Another: recensione dell'anime horror su VVVVID

La serie tratta da una popolare light novel, pur con qualche innegabile difetto, rappresenta un classico moderno del J-Horror.

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Che il Giappone abbia un legame speciale con il genere horror, è fatto noto. Il cosiddetto J-Horror, di successo planetario, affonda le proprie radici nell'antico racconto kwaidan (portato in occidente dallo scrittore irlandese Lafcadio Hearn), mentre la tendenza nipponica a vedere la figura femminile in chiave spettrale e misterica si ritrova già nei fantasmi detti Yurei. Nella narrazione popolare giapponese il soprannaturale, la trasmutazione del corpo, le maledizioni e gli echi di vite ormai finite hanno un ruolo di primo piano ancora oggi: non si contano manga, anime e light novel di genere horror prodotti ogni anno e che ogni anno si diffondono su tutto il globo contribuendo a forgiare il nostro immaginario.

Un posto d'onore, sia per ragioni di target che per motivazioni socio-culturali (legate alla grande tensione e alle aspettative che ancora oggi gravano sulle spalle dei giovani) è occupato dagli horror di ambientazione scolastica. Opere recenti come As the Gods Will, Re/member e Osama Game hanno ottenuto un successo planetario non solo per il loro riferirsi al pubblico di ragazzini che rappresentano l'ovvio target di riferimento del genere, ma anche per il loro toccare (o anche solo sfiorare) quei turbamenti causati dalla crescita e dalla pressione sociale che fanno parte dell'esperienza di tutti gli studenti del mondo. L'anime di cui vogliamo parlarvi è probabilmente uno dei migliori horror di ambientazione scolastica prodotti negli ultimi anni: Another, tratto dall'omonima light novel di Yukito Ayatsuji.

Conosci la storia di Misaki?

Dalla light novel di Ayatsuji sono stati tratti una miniserie manga (serializzata su Young Ace dal 2010 al 2012), un adattamento live-action e un adattamento anime in 12 episodi curato da P.A. Works per la regia di Tsutomu Mizushima, andato in onda nel 2012 e attualmente presente sul catalogo della piattaforma streaming VVVVID con in aggiunta un episodio 0 a fungere da prequel. Fra le quattro versioni della medesima storia esistono numerose differenze, alcuni eventi sono spiegati in modo più chiaro nel manga e diversi personaggi principali hanno destini diversi. Tuttavia, possiamo dire che globalmente la storia è la stessa e gli elementi di base sono mantenuti in tutte le versioni, sebbene l'anime rappresenti forse la variante di maggiore qualità.
La trama di Another è solo ingannevolmente semplice. La serie comincia con il racconto di quella che sembra una delle tante leggende metropolitane: 26 anni prima, una certa studentessa di nome Misaki morì all'inizio dell'anno scolastico e i suoi compagni, sconvolti, decisero di fingere che lei fosse ancora viva - atto di gentilezza che ha avuto conseguenze imprevedibili.

Presente. Siamo nella primavera del 1998 e il giovane Kouichi Sakakibara si è appena trasferito nella città di Yomiyama, per stare in compagnia dei suoi nonni e di sua zia Reiko mentre il padre si trova all'estero per lavoro. Sakakibara si è trasferito nella famosa classe 3-3 della scuola Yomiyama Nord, la classe della maledizione. Il suo anno scolastico comincia nel peggiore dei modi, vale a dire in un reparto d'ospedale dove il ragazzo viene ricoverato per un pneumotorace: durante il ricovero conosce alcuni suoi futuri compagni, il freddo Tomohiko Kazami, la timida Yukari Sakuragi e Izumi Akazawa.

In un dialogo carico di inspiegabile tensione, dopo avergli fatto alcune domande sul suo passato, i tre augurano a Sakakibara una pronta guarigione. Nel corso della notte, vagando per l'ospedale, il ragazzo incontrerà anche Misaki, una ragazza inquietante con una benda bianca sull'occhio sinistro che porta con sé una bambola cieca.

Anche Misaki, come si scoprirà in seguito, segue nella fantomatica classe 3-3, sebbene nessuno dei nuovi compagni di Kouichi sembri in grado di vederla. Questo è solo l'inizio di una vicenda sanguinosa e tragica, in cui tra spettri e scambi d'identità, in una tensione crescente che culminerà in un autentico bagno di sangue, Kouichi e Misaki finiranno con lo stringere un forte legame.

Fantasmi, reticenze e paura

Nessuna analisi di Another è possibile prescindendo dal sottotesto scolastico. La grande mancanza dell'anime è lo scambio di battute (presente nelle altre versioni della storia) in cui si nota la coincidenza fra il nome del protagonista e l'alias di uno dei più feroci serial killer della storia del Giappone: Sakakibara Seito, "nome d'arte" dell'assassino Shinichiro Azuma che tra la fine degli anni ‘90 e l'inizio del nuovo secolo uccise due bambini e ne ferì sette. L'efferatezza dei suoi delitti e l'odio dell'assassino verso la società e verso la scuola in particolare collimano in modo perfetto con la trama di Another e rappresentano anche una ulteriore spiegazione del trasferimento di Kouichi, dato che nella novel si dichiara che, a causa del proprio nome, il ragazzo era stato vittima di bullismo - come lui sospetta inizialmente accada a Misaki, ed è forse questa una delle ragioni del suo interesse per l'inquietante ragazzina con la benda sull'occhio.

Anche se l'anime sorvola su questi fatti, sul personaggio di Kouichi Sakakibara aleggia un palpabile alone di malinconia; il suo avvicinarsi a Misaki libera la ragazza di un peso intollerabile ma avrà conseguenze drammatiche.
Al netto del suo appartenere, per estetica e narrazione, a un genere ben preciso con un target ben preciso, Another presenta allo spettatore una molteplicità di temi che si alternano man mano che, un colpo di scena dopo l'altro, dopo aver vinto una reticenza dietro l'altra, Kouichi riuscirà a scoprire l'incredibile e dolorosa verità: amicizia, esclusione, sacrificio, incertezza identitaria, bisogno di sentirsi parte di un gruppo, i primi e segreti amori, l'incapacità di lasciar andare il passato.

Narrativamente la serie si basa su una serie di coincidenze e forzature tipiche del genere, senza però dimenticare la cura del confezionamento, lo sviluppo dei rapporti e dei personaggi che alla fine costituiscono la "sostanza" di Another, un anime che porta alle estreme conseguenze i turbamenti adolescenziali e che dialoga con quell'estetica kawaii che strizza l'occhio (scusate il gioco di parole) a quel particolare feticismo nipponico per le fasciature e bende varie, specie quelle oculari, la cui origine è non chiara e che alcuni analisti ritengono legata alla (controversa e dall'incerta esistenza) pratica parafiliaca dell'eyeball.

Un certo peso nella serie hanno le bambole, i legami familiari e le omonimie, legate al tema del doppio che tanto spesso si accompagna alle produzioni J-Horror di successo. Dal punto di vista tecnico, Another ha un chara design piuttosto convenzionale - in linea con gusti del decennio passato - ma anche funzionale al racconto, una regia che tiene desta l'attenzione dello spettatore e uno dei migliori accompagnamenti musicali degli ultimi anni, opera del maestro Kow Otani. In definitiva un'ottima serie, per godere la quale si richiede allo spettatore di passar sopra alle coincidenze e forzature cui accennavamo, che si riscattano in un finale di rara crudeltà e amarezza.

Another Lungi dall'essere perfetto, nonostante una narrazione che procede per coincidenze e omissioni inspiegabili, Another presenta due grandi pregi: il rapporto fra i personaggi, ben costruito e a tratti anche commovente, e un'atmosfera malsana, tesa e cupa, in cui i pochi momenti di relax e tenerezza finiscono col risaltare. Sorretto da una regia funzionale, che tiene alta la tensione per tutti e dodici gli episodi, e un accompagnamento musicale di grande effetto, Another riesce a farsi apprezzare e ricordare, a differenza di molti suoi epigoni che alla psicologia hanno sostituito il mero splatter fine a sé stesso.

7.7