BELLE Recensione: la favola, l'amore e la musica secondo Mamoru Hosoda

Mamoru Hosoda firma un'opera intima e preziosa, non esente da difetti. BELLE è un diamante grezzo che aspetta di essere scoperto.

BELLE Recensione: la favola, l'amore e la musica secondo Mamoru Hosoda
INFORMAZIONI SCHEDA
Articolo a cura di

Quando la vita ti strappa il cuore dal petto è dura anche solo affrontare le piccole sfide quotidiane. Difficile anche solo sorridere per le piccolezze più stucchevoli, impossibile parlare sinceramente anche a chi ti sta più vicino. Figuriamoci trovare il coraggio di amare qualcuno, o di farsi amare a propria volta. Cosa fare? Correre, fuggire, chiudersi in un guscio di silenzi e solitudine. A meno che la vita stessa non ti dia la possibilità di ingannarla, e di ingannarti, vivendo un'altra esistenza. Ma chi siamo veramente? Cosa resta al di là di quella maschera che indossiamo per piacere agli altri? E cosa possiamo realmente fare per il prossimo?

BELLE, la nuova opera di Mamoru Hosoda, si interroga su questo e su altri temi con una favola tra slice of life e fantascienza. Il film arriverà nelle sale italiane grazie ad Anime Factory, ma abbiamo potuto vederlo in anteprima alla Festa del Cinema di Roma 2021. La storia di Suzu e di Belle, il suo alter ego virtuale, è forse il lavoro più intimista del maestro giapponese, ma anche uno dei più controversi della sua recente filmografia.

La forza della musica

La storia di Belle si svolge in una modernità alternativa, ai giorni nostri. Nella prefettura di Kochi vive Suzu, un'adolescnete chiusa in se stessa, timida e insicura, incapace di relazionarsi a fondo con gli altri e fondamentalmente infelice. Perché non riesce a piacersi, né a trovare nelle sue vistose lentiggini qualcosa di diverso da un difetto fisico, perché non riesce a confessare i suoi sentimenti all'amore della sua vita, perché è invidiosa delle ragazze più popolari della sua scuola.

Ma soprattutto perché, sin da piccolissima, non ha più la mamma. Quest'ultima perse la vita in un tragico incidente, quando tentò di salvare una bambina dalle rapide di un fiume. La tristezza e la solidutine di Suzu per la scomparsa di sua madre, con la quale condivideva la passione per la musica ed il canto, vengono spesso travolte dalla rabbia: perché, mamma? Perché hai salvato la vita di una sconosciuta sacrificandone una al mio fianco? La domanda che quotidianamente tormenta la protagonista sin dentro le viscere, che le impedisce di godersi la gioventù, che ha compromesso il rapporto con un padre che non è mai riuscito ad alleviare il suo dolore. Ed ecco che a cambiare la vita della giovane arriva U. Un'app social, inventata da entità misteriose, che permette ai suoi utenti di crearsi un alter ego digitale chiamato AS e di proiettarsi in un mondo totalmente virtuale nel quale, sostanzialmente, si può diventare chiunque. Lo slogan di U è "cambia il mondo". Perché scegliendo chi sei, mettendoti una maschera senza per forza svelare la tua identità al mondo, puoi ripartire da zero. Vivere un'altra vita. Qualcosa che nella dimensione reale non è possibile, e che invece in U è un vero e proprio mantra.

Suzu entra nella realtà aumentata e si trasforma in Belle, una forza della natura. Splendente, solare, bellissima, dotata. Con il suo canto ammalia gli utenti connessi su U in tutto il mondo. Diventa una vera e propria celebrità, innescando il più grande segreto mediatico del momento: chi si cela davvero dietro la star che ha incantato il web. Ma in U non tutto è come sembra. La rete diventa un mondo in cui si riversano desideri e ipocrisie, e le personalità più tormentate e negative assumono forme mostruose seminando il caos. Ed è qui che arriva la Bestia.

Amore e salvezza secondo Hosoda

Agile, forte, scattante e sinuoso come un drago, feroce come un mostro, misterioso come la notte, affascinante come l'ignoto. Una creatura minacciosa, un giorno, irrompe durante l'esibizione di Belle e spinge la protagonista a lanciarsi in una sfida: scoprire chi è la Bestia che sembra un drago, ma soprattutto perché si comporta in quel modo.

Inizia, tra i due, un rincorrersi ed inseguirsi, temersi ed esplorarsi. Belle finisce imprigionata nel castello della Bestia, ma farà di tutto per scavare nel cuore di lui e scoprire i segreti che gravano sul suo animo. Il film di Mamoru Hosoda è dunque una rivisitazione in chiave moderna di una fiaba senza tempo, La bella e la bestia, un'opera in cui il mito incontra la modernità per attualizzarsi e riscrivere un racconto già noto secondo i canoni linguistici e formali del maestro nipponico, che comunque non rinuncia ad un palese citazionismo nei confronti del classico Disney del 1991 (a tal proposito, di recente La bella e la Bestia ha compiuto 30 anni). Un film complesso, forse tra i più stravaganti del regista, che tende a trasformarsi costantemente nel corso di una narrazione atipica, surreale e decisamente poco lineare. Mamoru Hosoda confeziona un film dal messaggio potente, delicato e prezioso. Belle, come già detto, è forse una delle opere più incisive del Maestro, ma anche una delle più difficili da assorbire (a tal proposito, al seguente link trovate la recensione di Mirai, il suo lavoro precedente a BELLE). Hosoda racconta l'insicurezza, l'amore, l'odio, la salvezza.

Lo fa con un racconto intenso, ma ingarbugliato da una sceneggiatura a tratti confusa, nella quale eventi e colpi di scena si sovrappongono, talvolta senza un apparente senso logico. Un modo di raccontare, quello di Belle, che si sposa perfettamente con lo stile formale del maestro: onirico e surreale, psichedelico ed esuberante. Una regia particolare e virtuosa, che raggiunge l'apice durante gli spettacolari momenti canori che coinvolgono la protagonista, una parata di colori, suoni e sensazioni che rendono Belle un esempio abbastanza unico sul piano visivo.

Eppure, nonostante la qualità artistica di Belle risulti indubbiamente sopraffina (e il character design di alcuni personaggi, tra cui quello della Bestia, sia estremamente pregevole), il comparto tecnico della pellicola vive a nostro parere di luci e ombre. Il lavoro di Studio Chizu compiuto sui protagonisti che popolano il mondo reale è francamente sopraffino: un trionfo di design grazie ad uno stile grafico impeccabile, sorretto da scenari incredibilmente realistici, ben amalgamati con il disegno tradizionale.

Durante le sequenze nel mondo virtuale di U, tuttavia, Hosoda e il suo staff si avvalgono di una computer grafica assai vicina al cel shading videoludico. E se il risultato è, da un lato, un'esplosione raggiante di colori, d'atro canto lo stile digitale appiattisce la qualità del design e rende le animazioni di alcuni personaggi un po' troppo legnose.

Belle rimane comunque un esempio artistico di raro spessore. Merito soprattutto delle musiche, plusvalore assoluto in un oceano di colori e suoni diversi. Che siano brani cantati o motivi strumentali, complice la voce straordinaria della protagonista in lingua originale (interpretata dalla cantante Kaho Nakamura), la nuova opera di Mamoru Hosoda toccherà ogni singola corda del vostro cuore grazie alla potenza evocativa, toccante e possente delle sue musiche.

BELLE anime Con Belle, Mamoru Hosoda confeziona il suo film più intimista e prezioso, e forse anche la sua opera più complessa e controversa. Un messaggio potente come non mai, minato da una sceneggiatura a tratti leggermente confusa e da una regia tanto ispirata quanto stravagante. Una pellicola intensa, altalenante sul versante grafico e tecnico, ma sontuosa su quello artistico, arricchita da un comparto musicale semplicemente indimenticabile. Un racconto di dolore, amore, redenzione e salvezza, declinato splendidamente (seppur non senza qualche difetto) da quello che ormai possiamo considerare un raro maestro del cinema nipponico.

8