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Back Street Girls GOKUDOLS: Recensione della commedia seinen su Netflix

La commedia Gokudols, realizzata da J.C. Staff, diverte e stimola addirittura qualche riflessione sul mondo dello spettacolo.

recensione Back Street Girls GOKUDOLS: Recensione della commedia seinen su Netflix
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Jasmine Gyuh ha esordito nel mondo del fumetto nipponico nel 2015 con una commedia seinen intitolata Back Street Girls - GOKUDOLS. La serie è in via di pubblicazione sulle pagine di Weekly Young Magazine di Kodansha ed è tuttora inedita in Italia. Annunciato lo scorso anno sulle pagine della medesima rivista, l'adattamento animato di questa commedia pruriginosa e divertente è stato curato da J.C. Staff per la regia di Chiaki Kon, composizione serie di Susumu Yamakawa e musiche di Gesshoku Kaig. La prima stagione di Back Street Girls - GOKUDOLS, serie ambientata nel duro mondo delle idol giapponesi, si compone di dieci episodi da 23 minuti ciascuno ed è stata trasmessa su BS11, Tokyo MX, MBS e AT-X dal 4 luglio al 5 settembre 2018. Mentre è stato annunciato un adattamento live-action diretto da Keinosuke Hara, previsto per il febbraio 2019, pochi giorni fa la serie anime è stata interamente caricata sulla piattaforma streaming Netflix ed è disponibile per tutti gli abbonati in lingua originale con sottotitoli in italiano.

Tagli al personale

Il Boss del gruppo yakuza Inugane ha perso la pazienza: i suoi sottoposti Kentaro Yamamoto, Ryo Tachibana e Kazuhiko Sugihara, inviati nella sede del gruppo rivale Oguroda, hanno causato inavvertitamente una guerra fra gang. Si tratta dell'ennesimo disastro causato dai tre virilissimi criminali. Ed è più di quanto il Boss sia disposto a tollerare. Così li pone di fronte a una scelta dolorosa: per riparare al danno potranno suicidarsi oppure cambiare sesso diventando delle bellissime (e remunerative) idol. Dopo una serie di interventi chirurgici e un anno di addestramento in stile Rambo, Kentaro, Ryo e Kazuhiko detto "Kazu" sono pronti per esordire nel mondo dello spettacolo con i loro nuovi nomi: Airi, Mari e Chika. Nascono così le Gokudols (nome derivante dalla fusione di dol(l)s con la parola giapponese gokudo, sinonimo di yakuza), terzetto j-pop che riscuote un clamoroso successo attirando schiere di stalker sudaticci e maniaci fuori di testa. Mentre i tre, nonostante le apparenze, si sentono ancora dei veri maschi (e gangster) dovranno sopportare le continue vessazioni del loro capo e le innumerevoli insidie del mondo dello spettacolo. Tra una disastrosa intervista alla radio e l'incubo di un servizio fotografico in costume da bagno conosceremo sempre meglio i nostri protagonisti, scoprendo l'infanzia solitaria di Kentaro/Airi, che è ricordato con affetto solo da un vecchio barista, la storia d'amore di Kazuhiko/Chika con la dolce Ran, o le strane tendenze del padre di Ryo/Mari.

Episodio dopo episodio molti grotteschi personaggi si aggiungono al bizzarro cast principale: come il manager Mandarin Kinoshita, unico al mondo a possedere un dottorato in studi sulle ragazze, che finirà col perdere il proprio aplomb di fronte ai loro inesplicabili comportamenti; o Takemura, che sarà convinto a sottoporsi al medesimo intervento di Airi, Mari e Chika con esiti esilaranti; o il maniaco Iwamura, che nonostante conosca benissimo la situazione tenta in tutti i modi di sedurre (alla maniera di un mafioso, ovviamente) il povero Kentaro. Il tutto mentre Ken, Ryo e Kazu tentano disperatamente di mantenere intatta la propria identità a dispetto del successo, della disperazione, dei regali costosi, del continuo lavaggio del cervello e delle pressioni del loro capo, vero e proprio demone assetato di denaro.

"Il tuo culo mi appartiene"

Dal poco che abbiamo potuto rivelarvi in queste righe avrete certamente compreso come Gokudols non sia classificabile come una commedia brillante basata su un umorismo raffinato che nasconde importanti messaggi sociali. La serie di J.C. Staff è invece un prodotto fresco e spassoso il cui umorismo funziona essenzialmente su due livelli: l'equivoco sessuale e il costante parallelo fra la criminalità organizzata e l'amaro mondo dello spettacolo nipponico. Il primo elemento è presente in maniera marcata ma al tempo stesso "castigata", dal momento che le paradossali situazioni in cui le tre idol finiranno col cacciarsi non eccedono mai in prurigine: in questo senso la serie mantiene intatta fino alla fine una discreta tensione che si origina dalla costante dissociazione dei tre protagonisti, i quali passano dal comportarsi da buzzurri rozzi e depressi (scena tipica vede Airi scolare rumorosamente e con le lacrime agli occhi una magnum di sakè mentre Mari e Chika fumano nella tradizionale posa a gambe larghe da teppista giapponese) al cedere ai pregi della vita da idol, con le lusinghe, i regali, le attenzioni ricevute. A "peggiorare" la confusione interviene anche la grafica, mescolando i tratti maschili e femminili delle tre nei momenti di sorpresa e disappunto, in cui la loro natura maschile riemerge prepotentemente.

L'altro aspetto alla base della comicità di Gokudols, il costante confronto fra la vita passata e quella attuale di Airi, Mari e Chika, vede i tre ex-yakuza rimpiangere costantemente il cameratismo e la semplice esistenza da criminali che conducevano, soddisfatti se non altro della propria virilità e della propria aderenza a un codice, quello del gokudo, al quale i tre continuano a tentare di fare riferimento, come ad esempio nel primo episodio quando sovrappongono le figure del loro mentore Koji Nagata (un ergastolano ricoperto di cicatrici) a quella del manager Mandarin Kinoshita, che inconsapevole della loro vera natura tenta di renderle delle popstar aggraziate e femminili.

Paragonata alla vita che conducevano da mafiosi, non avara di delusioni e amarezza ma comunque dotata di un suo senso e di una sua oscura nobiltà (emblematico è il discorso di Nagata, che paragona la figura del mafioso a quella del samurai, dichiarando che i criminali fungono da contrappeso morale contribuendo all'equilibrio della società), il mondo dello spettacolo giapponese ci viene descritto come qualcosa di infinitamente peggiore, e non solo per le sevizie e l'inumano addestramento cui i tre vengono sottoposti, ma semplicemente perché il mondo delle idol è rappresentato come qualcosa di doloroso, faticoso, basato su ipocrisia, odiosi compromessi e falsità, e al tempo stesso un mondo frivolo, ridicolo e ricco di sgradevoli esagerazioni. Col trascorrere degli episodi lo spettatore finisce quasi col dimenticare che stiamo parlando di uomini rudi trasformati in deliziose bambole canterine, perché la mutazione in oggetto virtualmente sessuale, tangibile ma al tempo stesso ideale e irraggiungibile, attiene alla figura dell'idol in generale. L'intrattenitrice giapponese non rimanda soltanto all'immaginario pop ma anche a quella sottomissione tipica delle geisha, il cui unico scopo di vita consisteva nel soddisfare i propri padroni.
I due elementi comici si fondono, nei dieci maxi-episodi suddivisi in cinquantotto brevi "capitoli", con un equilibrio impeccabile che non fa soltanto ridere ma in più di un'occasione spinge addirittura a riflettere.

Giudizio positivo

Se da un punto di vista concettuale, pur nel suo essere privo di qualunque pretesa artistica, Gokudols si fa apprezzare per la propria originalità, dal punto di vista narrativo la serie soffre del proprio sviluppo discontinuo derivante dall'essere composta da più di cinquanta micro-episodi dotati di una coesione orizzontale minima, quasi inavvertibile. Pochi sono i personaggi secondari che ritornano in più episodi e in ogni caso le loro vicende non finiscono quasi mai con l'avere un impatto reale sulla macro-trama della serie che, in effetti, praticamente non esiste. Anche la psicologia dei protagonisti, a parte Airi, Mari e Chika, si può dire inesistente, e i più finiscono col non avere neppure la parvenza di un arco narrativo vero e proprio. Un altro difetto da considerare è l'aspetto grafico, poco curato e caratterizzato da linee sbilenche e anatomie bizzarre, mentre si fa apprezzare nei flashback e per la totale assenza di fan-service. Alla lunga comunque l'occhio dello spettatore finisce con l'abituarsi al disegno "sporco", mentre l'accompagnamento musicale curato da Gesshoku Kaig risulta molto adatto e funzionale al racconto. In definitiva il giudizio su questa piccola semplice serie senza pretese non può che essere positivo: lasciatevi sedurre dalle Gokudols e avrete in cambio divertimento assicurato.

Back Street Girls - GOKUDOLS Parlando di Gokudols non si può certo dire di trovarsi di fronte ad un prodotto particolarmente raffinato: tuttavia la serie di J.C. Staff diverte grazie alla impeccabile gestione dell'esagerazione narrativa e del paradosso. Nonostante qualche (inevitabile, data la trama) volgarità l'umorismo della serie non risulta mai eccessivo anche grazie alla pressoché totale assenza di fan-service. I difetti principali di Back Street Girls - Gokudols risiedono in una grafica non proprio impeccabile e nella suddivisione della trama in quasi sessanta micro-episodi che se da un lato consentono di massimizzare la comicità tagliando ogni possibile "tempo morto", dall'altro impediscono alla serie di svilupparsi orizzontalmente facendo sì che i personaggi ne escano privi di un vero e proprio arco narrativo. Tuttavia si può dire che i pregi compensino i difetti e che il risultato finale sia un prodotto imperfetto ma gradevole, che non promette più di quanto sia in grado di offrire.

7.2

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