Gigi la Trottola: abbiamo intervistato il suo creatore, Noboru Rokuda

A Lucca Comics & Games abbiamo intervistato il creatore di Dasshu Kappei, opera meglio nota in Italia come "Gigi la Trottola".

intervista Gigi la Trottola: abbiamo intervistato il suo creatore, Noboru Rokuda
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Grazie alla serie animata il pubblico italiano lo conosce come Gigi la Trottola, ma i cultori del manga sapranno bene che il suo titolo originale è Dasshu Kappei. Scritto e disegnato da Noboru Rokuda, che ne ha iniziato la serializzazione nel 1970, il fumetto è diventato un vero e proprio cult e ha riscosso un successo stratosferico proprio nel nostro Paese. Durante Lucca Comics & Games, grazie a Edizioni Star Comics (che ha recentemente pubblicato una nuova edizione del manga di Rokuda), abbiamo potuto intervistare il sensei in persona. Vi riportiamo, di seguito, l'esito della nostra piacevole chiacchierata.

Le origini di Gigi-Kappei

Everyeye.it: Dasshu Kappei è un cult soprattutto per noi italiani. Lei si aspettava un successo simile, quando iniziò la pubblicazione? E qual è il motivo, secondo lei, per leggere ancora oggi la sua opera?
Noboru Rokuda: Non mi aspettavo assolutamente un traguardo simile. È un manga che iniziai a scrivere soprattutto per incoraggiare me stesso a non arrendermi mai, a non farmi frenare da chi non credeva in me e nella mia scelta di diventare mangaka. Dasshu Kappei potrebbe essere un mezzo per riuscire a trovare un sostegno per voi stessi, qualcosa che spinga chi legge ad andare avanti e raggiungere i propri intenti. Non posso garantirlo perché ognuno è padrone del proprio destino, ma trovo che sia un ottimo mezzo di incoraggiamento.

Everyeye.it: I valori di Dasshu Kappei sono stati ripresi anche da altre opere successive. Come ha affrontato questa eredità?
Noboru Rokuda: Come autore non mi sembra di aver realizzato un'opera tanto grandiosa. Ma se non riesci ad incoraggiare neanche i tuoi cari, di certo non puoi incoraggiare gli altri. Ma non voglio scadere troppo nel dogmatismo, altrimenti darei inizio ad una setta religiosa!

Everyeye.it: Sensei, che rapporto ha avuto e ha tutt'ora con lo sport?
Noboru Rokuda: Quando ero piccolo ho praticato il baseball. A scuola mi sarebbe piaciuto giocare a basket, ma l'istituto non lo permetteva. Inoltre, come puoi immaginare, quando ti dedichi all'arte non hai più molto tempo per lo sport. Io, però, volevo cercare di uscire da questi schemi: sono figlio di contadini, da piccolo ho lavorato nei campi e ho svolto esercizio fisico in questo modo non convenzionale. Al momento il mio sport preferito è il rubgy, ma solo come spettatore, perché a quest'età non posso più permettermi di giocare!

Everyeye.it: Quali manga, o autori, l'hanno guidata nella sua formazione e nel suo percorso professionale?
Noboru Rokuda: Non ci sono opere specifiche su cui mi sia basato, ma sono sempre stato un artista molto aperto e recettivo per quanto riguarda i vari media artistici. Ho sempre letto tanto, guardato film, ascoltare musica e studiato opere d'arte, anche italiane. Ho raccolto tutte queste suggestioni e ho cercato di raggrupparle nella mia arte.

Dal successo di Kappei ai giorni nostri

Everyeye.it: sensei, di cosa si occupa oggi?
Noboru Rokuda: recentemente ero al lavoro su due opere. La prima è un manga ambientato ad Hong Kong e il protagonista è di origini mongole. Voglio realizzare un manga che racconti la storia di ragazzi di strada e che avvicini il pubblico al valore della vita. Il protagonista è alla ricerca del significato della propria esistenza, poiché ha vissuto tante sofferenze. Cerca di suicidarsi, ma alle porte dell'aldilà viene respinto perché non è ancora pronto. Torna in vita e il suo viaggio sarà volto a trovare nuovi modi per morire, ma allo stesso tempo, anche per ritrovare una ragione per vivere.

Il secondo manga era un lavoro che ottenni durante un seminario che mi fu proposto da insegnante in un'università. Mi fu proposto l'adattamento di un romanzo, ma poiché il corso fu interrotto anche l'opera non ha visto mai la luce. Quindi ora mi sto dedicando al primo manga che ho citato: non ha ancora una data di uscita, mi è stato chiesto di realizzare prima qualche tankobon e al momento sono arrivato a disegnare il capitolo 4. Si intitolerà "F", iniziale di "Frame", inteso come cornice di vita.

Everyeye.it: un bilancio sulla sua esperienza a Lucca? Cosa ne pensa del nostro Paese e della passione che abbiamo nei confronti dell'arte orientale?
Noboru Rokuda: L'Italia è un Paese straordinario. Da piccolo, prima di intraprendere la strada del fumetto, volevo diventare un pittore ad olio e ho studiato molti artisti italiani anche del Rinascimento. Ciò che vi rende grandi è che ci siano così tanti appassionati di fumetti: è una cosa che rispetto tantissimo e che qualifica il vostro Paese.