espressamente, di avere un solo fonico di sala: Adriano Scarpante.

Everyeye.it: Il torneo del potere include il numero di personaggi più vasto in assoluto nel franchise. Come avete gestito, a livello di doppiaggio, questa cosa?
Claudio Moneta: Non abbiamo mai fatto più di 3 doppioni: significa che un attore doppia almeno due personaggi che parlano con timbri diversi o che abbiano una voce distorta dagli effetti. Inoltre i personaggi in questione devono essere lontani, in termini di episodi, gli uni dagli altri. Come dicevo, in casi eccezionali i doppioni diventavano 3 in caso il terzo personaggio facesse solo versi, urla e così via. Ti assicuro che non è stato facile, proprio a causa del numero di personaggi. C'è stato un solo cambio: la doppiatrice di Vados. Abbiamo dovuto cambiarla perché era il doppione di un personaggio troppo importante, ovvero Numero 18.

Everyeye.it: Pietro Ubaldi lo hai ritrovato con Toppo, ma in Dragon Ball Super: Broly ha interpretato Re Vegeta...
Claudio Moneta: è stata una mia scelta precisa. Ho pensato che fosse un delitto non fargli interpretare qualcuno in questa saga. Aggiungo che per me il Torneo del Potere è bellissimo, trovo che sia un arco narrativo piuttosto maturo: non ci sono buoni o cattivi, qui. C'è la lotta per la sopravvivenza. L'unico che continua ad avere una connotazione diversa è Goku, che cerca sempre il confronto con se stesso. Non c'è un villain vero, tranne per quanto riguarda la connotazione ambigua (credo voluta dall'autore della serie) di Freezer.

Ma anche quest'ultimo, nel Torneo, non rappresenta più il male assoluto, piuttosto qualcuno di cui non ci si può fidare totalmente, il che è diverso. Sotto questo punto di vista Toppo, così come tutti gli altri Pride Troopers, è un personaggio davvero interessante e mi sembrava giusto che avesse una voce importante e storica. E poi, diciamo la verità: non appena ho visto Toppo in azione, ho pensato "è Ubaldi". Un altro esempio che mi pare emblematico è Massimiliano Lotti che doppia Jiren dell'Universo 11 (ed è voce anche di Jiraiya in Naruto, ndr) . Lui normalmente è Pilaf ma, secondo le regole sui doppioni elencate prima e pensando al fatto che un professionista come lui doveva comparire in questa saga, l'ho scelto per questo personaggio.

Everyeye.it: Tu cosa ne pensi del Torneo del Potere?
Claudio Moneta: come dicevo prima, ho apprezzato molto la maturità della storia. Trovo che dietro ci sia una sceneggiatura profonda. Voler ripulire l'universo approfittando della volontà innocente di migliorarsi che prova Goku... è una cosa tremenda. Mi riferisco al re di tutte le cose: con la doppiatrice di Zen'o, che abbiamo cercato di rendere stavolta in maniera più particolare: un adulto che parla con la voce di un bambino e un infante che pensa come un adulto potentissimo. Non basta fare una voce caricaturale come in un cartone animato.

Everyeye.it: E dell'Ultra Istinto?
Claudio Moneta: La parte in cui Goku sblocca l'Ultra Istinto è ancora in lavorazione. Posso dirti che stiamo cercando una chiave di lettura per permettermi di interpretarlo al meglio. Anche perché in originale, oltre al fatto che viene doppiato sempre e comunque da una donna, è stato operato un intervento tecnico sul sonoro.

La prospettiva di Ivo De Palma

Everyeye.it: Ivo, ci racconti nello specifico in cosa consiste il lavoro di un dialoghista in uno studio di doppiaggio? E, di conseguenza, come si è svolto il lavoro per quest'ultima saga di Dragon Ball Super?
Ivo De Palma: Il lavoro in genere non avviene nello studio di doppiaggio, ma comodamente a casa, o in qualunque altro luogo, sul proprio computer. Ricevuti i filmati e gli script originali, il dialoghista procede all'adattamento (nel caso di DBS effettuato su preesistente traduzione in italiano) dei testi, cercando il più possibile di mantenere il significato ma facendolo combaciare con il labiale di chi parla. A volte può bastare la traduzione letterale, mentre più spesso bisogna intervenire ad abbreviare o ad allungare la battuta, ché altrimenti non corrisponderebbe alle aperture labiali.

Everyeye.it: In relazione a Dragon Ball Super, questo arco narrativo è pieno zeppo di personaggi e, ovviamente, di dialoghi. Come hai gestito un numero così importante?
Ivo De Palma: Più i dialoghi sono intensi, più aumentano le battute, e quindi più lungo è il lavoro e più variano i registri da personaggio a personaggio. Non è come quando i soliti due o tre se le danno di santa ragione per minuti interi. E' più oneroso, certo, ma alla fine il lavoro lo si conduce in porto comunque.

Everyeye.it: Queste nuove traduzioni propongono un adattamento decisamente più fedele ai testi originali, a partire dai titoli degli episodi alle preview delle puntate successive. Per quanto riguarda i dialoghi, quanto è stato difficile mantenersi vicini al senso giapponese?
Ivo De Palma: Col giapponese avviene di solito l'inverso che con l'inglese. Con l'inglese spesso la traduzione italiana è più lunga, e quindi bisogna togliere qualcosa. Col giapponese è invece più probabile che la traduzione sia decisamente breve rispetto al labiale da coprire, il che impegna il dialoghista anche come vero e proprio autore, perché deve comunque escogitare che cosa aggiungere, sempre col vincolo di non allontanarsi dal significato originale.

Everyeye.it: Si tratta di un lavoro diverso rispetto a quello che fu svolto sui Cavalieri dello Zodiaco, serie in cui vi prendeste delle virtuose libertà in termini di adattamento e dialoghi. Cosa ti hanno lasciato queste due esperienze?
Ivo De Palma: Erano altri tempi, e il controllo su quanto avveniva in sala era meno pressante. Ma se parliamo della serie classica dei Cavalieri, l'adattamento dei dialoghi non fu comunque mio. Con Dragonball si lavora a stretto contatto con il cliente, cosa che professionalmente è perfettamente comprensibile ed è un modo per capire bene le sue esigenze e i suoi intendimenti, e per lavorare al meglio per conseguirli.

Everyeye.it: Com'è cambiato il mondo del doppiaggio e dell'adattamento dagli anni ottanta ad oggi?
Ivo De Palma: La mia posizione è molto particolare, perché avendo cominciato in una piazza relativamente più giovane rispetto a quella romana, ho anche vissuto una stagione pionieristica praticamente irripetibile, avendo la fortuna di avere l'età giusta e la voce giusta per intercettare il favorevole momento.

Quindi per me è cambiato molto, sia nel bene che nel male. In linea generale, e valida un po' per tutte le attuali produzioni, la categoria lamenta innanzitutto tempistiche di consegna sempre più rapide, che per qualunque lavoro di natura artigianale, e il nostro risponde a questa descrizione, non sono il massimo. Per i giovani aspiranti colleghi è cambiato sicuramente qualcosa in meglio, perché ormai trovano i direttori sui social (mentre per noi all'epoca erano poco meno che semidei), e in peggio, perché l'idea del doppiaggio ormai piace a molti, e c'è quindi molta più concorrenza