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Ajin: Demi-Human, la Recensione della Stagione 2 targata Netflix

La narrazione giunge al suo climax e porta a termine, apparentemente, il ciclo narrativo su Sato, ma rimangono i fastidiosi problemi tecnici.

recensione Ajin: Demi-Human, la Recensione della Stagione 2 targata Netflix
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Gamon Sakurai esordì con Ajin: Demi-Human sulle pagine della rivista seinen good! Afternoon nel 2012. Ad oggi, il manga horror thriller (serializzato in Italia da Edizioni Star Comics) è ancora in corso, ma vanta già una trilogia cinematografica e una serie TV di animazione, entrambe realizzate da Polygon Pictures. Lo staff di produzione ha coinvolto in entrambi i progetti lo stesso cast e ha diviso la serie televisiva, finora, in due stagioni prodotte in collaborazione con Netflix e distribuite in esclusiva sulla piattaforma streaming più famosa al mondo. Non molto tempo fa abbiamo già analizzato la prima stagione anime di Ajin, rimanendo piuttosto soddisfatti in termini di narrazione ma con qualche perplessità sul comparto tecnico della produzione, limitato dall'utilizzo di una CGI non ottimizzata al meglio.

Il mondo degli Ajin

Ricapitoliamo: Ajin: Demi-Human ci porta in un futuro non troppo lontano ma distopico, in cui la popolazione mondiale è minacciata dalla presenza degli Ajin, demoni immortali che possiedono i corpi degli umani. Essi si celano agli occhi del mondo e, nonostante in tutto il globo si contino sulle dita di una mano, la realtà dei fatti è ben diversa: un demone anziano di nome Sato trama nell'ombra e progetta di dar vita a una rivolta contro il potere costituito. Gli organi governativi, infatti, costringono gli Ajin a una vita di tormenti, braccandoli e imprigionandoli per poi sottoporli a crudeli esperimenti. Radunando svariati mostri nelle sue stesse condizioni, Sato dà il via a un regime profondamente cupo e oscuro, progettando di uccidere una serie di figure di rilievo dell'estabilishment politico e finanziario giapponese gettando il mondo nel caos e attanagliando la popolazione civile sotto l'ombra del terrorismo. Intanto Kei Nagai, un ragazzo egoista e introverso che disprezza gli Ajin, un giorno scopre di essere proprio uno dei demoni che odia tanto dopo essere rimasto vittima di un incidente mortale.

Per sfuggire alle forze dell'ordine, che intendono catturarlo, il protagonista inizialmente cade vittima dei tranelli di Sato, ma riesce a fuggire e a prendere la propria strada prima che l'anziano terrorista possa fargli del male o coinvolgerlo nei suoi piani.
Ci eravamo lasciati, nella prima stagione di Ajin: Demi-Human, con Kei in fuga dalle forze dell'ordine, pronto a rifarsi una vita insieme al giovane Ko. Sato continua con il suo folle piano, deciso a togliere di mezzo una dozzina di leader governativi a meno che lo Stato non soddisfi le sue richieste; in fuga, tentando di nascondere la propria identità, non passerà troppo tempo prima che Kei e Ko si imbattano nuovamente negli agenti speciali e nelle forze dell'ordine, ma quando si rendono conto che i loro obiettivi coincidono con quelli di Yu Tosaki e Izumi Shimomura decidono di collaborare con la loro organizzazione, addestrandosi nell'utilizzo degli spettri da cui sono posseduti.

Il culmine di una saga

Se la prima stagione di Ajin, nei suoi meccanismi narrativi, ci ha portato a conoscere l'immaginario imbastito da Gamon Sakurai nella sua opera, oltre che i personaggi e il worldbuilding generale, nel corso della Stagione 2 la trama va incontro a una serie di svolte che alzano decisamente il ritmo del racconto e mettono in risalto ognuno dei protagonisti, permettendo allo spettatore di approfondirne la caratterizzazione. Da semplice anti-eroe e vittima degli eventi, il buon Nagai inizia una fase del proprio camino che viaggia su un percorso di formazione, fisica e spirituale, verso la scoperta dei propri poteri, ma soprattutto verso la loro accettazione, per se stesso e per gli altri: il passaggio da personaggio cinico e disilluso, oltre che disinteressato dal destino dell'umanità, viene scandito dalle varie fasi del suo addestramento, dalla riscoperta del rapporto con se stesso e con il prossimo grazie agli insegnamenti di Ikuya Ogura. D'altro canto, Yu Tosaki e Izumi Shimomura, da personaggi misteriosi che agiscono dietro le quinte, si rivelano figure ben più profonde del previsto, coadiuvate soprattutto da alcuni flashback che permettono di esplorarne il passato e i trascorsi, andando a definire nel dettaglio il rapporto che intercorre tra i due. Inoltre, se la Stagione 1 presentava una struttura narrativa piuttosto discontinua, i tredici episodi che compongono la Stagione 2 conducono per mano verso il climax finale, ma non senza precludersi una escalation continua di eventi, colpi di scena e violenza attraverso le azioni terroristiche di Sato.

Sul versante puramente narrativo, dunque, la seconda parte dell'anime di Polygon Pictures su Netflix offre spunti decisamente interessanti e un finale degno, in linea con la scrittura generale del prodotto e dell'arco narrativo iniziato sin dai primi episodi della Stagione 1. Ajin: Demi-Human Stagione 2 ha infatti un finale che potrebbe essere autoconclusivo, ma la storia originale di Sakurai continua nell'opera cartacea e, per questo motivo, Polygon Pictures dovrebbe stanziare prima o poi la produzione della Stagione 3: ad oggi, purtroppo, non abbiamo ancora ufficialità o notizie sull'arrivo dei nuovi episodi, nonostante il ciclo narrativo che vede Sato come antagonista possa considerarsi per certi versi archiviato.

Forse, però, un'ulteriore saga che riproponga gli stessi temi affrontati finora, per quanto di grande impatto, potrebbe alla lunga risultare pedante e ripetitiva: quella di Ajin: Demi-Human è una parabola sul superuomo e sulle paure che suscita nei confronti dell'umanità, ma anche sulla capacità di elevarsi e a farsi portatore del concetto di giustizia quando si sceglie di utilizzare il proprio potere per fare del bene. Ajin è anche una visione esasperata, oscura, cupa e dalle tinte horror/thriller che affonda le sue radici nei maggiori esponenti e padri spirituali del genere (si legga alla voce Devilman) ma non senza precludersi - come già evidenziato in occasione dell'analisi della Stagione 1 - un immaginario tutto suo, variegato e affascinante com'è quello di Sakurai.
Purtroppo, se sul versante della narrazione siamo rimasti maggiormente soddisfatti rispetto ai primi tredici episodi, lo stesso non si può dire del comparto tecnico, pressoché identico al suo predecessore: Ajin: Demi-Human è realizzato in computer grafica, ma ancora una volta il lavoro svolto dai producer di Polygon Pictures non riesce a restituire appieno tutta la fluidità alle animazioni né il giusto onore al tratto che l'autore utilizza nel manga originale: un difetto piuttosto tipico in produzioni realizzate interamente in digitale, che perdono in qualche modo l'aura di autorialità garantita dal disegno a mano, ma che in Ajin vengono accentuate purtroppo dalla pochezza tecnica delle animazioni, fin troppo lente e poco armoniose.

Ajin: Demi-Human Stagione 2 Al termine della Season 2 di Ajin: Demi-Human bisogna considerare la storia di Kei Nagai come un unicum in crescendo, che si districa attraverso entrambe le stagioni finora realizzate da Polygon Pictures come un viaggio di formazione che trasforma l'anti-eroe disilluso in un eroe che ama il prossimo. Anche gli altri comprimari, tra antagonisti e alleati di Kei, acquistano man mano spessore e profondità, mentre per alcuni di essi veniamo addirittura a conoscenza di certi retroscena che ne risaltano la caratterizzazione. I 13 episodi che compongono la Stagione 2 dell'anime Netflix sono un climax costante verso il culmine e la conclusione di una saga che risulta - a conti fatti - appassionante e calata in un immaginario pittoresco e oscuro. Purtroppo la 'pochezza' tecnica della produzione va ricercata nella scarsa ottimizzazione della CGI, che rende le animazioni decisamente poco fluide e (visivamente parlando) non conferisce all'adattamento del manga seinen di Gamon Sakurai la stessa qualità che trasmette la narrazione.

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