Akame ga Kill: recensione dell'anime splatter disponibile su VVVVID

Tra violenza e crudezza, Akame ga Kill! cerca di essere un battle shonen che possa far riflettere lo spettatore, ma con poco successo.

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Il mondo è crudele: solo i potenti riescono a sopravvivere. Questo sembra trapelare da Akame ga Kill!, anime tratto dall'omonimo manga di Takahiro e Tetsuya Tashiro, edito in Italia da Planet Manga. Affascinati dalle tematiche che propone, non potevamo certo lasciarci sfuggire questa serie dello studio White Fox (lo stesso di Steins Gate) del 2014, arrivata solo lo scorso marzo su VVVVID, in lingua originale e con i sottotitoli in italiano.

Al netto degli interessanti presupposti, Akame ga Kill! ci ha lasciati alquanto incerti, a causa di una trama con numerosi difetti, ma con altrettanti pregi: si viene a creare in questo modo un equilibrato shonen coinvolgente e che cerca di essere fresco ed originale.

Uccidere l'oscurità

Sin dalle prime battute abbiamo notato come Akame ga Kill! sia un battle shonen che affronta tematiche che, anche a distanza di anni dalla pubblicazione del manga e dell'anime, sono ancora attuali: il potere che corrompe le persone.

Tatsumi ed i suoi due migliori amici decidono di trasferirsi nella Capitale dell'Impero, colmi di speranze e sogni: vogliono arruolarsi nell'esercito per aiutare il loro villaggio, oppresso da continue tasse. Durante il viaggio, i tre sono costretti a separarsi dopo essere stati attaccati da un gruppo di banditi. Tatsumi è determinato a diventare un soldato di alto rango e guadagnare un bel gruzzolo, ma viene subito respinto all'arruolamento. In seguito, il protagonista viene derubato da una donna che gli ha promesso che l'avrebbe aiutato a risolvere il suo problema: apprende così che nella capitale bisogna sempre stare attenti. Senza più soldi a disposizione, Tatsumi viene soccorso da una famiglia di nobili, che si prodiga ad aiutare i più bisognosi. La verità, però, è ben più terrificante: gli aristocratici vogliono solo saziare il proprio piacere sadico di torturare ed uccidere i poveri, solo perché sono potenti ed intoccabili. L'Impero pensa solo ad aiutare i ricchi, i quali agiscono indisturbati ed impuniti, mentre i cittadini vivono nella povertà, in un clima di odio e di terrore costante.

La grave situazione in cui verte il regno è dovuta proprio ai governatori: il Primo Ministro manipola per i propri loschi fini il giovane imperatore, che non distingue ancora il bene dal male, e che non riesce a governare un territorio così vasto senza l'aiuto di un fedele consigliere.

L'Armata Rivoluzionaria cerca di opporsi al regime dittatoriale instaurato, e per vincere la lotta contro il male ha fondato i Night Raid: assassini scelti che agiscono nell'ombra per ottenere informazioni e per eliminare persone di spicco che abusano della loro posizione, così da far vacillare il potere di un Impero corrotto dall'interno. Proprio i Night Raid salvano Tatsumi dalle grinfie dei nobili sadici.

Dopo aver aperto gli occhi sulla capitale e dopo aver scoperto della tragica sorte dei suoi amici, il giovane decide di unirsi alla lotta dei ribelli e di liberare l'Impero dalla corruzione e dalla povertà. Ben presto l'eroe lega con i vari membri del gruppo, tra cui spicca la letale Akame.

A seguito di due colpi di scena nelle fasi iniziali, l'ordito prende poco alla volta forma e si arricchisce con l'aggiunta di nuovi personaggi: gli assassini devono affrontare gli Jaeger, esperti soldati guidati dal generale Esdeath, che hanno il compito di eliminare i disertori. I due schieramenti combattono tra di loro utilizzando i Teigu, particolari armi dalle varie dimensioni e forme e dall'elevata potenza distruttiva.

Luna di sangue

Dalle fasi introduttive, Akame ga Kill! si presenta come un battle shonen in cui la dicotomia tra bene e male assume sfumature più mature.

Non è molto velata la critica verso i potenti che a volte abusano del loro potere per arricchirsi, a discapito dei deboli. Gli episodi iniziali ci permettono di conoscere il mondo imbastito dagli autori, non solo soffermandosi sull'origine dei Teigu, ma anche su come l'impero sia andato verso il declino; ci viene offerta anche l'occasione di percepire il clima di odio e di discriminazione, mostrandoci da un lato nobili avidi e malvagi, e dall'altro cittadini vessati costretti alla fame. Mano a mano che la storia si sviluppa, emergono nuove culture che ampliano l'universo fantasy, anche se dobbiamo evidenziare che non sono numerose e che sono poco approfondite. Si percepisce, quindi, come l'Impero, oltre a dover fronteggiare la resistenza, deve contrastare altri regni che sono una minaccia per la dittatura instaurata dal Primo Ministro: sebbene non vengano mai mostrate apertamente, si evince che l'Impero sia devastato da continue guerre. In questi frangenti, si comprende come Akame ga Kill! muova anche una critica su come in guerra non vi siano vincitori, ma solo vinti: spesso vengono colpiti innocenti, con l'accusa, spesso infondata, di essere traditori.

Questo tipo di riflessioni riescono a dare vigore ad una sceneggiatura che altrimenti risulterebbe poco originale. Proseguendo con la narrazione, le tematiche cardine vengono messe da parte, per cedere il passo alla natura battle shonen dell'anime: gli scontri tra Night Raid e gli Jaeger.

Riteniamo che gli autori avrebbe dovuto osare di più e soffermarsi sulle critiche proposte, trovando un giusto compromesso con i rocamboleschi combattimenti, rendendo l'opera ancora più cruda, in modo da lasciare un forte impatto nello spettatore; solo verso le battute finali sembrano ritornare le considerazioni di cui si fa carico la produzione.

Sebbene il fascino iniziale svanisca quasi del tutto, vi sono nuovi elementi che ci hanno fatto guardare con occhi differenti una sceneggiatura che perde poco alla volta la grinta iniziale: un'esaustiva analisi dell'intero cast, ben caratterizzato e sfaccettato, crea un'opera che potremmo definire corale, in cui, però, spicca Tatsumi.

In più occasioni la narrazione si sofferma sui vari attori, con una buona analisi del loro tragico passato, segnato dal clima di terrore dell'impero, che delinea la loro personalità. Mine, ad esempio, ha dovuto sopportare molte discriminazioni, perché originaria di un altro paese, e questo l'ha spinta a sognare un mondo senza razzismo. Queste informazioni, oltre ad impreziosire il cast, ci fanno comprendere come nell'Impero vi sia sempre stato un clima di odio, che è degenerato quando hanno iniziato a governare il nuovo Imperatore ed il Primo Ministro. Tra i vari ruoli, Tatsumi è quello sviluppato meglio, in quanto si assiste ad una lenta evoluzione e maturazione legata agli eventi che è costretto a vivere: passa dall'essere spavaldo, che non teme nessuno, a dubitare delle proprie certezze e capacità, ma determinato a migliorarsi, perché gli avversari che deve affrontare sono ben più forti di lui.

Non appaiono meno affascinanti gli Jaeger, anche loro carismatici e ben delineati: si percepisce come i nemici, anche se devono eseguire gli ordini, siano innanzitutto esseri umani e non semplici macchine da guerra, quasi a voler giustificare le azioni che compiono; eppure, quando ci convinciamo che l'élite dell'Impero mostri un'umanità quasi compassionevole, si rende protagonista di azioni disumane che ci fanno ricordare che spesso lotta in nome di una giustizia nata dalla paura e dall'odio.

Si può notare un parallelismo tra i Night Raid e gli Jaeger, sia perché alcuni membri dei due gruppi sono simili tra loro (come Tatsumi e Wave, o Akame e Kurmone), sia perché vi è un forte affiatamento nelle fazioni, sia perché gli assassini ed i militari seguono ideali simili, ma differenti: i primi lottano per un futuro migliore, senza corruzione; i secondi eseguono gli ordini, e lottano contro chi osa ribellarsi all'Impero, con azioni che ritengono giuste.

La costruzione ed evoluzione voluta dagli autori, però, ci è sembrata sottotono, al punto da non sentirci particolarmente coinvolti nelle varie dinamiche tra i protagonisti: non siamo riusciti ad empatizzare e a legare con loro quando affrontano situazioni drammatiche, anche se questi momenti sono costruiti per riuscire a smuovere l'animo dello spettatore.

Da contraltare, il buon approfondimento dei personaggi, mette in evidenza un altro concetto chiave: il "dualismo". I singoli attori, dai principali ai secondari, hanno un lato che si contrappone alla loro personalità di facciata: ad esempio, Akame appare distaccata, ma in realtà, oltre a preoccuparsi per i suoi alleati, ha un carattere quasi infantile, essendo sempre affamata, al punto da rubare anche il cibo ai compagni. Il concetto di dualismo potrebbe essere una riflessione sulla doppia natura delle persone. A volte, l'ambivalenza degli attori porta con sé un umorismo che spezza l'atmosfera cupa, ma senza rovinare i momenti più tragici: vi è un perfetta armonia tra comicità e dramma. Altre volte, invece, mette in evidenza il lato più crudele delle persone, come è possibile notare nelle prime battute: quando viene a galla la vera indole dei corrotti, questi assumono sembianze mostruose. Ciò rispecchia un mondo popolato da poche creature minacciose, lasciando intendere, in questo modo, che la più pericolosa è l'uomo.

Red Eye Killer

Come dicevamo, la sceneggiatura di Akame ga Kill! mette da parte ogni critica offerta, per dare spazio agli spettacolari combattimenti. La serie si fregia di un tratto manuale solido, anche nelle circostanze più concitate, con esigue sbavature, e di animazioni fluide e ben realizzate, tanto che riescono a catturare i movimenti più rapidi; queste caratteristiche rendono i duelli impetuosi e galvanizzanti, al punto da coinvolgere lo spettatore.

Le contese sono veloci, non occupando più di un episodio per terminare, ma lasciano comunque un forte senso di esaltazione e di soddisfazione. A volte, quando si conclude un combattimento, lo stile grafico cambia: il disegno diventa simile a quello di un fumetto, ricordandoci le splash page, così da riuscire a mettere meglio in risalto l'imponenza della scena.

Gli scontri sono conditi da una buona dose di elementi splatter, in perfetta armonia con la natura brutale della produzione, e sono carichi di una tensione incalzante, perché l'esito non è mai scontato: quando due possessori di Teigu si affrontano, uno dei due è destinato a morire.

Akame ga Kill! Akame ga Kill! vanta una sceneggiatura che offre un’interessante critica sulla natura umana, ma viene accantonata sin da subito per dare spazio ai combattimenti. Questi sono ben resi grazie ad un comparto grafico pulito e ad animazioni fluide, che esaltano le movimentate sequenze. I personaggi sono ben caratterizzati, ma non riescono a lasciare il segno quando vengono coinvolti nei momenti più drammatici. Il tutto riesce ad amalgamarsi alla perfezione per la creazione di un mondo inospitale e crudele, in cui l’essere umano è il mostro più terrificante.

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