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A.I.C.O. Incarnation: Recensione del nuovo anime di Studio Bones targato Netflix

Un'analisi più approfondita della seconda serie originale sbarcata questo mese sulla piattaforma americana: i nostri sentimenti (contrastanti) a riguardo.

recensione A.I.C.O. Incarnation: Recensione del nuovo anime di Studio Bones targato Netflix
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Nell'ultimo periodo, il colosso americano Netflix ha deciso di avventurarsi in maniera più massiccia nella produzione e distribuzione di anime, per poter attirare una fetta di pubblico maggiore e per cercare di portare queste opere in tutto il mondo. A fronte di ciò, la società, nel corso dell'evento Netflix Anime Slate del 2017 tenutosi a Tokyo, ha annunciato che ha in programma di distribuire ben 30 anime in esclusiva nel corso del 2018. Inoltre il sito di streaming ha stipulato una partnership, che potrebbe rimanere negli annali, con due rinomati studi di animazione nipponici: Production I.G. (B: The Beginning) e Bones (Mob Psycho 100); proprio quest'ultima ha realizzato la serie animata A.I.C.O. Incarnation. Questo lavoro originale è stato affidato al regista Kazuya Murata (i più attenti lo ricorderanno per essere la mente dietro Kado: The Right Answer) e allo sceneggiatore Yuuichi Nomura, autore già di Xam'd Lost Memories. La serie è disponibile su Netflix a partire dal 9 marzo; ancor prima che approdasse sulla piattaforma, la casa editrice Kodansha, pubblicò una versione cartacea, verso la fine dello scorso anno, creata all'esordiente Hiroaki Michiaki. Dopo aver visto e analizzato il primo episodio, ci siamo buttati a capofitto nei restanti 11, per cercare di approfondire meglio ciò che ci era piaciuto e ciò che non ci aveva soddisfatto, e per sviscerare a fondo le nostre sensazioni sul nuovo progetto nato dalla collaborazione tra Netflix e Bones.

Amazing Stories

Fedele al genere sci-fi, A.I.CO. Incarnation è ambientato in una generica località del Giappone del futuro, più precisamente nell'anno 2037, come svelatoci da alcuni documenti. In questo futuro la tecnologia è altamente avanzata, al punto che gli scienziati e i ricercatori sono riusciti a sviluppare un organismo artificiale vivente, chiamato Materia, utilizzato per sostituire arti amputati, per fabbricare resistenti tute che aderiscono al corpo, e per altri utilizzi che hanno notevolmente agevolato la vita dell'uomo. Purtroppo, due anni prima degli eventi narrati, durante esperimenti su nuovi metodi di sfruttamento della Materia, qualcosa non è andato secondo i piani: l'organismo ha avuto un'anomalia e si è espanso per buona parte della città, causando il cosiddetto Burst: la metropoli è stata avvolta da una melma purpurea, che ha usato il letto del fiume che la attraversa come veicolo per diffondendosi più rapidamente; per evitare che la creatura artificiale raggiungesse il mare e che si espandesse per tutta la nazione e oltre, il governo decise di isolare l'unica parte della città ancora integra, chiudendo le dighe lungo il fiume; di queste solo l'ultima continua a resistere, rallentando l'avanzamento della Materia ed evitando che si verifichi una nuova catastrofe. Non a caso questo ultimo baluardo è chiamato Gate, un cancello che contiene l'inferno che si abbatterebbe in Terra. In questo contesto vive la giovane studentessa Aiko Tachibana. Aiko è sola al mondo: ha perso il padre a causa di un incidente stradale che l'ha costretta sulla sedia a rotelle, mentre la madre e il fratellino sono deceduti durante il Burst. Benché in lei sia ancora viva la speranza di poterli rivedere e riabbracciare un'ultima volta, ogni giorno si capacita sempre più di essere rimasta sola. Nonostante ciò, Aiko ha un carattere molto solare, compensando in qualche modo la mancanza di una famiglia, ma allo stesso tempo è insicura e si sente debole, soprattutto a causa della sua disabilità. La ragazza è costretta a fare spesso visite di controllo, oltre a terapie riabilitative, nella città ospedaliera Kiryu, in cui sono ricoverati anche altri suoi coetanei. Per questo motivo, nei pressi della struttura, è situata una scuola, frequentata dai pazienti. Qui Aiko è circondata da amorevoli amici che le sono costantemente vicini e che la coinvolgono nelle numerose attività scolastiche. Tutti fanno parte di un club studentesco, che prima si occupava della realizzazione di origami, e ora si concentra sull'efficacia degli aeroplanini di carta. Il penultimo giorno di scuola, Aiko si scontra con un nuovo studente, che per rimediare all'incidente l'aiuta a rimettersi sulla sedia. Quel ragazzo si unisce alla sua stessa classe: il suo nome è Yuya Kanzaki, il classico personaggio misterioso e riservato che cerca di rimanere il più anonimo possibile, senza divulgare troppe informazioni su di sé e che fa di tutto per non attirare l'attenzione. Quello stesso giorno accade qualcosa di inaspettato: sotto gli sguardi esterrefatti dei compagni di classe, Aiko si alza dalla sedia a rotelle. Yuya sembra essere particolarmente interessato ad Aiko, ma s'evince sin da subito che non prova un'attrazione fisica: la realtà è ben diversa. Iniziate le vacanze estive, Aiko è affranta perché dovrà far ritorno in una casa oramai vuota; viene accompagnata da un'amica e dal nuovo studente, che le sono di supporto. Improvvisamente Yuya, trovando sospette due automobili appostate nel quartiere, entra in casa e porta via Aiko, dicendole che è in grave pericolo. Al termine di un lungo inseguimento per le vie cittadine, i due ragazzi si ritrovano in una zona della città più simile a un ghetto, chiamata Distretto. Il nuovo, criptico studente accompagna la fanciulla da un gruppo che ha come obiettivo quello di porre fine alla minaccia del mondo. Aiko apprende dal capo dell'organizzazione una sconcertante verità: lei è sia la causa del Burst di due anni prima che la chiave che vi metterebbe fine, ma l'unico modo per farlo è raggiungere l'epicentro della catastrofe. Aiko e Yuya, scortati da un ristretto gruppo di Divers (mercenari che si addentrano nella zona di quarantena per recuperare dati sulla Materia), si avventurano così oltre il Gate, pronti a fermare ad ogni costo ciò che minaccia la tranquilla esistenza umana, ostacolati dal governo per motivazioni che si scopriranno solo andando avanti con la narrazione.

Un'occasione sprecata?

Nel corso del first look alcuni elementi narrativi ci erano sembrati insoddisfacenti e non ci avevano convinto del tutto; a seguito di un'analisi più approfondita, però, possiamo dire che, se da un lato alcune speranze sono state esaudite, dall'altro le nostre preoccupazioni sono risultate essere fondate. Abbiamo trovato una narrazione che non propongono nulla di nuovo e che non sia già stato visto in opere simili, risultando alquanto statiche e lineari: a più riprese, infatti, alcuni contesti ci sono sembrati prevedibili, nonostante le basi per una serie dall'alto potenziale ci fossero tutte; parte della colpa potrebbe ricadere su personaggi sin troppo stereotipati (il tenebroso, la ragazza solare, lo spigliato, e così via): non neghiamo che, una volta inquadrati, potessimo ipotizzare i comportamenti che avrebbero assunto e il loro modo di agire in specifiche circostanze. Alcuni di essi, sebbene sia innegabile che ricoprissero ruoli rilevanti ai fini della trama, ci hanno dato l'impressione di essere stati caratterizzati poco o di non esserlo affatto, senza un'approfondita analisi del background che li avrebbe resi più completi, se non qualche impercettibile accenno. Ad eccezione dei due protagonisti, molti personaggi finiscono col rimanere abbandonati a se stessi al punto che lo spettatore non riesce ad immedesimarsi con loro, a sentirsi partecipe di quanto accade, o a provare empatia per le loro emozioni; per questo motivo, nei frangenti di maggiore pathos, in cui era palpabile l'intento di far provare determinate emozioni, abbiamo provato, in realtà, una sensazione di apatia, come se non ci interessasse nulla di ciò che stesse accadendo; altre figure sembrano alquanto casuali, inserite solo come un escamotage per portare avanti la narrazione. Altri ancora (soprattutto i protagonisti), fortunatamente, con un saggio utilizzo di flashback, sono stati ben tratteggiati, non facendoci giungere a conclusioni affrettate prima del tempo, conservando una sorta di alone di mistero, riuscendo così ad apprezzarli meglio e a instaurare un rapporto; anche se, a volte, il loro modo di affrontare alcune situazioni ci è risultato sin troppo affrettato e privo di spessore emotivo.

Tuttavia, non riteniamo giusto condannare completamente A.I.C.O. Incarnation, perché tra gli innumerevoli difetti siamo riusciti a trovare anche elementi che ci hanno sorpreso: al di là di protagonisti convenzionali, e di una trama con troppi cliché, la vera chiave di volta è il sacrificio della comicità tipica di varie produzioni anime, per concentrarsi maggiormente sulla velata critica della follia umana e su ciò che l'uomo è disposto a fare pur di salvare chi ama, pronto anche a mettere a repentaglio le vite altrui; inoltre, numerosi sono i ben congegnati colpi di scena - anche se, forse, qualcuno risulta ovvio una volta individuata la direzione presa - che ci hanno lasciato non poco sbigottiti e sono riusciti a farci chiudere un occhio sui gravi difetti. I momenti clou della serie si concentrano negli ultimi quattro episodi, mettendo in risalto un generale problema di gestione di tempo e spazio: se sfruttate diversamente, le 12 puntate di A.I.C.O. avrebbero certamente dato modo agli autori di sviluppare meglio le affinità tra i personaggi. Nonostante la lunga lista di difetti, il prodotto finale è un anime che vanta un eccellente e variegato comparto tecnico: escludendo una città sin troppo elementare nella sua architettura (non a caso appare solo nelle fasi introduttive), l'ambientazione della zona corrotta, in cui si concentra l'azione, ci è sembrata molto suggestiva e coinvolgente, soprattutto grazie alla complessa struttura della creatura melmosa, che occupa buona parte della scena. I tratti tondeggianti delle figure principali, che possono sembrare fuori luogo in un contesto simile, in realtà si sposano alla perfezione con lo scenario stesso: da un lato c'è la dolcezza e la purezza artistica espressa da un più che buono character design, in grado di esternare pienamente le emozioni dei personaggi; dall'altro, invece, c'è la manifestazione più spaventosa e terrificante espressa dalla minuziosità artistica dell'organismo vivente, creando così un bizzarro e piacevole quadro in cui predomina un contrasto tra il dolce e il macabro. Anche le musiche non sono sfuggite ai nostri padiglioni auricolari: le abbiamo trovate incalzanti nelle sequenze in cui l'azione la fa da padrona, coinvolgendoci appieno, più soft e soavi negli intermezzi in cui la drammaticità prende il sopravvento, quasi a voler toccare le sensibili corde dei nostri cuori.

A.I.C.O. Incarnation L’opera di Murata e Nomura ci ha lasciato leggermente amareggiati a causa di una sceneggiatura non propriamente originale e di personaggi che non spiccano certo per la loro unicità; queste sono forse le pecche più gravi di A.I.C.O. Incarnation. Il prodotto riesce a salvarsi in corner grazie alla recondita morale, alle inaspettate rivelazioni che chiudono un cerchio aperto nel primo episodio e a un più che lodevole comparto tecnico, che non dimenticheremo tanto facilmente. Una volta giunti al finale, non abbiamo trovato i presupposti per un eventuale seguito, poiché all’apparenza si tratta un’opera autoconclusiva, ma non neghiamo che le vie ancora da esplorare potrebbero essere numerose per questa collaborazione tra Netflix e lo studio Bones.

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