Il Corvo: intervista a James O'Barr, tra il perdono e un nuovo amore

L'autore dell'opera originale si racconta a Lucca nel segno del nuovo fumetto italiano, Memento Mori, un nuovo amore e il valore del perdono.

intervista Il Corvo: intervista a James O'Barr, tra il perdono e un nuovo amore
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La tragedia che colpì James O'Barr, e che ispirò la realizzazione de Il Corvo, sembra quasi non trasparire più da quegli occhi azzurri che ci scrutano con curiosità dall'alto della sua stazza. Tutto il dolore, il senso della perdita e la voglia di giustizia si sono consumati tra quelle pagine, nell'epopea del cupo Eric Draven, fautore di tanti cosplay e modello ispiratore della cultura dark, fatta di abiti scuri e ceroni bianchi. Ha lasciato posto all'accettazione, al perdono e all'amore: un amore che ha coronato proprio tra le mura lucchesi, tra le quali ha scelto di portare con sé il suo nuovo spiraglio di luce: Chiara Bautista, autrice di fumetti messicana che porta a sua volta sulle spalle il peso di un lutto insopportabile. Si sono trovati e si sono innamorati, di nuovo, e per questo l'autore de Il Corvo ha voluto portarla con sé a Lucca Comics & Games 2018, entrambi ospiti di Edizioni BD. Una dimostrazione non soltanto simbolica, non una semplice accompagnatrice: Chiara, che a sua volta occupa gli stand di BD e J-POP per deliziare i fan con illustrazioni e dediche, appare pubblicamente al fianco di James, durante le interviste e le conferenze. Non lo lascia un attimo, si tengono per mano, si guardano negli occhi e leggono l'uno i sentimenti dell'altra. Eric Draven è un ricordo importante e doloroso, un capitolo della sua vita che oggi sa di agrodolce: eppure la sua epopea, il suo universo, popolano le pagine di una nuova opera. Quella di Roberto Recchioni e Werther Dell'Edera, Il Corvo tutto italiano intitolato Memento Mori, giunto a conclusione dopo quattro numeri e disponibile durante la kermesse lucchese in due eleganti versioni Deluxe. Prima di partecipare al Press Cafè di Lucca, durante il quale il maestro ha concesso qualche domanda a tutta la stampa, abbiamo scambiato alcune chiacchiere in esclusiva con l'autore: tra passato e presente, tra amori trascorsi e attuali, nel segno di un'opera indelebile che si appresta a compiere il suo trentesimo anno di età.

Eric Draven, ieri e oggi

Era il biennio 1988-1989 quando usciva la versione originale de Il Corvo, quella non ancora completa, piena di elementi tagliuzzati, messi via e poi ripescati nelle due edizioni successive. Trent'anni non sono pochi: si cresce, si matura, si elaborano sentimenti nuovi, o perlomeno diversi. Ci si chiede, trent'anni dopo, che uomo/autore oggi rispetto a quello della prima stesura. Come guarda, cioè, l'Obarr del presente, l'opera magna dell'autore di ieri: "La cosa meravigliosa dell'arte è che non la padroneggi mai davvero, hai sempre modo di imparare qualcosa di nuovo. Tutto ciò che sapevi può essere rimesso in discussione. Per questo cerco di mettermi alla prova ogni giorno, mettendo in pratica cose nuove che prima non conoscevo. Anche dopo tutti questi anni, è ancora soddisfacente e stimolante".
Eppure trent'anni sono tanti non soltanto per l'artista, ma anche per l'opera stessa. Può sembrare banale, ma alle volte ci sono fumetti che con il passare del tempo non invecchiano benissimo. Al di là del puro e becero elemento grafico, che pure negli anni si plasma ed evolve con le sempre più moderne tecnologie d'avanguardia, non è sempre scontato che certi temi, qualche storia e taluni personaggi diventino a tutti gli effetti immortali. Al Corvo di O'Barr è successo, su entrambi i fronti. Divorati dalla curiosità, gli abbiamo chiesto quale sia il suo segreto, ammesso che esista. "Credo che abbia a che fare col fatto che l'opera tratta temi universali e senza tempo. L'amore e la perdita, la giustizia. Onestamente, pensavo che sarebbe invecchiato, ma sembra che nel corso dei decenni le nuove generazioni l'abbiano accolta bene. Credo che, alla fin fine, sia perché gli argomenti trattati ne Il Corvo siano di facile immedesimazione per ciascuno di noi".

L'epopea vendicativa di Draven ha ispirato film cinematografici e adattamenti televisivi. L'edizione italiana di Memento Mori ha coronato la nascita di un vero e proprio universo, che nello spirito della vendetta trova un unicum concettuale e narrativo che conduce ai temi portanti dell'opera madre: perdita, dolore, vendetta, accettazione. O'Barr non guarda con diffidenza l'apertura del suo immaginario, anzi la accoglie: ha lavorato in prima persona al primo e riuscito adattamento del suo fumetto sul grande schermo nel 1994, ha avallato con piacere la nascita del progetto di Recchioni e Dell'Edera. E, pur guardando con scetticismo e rammarico ai controversi sequel del primo film, ci ha risposto così: "Sì, credo questo che universo si presti piuttosto bene a tante interpretazioni. Come abbiamo detto, i valori che trasmette questa storia sono applicabili in qualunque epoca. Ho lavorato al primo film, ma non ho niente a che vedere con i suoi sequel", ha aggiunto poi con una vena ironica, sottile e tagliente, per poi riderci su. "A questi ultimi non voglio neanche pensarci! Da quelli mi sono preso soltanto i soldi! Già all'epoca, sentivo che ormai avevo fatto il mio film e mi è andato bene così. Poi due anni fa, nel 2016, quando ero ospite a Lucca, mi venne suggerito il nuovo fumetto, e ho pensato che poteva essere una buona idea. Questa è la prima volta che Il Corvo non ha origine negli Stati Uniti, dove è nato. I fumetti americani, purtroppo, stanno diventando un po' ripetitivi: ciò che ho trovato nel progetto di Memento Mori aveva un taglio diverso che mi interessava. Io con loro ho un ottimo rapporto, così come in generale con l'Italia. Ho trascorso bei momenti qui. Quindi ho detto ‘sì, assolutamente'".

Il Corvo tra film e fumetto: è questo l'iter creativo che ha accompagnato il maestro nel processo di creazione. Da un lato abbiamo la storia, nata (come i fan già sanno bene) dall'unione tra il dolore per la sua perdita personale - la tragica morte della fidanzata, avvenuta in seguito a un incidente automobilistico - e la lettura di un caso di cronaca dell'epoca. Osservando le pagine dell'opera, però, si denota una certa influenza cinematografica, sia nello stile che nelle inquadrature: le influenze artistiche di O'Barr sono più di stampo filmico, dunque, che fumettistico? Pare di sì: "Credo che, nel caso de Il Corvo, le influenze siano arrivate perlopiù dal cinema piuttosto che da altri fumetti. Se ci pensi, è un'opera molto ‘cinematografica'. I fumetti mainstream, soprattutto quelli sui supereroi, sono costruiti in maniera diversa. In un numero X di pagine devono accadere delle cose specifiche. Se utilizzi una tecnica cinematografica, invece, puoi prenderti momenti più lunghi, avere uno stile più dilatato e tranquillo".

Dolore, accettazione, perdono

Abbiamo salutato il gigante buono de Il Corvo solo per riabbracciarlo qualche ora dopo, durante uno dei primi Press Cafè indetti a Lucca Comics & Games 2018 per la stampa. Qui il maestro ha soddisfatto le curiosità della platea e ci ha dato la possibilità di conoscere meglio il suo nuovo amore, Chiara Bautista. Un nuovo faro nella sua vita, un simbolo di speranza. Sentimento, quest'ultimo, per cui nell'opera madre non c'era spazio, soffocata com'era da tanta rabbia e dolore, dal desiderio di ottenere giustizia e dalla voglia di sfogarlo tramite le vicende sanguinolente di Eric Draven: "Nell'epilogo di Memento Mori c'è molta più speranza rispetto all'opera originale. Quando la scrissi, quasi 30 anni fa, ero molto arrabbiato. Ora le cose sono cambiate, non sono così furente: oltretutto, sono interessato all'altro grande tema de Il Corvo oltre la vendetta e la morte, ovvero l'amore vero. Un amore che adesso ho trovato in Chiara Bautista. Sarà lei a guidare me per un po'...".

E poi è toccato a lei: Chiara, autrice messicana acclamata in patria e che anche all'estero sta facendosi conoscere con opere come Bunny Girl. Un fumetto che risulta figlio della cultura sudamericana, tra influenze artistiche e sociali della terra d'origine dell'autrice, patria di tanta sacralità e amore, ma anche di telenovelas e spirito adolescenziale. Ma è anche un lavoro che - alla stregua di The Crow - contiene tanto dolore e nasconde tra le proprie pagine una tragedia che ancora consuma l'animo dell'autrice. "Avevo una relazione con un ragazzo. L'opera deriva da un meccanismo di accettazione della sua perdita: morì in un incidente motociclistico e Bunny Girl fu un modo per ridirigere quelle energie e accettare che non ci fosse più". L'ha detto senza riuscire a trattenere le lacrime, mentre James l'accarezzava tenendola per la mano su cui Bautista ha sfoggiato orgogliosa l'anello di fidanzamento donatole da O'Barr. Unione che sfocerà in matrimonio, nata proprio tra le mura lucchesi il giorno prima dell'intervista, quando l'autore ha fatto la proposta alla sua nuova anima gemella. Una nuova pagina, che mette il punto alla storia di vendetta di Eric Draven e ne apre una nuova fatta di speranza, appunto, di luce e di cambiamento. Un cambiamento che, tornando al fumetto, per O'Barr è necessario al mondo su vignetta, schiavo com'è di una spirale di eccessiva banalità e asservito al meccanismo cinematografico: "Per cambiare il fumetto si potrebbe provare qualunque cosa... il 90% del mercato americano, a differenza di quello europeo in cui esiste una cultura di graphic novel diversa, si lega al concetto di supereroi, le cui storie ora seguono i film, mentre dovrebbe avvenire il contrario. Ecco, servirebbe qualcosa di davvero nuovo per svecchiare il settore".

Sfogliando le pagine di Memento Mori, l'opera italiana di Recchioni e Dell'Edera, spicca soprattutto l'assetto cromatico derivato dalle chine di Giovanna Niro. Colore che mancava nell'opera originale, a rimarcare l'aura essenzialmente oscura che voleva trasmettere Il Corvo. O'Barr, in questo, non ci trova nulla di male, anzi vorrebbe applicarlo in simbiosi alle colorazioni nel nuovo, ipotetico e atteso film che sembra destinato a non vedere la luce: "Finché il colore serve alla storia non ho nulla in contrario. Io immagino sempre in bianco e nero per via dei film che vedevo da ragazzo, però non mi dà fastidio a meno che non diventino eccessivi, fatti per stupire. Il nuovo film che doveva essere prodotto aveva un che del genere: le parti belle e positive sarebbero state a colori, come Il Mago di Oz, mentre le parti violente e cupe sarebbero state in bianco e nero stile anni Settanta, con tanta ‘sporcatura'. Non so se ci sarà questo nuovo film, né se sarà il progetto che mi ero immaginato. Vedremo!".
Riprendiamo le parole precedenti del maestro per parlare, ora, di perdono. Un valore che nel primo Corvo era assente, che invece si impone nella sceneggiatura di Recchioni in Memento Mori. Una visione che potrebbe aver dato nuovi spunti a O'Barr per rivisitare la storia originale, per guardarla in qualche modo oggi (trent'anni dopo) con occhi diversi, più maturi e sereni. Ma non è così e, probabilmente, non lo sarà mai: "La giustizia prende tante forme diverse. C'è la giustizia personale, quella per la società e tanti altri tipi. Nel racconto de Il Corvo la giustizia è quella che ho provato quando ho iniziato a realizzare il fumetto. Non definirei Eric un eroe, ma un anti-eroe, con un etica piuttosto discutibile. Lui non uccide soltanto i 7 colpevoli del delitto, ma anche tutti quelli che si trovano nella stanza, colpevoli anche solo per associazione. Non credo che oggi, trent'anni dopo, riuscirei a comporre la stessa opera. Fa parte di un periodo particolare della mia vita e sono molto felice di ciò che rappresenta. Certo, forse oggi realizzerei meglio la prospettiva con punti multipli...".

Come si elabora un lutto così ingiusto? Anche dopo aver riversato il suo tormento nelle pagine del suo fumetto, il dolore l'ha consumato, l'ha spinto a rivedere più volte Il Corvo, che in territorio statunitense ha visto una moltitudine di edizioni diverse, tra nuove aggiunte e tagli vari. La risposta è insita nell'edizione definitiva dell'opera, quella in cui traspaiono tutti i sentimenti di James, ricomposti negli anni come un puzzle che aveva bisogno di tempo per essere rimesso insieme con tutti i suoi pezzi. "L'idea di creare una versione definitiva de Il Corvo, aggiungendo parti che erano state escluse dall'opera originale, è nata con l'editore americano. Quelle pagine, che parlano dell'amore e del perdono, erano per me molto importanti, perché arrivavano da una consapevolezza che raggiunsi in seguito: il perdono è per chi perdona".