Weekly Shonen Jump, intervista al boss: Dovrà esserci sempre un Dragon Ball

Abbiamo chiacchierato in privato con l'editor-in-chief della celebre rivista, Hiroyuki Nakano, che ci ha svelato i segreti di Shonen Jump.

intervista Weekly Shonen Jump, intervista al boss: Dovrà esserci sempre un Dragon Ball
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L'operato editoriale di giganti come Weekly Shonen Jump ha influenzato qualunque otaku. Il celebre magazine edito da Shueisha è tra i più prolifici e datati di tutto l'entertainment nipponico e ha lanciato sia serie che personaggi destinati a entrare di diritto nella leggenda e nell'Olimpo della cultura pop. Di fronte a un colosso del genere non possiamo che inchinarci e dire "grazie". È ciò che abbiamo fatto quando abbiamo conosciuto da vicino Hiroyuki Nakano, editor-in-chief di Weekly Shonen Jump e ospite di Planet Manga per Lucca Comics & Games 2018. Nakano è stato disponibile a concederci una chiacchierata in privato, durante la quale abbiamo parlato proprio dei traguardi raggiunti da WSJ e dalle opere che lo hanno maggiormente segnato - e, nel caso di alcune, che continuano ancora a farlo.

Passato, presente e futuro di Shonen Jump

Come molti appassionati ben sapranno, Weekly Shonen Jump festeggia quest'anno il suo 50° anniversario. Abbiamo chiesto al signor Nakano come si sente, in veste di boss della rivista settimanale, e come la redazione sta affrontando questa emozione. Ma soprattutto, che cosa significa per loro rappresentare un colosso così importante dell'editoria non solo nipponica ma mondiale. Nakano-san, con proverbiale flemma, pensa soltanto a migliorare e migliorarsi sempre di più: "Dopo l'uscita del volume celebrativo abbiamo organizzato tanti eventi, tra cui una mostra speciale e una serie di concerti. È stato davvero molto difficile e faticoso, ma ne è valsa la pena. Però, anche se si è trattato del 50° anniversario, non dimentichiamo che l'anno prossimo ci sarà in 51°. Dico questo perché per noi ogni anno è importante e cercheremo di fare del nostro meglio. Mi piacerebbe, ad esempio, portare le mostre di Shonen Jump anche in giro per il mondo, al di fuori del Giappone".

Noi divoriamo non soltanto manga, ma anche anime. A volte anche più anime di quanti manga potremmo possedere nella nostra libreria. C'è un rapporto forte tra Shonen Jump e gli adattamenti animati delle opere che il magazine rappresente: una relazione bilaterale, nella quale i vertici della compagnia tengono sotto stretto controllo la direzione creativa del prodotto e in cui, al giorno d'oggi, è venuto a crearsi un vero e proprio scenario competitivo di domanda e offerta, nel quale gli staff di animazione cercano costantemente di accaparrarsi la trasposizione di opere prestigiose: "Ovviamente controlliamo tutto, dalla casa di produzione al parco di opere che hanno realizzato in passato. Cerchiamo quindi di capire se gli staff di animazione sono in grado di soddisfare le nostre richieste. I disegni, i character design e l'oggettistica, passa tutto per la nostra supervisione. Compresa la sceneggiatura. E sì, a volte succede che facciamo noi richiesta. Ultimamente, però, sono gli staff che si propongono a noi. Sotto questo punto di vista si è creato, negli anni, un mercato piuttosto competitivo". WSJ, però, fa soprattutto manga.

E il rapporto con i mangaka, siano essi dei giganti come Eiichiro Oda e Akira Toriyama, dei giovani emergenti come Mikio Ikemoto e Toyotaro o degli esordienti veri e propri, è fondamentale per proseguire con un assetto editoriale sano e costante. I criteri di selezione e la routine settimanale di Weekly Shonen Jump sono estremamente serrati e i ritmi impongono delle forti pressioni: "Innanzitutto abbiamo dei meeting, durante i quali decidiamo quali manga devono iniziare e quali devono finire. Abbiamo poi opere di artisti esordienti che hanno vinto dei concorsi: scegliamo tutti insieme quelli che sono più adatti a partire con la rivista. Shonen Jump è settimanale, dunque deve uscire ogni sette giorni. Ogni editor, quindi, deve stare attaccato al mangaka per fare in modo che tutto proceda come deve procedere, rispettando i tempi di consegna del proprio manga. Controlliamo i plot che vengono inviati dagli autori. Poi procediamo a ritirare le bozze presso le case o gli studi degli artisti e li portiamo a stamparli. Sono ritmi assurdi. Poi procediamo a controllare nuovamente il prodotto, che sia conforme a tutte le regole e che non ci siano errori. Tutto questo succede nell'arco di una settimana. Ci sono poi degli addetti che si occupano di ogni area del magazine: inserzioni, sommari e tutto il resto. Poi, nello stesso arco di tempo, facciamo ovviamente riunioni con i mangaka esordienti. C'è il signor Taguchi, ad esempio, che è l'editor di Boruto: Naruto Next Generations, che ha un centinaio di artisti esordienti che deve controllare o gestire".

I campioni di WSJ

Il signor Nakano ci ha poi permesso di sfogliare da vicino il numero del 50° anniversario di Weekly Shonen Jump, uscito nelle librerie e fumetterie giapponesi durante il mese di luglio 2018. Abbiamo notato che la rivista ha un assetto cromatico specifico, dividendo la colorazione di base delle proprie pagine in una serie di aree tematiche che vanno dal bianco al grigio al rosa. Ci siamo chiesti se questa scelta è ponderata da una dinamica specifica o se c'è qualche altro "segreto" dietro la divisione in questione. La risposta è in realtà semplice: "Non c'è un significato in questi colori, ma è importante che le pagine della rivista siano colorate, perché utilizziamo carta riciclata. Se fosse tutta bianca si vedrebbero le imperfezioni: quindi utilizziamo il bianco, il rosa e il grigio. È una specie di... trucchetto!".
Poi, in compagnia del signor Nakano si è toccato l'argomento forse più importante: il rapporto con le opere e con il loro successo. E il peso che ciascun manga o autore di grido hanno avuto nel mondo dell'entertainment. A nostro parere il genere dei battle shonen ha avuto un grande spartacque che risponde al nome di Dragon Ball, anche se negli anni la situazione è cambiata: protagonisti come Naruto Uzumaki o Midoriya Izuku (di Naruto e My Hero Academia) ci hanno dimostrato che anche l'eroe può essere umano e fallibile, mentre opere ancora più giovani e recenti come The Promised Neverland hanno messo in mostra un immaginario e una trama ancora più atipici, che in qualche modo si allontanano dagli stereotipi e dai crismi dello shonen. Nakano ci ha supportato in questa tesi e ci ha spiegato il motivo. Nel segno di un'evoluzione costante del fumetto giapponese, l'editor-in-chief del magazine ha le idee piuttosto chiare sul futuro di WSJ.

"Inizialmente Shonen Jump era un concentrato di manga basato sui combattimenti. Adesso, invece, il target si sta espandendo e sì, possiamo dire che la nostra offerta è piuttosto vasta e abbraccia immaginari di ogni tipo. Il manga giapponese si sta evolvendo, sotto questo punto di vista. Stiamo puntando a creare prodotti adatti a tutte le età. Per quanto riguarda The Promised Neverland, ad esempio, è molto popolare tra i ragazzi giovanissimi e, in fondo, è un manga davvero atipico per Weekly Shonen Jump. Ma ci sono tantissime cose che vorrei fare ancora! Però dipende tutto dal pubblico e da ciò che vogliono i lettori. Però c'è una cosa che non cambia, una costante imprescindibile: i personaggi. L'importante è creare eroi che suscitino sempre interesse nel pubblico. Che esistano per sempre dei Goku o dei Rufy".
Se il rapporto con le opere è ottimo, però, a volte le relazioni con i mangaka possono diventare difficili. Così come i ritmi produttivi impongono con veemenza sulla vita privata degli autori, allo stesso modo gli editor e i responsabili di Shonen Jump non possono permettersi di fermarsi per un attimo: "Il lavoro dell'editor, in generale, si fa imparando dall'operato dei tuoi predecessori. È ciò che è successo a me, ovviamente, ho avuto in chi mi ha preceduto una guida importante. In secondo luogo si impara a lavorare stando a stretto contatto con gli autori. Poi, con l'esperienza, si riesce a instradare nuovi mangaka che vengono in redazione a portare i loro lavori. Ci sono, quindi, vari rapporti tra editor e mangaka: si può essere amici, fratelli ma anche nemici. L'editor deve saper dire chiaramente al mangaka se un lavoro va bene o no, o se ci sono errori più o meno evidenti".

Nakano e i suoi collaboratori credono moltissimo nei manga di nuova generazione come My Hero Academia: l'opera di Kohei Horikoshi, visti i temi trattati, ha riscosso un successo stratosferico soprattutto negli Stati Uniti, consolidando un rapporto già forte con gli USA grazie alla risposta unanime ed entusiasta del pubblico di oltreoceano: tra l'altro, proprio tra le mura lucchesi, Dynit ha annunciato che il film My Hero Academia - The Movie: Two Heroes, che in America ha incassato ben 5 milioni di dollari, arriverà in edizione italiana a marzo 2019. "Non mi sembra strano che abbia avuto così tanto successo, sinceramente me l'aspettavo! Sono davvero contento sia dell'anime che del manga: con l'adattamento animato, poi, lo Studio BONES è riuscito a creare davvero un ottimo prodotto a mio parere".
Shonen Jump abbraccia qualunque settore dell'entertainment. Dal rapporto tra manga e anime, la chiacchierata con Nakano si è infine spostata sul versante dei videogiochi. Nel mese di febbraio dell'anno prossimo, infatti, la Bandai Namco pubblicherà Jump Force, il picchiaduro tridimensionale che celebra i 50 anni del colosso editoriale giapponese e che porterà in scena un ampissimo roster che include tutti i più grandi eroi sfornati dalla rivista nel corso degli ultimi decenni. WSJ ha voluto fortemente la produzione del titolo, controllandone la produzione.

Nakano ha anticipato che alcuni dei suoi personaggi preferiti devono ancora essere annunciati, a dimostrazione di quanto ancora c'è da scoprire su un parco di combattenti giocabili a dir poco mastodontico: "Produciamo sempre giochi per qualche anniversario di Shonen Jump. Abbiamo proposto noi Jump Force, contribuendo a crearlo con Bandai Namco. Sono sicuro che Bandai stia facendo un ottimo lavoro. Per quanto riguarda gli eroi giocabili, c'è un piccolo segreto industriale di cui non posso parlare. Non posso sbilanciarmi, perché ci sono personaggi non ancora svelati per Jump Force! Ciò che posso dire, però, è che Akira Toriyama ha disegnato dei personaggi inediti per questo gioco e non vedo l'ora di ammirarli!"