L'intervista a Elena Vitagliano, vincitrice del premio Silent Manga Audition

Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Elena, vincitrice del premio giapponese dedicato allo scovare talenti in tutto il mondo...

intervista L'intervista a Elena Vitagliano, vincitrice del premio Silent Manga Audition
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Questa settimana sono usciti i risultati del premio Silent Manga Audition, iniziativa organizzata in Giappone per scovare talenti in tutto il mondo che realizzano storie seguendo lo stile e il linguaggio grafico dei manga. Quest'ultima edizione, dedicata al tema del fair play, ha visto trionfare la fumettista italiana Elena Vitagliano, con la storia intitolata The Crulest Rule. Per l'occasione abbiamo deciso di contattarla e di farle qualche domanda, aprendo ufficialmente uno spazio sulle pagine di Everyeye dedicato agli artisti italiani. Buona lettura!

Everyeye.it: Per prima cosa, parlaci un po' di te. Sei una fumettista a tempo pieno? Che percorso hai fatto per diventare la Elena di oggi?

Elena Vitagliano: Vivo a Londra da alcuni anni. Trasferendomi ho avuto maggiori possibilità di lavorare part-time, così da avere un'entrata potendo dedicare abbastanza tempo al disegno e alle mie storie. Al momento quello della fumettista è il mio primo lavoro, ma part-time faccio corsi serali e lezioni di arte. Faccio anche commissioni, generalmente ritratti in versione manga. È tutto collegato. Il percorso che mi ha portato fin qui non è stato molto regolare. Non ci ho creduto da subito, anzi! All'epoca le possibilità erano diverse, così come la visibilità che si poteva ottenere. In Italia ho cercato di fare qualcosa, ma molte persone pensano che l'arte si debba fare per la gloria. Non vedendo una strada percorribile per un po' ho mollato, anche per paura di non avere un piano B, ma ho sempre continuato a disegnare, a sentire la chiamata. Poi un giorno, nel 2012, ho deciso di partecipare al Manga Jiman, un concorso dedicato ai manga organizzato a Londra dall'ambasciata giapponese, solo per i residenti nel Regno Unito. Con mia grande sorpresa ho vinto e a quel punto ho iniziato a pensare che forse mi sarei dovuta impegnare di più nella mia passione. All'epoca, per fare otto pagine ci misi un mese. Un'eternità. Da quel momento in poi ho deciso di impegnarmi seriamente, pur continuando ad avere mille dubbi. Mi dicevo che avevo solo vinto un piccolo concorso, cercavo di sminuirmi, ma alla fine ho deciso di darmi una possibilità.

Everyeye.it: Hai appena vinto un importante premio assegnato direttamente da alcuni storici autori giapponesi. È una grossa conferma. Cosa si prova?

Elena Vitagliano: Mi sembra quasi incredibile... non tutti i giorni si avverano le tue speranze! Sicuramente è un risultato importante... ma la strada è ancora lunga! :) Devo ancora migliorare tanto. La cosa bella del manga, però, è che lascia spazio a tante possibilità. In Italia si bada molto ad un disegno anatomicamente e prospetticamente corretto, che ovviamente è importante. Ma un disegno perfetto non coinvolge necessariamente il lettore a livello emotivo. In alcuni casi un disegno troppo perfetto può perfino distogliere l'attenzione dalla storia. I manga, in primis, vogliono trasmettere emozioni ed è esattamente ciò che vorrei riuscire a fare anch'io. Prima di annunciare i nomi dei vincitori gli organizzatori del Silent Manga Audition hanno pubblicato aggiornamenti ogni ora, con una sorta di conto alla rovescia. Io ero lì, impaziente... nervosa, e nonostante l'uscita dei nomi fosse prevista solo per le tre di notte non riuscivo a dormire. Quando ho visto il mio nome lì... sono scoppiata di gioia. Ho svegliato tutti e il team di editor del concorso mi ha anche fatto una videochiamata per festeggiare la notizia (sono andata a mettere una felpa prima per non accoglierli in pigiama!).

Everyeye.it: Andrai fisicamente in Giappone a ritirare il premio?
Elena Vitagliano: Sì. Non so ancora i dettagli, ma in base a quanto accaduto nelle edizioni precedenti dovrebbero organizzare una sorta di corso di una settimana in cui insegneranno anche persone come Tsukasa Hojo (Cat's Eye, City Hunter, Angel Heart). Poi ci sarà la premiazione ufficiale dei vincitori. L'obiettivo ultimo è quello di lavorare insieme su possibili storie. I giapponesi sono alla ricerca di talenti da tutto il mondo, per espandere il mercato e scovare nuove idee. Il manga è nato in Giappone, ma ormai il suo mercato è diventato globale. Quindi perché non sfruttare il linguaggio del manga per storie e idee legate a culture differenti?

Everyeye.it: Ti senti pronta per i ritmi dei mangaka giapponesi?
Elena Vitagliano: Per un'uscita mensile penso di sì. Per l'uscita settimanale assolutamente no. A meno che non accettino di pubblicare lo storyboard con gli stick-men. Ovviamente sono passati i tempi in cui completavo solo otto pagine in un mese!

Everyeye.it: Il fumetto con cui hai vinto il premio del Silent Manga Audition riesce a raccontare in poche tavole i valori dello sport (e non solo). Sotto un certo punto di vista è come se avessi condensato il genere dei manga sportivi in una manciata di pagine. Qual è stata la cosa più difficile, nella realizzazione di questa storia?

Elena Vitagliano: Prima di tutto avere l'idea giusta. Se ho un tema a cui pensare faccio una sorta di brainstorming per buttar giù sotto forma di frase tutte le idee possibili. Tra queste venne fuori quella dell'atleta che si accorge che un avversario ha la scarpa slacciata. Mi è piaciuta subito. Quella illustrata nel fumetto sembra una gara importante, visto il pubblico presente, ma il discorso si adatta alle competizioni di qualsiasi livello. Dietro a ogni gara c'è tanto allenamento da parte degli atleti e se sei mosso dallo spirito sportivo vuoi affrontare i tuoi rivali al meglio delle loro possibilità. Questa edizione del concorso era basata sul tema del fair play. Partendo dall'idea di base volevo far capire quanto sia difficile prendere la decisione giusta sapendo che se ne potrebbero pagare le conseguenze.

Chi conosce le regole dei 100 metri sa quanto sia pesante la sanzione per la falsa partenza. Basta un minimo movimento prima del via per subire la squalifica diretta, vanificando mesi o anni di duro lavoro. È una regola molto, molto dura, che trovo troppo severa. Oltre a questo volevo far capire che le scelte giuste possono colpire a tal punto le altre persone da fare la differenza. A volte basta un semplice gesto. Agendo tutti insieme si possono cambiare le cose. È un messaggio che vorrei mandare anche all'Italia. È stato difficile anche preparare lo storyboard, per scegliere le inquadrature più adatte a comunicare lo stato d'animo del protagonista. Pur non essendo ancora completamente soddisfatta mi sono dedicata molto anche ai disegni e credo che sia il miglior risultato che abbia ottenuto finora. Almeno di questo sono contenta, quindi.

Everyeye.it: Hai lavorato molto anche alle espressioni.
Elena Vitagliano: Sì, è una cosa che mi piace molto. Cerco di accentuarle il più possibile ed è la cosa che mi piace di più di quando disegno i fumetti.

Everyeye.it: Da qualche anno a questa parte nella scena del fumetto italiano stanno emergendo figure di assoluto valore. Le "nuove leve" si stanno lentamente ritagliando il proprio spazio. Credi che il mercato italiano sia pronto per questa esplosione, o continuerà a rendere la vita difficile ai giovani che vogliono lavorare nel settore?
Elena Vitagliano: Cerco di essere ottimista. Capisco che per le case editrici non sia facile scommettere su qualcosa che non offre certezze. Oggi sembra che si punti solo su chi è già famoso. Apprezzo molto la recente apertura. Stanno cercando di far emergere anche realtà altrimenti troppo nascoste. Non è facile, perché in Italia i lettori, non solo di fumetti ma anche di libri, sono pochi. Il fumetto è una nicchia e il manga è una nicchia nella nicchia. Forse le persone che hanno sfondato all'estero torneranno in Italia per essere finalmente apprezzate.

Everyeye.it: Quali sono stati gli autori e le opere che ti hanno convinta a dedicarti alla tua passione per il disegno?

Elena Vitagliano: Prima di tutto sono stati i cartoni animati giapponesi che guardavo da piccola, perché fino a 15/16 anni non sapevo nemmeno che esistessero i manga. Pensavo che ci fossero solo i cartoni animati. Le storie erano belle e mi colpiva il senso ti attesa al termine di ogni puntata. Sono cresciuta con Holly e Benji, Lady Oscar e molti altri anime. . Poi, un giorno sono andata in edicola e c'era un fumetto di Sailor Moon. Non è né il mio anime né il mio manga preferito. Anzi! Però, sfogliando le pagine ho visto le pubblicità di altri fumetti legati ai cartoni che amavoA quel punto sono andata per la prima volta in fumetteria a Napoli, dove ho passato quattro o cinque ore estasiata. Non credevo ai miei occhi. Già prima mi piaceva disegnare e realizzavo dei piccoli fumetti, ma da quel momento ho iniziato a vedere quello della fumettista come un possibile lavoro. I fumetti che amo di più sono quelli di Takehiko Inoue (Slam Dunk, Vagabond), con storie e disegni ai massimi livelli. Apprezzo la narrazione semplice ed efficace di Mitsuru Adachi (Touch, Rough, H2) e a volte lo studio per vedere come affronta e racconta determinate situazioni.

Poi Lady Oscar e tanti shojo degli anni 70, con le loro tavole quasi impressioniste che comunicavano i drammi interiori delle protagoniste. E anche Osamu Tetsuka, per il semplice fatto di essere stato un genio che ha sperimentato tutti i generi possibili. Un mito! Quando leggo un fumetto, comunque, molto spesso mi fermo a osservare le pagine per cercare di imparare qualcosa di nuovo.

Everyeye.it: Oltre alla pratica e alla costanza, cosa consiglieresti a chi vuole tentare la strada del professionismo come disegnatore?
Elena Vitagliano: Lo farò sapere a tutti più in là, quando l'avrò scoperto anch'io (ride)! Diciamo che di base dipende dal genere che si vuole affrontare. Se parliamo del manga, il suo modo di narrare non si assimila automaticamente leggendo. Noi occidentali tendiamo a vedere molto le situazioni dall'esterno, a dare molta importanza alla trama sottovalutando le emozioni del personaggio. Questa è una cosa che ho capito col tempo. È necessario immedesimarsi nel personaggio e trasportare tutto su carta. Un buon modo per studiare è analizzare i fumetti che ci piacciono. Analisi a tutto spiano delle pagine e della narrazione dei classici. E poi, ovviamente, disegnare, disegnare, disegnare tutti i giorni, come se fossi un atleta che si prepara per le Olimpiadi.