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I Cavalieri dello Zodiaco: la parola a Ivo De Palma, doppiatore di Pegasus

Abbiamo parlato in esclusiva con il doppiatore del remake prodotto da Netflix: l'occasione è stata ghiotta per ripercorrere l'intera saga dei Cavalieri.

intervista I Cavalieri dello Zodiaco: la parola a Ivo De Palma, doppiatore di Pegasus
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I Cavalieri dello Zodiaco godono, nel nostro Paese più che inaltri, di un alone di enorme sacralità e rispetto da parte dell'appassionatissima fanbase. Non potrebbe essere altrimenti per un'edizione, quella italiana, capace di farsi apprezzare in una lingua non giapponese come nessun'altra opera nippoca è stata in grado di fare. Il merito va alle voci che hanno composto un cast storico, negli anni, e a chi curò un adattamento diverso da qualunque altro sulla piazza: per donare alla serie conosciuta in oriente come Saint Seiya, una veste leggendaria, al pari delle mitiche e folgoranti armature d'oro, serviva un adattamento fuori dagli schemi, che in qualche modo restituisse la sensazione mitica che doveva ispirare il franchise.

Il risultato fu il doppiaggio che tutti conosciamo oggi, pieno di citazioni che inneggiavano persino ai canti danteschi, con l'obiettivo di rendere i dialoghi tra i protagonisti quanto più simili possibile a un antico poema cavalleresco. Oggi il brand dei Cavalieri è cambiato: Netflix si appresta a diffondere sulla propria piattaforma streaming una serie televisiva remake che ha già fatto parlare di sé: il caso Andromeda è ancora sulla bocca di tutti, così come il fandom italiano si chiede se riascolteremo mai le storiche voci di Ivo De Palma e soci a incarnare i quattro Saint di bronzo predisposti alla difesa di Atena.
Abbiamo dunque deciso di scambiare quattro chiacchiere proprio con lui: Ivo De Palma, leggendario doppiatore italiano di Pegasus (conosciuto dai fan nipponici col nome di Seiya): un'occasione importante, sia per parlare di Knights of the Zodiac (e delle prospettive su un eventuale adattamento italiano) sia per ripercorrere gli echi di una leggenda. Quella che dal 1986 viene narrata all'incedere del Fulmine di Pegasus, che giunge coi suoi quattro amici eroi per salvar Isabel.

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Everyeye.it: Sin dalle sue origini I Cavalieri dello Zodiaco rappresenta un esponente importante nella cultura pop e nell'intrattenimento a livello globale, a prescindere dal settore dell'animazione. Cosa significa per te? Senti il peso di questa "responsabilità"? Come l'hai gestita negli anni?
Ivo De Palma: La consapevolezza di ciò che questa saga stava per diventare, di ciò che poi effettivamente diventò e di ciò che sarebbe stata negli anni successivi arrivò molto lentamente. All'inizio, per noi era un cartone come un altro e sicuramente non avevamo a disposizione un "piano dell'opera" che ce ne illustrasse gli sviluppi. Lo stesso direttore di allora, Enrico Carabelli, comprese episodio dopo episodio la caratura dei personaggi più importanti, adeguando anche alcune iniziali scelte vocali. Era il momento spensierato in cui non avevo altra responsabilità che dare voce al mio personaggio. Poi, scomparso Carabelli, e tornata la saga a far parlare di sé con il capitolo di Ade, la responsabilità triplicò addirittura, per cui dovetti accollarmi anche l'adattamento dei dialoghi e la direzione del doppiaggio. Fu un'esperienza professionalmente molto gratificante, ma non certo "spensierata" come agli inizi.

Everyeye.it: Il brand dei Cavalieri, in Italia, ha rappresentato un esponente quasi a sé stante per via dell'adattamento italiano, forse l'unico che certi fan preferiscono all'originale, grazie ai toni aulici ed epici (quasi da poema cavalleresco) che il vostro doppiaggio ha messo in scena. In un mondo in cui, tendenzialmente, si preferisce quasi sempre la versione originale, cosa ne pensi del successo riscosso dall'adattamento italiano?
Ivo De Palma: Fu la prova che era possibile ottenere un buon riscontro di pubblico innalzando il registro linguistico anziché invariabilmente abbassandolo. Operazione che probabilmente qualsiasi controllo qualità dei nostri giorni boccerebbe, ma che, grazie all'irripetibile libertà di cui si godeva allora, resta il marchio distintivo dell'edizione italiana della saga, mai più ripetuto in altre localizzazioni. All'epoca, comunque, tante manfrine sulla versione originale non c'erano.

Everyeye.it: Ci racconti come si svolse il processo creativo di tale adattamento?
Ivo De Palma: All'epoca, non ero io a occuparmene, ma so che tutto avvenne di stretto concerto tra Carabelli e il dialoghista di allora, Stefano Cerioni. Le citazioni foscoliane e dantesche, viceversa, furono mie proposte a leggio, autorizzate dal direttore. Se i bambini non capiscono qualcosa, soleva ripetere Carabelli, chiedano lumi ai genitori!

Everyeye.it: Saint Seiya, nei decenni, si è evoluto attraverso numerose produzioni spin-off, alcune apprezzate, altre meno, ma che in qualche modo hanno contribuito a diffonderne il successo. Cosa ne pensi dell'evoluzione del franchise?
Ivo De Palma: Sono sempre favorevole, ben consapevole del fatto che quando un brand ha già detto tutto quel che poteva dire lo si resuscita per motivi più commerciali che artistici. Lost Canvas, per esempio, mi piace molto, anche se nell'edizione italiana non ha le nostre voci.

Everyeye.it: C'è qualche serie inedita, o giunta con altro doppiaggio, che ti sarebbe piaciuto doppiare?
Ivo De Palma: Dipendesse da noi, doppieremmo tutto e tutti.

Everyeye.it: Qual è il tuo personaggio preferito tra i Cavalieri e perché? Oltre Pegasus, hai mai desiderato doppiare qualche altro eroe o antagonista?
Ivo De Palma: Tra i buoni, Sirio e Mur, proprio perché sono così diversi da Pegasus. Ma anche Scorpio, che più o meno è focoso come Pegasus. Tra i cattivi, sicuramente il Thanatos dell'Elisio.

Everyeye.it: Parliamo di Pegasus. Come hai costruito la sua caratterizzazione in fase di doppiaggio? Com'è stato vestire i suoi panni, a suo tempo, e come guardi oggi il lavoro che hai svolto?
Ivo De Palma: Lo vedo molto bene, e non mi pare di essere l'unico. E' un personaggio che mi ha dato parecchio, purché sia chiaro che molto ho dato anch'io a lui. Diciamo che fui scelto bene, su un personaggio cui la mia voce e il mio temperamento si adattavano perfettamente. A volte il lavoro più importante sul personaggio lo fa il direttore, affibbiandogli la voce italiana più giusta. Vestire quei panni fu esaltante all'inizio, come ho già spiegato. Più recentemente, poiché il tempo che passa rema contro, c'è sempre l'ansia di poterlo reggere ancora. Cose che capitano, quando doppi per anni un cartone animato. Lui è sempre uguale, e con la cgi addirittura più giovane, tu invece no.

I Cavalieri di Netflix

Everyeye.it: E ora parliamo di Knights of the Zodiac, il remake di Netflix. Hai già espresso il tuo parere, ma come vorresti che si sviluppi la serie? E cosa ti aspetti da questa produzione?
Ivo De Palma: Già passa per essere una produzione tutto sommato low cost, che in Italia non si sa nemmeno se, almeno all'inizio, verrà localizzata (il trailer italiano è quello americano con i sottotitoli). Non ho aspettative particolari, considerando anche che ancora non so se eventualmente sarò coinvolto nell'edizione italiana. Resto a guardare, dichiarandomi fin d'ora disponibile.

Everyeye.it: Nota "dolente": il doppiaggio italiano. Chiaramente ti piacerebbe che l'adattamento venga affidato nuovamente al cast storico, ma quali sono le prospettive reali? Come occorre muoversi affinché ciò avvenga? E' anche un'occasione per raccontarci come avviene, burocraticamente parlando, il processo di appropriazione di un prodotto e il relativo lavoro di adattamento per un'opera nipponica come Saint Seiya. Inoltre, in caso tu tornassi a interpretare Pegasus, come lavoreresti sul doppiaggio? Pensi che, oggi, l'adattamento aulico possa essere ancora apprezzato, anche dalle nuove generazioni?
Ivo De Palma: Entrambe le domande hanno una sola risposta: decide il cliente. Sia sulle voci, sia sull'adattamento. Le opzioni sono diverse: originale con sottotitoli, italiano con adattamento fedele all'originale e nomi e colpi in fonetica originale (eventualmente anche con i colpi storici italiani, su altra pista audio), italiano con adattamento aulico e nomi e colpi che già conoscete. Il tutto o con voci diverse, di timbro tendenzialmente prepubere, autentico o simulato che sia, o con le voci dei Cavalieri dello Zodiaco (e scusate se è poco). Il pubblico ha tutto il tempo, in questo caso, di farsi sentire sui social di Netflix per segnalare che il cast italiano storico è disponibile. Personalmente, posso appoggiare alcune eventuali iniziative in tal senso, ma non capeggerò mai "gilets jaunes" cavallereschi, per non far la figura del volpone rosicone che sfrutta l'affetto del pubblico per i propri fini.