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A Whisker Away: recensione del nuovo film di Mari Okada su Netflix

A Whisker Away, nuovo film d'animazione dell'autrice Mari Okada, giunge su Netflix con il titolo Miyo - Un amore felino. Ecco la nostra recensione.

recensione A Whisker Away: recensione del nuovo film di Mari Okada su Netflix
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Se siete appassionati di animazione giapponese quasi sicuramente conoscete, o avete sentito nominare almeno una volta, Mari Okada. Autrice estremamente prolifica e attiva nel settore dai primi anni 2000, la Okada è una sceneggiatrice e regista dal curriculum di tutto rispetto, nota per aver messo la firma su alcuni anime di grande successo dell'ultimo decennio come Ano hana, Lupin III - La donna chiamata Fujiko Mine e Nagi no asukara, senza dimenticare l'ottimo Toradora!. Uno dei marchi di fabbrica del suo stile narrativo è l'enfasi sulla componente drammatica e sulle storie strappalacrime, evidente proprio in titoli come Ano hana (probabilmente il suo lavoro più famoso), che ha trovato la sua consacrazione nel bellissimo Maquia, l'esordio alla regia della scrittrice e film d'animazione molto apprezzato da pubblico e critica.

Arriva su Netflix a partire dal 18 giugno 2020 l'ultimo lavoro di Mari Okada come sceneggiatrice, Miyo - Un amore felino. Conosciuta anche con il titolo internazionale A Whisker Away, l'opera in questione è una pellicola animata dallo Studio Colorido (Penguin Highway, Burn the Witch) e diretta dal regista Junichi Sato in coppia con Tomotaka Shibayama. Ecco il nostro parere!

Cambia la tua vita con una maschera

Protagonista di A Whisker Away è Miyo Sasaki, studentessa delle scuole superiori perdutamente innamorata del suo compagno di classe Kento Hinode.
I due non potrebbero essere più agli antipodi. Miyo è vivace, solare, eccentrica e anche un po' invasiva, comportamento legato in parte alla sua situazione familiare, in quanto costretta a convivere con la sua nuova matrigna dopo il divorzio dei genitori, e per questo motivo soprannominata Muge dai suoi coetanei. Anche Hinode, più quieto e introverso, vive una condizione simile e non ricambia i sentimenti di Miyo, ignorandoli. Un giorno la ragazza incontra un misterioso gatto parlante grazie al quale scopre l'esistenza di una maschera che, se indossata, le permette di trasformarsi a sua volta in un tenero gattino dal pelo bianco. Trovatasi di fronte a questa opportunità, la protagonista decide di sfruttare il suo aspetto felino per potersi avvicinare a Hinode e passare più tempo assieme a lui. Le cose inizialmente vanno molto bene, visto che il ragazzo si affeziona al suo nuovo animale domestico iniziando a chiamarlo Taro, ma Miyo si ritrova presto a fare i conti con le conseguenze di una scelta troppo frettolosa che rischia di farle perdere definitivamente la sua umanità.

Previsto in origine nei cinema giapponesi a partire dal 5 giugno 2020 e rimandato a causa delle conseguenze della pandemia di COVID-19, per poi essere acquisito da Netflix, A Whisker Away ha attirato l'attenzione degli appassionati fin dal suo annuncio per via dei nomi coinvolti nel progetto.

Oltre alla Okada, abbiamo uno studio d'animazione di recente fondazione ma di grande talento, che ha realizzato uno dei film più originali e divertenti degli ultimi anni (il già citato Penguin Highway), e soprattutto il veterano dell'industria Junichi Sato, a cui dobbiamo lavori storici come le prime due stagioni dell'anime Sailor Moon e ARIA The Animation.

Senza contare le premesse molto interessanti. Saresti disposto a cambiare completamente aspetto e stile di vita pur di raggiungere la felicità? E quanto è importante vedere le cose da una prospettiva diversa per poter comprendere meglio i sentimenti degli altri? Queste sono alcune delle domande a cui il film prova a dare una risposta.

Purtroppo, a conti fatti, A Whisker Away risulta un prodotto solo poco più che sufficiente, incapace di lasciare il segno a causa di molti difetti che oscurano i pochi lati positivi, impedendo all'opera di raggiungere le vette in cui era lecito sperare visto lo staff che ci ha lavorato. Andiamo a scoprire perché.

Un grande potenziale sprecato

Bastano infatti pochi minuti per capire che la scrittura del film mostra più di un problema, caratteristica che si mantiene per l'intera durata.

Lontana dai fasti raggiunti in Maquia, la narrazione imbastita dalla Okada non riesce a dare all'opera una precisa identità, e in più punti si ha l'impressione che i suoi contenuti avrebbero avuto bisogno di un'intera serie televisiva per essere sviluppati come si deve. A Whisker Away è una pellicola a tema sentimentale con un ottimo bilanciamento tra commedia e dramma, ma lo stesso non si può dire della sua componente più sovrannaturale. Cercando di limitare al minimo gli spoiler, nell'ultima mezzora di film (su quasi un'ora e 45 minuti totali) avviene un repentino cambio di registro che determina uno stacco abbastanza netto rispetto a tutto ciò che viene prima. Tale scelta, che sulla carta avrebbe dovuto stupire lo spettatore, si rivela a conti fatti solo stucchevole, ed è alquanto paradossale visto che rappresenta probabilmente la parte migliore dell'intero film.

Ma anche tralasciando questo equilibrio mal gestito fra i due elementi principali del film, A Whisker Away non riesce a coinvolgere a causa di una sceneggiatura spesso confusa, prevedibile e piena di passaggi superficiali.

I personaggi, invece di salvare la situazione, contribuiscono ad affossarla ulteriormente per via della loro caratterizzazione stereotipata e poco approfondita, ad eccezione dei due protagonisti.

Se per quanto riguarda Hinode il risultato è tutto sommato accettabile, altrettanto non si può dire per la protagonista Miyo, che in più punti appare solo inutilmente fastidiosa e sopra le righe senza che queste caratteristiche vengano sfruttate bene per creare empatia e per sottolineare il suo percorso di crescita durante il film. Anche nel suo caso, i momenti migliori si hanno principalmente nella parte finale, quando la posta in gioco si alza.

A Whisker Away non è, in fin dei conti, un lavoro pessimo. Intrattiene discretamente e saprà soddisfare gli amanti dei gatti e delle opere sentimentali, a patto di non alzare troppo le aspettative, ma è innegabile il rammarico per una storia che avrebbe potuto dare tanto, e meglio, se sviluppata a dovere con una scrittura più attenta e un minutaggio superiore.

Una pellicola anonima

A livello tecnico, l'opera si distingue per una palette cromatica molto piacevole e per disegni e animazioni di buona fattura, non fra i migliori in assoluto nel panorama recente (e nemmeno al livello del precedente lavoro dello studio), ma che fanno il loro dovere senza cali di qualità nel corso del film.

Anche in questo aspetto però A Whisker Away pecca di personalità, per colpa di un character design anonimo che impedisce ai personaggi di spiccare e non supporta in alcun modo la loro caratterizzazione, mentre è evidente il debito nei confronti dell'estetica dei lavori dello Studio Ghibli nella parte finale, presa in prestito in maniera poco ispirata e priva di mordente.

Era difficile replicare lo stesso, ottimo risultato raggiunto in Penguin Highway, vista la natura surreale e virtuosa di quest'ultimo, ma forse era lecito aspettarsi qualcosa di più da parte di Studio Colorido.

Stesso discorso lo possiamo fare per le musiche, che rappresentano un discreto accompagnamento ma nulla di più, e per le voci giapponesi, che vedono Mirai Shida nei panni di Miyo e Natsuki Hanae (Tanjiro Kamado nel grande successo Demon Slayer) in quelli di Hinode. Pur essendo azzeccati per i rispettivi ruoli, la performance di entrambi i doppiatori non brilla in modo particolare.

Esattamente come per tutte le novità anime giunte su Netflix dopo Beastars, è assente allo stato attuale il doppiaggio italiano per le ormai note ragioni legate all'emergenza sanitaria e alla tutela della salute degli addetti ai lavori. Visto che la situazione nel nostro paese sta piano piano tornando alla normalità, non possiamo fare a meno di chiederci quanto ancora dovremo aspettare per le voci italiane.

A Whisker Away A Whisker Away è, in definitiva, un passo indietro nella carriera di Mari Okada rispetto al precedente Maquia, i cui picchi erano onestamente difficili da replicare. Pur non avendo le medesime ambizioni, il risultato degli sforzi di uno staff di prima categoria è solo un discreto film sentimentale a tinte fantasy, che saprà intrattenere chi è alla ricerca di una visione piacevole ed è capace di chiudere un occhio su una sceneggiatura piena di difetti, senza contare l’indiscusso appeal della premessa di base verso tutti gli amanti dei gatti. Rimane il rammarico per un film che poteva essere molto più incisivo e che poteva sfruttare meglio i numerosi spunti interessanti, qui purtroppo a malapena accennati e affogati in un calderone privo di identità. Discreto, ma passabile.

6.5