Hirohiko Araki a Lucca: intervista al papà de Le Bizzarre Avventure di Jojo

Abbiamo incontrato Hirohiko Araki, autore di Jojo's Bizzare Adventures, ospite di Star Comics a Lucca Comics & Games 2019.

intervista Hirohiko Araki a Lucca: intervista al papà de Le Bizzarre Avventure di Jojo
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Lucca chiama, Hirohiko Araki risponde. Non poteva esserci scenario migliore, quello di un Paese che ha influenzato notevolmente la sua arte, per accogliere calorosamente il papà de Le Bizzarre Avventure di Jojo, ospite di Star Conics a Lucca Comics & Games 2019 e protagonista di una conferenza esclusiva che l'autore ha concesso alla stampa. Abbiamo divorato ogni singola parola del mangaka, che dal 1987 porta avanti una saga capace di innovarsi stilisticamente e concettualmente. Un'evoluzione che ancora oggi ammalia la community, come dimostra la pubblicazione della nuova edizione Jojonium. Vi raccontiamo il nostro incontro con il sensei, che ci ha proposto interessanti riflessioni sulle storie e sui personaggi di Jojo's Bizzare Adventures.

Le influenze artistiche di Araki

Tra le prime curiosità che la platea ha voluto soddisfare in merito al concepimento de Le Bizzarre Avventure di Jojo c'è la molteplicità di influenze culturali di cui è disseminata l'opera, capace di mixare con grande maestria la cultura europea con gli stilemi dell'arte fumettistica giapponese. Tra ispirazioni neoclassiche e suggestioni di stampo italiano, Hirohiko Araki non ha nascosto il suo amore viscerale nei confronti del Bel Paese: "Il mio stile è frutto soprattutto nei numerosi viaggi che ho fatto in Italia da giovane. Questo stile, per me, è molto naturale e al tempo stesso il Giappone l'accolto in maniera altrettanto spontanea. La creazione dei miei personaggi si basa sulle persone che incontro quotidianamente, faccio sempre molto caso soprattutto ai vestiari più bizzarri. Cerco anche di fotografarle, così che riesca a captare lo stile che preferisco attraverso gli scatti. Nel caso delle influenze italiane mi sono ispirato anche a molte statue che ho visto nella mia vita, che hanno esercitato su di me uno stile più classico".

A tal proposito, un piccolo aneddoto sul concepimento di Jonathan, protagonista di Phantom Blood, la prima serie da cui è scaturita l'epopea familiare dei Joestar: l'eroe, di ispirazione apparentemente nipponica con profonde venature vittoriane, è in realtà frutto dell'incontro tra America e Italia. Il suo nome, infatti, si ispira ad una catena di ristoranti statunitensi (Jonathan, appunto), mentre il suo aspetto voleva richiamare il 'tipico macho italiano'. Ma l'occhio del sensei è volto anche verso tutt'altro genere, a testimoniare la grande larghezza di vedute artistiche di Araki: dal fumetto supereroistico, di cui tuttavia non condivide alcune dinamiche, alla narrativa di genere horror: "Non sono un grandissimo fan dei supereroi, mi piace Spider-Man, ma sono personaggi che si piangono un po' troppo addosso. Preferirei protagonisti con prospettive più realistiche, che guardano avanti. Poi adoro i film horror, ma mi piacerebbe realizzare un horror un po' più realistico rispetto ai canoni del genere. Ad esempio mi piace molto The Walking Dead!"

L'evoluzione dei personaggi di Jojo

Nel racconto di formazione incluso nelle (finora) otto serie manga di Jojo, Araki-sensei ha sempre trovato spazio per un'evoluzione costante dei suoi personaggi. A volte, certo, il percorso di alcuni attori è stato dettato da esigenze commerciali, come l'uscita di scena di Pannacotta Fugo in Vento Aureo: "Era serializzato su Weekly Shonen Jump, che come ben sapete è una rivista che si rivolge ad un pubblico di giovanissimi. Credo che per il bambino non ci sia cosa peggiore del tradimento, ragion per cui ho deciso di concentrarmi maggiormente sul gruppo per evitare che la narrazione prendesse toni troppo drammatici".

O ancora, seppur possiamo individuare in Dio Brando la figura del villain arakiniano definitivo, non bisogna dimenticare la scrittura di antagonisti come Yoshikage Kira (il nemico in Diamond is Unbreakable): "Quando l'ho creato ho immaginato come sarebbe il mio vicino di casa se fosse un assassino. Ma se il tuo vicino fosse un killer, probabilmente, sarebbe una persona che non dà troppo nell'occhio. Ciò che lo rende forte è che lui accetta se stesso".

E, sempre a proposito della Parte 4, il maestro ci ha anche svelato che la cittadina di Moriochi è ispirata alla sua città natale e che, proprio per questo motivo, l'avventura di Josuke è forse la sua parentesi preferita. L'esempio più fulgido dell'eclettismo di Hirohiko Araki si riflette soprattutto nell'operazione di resettaggio e riscrittura di tutto l'universo che ci ha accompagnato dal 1987 ad oggi. Araki ha spiegato che "lasciare quei personaggi è stato duro, ma credo che ormai quella storia fosse giunta a conclusione. In realtà pensavo che, più di un epilogo effettivo, dovesse trattarsi di una rinascita e quindi della costruzione di un nuovo mondo".

Eppure, nonostante tanto sia cambiato (narrativamente e stilisticamente) ne Le Bizzarre Avventure di Jojo, Araki è sempre Araki e, parimenti, i suoi personaggi non hanno mai perso né la verve né i valori che li contraddistinguono. La risposta di Araki alla nostra domanda è stata molto esaustiva ed analitica: "Molto è cambiato, è vero: la storia, i personaggi, le ambientazioni. Ma ciò che non è affatto cambiato è il filo conduttore che lega tutte le storie de Le Bizzarre Avventure di Jojo: la spiritualità, il legame, il cuore, l'anima e lo spirito che accomuna i miei protagonisti. Quando ho iniziato Phantom Blood fu straniante vedere il protagonista, Jonathan, morire alla fine del suo viaggio. Jonathan muore, ma trasmette tutti i suoi valori ai discendenti che gli hanno seguito nel corso dei decenni successivi. Sul cambio di design, avrete notato che inizialmente i personaggi erano molto più muscolosi a causa del duro addestramento per padroneggiare le Onde Concentriche. Questa forte spiritualità mi ha portato a creare lo Stand, uno spirito guardiano, conseguenza diretta dell'anima incarnata dall'Hamon".

Un filo conduttore, quello che anima gli eroi di Jojo, che porta anche alla costruzione di antagonisti convincenti in cui, nella maggior parte dei casi, converge l'alpha e l'omega del pensiero di Araki: il tempo. Che diventa lo strumento con cui il male scardina le verità e le certezze del bene: "Il tempo è quanto di più forte esista. Non può che essere il potere del boss finale. Mi affascina l'idea di poter manipolare il tempo, anche in termini di narrazione".