Netflix

Beastars Recensione: l'amore al tempo degli animali nell'anime Netflix

L'anime tratto dal manga di Paru Itagaki è una vera e propria sorpresa: dal 13 marzo la nuova serie originale Netflix.

Beastars Recensione: l'amore al tempo degli animali nell'anime Netflix
Articolo a cura di

Un piccolo, preziosissimo gioiellino. Non possiamo definire altrimenti Beastars, la prima stagione dell'adattamento anime dell'ancor più ottimo manga di Paru Itagaki: uno shonen, almeno per target, che mescola abilmente thriller, introspezione, socialismo e persino esistenzialismo. E amore, sia sessuale che romantico. A che genere appartiene Beastars? Una commedia? O piuttosto un drama? Uno slice of life o un mystery? Un po' tutto, un po' niente: è un'opera a sé stante, che a nostro modo di vedere ha contribuito a sollevare ulteriormente l'aria di cambiamento nel panorama fumettistico (e animato) giapponese, fin troppo incatenato ad alcuni paradigmi imprescindibili, soprattutto per i prodotti dedicati ai più giovani. È la versione orientale di Zootropolis? Forse. Anzi, decisamente. Il nucleo centrale delle tematiche vi ricorderà molto il bellissimo film DIsney. È quindi adatto ai più piccoli? Assolutamente no, come dimostra l'alert che recita "VM 14": Beastars è un prodotto estremamente maturo, a volte incredibilmente violento. Ed è uno dei caratteri che lo rende così affascinante.

La bella e il lupo

La trama che vi avevamo descritto nelle nostre prime impressioni su Beastars, sin dall'uscita su Netflix lo scorso 13 marzo, non era che una premessa molto basilare rispetto all'intreccio che l'opera snoda davanti ai vostri occhi sin dalla prima stagione. D'altronde non volevamo, e non potevamo, riservarvi troppi spoiler per una visione che merita di essere vissuta tutta d'un fiato. Ma ricapitoliamo: siamo in un mondo popolato da animali antropomorfi. Un mondo in cui, paradossalmente, i carnivori rappresentano la classe discriminata, perché tacciati di cedere fin troppo facilmente ai propri istinti predatori e quindi di mettere in pericolo la popolazione erbivora.

È una società in cui, di fatto, i cacciatori sono repressi, frustrati: per preservarne le abitudini e il metabolismo, possono cibarsi di alimenti che replicano le proprietà alimentari di cui hanno bisogno, ma senza assumere per forza carne di altri animali; non possono mostrare le zanne contro gli altri (neanche i propri simili) e ovviamente non possono intrattenere alcuna relazione con un erbivoro.

Ne conseguono mercati neri, spaccio e altre attività illegali legate al contrabbando di carne, per saziare gli appetiti dei carnivori più spietati. In questo scenario, poi, le continue e misteriose aggressioni ai danni di poveri erbivori non vengono viste di buon occhio da chi teme i predatori.

E ancora, l'efferato omicidio di un giovane capro all'Istituto Cherryton restringe il campo sul possibile misfatto compiuto da un carnivoro assetato di sangue.

E in una storia del genere, l'amore proibito tra un lupo (Legoshi) e una piccola coniglietta nana (Haru) diventa il pilastro di una narrazione profonda e ricca di tanti spunti di riflessione sui sentimenti, sul sesso e sugli istinti più primordiali che si celano nel nostro animo. Paradossalmente Legoshi è un animo buono, timido e insicuro, timoroso di mostrare la sua vera natura e la passione recondita per il sangue; d'altro canto Haru, nonostante le piccole dimensioni, è una forza della natura, nasconde il suo senso di inferiorità dietro una spavalderia e un atteggiamento promiscuo che putroppo l'ha bollata come "la sgualdrina della scuola". Ma tra i due si insinua la figura di Rouis, un maestoso cervo che punta al titolo di "Beastar", cioè il simbolo più puro del socialismo, un vero e proprio leader sociale in cui riporre le aspettative per una civiltà migliore.

Ma il quarto incomodo è Juno, una lupa dal carattere esplosivo decisa a trionfare in una duplice missione: soffiare il titolo di futuro Beastar a Rouis e conquistare il cuore dello schivo Legoshi. Sullo sfondo c'è introspezione, mondo criminale e contesto adolescenziale: gli elementi di una ricetta complessa e stratificata, che si snoda attraverso 12 episodi di altissimo livello.

Forma e sostanza

Oltre una corposa e importante sostanza, in Beastars c'è anche una forma niente male. Avevamo già parlato dello stile grafico: lo studio di animazione Orange confeziona un'opera che, a nostro parere, è visivamente solidissima nonostante l'utilizzo della CGI.

Una tecnica in cui il panorama nipponico, esclusi alcuni casi sporadici, non ha mai brillato particolarmente. Per chi non lo sapesse, però, parliamo di uno dei team creativi più esperti nell'utilizzo della grafica tridimensionale, una compagnia che possiamo considerare una vera e propria pioniera di questa tecnologia.

Il talento dello staff di Orange si riscontra proprio nell'apparato estetico di Beastars, dove sicuramente c'è qualche piccola sbavatura: ad esempio i movimenti dei personaggi non sono del tutto fluidi e in alcuni frangenti si assiste a qualche vero e proprio calo di "frame rate". D'altro canto, la serie Netflix ha lavorato molto bene sia sul carachter design, sia in generale sull'art direction, che punta su modelli molto definiti ed espressivi, così come su fondali di ottimo livello.

Orange non sdegna, in qualche breve scampolo, neanche l'utilizzo delle matite, visto che in alcuni sporadici flashback lo stile artistico della produzione cambia e diventa più manuale, e quindi ancor più simile al tratto dell'autore del manga. Ciò che più ci ha stupito di questo prodotto, a livello puramente tecnico, è proprio la regia, che gioca eccezionalmente con le forme distorte, le sequenze oniriche e gli split screen per confezionare un'opera formalmente pregevole e dal carattere quasi autoriale.

Ed è lo stesso per il comparto sonoro, in cui annoveriamo due splendide sigle di apertura e chiusura e una soundtrack decisamente calzante con i toni della narrazione. Beastars è poi completamente doppiato in italiano: nel cast Manuel Meli nei panni di Legoshi e Flavio Aquilone in quelli di Rouis, mentre Haru è doppiata da Giulia Franceschetti per la direzione di Daniela Inserra e i dialoghi di Marco Liguori.

L'adattamento italiano di Beastars è in sostanza buono e la recitazione dei suoi interpreti (così come l'accostamento voci-personaggi) sono decisamente di alto livello. Il cast originale, tuttavia, regala qualcosa in più sul piano della drammaturgia: il nostro consiglio è di dare una chance ad entrambe le versioni, che in nessun caso vi deluderanno. E Beastars, in fondo, è una serie da guardare e riguardare.

Beastars Beastars ci ha stregato e convinto. Sia a livello di scrittura, con tematiche forti e una narrativa originale, sia sul versante tecnico. Orange Animation e Netflix confezionano un'opera che compensa l'utilizzo della (non troppo amata) CGI con un character design sopraffino e una regia davvero ricercata. Aspettiamo con ansia la Stagione 2 dell'anime tratto dal manga di Paru Itagaki, perché la complicata storia d'amore tra il possente Legoshi e la piccola Haru è soltanto agli inizi.

8.5