Berserk Recensione: la prima serie anime, una storia di cappa e di spada

Analisi e recensione della prima trasposizione animata di una delle opere più importanti nell'ambiente manga, disponibile su Amazon Prime Video.

Berserk Recensione: la prima serie anime, una storia di cappa e di spada
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La seconda metà degli anni Novanta in Giappone fu caratterizzata da una base economica e politica instabile, che non vide miglioramenti sostanziali dagli anni di difficoltà precedenti, ma anzi tutto ciò andò a ledere la tenuta socioculturale tradizionale giapponese, già minata dal consumismo e dall'individualismo. Dopo una minima ripresa dell'anno prima, il 1997 fu protagonista di una grave crisi finanziaria asiatica, che generò nella società nipponica insicurezza e disorientamento, soprattutto fra i giovani.

Ciò nonostante, il mondo dell'animazione giapponese dimostrò una grande dinamicità e innovatività, anche grazie all'affermazione del late night time come fascia oraria dedicata a serie televisive per adulti, come Maze, dove si mescolano tematiche fantasy e mecha con l'erotismo, e Vampire Princess Miyu, storia tradizionale horror con figure vampiresche d'ispirazione occidentale; una nuova animazione seriale "della notte". Una tra le più rappresentative di questo periodo fu Berserk.

La serie di Berserk si compone di un singolo blocco da 25 episodi, prodotta dalla Vap, uno tra gli studi che principalmente si dedicava nella realizzazioni di prodotti direct-to-video, e realizzata dalla Oriental Light and Magic. Il soggetto su cui è basata è l'omonimo, popolare e amatissimo manga horror gothic-fantasy di Kentaro Miura, in corso di pubblicazione dal 1989 da Hakusensha nella collana Young Animal, in seguito pubblicata anche in Italia da Planet Manga dal 1996. L'anime è diretto da Naohito Takahashi e trasmessa da Nippon Tv, arrivata per la prima volta su Italia 1, edita da Yamato Video, e ora disponibile in streaming su Amazon Prime Video.

Benvenuti nelle Midlands

La storia di Berserk è ambientata nel regno delle Midlands, di stampo classico medioevale europeo, contornato da elementi oscuri ed enigmatici, ci viene presentato fin da subito un misterioso giovane vestito di nero: armato di una spada gigantesca, grande più di un comune essere umano, e una forza sovrumana. Il suo nome è Gatsu (Guts nell'anime), il guerriero nero, un combattente errante e apparentemente invincibile. Alla continua ricerca di qualcuno, ma anche in fuga da qualcosa: reca sul suo collo un enigmatico simbolo, che fa di lui il bersaglio di continui attacchi da parte di creature demoniache, sopportando continuamente incubi e angosce del passato che lo tormentano. Purtroppo, in questa fase iniziale, alcuni personaggi significativi fanno sentire la loro mancanza, come il piccolo elfo Puck, che diventa un suo compagno di viaggio, sempre presente assieme al guerriero.

L'età dell'oro

Lo spettatore, attraverso un flashback, viene trasportato diversi anni addietro da quanto visto nel primo episodio.Gatsu è solamente un ragazzino, eppure già un avversario temibile per chiunque. Egli riesce a sopravvivere lavorando come mercenario, al soldo di eserciti sempre diversi, rimanendo comunque sempre indipendente, fino a che non viene notato dalla Squadra dei Falchi, una banda di mercenari formata prevalentemente da giovani. Il comandante di questo gruppo, il carismatico Grifis (nell'anime Griffith), affascinato dall'incredibile spirito combattivo del ragazzo, gli propone di unirsi alla sua compagnia.

Il tutto si risolve in un duello, dove Gatsu scommette la sua libertà, perdendola. Ma in realtà entrando a far parte della Squadra, conoscerà la sua vera famiglia: Judo, Pipin, Rickert, Kolcas e soprattutto Caska, unica ragazza combattente dei Falchi e braccio destro di Grifis, fiera e idealista, inizialmente critica nei confronti del "nuovo arrivato" e accecata dalla gelosia, perché è la prima a comprendere il vero rapporto che c'è tra il suo capitano e il ragazzo.

Il Guerriero Nero e il Falco Bianco: legame e dolore

Col passare del tempo, nascerà un profondo legame tra Gatsu e Grifis, con quest'ultimo che svela al compagno il suo sogno: fondare un regno tutto suo. Quello tra di loro è un rapporto davvero unico, in quanto va oltre alla ragione stessa, senza una precisa definizione, ed entrambi, inconsapevolmente, sono condizionati l'uno dall'altro.

Grifis ha una sua concezione sull'amicizia: un amico è una persona con sogni e ambizioni alla sua pari; egli però non è mai riuscito ad accettare la figura di un vero amico, dato che nella sua vita si è sempre circondato di persone che si sono messe al servizio del suo sogno, mezzi sacrficabili per raggiungere il suo scopo. Quindi un vero amico, capace di perseguire il proprio obbiettivo, sarebbe solo d'intralcio per il suo fine ultimo. Di fatto Gatsu è l'unica persona in grado di poter contrastare il sogno di Grifis, l'unico individuo che provoca e scatena in lui un'impulsività tali da rappresentare una debolezza per il Falco Bianco.
Come vediamo, la caratterizzazione dei protagonisti è uno degli aspetti migliori di questo adattamento: fedeli al manga, sono carismatici e complessi, con background diversi fra loro, andando a raccogliere tutto ciò che risiede nella natura umana tra valori, timori, virtù e difetti. Infatti, essenzialmente Berserk racconta una "storia di persone": intreccio degli intricati e forti legami che si vengono a creare tra di loro, fino ad un finale vorticoso, drammatico e violento.

Oltretutto, la trama si concentra in modo particolare sull'evoluzione di Gatsu: un personaggio dannatamente tragico, la cui vita è un continuo dramma, intervallata da momenti di umanità e di riflessione, presenti nell'opera originale, e di pausa, per far riflettere lo spettatore sulla fragilità di quest'ultima. Estremamente empatico e dal trasparente spirito umano, si definisce come un personaggio elaborato e d'impatto, reale e credibile.

Il cambiamento interiore avviene attraverso avvenimenti fondamentali all'interno della vicenda, come la scoperta della vera ideologia di Grifis, episodio che cambia la psiche di Gatsu: la loro amicizia e parità non ha più senso, capisce che la sua è solo una sopravvivenza senza un reale scopo, comprende di non essere libero, di non decidere per se stesso. Sconfortato da dubbi e incertezze, che vanno a colpire il suo spirito, il suo lato vulnerabile, Gatsu è spinto dal desiderio di trovare finalmente un obiettivo nella propria esistenza, aspirazione che nasce in realtà sempre dalla ricerca dell'accettazione da parte di Grifis.

Adattamento tra luci e ombre: dall'infanzia...

Purtroppo, per poter comprendere al massimo l'inconscio e l'interiorità del protagonista, il prodotto animato non è sufficiente; uno dei periodi più significativi e tormentati per Gatsu è la sua infanzia: nell'anime questa fase essenziale viene raccontata attraverso flashback, brevi ricordi e incubi, scelta di narrazione diversa dal fumetto ma comunque efficace che non crea grane nell'intreccio.

Il vero problema è l'omissione di avvenimenti come la scena del ritrovamento di Gatsu ancora bambino, nato da sua madre già morta, appesa ad un macabro albero: una scena straziante e purtroppo non riproposta nel formato televisivo, solamente accennata con l'albero, dal quale pendono svariati corpi impiccati, presente anche nell'opening. Per di più è completamente assente la figura spaventosa e disgustosa di Donovan, protagonista di una delle scene più violente a livello emotivo dei primi volumi dell'opera, una delle cause principali del distanziamento dal contatto umano di Gatsu, una violenza subita da parte di un mercenario del suo stesso gruppo, venduto da Gambino.

Per il bambino, quell'uomo era il suo punto di riferimento, invece per Gambino egli fu una disgrazia: secondo lui quell'infante portò solo sventura nella sua vita. La disperazione del bambino è comunque ben riproposta anche nell'adattamento: orfano già prima di venire al mondo, ha vissuto un'infanzia atroce, in un ambiente che lo forma solamente come un guerriero di prim'ordine, portando con sé poi per tutta la vita un fardello immane. Il suo unico affetto diviene la spada che rappresenta un mezzo, "una compagna" che gli dà sicurezza e forza, e col passare del tempo cresce sempre di più, in maniera intima, il rapporto con essa.

Adattamento tra luci e ombre: ...all'Eclissi

Tutte le tematiche sin qui descritte raggiungono il loro apice nell'ultima parte, sicuramente uno tra gli eventi più significativi dell'intera opera di Kentaro Miura: l'Eclissi. Trasposta discretamente nell'anime, lo shock provocato da questa dimensione demoniaca nello spettatore è naturale: ad aprirla è il Behelit scarlatto, un ciondolo magico posseduto da Grifis, che con il verificarsi di particolari fenomeni atmosferici è in grado di evocare gli arcidemoni che formano la Mano di Dio.

Qui si spezza definitivamente il rapporto tra il Guerriero Nero e il Falco Bianco, rapporto che per qualche analogia, può essere collegato ad Akira Fudo e Ryo Asuka di Devilman, protagonisti dell'opera più famosa e influente del mangaka Go Nagai, da cui Miura attinge il suo tratto energico e movimentato. Stile che nell'adattamento animato non viene perseguito: la serie, malgrado un budget molto ridotto di cui era disposta, riesce comunque a creare delle ottime atmosfere, ma evidenzia diversi cali di stile, con animazioni non troppo soddisfacenti in alcuni frangenti. Naohito Takahashi, però, riesce comunque trasmettere la stessa drammaticità e tensione presenti nel manga originale, supportato dal comparto sonoro diretto da Susumu Hirasawa - ricercato e voluto direttamente dal maestro Miura, fan dei suoi precedenti lavori.

Per la composizione della colonna sonora utilizza brani di altri compositori (come "Madre Assente" di Ennio Morricone) e riscrive suoi vecchi lavori per l'anime, tra musica elettronica ed eclettica, contribuendo con il suo stile unico, inimitabile ed impossibile da categorizzare. Da menzionare sono sicuramente l'opening dei PENPALS "Tell Me Why" e i due temi principali (quello di Gatsu e quello del Behelit), usati per l'intera serie, divenuti ormai iconici tra i fan di Berserk e non.

Berserk ( anime ) Il primo adattamento del 1997 è sicuramente la migliore trasposizione anime dell'opera di Kentaro Miura. Takahashi non aveva certo un compito semplice nell'adattare un capolavoro dell'industria fumettistica, dal valore stilistico ed emozionale immenso, soprattutto con investimenti limitati a livello produttivo. Eppure ci riuscì, riuscendo perfettamente ad inquadrare i personaggi e le loro psiche in un mondo oppresso dalla violenza e dal sangue. Un'ottima produzione low-budget, purtroppo minata da alcune pecche tecniche come sbavature nelle animazioni e tagli sul background di alcuni personaggi e vicende importanti. L'anime rimane una perla da recuperare, soprattutto consigliata a chi vuole esplorare per la prima volta l'universo di Berserk.

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