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Beastars: recensione della seconda stagione dell'anime su Netflix

Anche nella seconda stagione, Beastars si conferma un anime profondo, ricco di sfaccettature e con un'ottima CGI. Ecco il nostro parere definitivo.

Beastars: recensione della seconda stagione dell'anime su Netflix
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Nella nostra recensione della prima stagione di Beastars esordivamo definendo l'opera "un piccolo, preziosissimo gioiellino". Senza troppi giri di parole, non possiamo fare a meno di ribadirlo anche dopo la visione della seconda stagione dell'anime tratto dal manga di Paru Itagaki, approdata su Netflix lo scorso 15 luglio. I punti di forza del titolo originale vengono ancora una volta preservati: il mix di generi, l'atmosfera a cavallo tra shonen e seinen, la profondità e la moltitudine di temi trattati, ma soprattutto gli ottimi personaggi. Tutto quello che ha reso speciale i primi 12 episodi lo ritroverete anche in questa seconda tranche, perciò se avete apprezzato le avventure di Legoshi un anno e mezzo fa non avete alcun motivo per ignorare questa continuazione.

La seconda stagione di Beastars adatta il secondo arco narrativo del manga, uno dei più apprezzati dai fan. Un compito che lo studio Orange ha saputo svolgere in modo encomiabile anche in questa occasione, dimostrandosi uno dei più affidabili dell'attuale panorama nel passaggio dalla carta allo schermo. Prima di proseguire con la lettura, vi avvisiamo nuovamente che ci saranno spoiler sugli eventi della prima stagione.

Alla ricerca del colpevole

La trama delineata nel nostro primo sguardo alla seconda stagione di Beastars riparte con il rinnovato status quo delineatosi al termine dei primi 12 episodi. Grazie al suo coraggio e all'aiuto del panda Gohin, il protagonista Legoshi è riuscito a salvare la coniglietta Haru dalle grinfie del clan mafioso dello Shishigumi, che la voleva divorare.

Anche Louis, il popolare e amato cervo dell'Istituto Cherryton, è rimasto coinvolto in questo evento, ritrovandosi a dover far fuori a sangue freddo il boss della cosca e facendo perdere le sue tracce. Proprio mentre Legoshi inizia ad approfondire il suo legame con Haru, una serie di eventi riporta al centro dell'attenzione la ricerca dell'assassino di Tem, il povero alpaca sbranato da un suo compagno carnivoro. Il filo conduttore della prima parte di questa seconda stagione è perciò quello investigativo, ma a conti fatti la scoperta del colpevole, che viene rivelato senza troppa enfasi, serve solamente come punto di partenza per esplorare nuovamente il rapporto tra erbivori e carnivori.

Già introdotto nella prima stagione, il tema viene qui ulteriormente sviscerato grazie all'introduzione di nuovi personaggi e alla rinnovata caratterizzazione del background del mondo, in particolare per quanto riguarda il Mercato Nero.Beastars si dimostra ancora una volta uno shonen molto più maturo della media, soprattutto nel contesto delle storie ad ambientazione scolastica.

Scuola, qui rappresentata dall'Istituto Cherryton, che è solo parzialmente l'ambientazione principale, e che come abbiamo già evidenziato è lo specchio perfetto del dualismo e delle contraddizioni dell'intera società, che predica l'uguaglianza e la convivenza pacifica tra erbivori e carnivori reprimendo però la natura e gli istinti dei secondi.

A questo proposito, le numerose scene isolate, quasi slice of life, slegate dalla storia principale e aventi come protagonisti i più disparati animali antropomorfi sono perciò perfette per donare ulteriore spessore al mondo creato dalla fervida fantasia della mangaka Paru Itagaki.

Eroi e antieroi

La caratteristica più evidente della seconda stagione di Beastars è legata all'ampiamento delle sue prospettive. Se nella prima stagione il focus era quasi sempre su Legoshi, a questo giro anche il cervo Louis si prende il giusto spazio, dimostrandosi a tutti gli effetti il secondo protagonista della serie.

Risulta difficile parlare di lui in questa sede per via degli inevitabili spoiler che ne conseguirebbero, e che preferiamo non farvi, ma vi basti sapere che Louis aderisce in pieno ai canoni della figura dell'antieroe, rivelandosi il personaggio più complesso e carismatico nonché l'esatto duale di Legoshi. Quest'ultimo invece continua nel suo percorso di eroe pronto a sacrificare tutto per il bene di quelli che ama, un grande lupo grigio che sceglie volontariamente di seguire il duro addestramento del panda Gohin e di rinunciare ai suoi istinti da carnivoro per poter trovare la forza necessaria a superare gli ostacoli che si troverà di fronte. Il tutto però mantenendo la sua aura di ingenuità, quasi ottusità, che abbiamo avuto modo di apprezzare - o odiare, a seconda della propria predisposizione personale - nella prima stagione, come dimostrano le sue interazioni con la povera Juno.

Se perciò la coppia Legoshi-Louis rappresenta l'aspetto più riuscito di questa stagione e uno dei motivi per cui vale la pena approcciarsi a Beastars, il resto dei comprimari non riesce purtroppo a brillare. Per ragioni legate alla trama, personaggi come Juno e Haru risultano sacrificati in questo arco narrativo, e anche le nuove aggiunte, ad esclusione di una in particolare su cui non vogliamo dirvi nulla, non riescono a lasciare il segno.

Ne è un esempio l'ariete Pina, personaggio simpatico e anche rilevante ai fini della storia, che però non va incontro ad alcuna evoluzione significativa. Ma lo stesso si può dire del leone Ibuki, che meritava una maggiore presenza su schermo.

Orange, una garanzia

Un aspetto verso cui non possiamo muovere molte critiche è senza dubbio quello tecnico. Orange, lo studio che si è già occupato della prima stagione, riesce ancora una volta a mantenere elevati standard qualitativi dimostrandosi uno dei più abili nell'utilizzo della CGI in ambito televisivo.

Anche in questa stagione ritroviamo perciò l'ottima riproduzione del design dei personaggi e delle caratteristiche dei singoli animali (se si eccettua qualche lieve calo), le animazioni molto fluide, la coesistenza di elementi e di intere parti realizzate in grafica tradizionale, e soprattutto la regia molto creativa nell'uso di split screen, distorsioni e sequenze degne di un trip acido per poter rendere al meglio le sensazioni provate dai personaggi.

Non manca qualche piccola battuta d'arresto, come l'immancabile frame skipping, ma a conti fatti anche in questa seconda stagione Beastars si piazza ai vertici dell'uso della CGI negli anime, e sempre più studi dovrebbero prendere come esempio il lavoro e le tecniche applicate dallo staff di Orange.

Efficace, ma certamente non memorabile, la colonna sonora di Satoru Kosaki, mentre è promossa la coppia opening-ending del duo Yoasobi, sebbene la prima, per quanto ottima, non possa in alcun modo competere con la spettacolare hit Wild Side della prima stagione.

Il doppiaggio italiano della serie, presente anche in questi nuovi episodi, si dimostra di eccellente fattura ed è probabilmente uno dei migliori finora realizzati da Netflix per una sua produzione esclusiva. Nei panni di Legoshi e Louis ritroviamo rispettivamente Manuel Meli e Flavio Aquilone, entrambi doppiatori celebri anche al di fuori del mondo dell'animazione, con il secondo che riesce a brillare grazie al maggior spazio dedicato al suo personaggio.

In generale, tutte le voci risultano adatte e le loro performance molto buone, all'altezza dei colleghi giapponesi. Sfortunatamente, nel momento in cui pubblichiamo questo articolo, l'episodio 18 presenta la traccia audio italiana fuori sincro con il labiale: speriamo che Netflix sistemi presto questo inconveniente.

Beastars La seconda stagione dell’adattamento animato di Beastars mantiene intatti tutti i punti di forza e i pregi che abbiamo già potuto apprezzare nei primi dodici episodi. Il poco spazio dedicato ai personaggi secondari e alcune lievi sbavature tecniche non compromettono in alcun modo l’encomiabile lavoro dello studio Orange nella trasposizione del secondo arco narrativo del manga, dove la storia ampia le sue prospettive e dove Louis diventa a tutti gli effetti il secondo protagonista al pari di Legoshi. Se vi è piaciuta la prima stagione, perciò, non avete alcun motivo per ignorare questa, e se non lo avete ancora fatto correte subito a recuperare uno dei migliori anime shonen degli ultimi anni, disponibile doppiato su Netflix.

8.5