Il Corvo: Recchioni, Dell'Edera ed Ercolani si raccontano nel segno di O'Barr

Durante il Napoli Comicon 2018 abbiamo scambiato quattro chiacchiere con una parte del team dietro Il Corvo: Memento Mori di Edizioni BD

intervista Il Corvo: Recchioni, Dell'Edera ed Ercolani si raccontano nel segno di O'Barr
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Il Corvo: Memento Mori è una delle nuove proposte di Edizioni BD, nata per omaggiare ed espandere l'universo creato da James O'Barr con Il Corvo, fumetto cult del 1988. La miniserie, composta di quattro uscite e arrivata quasi al terzo volume, è firmata da nomi illustri del panorama fumettistico: Roberto Recchioni e Werther Dell'Edera guidano la carica di un team di tutto rispetto, composto da Emanuele Ercolani, Daniel De Filippis, Davide Furnò, Matteo Scalera, Micol Beltramini - artisti che hanno curato le short story presenti in ogni volume oppure che ne hanno realizzato le copertine variant. Durante il Napoli Comicon 2018, grazie a Edizioni BD, abbiamo potuto scambiare due chiacchiere con Roberto Recchioni e Werther Dell'Edera, rispettivamente sceneggiatore e disegnatore della miniserie principale, ma anche con Emanuele Ercolani, artista che ha illustrato la short story presente in calce al terzo volumetto de Il Corvo: Memento Mori.

Da cosa nasce l'idea di rielaborare un'opera come il Corvo? E qual è il vostro rapporto con l'opera originale e con l'autore, James O'Barr?
Dell'Edera: L'idea nasce dalla casa editrice, Edizioni BD. Marco Schiavone e Daniel De Filippis hanno lavorato con IDW Publishing, detentore dei diritti de Il Corvo, in comune accordo per parlare con O'Barr e proporre questa miniserie, in modo che fosse qualcosa di diverso da tutte le rielaborazioni che ci sono state nel corso degli anni e che fosse qualcosa di completamente italiano. Hanno avviato un discorso che è durato parecchio, tra fiere e incontri, finché non sono arrivati a concretizzare il progetto. Quindi hanno contattato me e Roberto, lui ha preparato dei soggetti che sono andati in approvazione e così è nata la miniserie.

È stato "difficile" farla approvare? La storia originale alla base del "marchio" de Il Corvo è molto intima e personale per l'autore...
Dell'Edera: Gli editori, infatti, volevano un prodotto che fosse nuovo. E Roberto ha lavorato sull'idea del Corvo, una cosa che a loro è piaciuta molto. Ha lavorato sui concetti base, ovvero quelli di un amore interrotto in maniera violenta e drastica dalla morte, il ritorno e la vendetta. E su questi temi, che sono la base dell'opera originale, ha tirato fuori la trama che si dipana in questa miniserie di quattro numeri e che non vuole essere, in realtà, un rifacimento, non vuole avere un reale contatto con l'originale se non nello spirito.

Roberto, qual è stato il processo che, in fase di sceneggiatura, ha portato a raccontare una storia così diversa?
Recchioni: Il Corvo è partito in origine con una storia assolutamente personale di James, ma quando l'universo è stato aperto (e non sono il primo che lo fa) è stato aperto attorno al concetto che ruota attorno a questi Corvi psicopompi che riportano in vita dal mondo dei morti persone morte ingiustamente e quindi in cerca di vendetta. Non mi sarei mai permesso di raccontare nuovamente la storia di Eric Draven, io ho lavorato attorno ai concetti che James ha portato in sé, nei quali ho cercato di mettere il mio: io in questo periodo sono scosso e percorso da una forte vena politica e polemica, che già anima La Fine della Ragione per Feltrlinelli o molte delle storie di Dylan Dog che stiamo dando alle stampe. La mia idea è stata: ragioniamo intorno all'idea e al concetto di ingiustizia, e qual è l'ingiustizia più grande che mi viene in mente? La morte insensata di un amore adolescenziale, che non ha ragione o motivo di essere interrotto in maniera drammatica. Una volta partiti da lì, il resto è venuto da sé: quel che abbiamo cercato di fare è mantenere quello spirito, che è un incrocio tra Il Corvo e una canzone che non ne è la colonna sonora, ma che meglio gli si adatta, e cioè "Smells like a teen spirit", ovvero "odora di adolescenza".

E per quanto riguarda la storia del Corvo, secondo me è in questo che le storie che vennero negli anni successivi tradivano l'opera originale: mancava l'odore di adolescenza. La mia storia, mia e di Werther, guarda proprio all'adolescenza, al pensiero di un primo amore completamente puro, ma è anche un amore non consumato, perché un elemento importante è che loro muoiono vergini. In più, ho spostato la storia "a casa mia", perché avevo bisogno di sentirla in maniera molto forte... e l'idea di vedere il Corvo che passasse da un palazzo all'altro non solo di Roma, ma - come si scoprirà nel terzo numero - in un quartiere specifico della capitale in cui io sono cresciuto, mi affascinava troppo. Peraltro Roma si presta benissimo perché ha una storia a temi religiosi e in questo non la batte nessuno.


Grandiose, peraltro, le panoramiche sulla città di Dell'Edera...
Recchioni: Werther è... un grande appassionato di paesaggi urbani italiani. Mi ha chiesto espressamente: "per favore, dammi più paesaggi urbani italiani!" (Un commento che ha suscitato una forte ilarità in entrambi gli autori)

Altro elemento di rottura è anche il character design del protagonista, opposto rispetto a quello di Eric Draven: Werther, ci sono altri motivi dietro questa scelta?
Dell'Edera: Sì, l'idea era di andare in antitesi con il personaggio originale: un ragazzino laddove in origine c'era un uomo, biondo anziché coi capelli neri, il tutto per tirare fuori un personaggio più vicino all'oggi. Poi gli abbiamo messo il caschetto, perché stavamo li a dire: "Ma questi capelli?", "Sì, ma deve essere ancora un po' più sfigato!", "Ci siamo quasi, forse...", "Deve essere ancora più sfigato"... al che ci siamo guardati in faccia e abbiamo detto all'unisono: "Luke Skywalker!" (Ride).
Recchioni: Poi Eric Draven è una figura tenebrosa, richiama in qualche modo l'inferno. David faceva il chierichetto, doveva essere un angelo, quasi bruttino.

Una domanda personale per Roberto... anche se sarà un po' come chiedere a un padre a quale figlio vuole più bene. Il Corvo: Memento Mori, così come Orfani, è una tua proprietà intellettuale pronta a sbarcare anche sul mercato americano. Di quale delle due sei più orgoglioso?
Recchioni: Sì, Il Corvo: Memento Mori esce in contemporanea negli USA. Sono un po' differenti, a mio parere. Orfani è una propria intellettuale tutta mia, nata da me, ma anche questo Corvo è un po' mio. La cosa interessante è che esce proprio in albi, come un comic americano, perché in effetti lo è. Un esordio, con un materiale inedito, sul mercato americano con un comic book... credo che il Roberto Recchioni quattordicenne, che spendeva fior di soldi in preview di albetti americani che possiedo tutt'ora (più di 4.000...) sarebbe molto emozionato all'idea di vedere l'albo direttamente in America.

Dopo aver chiacchierato con Roberto Recchioni e Werther Dell'Edera, abbiamo intervistato anche Emanuele Ercolani, disegnatore italiano che ha firmato una short story davvero particolare che i lettori potranno trovare in chiosa al terzo albo de Il Corvo: Memento Mori, venduto in anteprima al pubblico durante Napoli Comicon 2018. Non vi anticipiamo chiaramente nulla, ma la trama alla base della storia breve affronta un tema davvero delicato come la pedofilia, rapportato ovviamente alla figura vendicativa e mitica del Corvo.

Da cosa nasce l'idea per questa short story?
Ercolani: Il Corvo è lo spirito della vendetta. Ci piaceva, con Daniel De Filippis (lo sceneggiatore della storia breve) di individuare uno dei peccati e dei crimini più brutti che una persona possa perpetrare, ovvero la violenza su un essere indifeso e - considerato che la storia è in 4 pagine - individuare il peccato e la punizione nel minor tempo possibile. Ciò che ci ha lasciato soddisfatti è stato il fatto di dare un giro-pagina di impatto, perché in quattro pagine non hai molto tempo a disposizione per creare un climax. Quindi individuare il peccato che ci dava fastidio e punirlo il prima possibile, perché il cattivo di questa storia breve muore in maniera dolorosissima. Un'altra cosa che ci è piaciuto fare, e che secondo me è stata resa bene nella storia, è che non ti aspetti chi sia davvero lo spirito della vendetta.

Rispecchia la filosofia generale di quest'opera: riprendere i concetti chiave dell'opera cult di O'Barr ma espandendone l'universo in una maniera unica...
Certo. Ti dico la verità, Il Corvo di James O'Barr è stato uno dei motivi per cui ho iniziato a fare questo lavoro. Trovai per caso, a 13 anni, un numero sparso in fumetteria e fu una rivelazione. Peraltro ho avuto la fortuna di poter incontrare l'autore originale, due anni fa, a Lucca e gli ho detto quanto sia stato per me fonte di ispirazione. Ed è stato un incontro profetico, poiché dopo qualche mese mi è stato proposto di lavorare a Il Corvo: Memento Mori.

Quanta emozione hai provato?
Tantissima. Nonostante si tratti di una storia di sole 4 pagine ci ho messo tutto me stesso nel realizzarle, l'ho ridisegnata mille volte. Stiamo parlando de Il Corvo, dopotutto: il fumetto indie più venduto del mondo...

Quattro pagine, sì, però intensissime. Quanto ti ci è voluto per concepirle e realizzarle?
Per realizzarle materialmente non troppo. Per concepirle, invece, per convogliare il tutto in quel giro di quattro pagine, c'è voluto un bel po'.

La short story in questione è intitolata "A murder of Crows" e tratta un tema a dir poco delicatissimo come la pedofilia...
Una storia che Daniel De Filippis ha trattato in maniera egregia. Non è mai tutto troppo esplicito: te lo fa capire, ma rimane nel terreno del possibile.