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B: The Beginning Succession, Recensione dell'anime di Kazuto Nakazawa

Dopo un brillante primo ciclo di episodi, l'opera di Kazuto Nakazawa, lavoro congiunto di Netflix e Production I.G, torna con la sua seconda stagione.

B: The Beginning Succession, Recensione dell'anime di Kazuto Nakazawa
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Sono passati esattamente 3 anni da quando Kazuto Nakazawa aveva avuto la possibilità di mostrare al pubblico internazionale la sua creatura, l'anime ideato insieme allo studio Production I.G., B: The Beginning, frutto della sinergia con Netflix, che da tempo si sta impegnando per rilanciare sul suo catalogo l'animazione giapponese.

La prima stagione di B: The Beginning, pur risultando un progetto non adatto a tutti, aveva mostrato degli ottimi spunti narrativi che, a fasi alterne, ci avevano convinto. Gli autori del progetto (oltre a Nakazawa, è giusto menzionare anche lo scrittore Katsuya Ishida), erano stati in grado di dare vita a un mondo vasto e ricco di scoperte, sorretto da una lore profonda, e una serie di misteri affascinanti ancora da svelare. Il tutto unito a un comparto tecnico e artistico brillante, che aveva donato all'opera un aspetto unico nel suo genere. Il character designer nipponico è quindi tornato ad ampliare il suo universo creativo con B: The Beginning Succession, una seconda stagione "atipica", e composta di soli sei episodi. Come se la sarà cavata il veterano studio di Production I.G? Avrà dato vita a un sequel convincente? Scopriamolo insieme.

Ritorno nel Regno di Cremona

L'ambientazione di Succession è la stessa della stagione precedente: ci troviamo nuovamente nel fascinoso Regno di Cremona, costruito e creato con l'intento di richiamare alla memoria dello spettatore luoghi e atmosfere tipiche dell'Italia, e della Lombardia in particolare. Nonostante gli eventi del primo arco narrativo, ben poco sembra cambiato a Cremona. La pasticciona Lily continua a combinare guai, il tenebroso e affascinante Koku ha ripreso una vita normale, finalmente insieme all'amata Yuna, e Keith Flick è sempre alle prese con nuovi casi, preferendo il lavoro da lupo solitario alla collaborazione con i seppur talentuosi RIS. Un evento catastrofico, tuttavia, sembra voler sconvolgere gli equilibri di tutto il Regno. Kirisame - uno dei vecchi amici di Koku, apparentemente morto dopo l'attacco alla Jaula Blanca - si presenta al cospetto del Re dalle Ali Nere, per chiudere alcuni conti rimasti in sospeso tra i due. Il giovane vorrebbe portare l'ex compagno dalla sua parte, ma dopo il netto rifiuto di quest'ultimo Kirisame decide di volersi vendicare per le innumerevoli sofferenze che ha dovuto passare nel corso della vita.

Il piano della squadra comandata dal perfido personaggio riguarda il rapimento di Keith Flick, e il prezzo del riscatto è alto: l'ormai ex Killer B deve compiere un terribile crimine, per riavere indietro il suo Canopo. Questo è l'evento scatenante di tutta la trama della seconda stagione, che si muove tra i tentativi disperati di Koku, Yuna e Lily di ritrovare Keith, e gli sforzi di "Genio" per liberarsi da solo dalla mortale prigione nella quale è rinchiuso. Si potrebbe dire che, di fatto, il salvataggio di Flick sia l'unico elemento rilevante della narrazione: nel poco tempo a disposizione, sarebbe stato difficile riuscire a portare avanti altri spunti all'infuori della corsa contro il tempo dei nostri eroi.

Tra i primi problemi di Succession, riscontriamo proprio la gestione del racconto. Ciò che più aveva affascinato nell'intreccio creato per gli episodi iniziali dell'anime di Nakazawa era, senza dubbio, la struttura complessa della trama, i suoi punti oscuri da scoprire, e i continui colpi di scena che cambiavano la nostra prospettiva sugli eventi a cui assistevamo. Elementi che, nelle nuove sei puntate, sono completamente assenti: lo sviluppo degli avvenimenti è lineare, non ci sono improvvisi cambi di ritmo, i fatti vengono alla luce

senza particolari capovolgimenti di fronte. L'impressione che abbiamo, giunti alla conclusione di Succession, è che, più che aver dato vita a un nuovo capitolo, l'intera stagione sembra più concepita come un compendio di quanto avevamo già visto. Forse sarà una definizione estrema, ma un racconto simile poteva tranquillamente essere spendibile come OAV, o per un film dedicato alla serie. Del resto, il fatto che 6 puntate rappresentino circa due ore di visione rafforza la nostra idea, e cioè che il sequel di B: The Beginning avrebbe reso di più in formato di pellicola.

Pregi e difetti

In aggiunta a quanto già evidenziato, un elemento che non abbiamo apprezzato in questa stagione è la completa mancanza di evoluzione dei personaggi. Considerando il poco screen time a disposizione di ciascuno dei protagonisti non ci aspettavamo ovviamente tutta l'introspezione avvenuta durante la prima parte dell'avventura di Koku. Tuttavia, ciò non giustifica l'aver limitato fortemente la loro possibilità di evolversi, tramite momenti emotivamente potenti, o rivelazioni importanti: alla fine del secondo ciclo di puntate, tutte le figure che già conoscevamo rimangono le stesse che erano prima e, anzi, per alcune di loro si può dire che abbiano fatto un passo indietro dal punto di vista caratteriale.

Anche l'impianto narrativo non risulta completamente a fuoco. Una buona parte del tempo viene dedicata alla ricerca di Keith Flick e alla sua reclusione, dando l'impressione che non ci fossero altre idee alla base, e che gli interminabili minuti spesi a osservare una situazione di stallo siano utilizzati come riempitivo per arrivare in fondo al minutaggio concesso per ogni singola puntata. I veri spezzoni importanti, quelli che dovrebbero permetterci di esplorare a fondo il rapporto tra Kirisame e il Re dalle Ali Nere, sono relegati a delle brevissime fasi, che tra l'altro non aggiungono molto a quello che già sappiamo. Proprio le macchinazioni del cattivo, inoltre, sembrano piuttosto fumose e poco chiare. Certo, un piccolo cliffhanger, giunti alla fine della stagione, sembra aprire a risvolti interessanti (ci aspettiamo, ovviamente, anche un terzo arco narrativo, prima o poi); in realtà, tale colpo di scena non avviene in maniera coerente e ragionata, portandoci a pensare che sia stato inserito soltanto per rivelare l'intenzione di creare un seguito, di volerci tenere con il fiato sospeso.

Altra grave mancanza, il lavoro di sperimentazione sui generi. Avevamo apprezzato molto la volontà, da parte di Nakazawa, di uscire dagli schemi, e di rendere impossibile definire il suo prodotto tramite dei canoni fissi. A elementi classici del thriller poliziesco si erano aggiunti, con l'incedere degli episodi, sfumature da battle shonen con delle punte fantasy (che a volte sconfinavano nell'horror), in grado di arricchire una narrazione sempre nuova, ad ampio respiro, caratterizzata da una scrittura molto serrata e precisa, curata in ogni minimo aspetto. Succession, invece, non fa niente di tutto ciò.

La sua impalcatura stilistica rimane sempre la stessa, semplificando i temi e le idee che avevano caratterizzato l'incipit della storia, mostrando una mancanza di mordente che si traduce in un andamento piatto e lineare del racconto. Difficile comprendere se ciò sia dovuto a un desiderio di agevolare la fruibilità del complesso B: The Beginning, o se sia stata una scelta dettata dalla mancanza di idee interessanti.

Per il resto, il lavoro di Studio I.G rimane comunque impeccabile. I combattimenti sono avvincenti e spettacolari, e alcuni sono addirittura migliori di quelli visti durante la prima stagione. I protagonisti hanno mantenuto la loro personalità prorompente e carismatica, e le puntate riescono ad alternare in maniera convincente momenti di pathos ad attimi divertenti e ironici. I dialoghi sono sempre brillanti, e non ci annoiano mai, nemmeno a fronte di una storia non particolarmente affascinante. Sicuramente, poi, il Regno di Cremona rimane uno dei tratti più positivi di tutta la produzione: oltre alla bellezza dell'ambientazione, è davvero encomiabile lo sforzo profuso per creare un mondo vivo e caratterizzato in ogni sua sfaccettatura. Le atmosfere sono originali, rimangono sospese tra la delicatezza orientale e il rigore architettonico europeo, in un connubio splendido e unico nel suo genere.

Perizia tecnica

Il lato migliore di B: The Beginning, in ogni caso, è l'incredibile comparto artistico. Vale la pena ammirare creatura di Nakazawa per il pregevole tratto, per l'accuratezza nel design di figure e luoghi, e per il suo stile inconfondibile. I personaggi sono tutti valorizzati da svariati tratti distintivi. Tremendamente affascinante, come sempre, la rappresentazione della nuova razza "eteromorfa" di esseri viventi, gli angeli potentissimi che già conoscevamo bene, i quali appaiono sempre più complessi e splendidi nel loro aspetto. Le animazioni, inoltre, alzano ancora più in alto l'asticella rispetto a quanto già visto tre anni fa. Lo stile visivo veloce e dinamico, già ai tempi fortemente votato alla frenesia e all'azione, è ora anche molto più raffinato.

La colonna sonora continua a essere di grande impatto. Pur avendo mantenuto la stessa intro, è nella sigla di chiusura che troviamo una piacevole novità, con un tema - questa volta in lingua giapponese, la splendida Be Down della cantante ACCAMER - che avvicina di più l'anime di Nakazawa al tipo di produzione nipponica che siamo abituati a vedere di solito. Le altre musiche sono rimaste quelle che avevano caratterizzato il primo ciclo di puntate, funzionali ad accompagnare perfettamente ogni momento della storia.

Per concludere, Succession è di sicuro una stagione che conferma alcuni dei punti di forza del franchise di B: The Beginning. Tuttavia, svariati altri elementi, che hanno caratterizzato il primo arco narrativo sembrano completamente scomparsi. La più grave mancanza è quella di non aver dato un seguito all'approfondimento psicologico dei personaggi, rimasti quasi cristallizzati, immobili, rispetto a quanto visto tre anni fa. La speranza è che Nakazawa prenda spunto da questo tentativo riuscito solo in parte per dare un seguito alla storia di Keith, Koku, Lily, Yuna e di tutti gli altri abitanti di Cremona, e si ripresenti con una terza stagione in grado di riportare B: The Beginning ai fasti del suo glorioso passato.

B: The Beginning Succession B: The Beginning Succession è una creatura complessa. Da un punto di vista puramente tecnico, la maestria di Production I.G, che sfrutta a dovere la penna ispirata di Kazuto Nakazawa, ci dona delle animazioni addirittura migliori di quelle già viste nella prima stagione. Il problema è che manca tutto il resto. La narrazione è pigra e svogliata, l'intreccio non ha niente di innovativo. Le tematiche affrontate ricalcano fin troppo da vicino opere già viste, senza lo sperimentalismo straripante, ma comunque controllato, del precedente arco narrativo. Inoltre, la durata eccessivamente ridotta di Succession non permette a questo ciclo di episodi di esplorare meglio i personaggi e la loro natura contorta. In definitiva, per il futuro è lecito pretendere di più, e la terza stagione rappresenterà l'occasione per farci ricredere completamente.

6.8