Assassination Classroom: recensione della seconda e ultima stagione

Scopriamo insieme la seconda e conclusiva stagione di Assassination Classroom, leggermente più seriosa rispetto alla precedente.

recensione Assassination Classroom: recensione della seconda e ultima stagione
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Su Netflix, la nota piattaforma di streaming online, è stata pubblicata da qualche tempo anche la seconda stagione di Assassination Classroom, la folle quanto divertente opera creata da Yusei Matsui nel 2012 trasposta in anime negli anni successivi.
Dopo aver recensito la prima stagione di Assassination Classroom, che è riuscita a colpirci in positivo, andiamo quindi ad analizzare il secondo e ultimo blocco di episodi, capace di confermare quanto di buono visto in precedenza soprattutto grazie a un maggior approfondimento psicologico dei personaggi.

Killer inquietanti

Le vicende di questa seconda stagione iniziano rimarcando la struttura narrativa vista anche negli episodi precedenti, con i vari studenti concentrati più che mai a tentare di assassinare Korosensei per impedirgli di distruggere la Terra.
La serie decide in seguito di focalizzarsi maggiormente sull'introspezione di tutti i protagonisti, riuscendo a scongiurare il pericolo dettato dalla ripetitività puntando non solo sulle sequenze concitate ma anche (o forse sarebbe meglio dire soprattutto) su momenti maggiormente riflessivi.

L'impressione generale è infatti quella che l'autore abbia voluto dare maggior peso a ciascuno studente della 3-E, soffermandosi ancora più che in passato sui vari punti di forza - quanto di debolezza - di ogni allievo di Korosensei.
Seppur più di qualche spettatore potrebbe trovare l'intero mood della serie leggermente più serioso rispetto al passato, in linea generale l'opera risulta ben congegnata nella sua totalità, capace come sempre di puntare anche su una sana dose di follia in grado di alleggerire anche i momenti più cupi.

La stessa critica al sistema d'insegnamento contemporaneo, seppur sempre presente, lascia in varie occasioni il posto a una disamina della società giapponese nella sua totalità, focalizzandosi sugli stessi genitori degli studenti.
Da questo punto di vista, il rapporto tra Nagisa e sua madre diventa quindi un vero e proprio spaccato di quella che è, per molti giovani giapponesi, una difficile realtà con cui devono costantemente confrontarsi.

Nagisa infatti, seppur sia in realtà una persona di indole pacifica e che non crea particolari problemi a nessuno, viene visto dalla propria madre fondamentalmente come un inetto incapace di prendere le decisioni da solo.
Il ragazzino, pur avendo ben chiari i suoi obiettivi, non riesce a esternare i propri pensieri, lasciandosi letteralmente mettere i piedi in testa dal proprio genitore; Korosensei assume così ancora una volta un ruolo a tratti salvifico, facendo capire alla madre di Nagisa che quest'ultimo è perfettamente in grado di ragionare con la sua testa.

Lo strambo mostro tentacolare torna quindi a incarnare l'archetipo dell'insegnante ideale anche in questa stagione, capace, pur con i suoi metodi sicuramente inusuali, di interagire alla perfezione tanto con i bambini quanto con gli adulti, dimostrando a chiunque (compreso se stesso) di essere davvero il migliore insegnante che si possa desiderare.

Allievi modello

A livello di ritmo, la serie si mantiene sugli ottimi standard visti anche nella prima stagione, grazie a una varietà di situazioni capace di spaziare tra più generi differenti, tra cui la commedia, l'action e il dramma senza perdere mai di vista il focus principale dell'anime.
Anche il passato di Korosensei, seppur facilmente prevedibile (soprattutto dagli spettatori più smaliziati), diventa un motivo in più per appassionarsi alle vicende narrate; il comprendere nel dettaglio i motivi che hanno portato il mostro tentacolare a comportarsi in un certo modo dona all'intera trama un minimo di coerenza narrativa in più, così da rendere l'intera serie meno superficiale di quanto potesse apparire in un primo momento, anche grazie a un finale in realtà non così scontato e ricco di pathos.

Lo stesso rapporto di amicizia/odio tra gli allievi e Korosensei si evolve man mano che avanzano gli episodi, trasformando sempre di più l'antieroe protagonista in un vero e proprio esempio da seguire, dato che da un certo punto in avanti gli allievi prendono un'importante decisione capace di ribaltare le carte in tavola.
Ed è proprio verso la parte finale dell'anime che lo spettatore riesce a vedere maggiormente i frutti del lavoro svolto da Korosensei come insegnante, dato che i suoi allievi, ora capaci di affrontare il mondo con le proprie forze nonostante le difficoltà, diventano anche in grado di prendere delle decisioni molto complicate, segno incontrovertibile della loro accresciuta presa di coscienza e maturazione caratteriale.

I disegni appaiono in linea con quanto di buono visto nella prima stagione, confermando lo stile scanzonato (e per certi versi minimale) di Yusei Matsui, in cui ancora una volta a svettare su tutti è sicuramente Korosensei, legato indissolubilmente al suo inconfondibile sorriso leggermente inquietante.
Molto buone le animazioni, capaci di dare il loro meglio soprattutto durante le scene action, realizzate forse in maniera ancora più fluida che in passato, grazie anche a un senso di dinamismo ben ricreato e ad una fisicità degli impatti soddisfacente.

Assassination Classroom La seconda e conclusiva stagione di Assassination Classroom conferma quanto di buono visto nella prima, riuscendo a sopperire all'eccessiva leggerezza di fondo dell'opera (soprattutto per quanto riguarda la caratterizzazione dei personaggi) in maniera soddisfacente, puntando su una dimensione maggiormente seriosa rispetto al passato ma non per questo meno coinvolgente. L'anime può quindi considerarsi come un esperimento pienamente riuscito, capace sì di far divertire lo spettatore in numerose occasioni, ma anche di far riflettere chiunque sull'enorme importanza dietro al difficile, anzi difficilissimo, ruolo dell'insegnante.

8.2